| GIU LE MANI DALLE PENSIONI SOLO METTENDO IN CAMPO TUTTA LA LORO FORZA I LAVORATORI POSSONO
FARE RECEDERE IL GOVERNO DAI SUOI PROPOSITI A fronte delliniziativa del Governo
di andare alla riforma delle pensioni i sindacati hanno deciso di indire lo stato di
agitazione di tutti i lavoratori e di proclamare lo sciopero generale con lobbiettivo
dichiarato di far rientrare questo provvedimento. Le proposte del Governo sono state
possibili grazie agli spazi aperti dalla precedente riforma
delle pensioni fatta dal governo Dini in accordo con i sindacati nel 1995 . La riforma Dini La riforma Dini ha modificato in
profondità i meccanismi di accesso alle pensioni di anzianità ed ha riconfermato i
limiti per il pensionamento di vecchiaia già innalzati nel 1992 dal governo Ciampi che
dal 2002, per gli uomini sono a 65 anni e per le donne a 60. Prima della riforma Dini era possibile andare in pensione dopo 35 anni
di lavoro, e si aveva diritto a una pensione pari al 70% della media dei salari percepiti
negli ultimi 10 anni di lavoro. Dal 1996 il limite minimo dei 35 anni è
stato progressivamente innalzato, tantè che nel
2004 per le pensioni di anzianità sono previsti 38 anni di contributi, che
che saliranno a 40 nel 2008. La riforma Dini continua comunque a
prevdere il pensionamento dopo 35 anni di lavoro, ma è possibile solo se il lavoratore ha
compiuto 57 anni di età. Ma lelemento fondamentale
introdotto nel 95 è stato il calcolo contributivo delle pensioni: in pratica tutti i
lavoratori assunti a partire dal 1996 avranno una pensione non più rapportata agli ultimi
stipendi, ma calcolata sulla quantità di denaro versato con i contributi durante tutta la
vita lavorativa. È stato calcolato che in questo modo le
pensioni saranno pesantemente ridotte fino a raggiungere il 50% del salario. Per i meno giovani: quelli che, prima
della riforma Dini, avevano versato meno di 18 anni di contributi avranno una pensione
calcolata con un sistema misto (retributivo prima del 96, e contributivo dopo il 96). Allora ci venne raccontato che con questa
riforma erano stati battuti i propositi Berlusconiani di abbattimento del sistema pubblico
previdenziale, e che invece queste modifiche
avrebbero reso più solide le casse dellINPS il quale sarebbe stato meglio in grado
di far fronte ai gravi problemi che derivano dal continuo aumento dellinvecchiamento
dei pensionati. La riforma Maroni Lobbiettivo strategico che si è
dato il Governo è quello di fare in modo che
i lavoratori vadano in pensione in età avanzata. Per fare questo ha sostanzialmente
abolito, a partire dal gennaio 2008 la possibilità di andare in pensione a 57 anni di
età con 35 anni di lavoro. A partire da quella data potrà andare in
pensione solo chi avrà compiuto 65 anni (60 se donna) o chi avrà lavorato almeno per 40
anni. Tra il 2008 e il 2015 i lavoratori che
decideranno ugualmente di andare in pensione dopo 35 anni di lavoro (con 57 anni di età)
avranno tutta la pensione calcolata con il sistema contributivo. Da qui al 2008 a quei lavoratori che
decideranno di non andare in pensione di anzianità avranno in busta paga lintero
ammontare dei contributi con un conseguente aumento
dello stipendio del 32,7%. Se versare questi soldi allINPS o
ad un altro ente assicurativo, o tenerli per sé sarà una scelta che il lavoratore potrà
fare individualmente. Lunica disponibilità offerta dal
Governo ai sindacati è quella di discutere le
modalità volte a rendere meno drastico il
passaggio dal sistema della riforma Dini a quello della riforma Maroni, che così comè
prevede in un solo anno un aumento di 5 anni di lavoro per accedere alla pensione di
anzianità. La trattativa proposta dal governo non
dovrebbe però modificare il risultato finale, per cui lofferta sarebbe
quella di anticipare la riforma in modo da arrivare gradualmente nel 2008 coi 40 anni di
contributi. I sindacati da parte loro hanno risposto
dando la loro disponibilità a trattare. ma solo dopo il ritiro dellintero
provvedimento, e su questa parola dordine hanno chiamato i lavoratori alla lotta. CGIL CISL UIL I sindacati su questo obbiettivo hanno
trovato lunità. Questa unità è però molto fragile perché non è sostenuta da
contenuti precisi e comprensibili a tutti i lavoratori. I sindacati si limitano a dire che una
trattativa col governo ha senso solo se il governo ritira la riforma e difendono a spada
tratta la riforma Dini, che prevede un
momento di confronto tra le parti nel 2005. Nel contempo chiedono di dare attuazione
a quanto già esiste. Siamo quindi paradossalmente chiamati a
lottare per tenerci stretto una riforma che ha aperto la strada allintervento di
Berlusconi. Non vi è comunque dubbio che si debba
fermare lintervento del Governo e che la risposta deve essere ferma e di massa; ma
le iniziative di lotta, gli scioperi, devono essere utilizzati per sostenere contenuti
veramente unificanti, per le giovani generazioni e per le vecchie generazioni. Ci riferiamo al diritto alla pensione
dopo un periodo di anzianità (35 anni), a prescindere dalla vecchiaia, e al diritto a una
pensione dignitosa e alladeguamento automatico al costo della vita: tutte cose messe
seriamente in discussione anche dalla riforma Dini. Cose diverse da queste sono aria fritta e
soprattutto non sono in grado di produrre quel grosso movimento di massa, fatto di
lavoratori, studenti e pensionati, che è il solo in grado di fermare lattacco al
mondo del lavoro. ASSOCIAZIONE LAVORATORI SI 18 Cologno Monzese
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