un interessante documento di analisi (particolarmente lucida) sulla "flessibiltà" in relazione anche alle nuove normative (legge 30 ...). Il documento è stato tratto dalla rubrica "Quiproquo" (che contiene altre numerose voci utili da consultare quali: "forza lavoro", "giornata lavorativa" ...) sul sito della rivista bimestrale "La Contraddizione". Chi volesse trvare altro materiale può adare al sito : www.contraddizione.it --------------------------------
Flessibilità # 1 (orario di lavoro) Flessibilità: un termine che popola con la sua presenza le discussioni, gli articoli, gli accordi, i contratti [per una critica concettuale e terminologica, # 1 ?]. Eppure, a dispetto della sua invadenza, non è molto diffusa tra i lavoratori e nel corpo sociale una reale e piena consapevolezza dei suoi molteplici significati e delle sue implicazioni. Attorno alla flessibilità è stata prodotta unaccurata e intensa campagna ideologica politico-sindacale la quale ha mirato a confondere e a rappresentarla come oro. Con lanalisi, nel caso specifico della flessibilità applicata allorario di lavoro [?], si cercherà di asportare un po di questa placcatura, rendendo visibile la reale natura della proposta, e gli obiettivi dei suoi sostenitori. La flessibilità trasforma le condizioni di lavoro. Lapplicazione della flessibilità oraria incide sulle condizioni di estrinsecazione dellattività lavorativa, aggravandone il peso. Ciò che precedentemente veniva riconosciuto e sanzionato come aggravio della condizione fisica del lavoratore viene abilmente aggirato e celato. Con lintroduzione della flessibilità il limite della prestazione lavorativa ordinaria è superato dallorario elastico, scompare la soglia giornaliera oltre la quale si entrava in straordinario. Ma con questo abile artificio si supera il limite orario legale giornaliero delle 8 ore (previsto nel rdl del 1923, che tra laltro stabiliva un massimo di ore straordinarie settimanali pari a 12), oltre il quale aumenta laggravio per la condizione fisica del lavoratore. Per questo motivo, il rdl considera tale attività come straordinaria, quindi erogabile solo con il suo consenso e con un aumento di remunerazione della prestazione oraria). Le più recenti disposizioni italiane [il cosiddetto pacchetto Treu] hanno affermato che lorario giornaliero non soggiace ad alcun limite oltre a quello che si rinviene nella direttiva 104/93 Ce. Essa fissa, come soglia di tutela dellintegrità psicofisica del lavoratore (che veniva riconosciuta già ad inizi del 1900), un periodo di riposo continuativo di 11 ore nellarco delle 24, quindi unestensione dellorario giornaliero di lavoro fino a un massimo di 13 ore, spostandolo di un colpo da 8 a 13 ore (5 ore in più), legalizzando e normalizzando un abuso. Ovviamente, e senza essere troppo maliziosi, questo serve per rendere fruibile la flessibilità oraria al meglio della sua dinamica. Si supera così il rdl del 1923 che fissava la durata massima giornaliera in 8 ore lavorative + 2 di straordinario (oltretutto lo straordinario è volontario, sottoposto ad accordi tra parti, mentre la flessibilità il lavoratore la deve erogare). Nella flessibilità oraria, un concetto di soglia che marca il passaggio in prestazione straordinaria ancora esiste, ma entra in gioco al superamento della media (settimanale, mensile, annuale). Il concetto di media cela le reali condizioni in cui si manifesta la flessibilità. Tutte le forme sono indistintamente unificate. Labilità demagogia degli apologeti punta a far brillare di innovazione e di opportunità la compensazione in banca ore, in giorni di ferie aggiuntive. Si abbatte un principio di controllo dellattività lavorativa. Il lavoratore giornalmente deve riprodurre le condizioni fisiche necessarie allo svolgimento del suo lavoro. Il suo ciclo fisiologico è giornaliero. Nellarco delle ventiquattro ore egli consuma le sue energie e le recupera nellalimentazione, nel riposo, nelle relazioni familiari e non che intrattiene nel suo tempo libero, nelle sue attività personali. È bene ricordare che lart 36 della costituzione riconosce che per la tutela dellintegrità psico-fisica del lavoratore, oltre alla limitazione delle 8 ore giornaliere di lavoro (allo scadere delle quali scatta il recupero fisiologico giornaliero), il lavoratore ha diritto ad un giorno di riposo settimanale. Leffetto dello straordinario, nellattuale regime di flessibilità oraria è quanto mai gravoso e mascherato tramite lindistinta valutazione della sua quantità sulla media nel periodo di riferimento. Se la soglia è spostata allo scadere della media (che nel migliore dei casi è calcolata su un intervallo settimanale), il ciclo fisiologico entro il quale il soggetto deve necessariamente completare il recupero delle sue energie psicofisiche è ancor più arbitrariamente compromesso (si pensi ai casi di media mensile o annuale!). Il concetto stesso di prestazione straordinaria viene snaturato. A parte una certa ambiguità relativa alle sanzioni, il governo di centro-destra completa lopera in materia di orario legale di lavoro già avviata dal centro-sinistra. Nel nuovo d.lgs. 8.4.2003, n.66, in cui è stata recepita la direttiva europea, oltre a essere formalizzato il regime orario, le stesse 13 ore giornaliere non sono un limite invalicabile, poiché sono previste deroghe alla trattativa contrattuale tra le parti, finanche al livello aziendale. Allapplicazione piena della nuova direttiva sullorario di lavoro legale, recepita nei contratti, il fine settimana (il cosiddetto week end) sarà una battuta di cui fare oggetto il malcapitato lavoratore. Dove è finita per Treu e per i suoi successori, al suo pari virtuosi, quella porzione di vita delle persone che si chiamava svago? Si diceva, nel 1855 in Australia, 8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore per dormire; nel 1867, nello stato dellIllinois, divenne legge nel giorno del 1° maggio. Dove è finito il tempo di svago dei lavoratori? Tanto lo vogliono ridurre al lumicino che non se ne parla più; nei documenti si parla solo di tempo di riposo. Si modifica una cosa positiva, sensata e vitale per tutti, per produrre il paradosso tristemente noto che interviene quando al peggioramento delle condizioni del lavoratore, corrisponde un vantaggio economico per le imprese; cioè al progresso tecnologico e scientifico corrisponde un forte arretramento sociale generale. La flessibilità è unopportunità concessa alle imprese per riorganizzare lattività lavorativa in modo da incorporare, allinterno dellorario normale, parte di quel tempo che in precedenza era pagato come straordinario. Parte delle punte dellattività, che in condizioni normali (non in regime di flessibilità oraria) vengono affrontate con il ricorso allo straordinario, ora ottimizzandole invece con la flessibilità, vengono incorporate nellorario normale. Diventa magicamente orario normale, scompare buona parte dello straordinario e il suo costo. Il concetto di straordinario resta, ma viene confinato allarco temporale di riferimento della media (settimanale, mensile annuale), il cui superamento, quindi, rappresenta una fantastica ottimizzazione per le imprese. Limpresa riduce i costi di produzione. Il lavoratore ci rimette sia sulla busta paga, sia nellaggravio della sua condizione fisica. Inoltre, il risparmio di tempo ottenuto con il ricorso alla flessibilità (particolarmente nei casi di media mensile o annuale), produce come sottoprodotto unulteriore riduzione del personale in forza nelle aziende, quindi maggiore disoccupazione [?]. La flessibilità è una forma di ristrutturazione mascherata (e neanche troppo). Ogni forma di ristrutturazione e riorganizzazione dellattività lavorativa si fa per risparmiare tempo di lavoro e lavoratori. La flessibilità consente la massimizzazione dello sfruttamento [?] del lavoratore; essa è una delle forme più pure di estrazione del plusvalore. Non a caso gli imprenditori sono favorevoli allo scambio di riduzione oraria contro flessibilità. La flessibilità, in aggiunta, produce un peggioramento certo nella vita privata dei lavoratori e dei loro familiari. I tempi dellimpresa simpongono ancor più pesantemente sui tempi delle famiglie. I cicli, le punte dellimpresa, sincronizzano il tempo, il respiro, dei lavoratori e dei loro familiari, comprimendone arbitrariamente le necessità. Sbiadisce fino a scomparire il riferimento a un orario di cessazione dellattività, sulla base del quale organizzare il proprio tempo, dare regolarità alla vita privata, consentendo un sano sviluppo dellindividuo e un regolare espletamento delle necessità familiari. Con la flessibilità viene introdotto un cambiamento qualitativo, è infranto largine che consente di separare il tempo in cui lindividuo è per la fabbrica da quello in cui egli è per se stesso e per la propria famiglia, stravolgendo questa seconda finalità nella relazione assurda, in virtù della quale non solo i lavoratori ma indirettamente anche i loro familiari sono quasi totalmente subalterni alla fabbrica. Gli imprenditori ottengono un elevato grado di sottomissione del lavoratore. La vita personale e familiare del lavoratore è ridotta ad accessorio, a essa si può prestare attenzione se e quando (lorario della fabbrica è prioritario) ne rimanga il tempo. Già ora in diverse realtà lavorative viene comunicato al lavoratore il giorno prima, o il giorno stesso, lestensione dellorario giornaliero. Le statistiche in materia, rivelano un pesante danneggiamento dei rapporti familiari e delle condizioni psico-fisiche dei lavoratori. Tirando le somme, limprenditore con la flessibilità oraria trasforma la maggior parte del costo delle ore straordinarie in costo di ore ordinarie. Quindi, ottiene una riduzione di costi [?]. La possibilità di articolare lorario di lavoro a suo piacimento, cioè secondo le necessità della produzione, gli conferisce linnegabile vantaggio di avere non solo una fabbrica che respira secondo il mercato, ma di ottimizzare al massimo lorganico, sia in termini di modulazione puntuale della prestazione oraria sia in termini numerici assoluti, a un costo minimo e nettamente più basso di prima; e, avendone indebolito il potere contrattuale insito nella contrattazione della prestazione lavorativa, di porre in essere una rigidità oraria, anche in caso di stato di agitazione. Non solo, lo stesso orario flessibile mina la forza
del lavoratore, che non è più proprietario del suo tempo, ma la proprietà del suo tempo
è trasferita nelle mani del suo datore di lavoro. Indebolisce economicamente
il lavoratore, perché lo paga di meno e lo sfrutta di più. Avendolo indebolito
economicamente lo indebolisce anche psicologicamente a seguito della
precarizzazione o frammentazione dei rapporti familiari e di relazione, con conseguente
disarticolamento sociale poiché la forza di una persona poggia anche nella sua
possibilità di pagare i propri bisogni, di espanderli, di crescere con essi e di
parteciparli con la propria famiglia. Il proprio essere poggia nelle possibilità
(soprattutto economiche) di nutrirlo rinnovandolo. Il lavoratore perde su tutti i fronti
dove invece avanza il padrone; la proprietà, annullando anni di lotte, di conquiste, di
evoluzione nellaffermazione del soggetto lavoratore come classe [?]. Il sistema politico, ma anche (e il fatto è ancor più grave) quello sindacale, hanno rappresentato tutto ciò, con un massiccio intervento ideologico (che i tecnici chiamano di marketing). Il termine flessibilità è stato maneggiato abilmente nella sua contrapposizione simbolica al termine rigidità, appositamente per far risaltare (in modo truffaldino) un positivo, per nulla reale, bensì falso. La comunicazione simbolica rappresentava il flessibile come ciò che è implicitamente armonico, che ha capacità di adattamento (al nuovo, al dinamismo del mercato, della vita, allattualità), mentre la rigidità, veniva rappresentata come lantitesi del progresso, dellevoluzione, il vecchio contrapposto al nuovo, il freno allevoluzione economica della società. [a.ds.] Flessibilità
# 2 Flessìbile,
flessibilità, flèssile, flessìmetro, flessiòne, flessivo, flèsso, flessòre,
flessuosità, flessuòso... flèttere. Questa la sequenza da dizionario di cui ogni
lavoratore, pardòn ogni professionista ... dingresso, di solidarietà,
in leasing, ecc. dovrà essere, al tempo, esperto conoscitore. Suggeriamo, ai
mestatori dei trabocchetti immateriali, luso terminologico completo, qui sopra
proposto, nel consueto equivocare spregiudicato, per loccultamento dei rapporti
di forza [?] materiali. I sinonimi, indicati dal dizionario, quali pieghevole,
elastico, ammiccano a quel significato senza rompersi che prelude allaltro
figurato che si può modificare, che cede facilmente alla volontà
altrui. Contrario di: inflessibile. Il nuovo ohnismo
(organizzazione del lavoro aconflittuale con una a- [?] privativa del
conflitto) e la sua applicazione pratica toyotista (lavoro standardizzato
con delega ai lavoratori del controllo di processo) basano laumento della
produzione sulla congiunta flessibilità delle macchine [?] e della forza-lavoro
[?]. Il post-nuovismo del sistema di rapporti sociali totalmente dominato da una classe,
oggi transnazionale, impone ai soli curiosi la nuova conoscenza delle parole usate,
senza parere, nel vecchio senso comune. Questultimo serve ancora bene a
metabolizzare ogni dissenso nella conservazione di passate parvenze rese inoffensive, come
pure nel suo rinnovamento rovesciato in consenso [?] vegetativo, in ignoranza del
reale. Ai contrari (anche ai pentimenti) irrigiditi, dunque, il
còmpito di aggiornare il vocabolario della lotta di classe [?], dalla parte di chi
deve rendere il tempo di vita funzionale allidentificazione di tempo di lavoro e
tempo di produzione, appropriati dal capitale. Flessibile
devessere il lavoro se inflessibile perdura il demandare allarbitrio
padronale ogni trattativa (altrimenti definita aziendale) sullorario, sulle
qualifiche, sugli straordinari, ecc. Flessibile deve diventare la manodopera per
essere normalizzata alla multifunzionalità, bisognosa solo di alta mobilità
predisposta (le rotazioni si basano su una preparazione adatta a lavori multipli), non
già di specializzazione alcuna. Sicché non cè necessità di remunerarla. In altre
parole, chiunque abbia già la fortuna di lavorare, non può per ciò stesso avvalersi
di eventuali rimpiazzi ma in compenso è tenuto a sostenere possibili difficoltà
altrui, fino al conseguimento dellobiettivo prefissato. Il cottimo [?] a
oltranza annidato nella flessibilità anche, o soprattutto, se non
dichiarato prevede come fine la dedizione totale. Il flessimetro
(in fisica: misuratore delle deformazioni per flessione di un solido elastico)
potrebbe essere lo strumento per identificare il punto di rottura, appena
sperimentato nel primo laboratorio-Giappone col nome professionale di karoshi
o morte da superlavoro! Tale destino riservato alla proletarizzazione va
ricondotto alle sue cause, insite nella: flessibilizzazione.
Filiazione storica della restrizione e instabilità dei mercati, ovvero dellincremento
della competitività internazionale, è questa la condizione necessaria di esistenza del
sistema che, in modo ancora insufficiente, attiva cicli produttivi diversi accrescendone
sempre più la continuità. Equivale a dire che la risposta strategica del
capitale alle sue stesse crisi [?] consiste nellintensificazione
(flessibilità informatica) tecnologica, per piegare la forza-lavoro ad
una riorganizzazione che appaia tecnicamente dominata dalle macchine. Dominata
dal progresso dunque, non dal capitale che può disporre incontrastato del lavoro, come un
Moloch della vita altrui. Gli innegabili
vantaggi dellaumento del rendimento medio produttivo, dovuto a tempi e carichi di
lavoro auto-organizzati dai gruppi solidali, invece che predeterminati e
gravanti sui singoli, sono gli ingredienti indispensabili alla vittoria aziendale
sulla concorrenza. Il lavoro è costretto a nobilitarsi in flèssile (lett.),
rarefacendo così sprechi di tempo, attese, assenze, numero di addetti (cioè salari),
porosità lavorative per condensare sempre più la propria tensione allo sfruttamento.
Questa maggiore partecipazione agli interessi del capitale fa sì che esso
disponga anche di un tendenziale annullamento delle scorte. Sintende che per
scorte-zero la nuova organizzazione del lavoro si riferisce oltre che alle materie
prime, ecc., racchiuse nella denominazione di capitale costante, anche a quelle umane
più chiaramente identificate come capitale variabile. Al capitale appartiene (per
natura? di diritto? o per gentile o estorta concessione?) il lavoro, che viene
pertanto ridotto a sola appendice flessiva. A modificazione della propria forma
(contrattuale) cioè, a mera espressione coniugata e declinata delle relazioni
(contraddittorie, conflittuali) che strutturano il prepotere e lespansione del
primo. La sola
grande produzione diviene così più flessuosa, elasticizzata nelleleganza
della personalizzazione dei gusti, nellabbraccio-tipo con una
domanda-qualità, degli individui che contano. Il mito della cortesia totale,
che orna i giganti della grande industria, è linimitabile tocco elitario per
attrarre nella totale dipendenza tutta la scala dei produttori di formato minore. Una
sana gerarchia interna ad un sistema di produzione e lavoro anche con
diversità qualitative e geografiche presiede a quello che comunemente si chiama
indotto o sistema dappalti e subappalti. Anche se lultimo appalto
dovesse essere linsospettabile, modernizzato lavoro a domicilio, nulla può
distoglierci dal riguardarlo come capillare di tutta larticolazione produttiva nel
suo insieme e nella sua centralizzazione [?], fondata sul grande capitale
monopolistico finanziario [?]. [c.f.] Nuovismo (precarietà del lavoro) Nellattività ideologica del cosiddetto marketing è stato usato in modo truffaldino, amplificandolo al fine di distorcerne completamente il significato, il termine nuovo da cui il brutto neologismo, di gran moda, nuovismo. Nuovo viene portato a significare (senza altra considerazione, senza concedere spazio a riflessione) valido, attuale, sicché nuovismo comporti progresso, evoluzione. Questi termini sono stati usati per fare invecchiare quellesistente indesiderato, con la sola sua presenza. Tutto ciò che esisteva in termini di norme, di modalità di lavoro, di equilibri, di diritti, di articolazioni contrattuali e salariali, per la presenza di questo nuovo (reso abbacinante dalloperazione ideologica, che lo stesso nuovismo fa dire di marketing) è stato fatto invecchiare improvvisamente, ingiustamente molto prima del suo tempo. Si dovevano fare invecchiare i diritti, i salari, i rapporti di forza, gli equilibri, i contratti, le leggi, gli accordi. Bisognava rappresentarli anche brutti, rigidi, ingiustamente e inspiegabilmente ancora operanti, inadattabili alla sinuosità e alla flessuosità del mercato, al suo dinamismo, alla sua elasticità (guizzi repentini da elettrocardiogramma impazzito). Bisognava dunque mostrare un nuovo che non poteva emergere, un bambino soffocato, impedito a nascere dal vecchio. Alla fine non si doveva che desiderare di scrollarsi di dosso il vecchio ed il rigido. Questa è limmagine che hanno tentato di instillare nelle menti dei lavoratori e dei cittadini, e a essa hanno collegato, coerentemente, le sensazioni da far provare. Non ci sono riusciti completamente ma un bel colpo lo hanno assestato, tanto è vero che oggi si parla, in chiave eminentemente idelogica, di un pensiero unico che contemplerebbe proprio queste visioni e sensazioni. Si rileva, e il fenomeno è particolarmente accentuato nei paesi anglosassoni, che laumento di flessibilità nella prestazione lavorativa ha trasformato profondamente i tempi delle famiglie coinvolte. La suddivisione precedente, tipica fino a poco più di una decina di anni fa, tra tempi di fabbrica e tempi familiari è saltata. Ne risentono i rapporti familiari, come evidenziato dallincidenza dei divorzi, tra le famiglie più colpite dal fenomeno, allinterno delle quali ci si comunica spesso con i messaggi lasciati su fogli di carta. Le famiglie che tentano di darsi organizzazione per sopperire alla scarsità del tempo rimasto, predispongono una specie di scadenzario dei compiti familiari, turni suddivisi tra marito e moglie, una pianificazione della conduzione familiare [non per caso proprio il nuovismo obbliga a impiegare termini anglofonizzati come scheduler, planning, organizer, ménage, ecc ]. Nei paesi anglosassoni anche le istituzioni si fanno carico di pubblicizzare questa organizzazione della famiglia e della vita. La fabbrica assorbe sempre più tempo allindividuo e questo deve ora organizzarsi con il coniuge per gestire al meglio il poco tempo rimasto. Per altro verso si deve lavorare di più, poiché conseguentemente alle politiche di contenimento salariale, con lattacco al salario sociale [?] (riduzione dello stato sociale [?], dei diritti [?], ecc.) e con labbattimento dei costi di produzione, lo stipendio non basta più. La flessibilità oraria ha trasformato il modo di vivere della famiglia nella cosiddetta epoca postfordista, al cui interno si fanno i turni come in unazienda. Le ricadute sui membri della famiglia, in particolare nei soggetti più fragili, i figli, sono rappresentate anche nei telegiornali. Laumento delle patologie da ansia, nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti in particolare, hanno raggiunto dei livelli preoccupanti. I rapporti familiari deteriorano soprattutto per la mancanza del tempo da dedicare a essi. Questi sono i tempi nuovi, il nuovo, il progresso? Ma perché mai progredendo si dovrebbe stare peggio?! Che ciò che viene dopo, sia successivo a quanto cera prima, è unovvietà che di per se non può dare alcuna rassicurazione di una qualità superiore, di un progresso. Questo perché nulla esclude che il peggio accada dopo il meglio; tantè vero che il mondo è pieno di disgrazie, non si sono esaurite tutte nel passato, ma ne accadranno ancora, anche dopo episodi più antichi ma buoni. Quindi, dire nuovo per contrapporlo a vecchio, non garantisce assolutamente il risultato, cioè che nuovo sia automaticamente positivo, migliore, progressivo. I sostenitori del nuovo invece credono il contrario, e nonostante i risultati che si hanno sotto gli occhi, continuano a testa bassa con la stesa litania. Come è possibile far credere che un individuo che ha uno stipendio da sopravvivenza, magari senza contributi (poiché di questo particolare nuovo in giro se ne vede tanto), si trovi meglio di un individuo che ancora oggi, proprio perché impiegato nei tempi del vecchio, guadagna ancora decentemente, non solo per sé ma anche per mantenere la propria famiglia; e magari sostiene anche il figlio che, alle condizioni di impiego del nuovo, non avrebbe autonomia economica, essendo un povero o poco più. Ci si dovrebbe chiedere come è possibile che, fino a oggi, sia il centro-sinistra, sia il centro-destra, con il forte ausilio dei sindacati confederali, abbiano potuto produrre questo orrendo nuovo, molto poco flessibile in direzione di ciò che è bene per i lavoratori, ma estremamente e positivamente elastico per gli interessi delle imprese. Il marketing, gente! Gente, così chiama la classe la nuova ideologia del marketing! Questo è il pensiero borghese dominante, come lo chiamavano Engels e Marx, oggi sbrigativamente detto unico, una grossa operazione ideologica di marketing politico-sindacale, che vende panzane narcotiche e molto nocive. Con lindagine e il ragionamento, e ce ne vogliono molti e accurati, si può restituire concretezza e verità, producendo un pensiero coerente con i fatti della vita. Questo è il pensiero alternativo. [a.ds.] |