| Dichiarazione
congiunta dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e
Luigi Angeletti 30 settembre 2003 Le scelte
del governo sulla Finanziaria e sullulteriore riforma del sistema previdenziale
ribadite dal Presidente del Consiglio nel messaggio televisivo di ieri sera sono da noi
non condivise in quanto drammatizzano il problema della previdenza e non corrispondono
alla verità. Non cè nessuna emergenza previdenziale, il nostro sistema è in
equilibrio ed è tra i più sostenibili in Europa. Le scelte
del governo, infatti, non trovano fondamento nei fattori di equilibrio della spesa
previdenziale ma sono dettate unicamente dal bisogno di coprire con questa manovra la
propria incapacità di rispettare una corretta politica di finanza pubblica. In questo
modo si fanno pagare alle lavoratrici ed ai lavoratori errori e responsabilità che,
invece, sono alla base della decisione di intervenire in maniera così pesante e
immotivata sulla riforma Dini. Le scelte
del governo portano infatti ad un innalzamento obbligatorio delletà di
pensionamento, ignorando tutte le ragioni che rendono, invece, necessaria una forma più
flessibile e volontaria di scelta da parte dei lavoratori, soprattutto se si pensa a
quelle forme di lavoro più faticose, dure ed usuranti. Le scelte del governo intendono
inoltre scardinare, anche a regime, letà di pensionamento flessibile, prevista
dalla riforma Dini. Tutto ciò
è aggravato dalle decisioni che le aziende operano di liberarsi di lavoratori che già a
50 anni vengono considerati vecchi e inutilizzabili per le attività produttive. Il
percorso proposto dalle organizzazioni sindacali resta, invece, quello più valido e più
equo: garantire da subito la possibilità di costruire una previdenza integrativa per
tutti i lavoratori pubblici e privati; intervenire per correggere le immotivate differenze
delle aliquote contributive fra tutti i lavoratori e per arrivare, su questa strada, alla
verifica del sistema previdenziale nel 2005, già prevista dalla riforma Dini. I tre
segretari generali di Cgil, Cisl e Uil chiedono
a tutti i lavoratori, ai giovani, ai pensionati di mobilitarsi in difesa di un sistema che
non va stravolto, pena lacuirsi di tensioni nel mondo del lavoro, proprio mentre permangono inaccettabili privilegi
e la totale assenza di un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali. La
stessa decontribuzione, prevista dalla delega, mette a rischio per il futuro il pagamento
delle pensioni in essere. Anche le imprese devono riflettere
con attenzione, perché il sistema proposto dal governo delinea una rigidità che
contrasta con una corretta flessibilità nelluso della forza lavoro senza la quale
è giocoforza che il conflitto si scarichi nel rapporto fra lavoratori e imprese. Per
queste ragioni i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil intendono proporre alle segreterie
unitarie che si riuniranno nella prossima mattinata di sabato mattina la proclamazione
dello sciopero generale di 4 ore per la giornata di venerdì 24 ottobre. Tale
decisione, che sarà preceduta da assemblee unitarie nei luoghi di lavoro, segna lavvio
di una mobilitazione che durerà per tutto il tempo necessario per contrastare e
modificare le scelte che il governo ha deciso di assumere. La
manifestazione indetta dalla Confederazione Europea dei Sindacati per il pomeriggio di
sabato 4 ottobre sarà la prima occasione per mobilitarsi contro le scelte del governo e
ristabilire, sui fatti, quella verità che si tende ad occultare con una informazione a
senso unico. Anche per
questo, a giudizio dei tre segretari generali, si rende necessaria la trasmissione in
diretta della manifestazione di sabato a Roma.
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