| POLITICA ENERGETICA
A COLPI DI BLACK OUT Il buio oltre la
privatizzazione dellEnelcosì avevamo intitolato il nostro precedente
comunicato sul black out del 26 giugno: e buio è stato la notte del 28 settembre! Buio
totale e disastroso (addirittura mortale per quattro persone), buio ingiustificato e per
questo colposo. La responsabilità: è al
90% dellEnel e del GRTN (Gestore della rete italiana) e lo sanno bene le migliaia di
lavoratori Enel richiamati in servizio la notte di domenica a rimettere in sesto la rete
elettrica. Il GRTN era stato avvisato dalla società svizzera Atel di ridurre lassorbimento
di potenza per problemi sulle linee, ma invece di passare ad una gestione manuale dellemergenza
ha lasciato tutto in automatico e ha perso la rete azzerando in una sequenza
impressionante le poche centrali italiane in servizio. Si poteva staccare la Sicilia che
avrebbe funzionato autonomamente, così come è stato fatto per la Sardegna, e si poteva togliere energia in alcune parti del
paese attivando contemporaneamente le idroelettriche che prendono carico in una manciata
di minuti: ci sarebbe stato disagio certo, ma non il buio totale che in certe zone è
durato 18-20 ore. Ma soprattutto non ci si doveva staccare dalla connessione con la
Francia che continuava ad alimentarci! Quanto allEnel, che ha ancora il
controllo della gran parte degli impianti idroelettrici, li teneva tutti in riserva
passiva, ovvero non pronti ad intervenire in una situazione in cui più del 20% dellenergia
richiesta in rete veniva dallestero: Il Gestore sapeva quali impianti
erano fermi è stata la dichiarazione mafiosa del presidente dellEnel
che serve a scaricare le responsabilità di tutte le società elettriche le quali non
intendono provvedere a fornire impianti di riserva a meno di essere pagati a peso doro. Le conseguenze: saranno a
favore della lobby energetica (del tutto trasversale allo schieramento politico) che con
il decreto Marzano otterrà procedure accelerate per la costruzione di impianti annullando
le prerogative dei comuni, sgravi fiscali anti black out, libertà di
scaricare le acque di raffreddamento a temperature più elevate,impiego del carbone e
tariffe maggiorate. E potrebbe andare in porto anche il disegno della Lega Nord che vuole
regionalizzare lenergia elettrica per avere il controllo delle centrali
idroelettriche del Nord. Del resto non è intervenuto inopinatamente anche Ciampi a dire
che le centrali vanno fatte? In questa cordata di poteri forti sè
aggiunto il partito nucleare (anchesso trasversale) che pur non avendo (al momento)
grosse possibilità di successo, è usato come spauracchio per far accettare provvedimenti
di emergenza in tema di energia. Per tutte queste cose diciamo che il
black out di domenica è colposo, perché opera una forzatura nel già incerto quadro
politico, perché tende ad azzerare dibattiti e aspettative su una questione centrale come
quella energetica, perché infine semina il panico materializzando il blocco di ogni
attività sociale e individuale. E lintimidazione funziona:
spudoratamente si afferma che un terzo degli impianti è e resterà fermo, che lenergia
si importa dalla Francia perché ha il nucleare, che solo nuovi impianti possono salvarci
tanto più che dal 1° gennaio prossimo entrerà in funzione il libero mercato europeo per
i clienti liberi. Tutto falso: gli impianti restano fermi perché conviene importare
energia in quanto lIalia ha le tariffe più alte dEuropa e i nuovi impianti
italiani non faranno abbassare queste tariffe più di quanto convenga agli stessi
produttori e cioè saranno sempre un po più alte di quelle praticate allestero
dimodochè il problema dellimportazione resta. Quanto al nucleare paesi come
Germania, Inghilterra, Austria hanno tariffe decisamente più basse dellItalia pur
non avendo (o quasi) il nucleare. Del resto è talmente noto che conviene importare
energia in Italia che al GRTN ci sono domande dallAlgeria; Egitto;Spagna;
Cecoslovacchia e altri paesi dellest. La questione energetica è una
questione internazionale che ha implicazioni strategiche e militari come dimostra linvasione
dellIrak; lEuropa, che ne è fortemente coinvolta proprio per la sua
dipendenza dai combustibili fossili, ha scelto di liberalizzare la produzione e
distribuzione di gas ed elettricità a partire dal 2004 pur mancando di una politica
energetica unitaria a livello di Unione Europea. Ciò vorrà dire che in pochi anni
assisteremo alla formazione di veri e propri oligopoli europei che saranno in grado di
condizionare qualunque decisione in tema di energia e di ambiente con costi sociali ed
economici sempre più elevati per i lavoratori e per gli strati meno abbienti della
popolazione. Ci sembra necessario quindi
riaffermare in sede nazionale ed europea il principio di pubblica utilità per beni
essenziali e primari come lacqua e lenergia elettrica che devono restare e/o
tornare sotto il controllo pubblico, cominciando col rivendicare la creazione di un ente elettrico europeo pubblico che
gestisca le attività di generazione e
trasmissione con i minimi costi di esercizio e con lobbligo di reinvestire gli utili nellimpiego di energie rinnovabili. Roma
30.09.03
COBAS
ENERGIA -COBAS LAVORO PRIVATO |