Comitato Direttivo CGIL Lombardia
Relazione del Segretario Generale CGIL Lombardia Susanna Camusso Il Direttivo di oggi labbiamo volutamente convocato in forma seminariale per poter affrontare temi che non sono solo limmediata attualità, a cui ovviamente non ci sottrarremo, e per non subire una modalità, anche percettiva, della struttura regionale impegnata solo sullattualità, ampiamente mobilitata sulle iniziative nazionali senza essere in grado di svolgere contemporaneamente una funzione propria-e possibile per questo gruppo dirigente-di stimolo, sollecitazione, orientamento delle politiche della nostra organizzazione. Insisto sui termini stimolo, contribuire allorientamento non certo per volontà separatiste o di alterità ma per valorizzare lesercizio della nostra funzione di elaborazione. A completamento dellaffermazione che non vi è nessuna volontà di sottrazione, anticipo che per la metà di ottobre intendiamo convocare un CD per discutere di finanziaria, delle iniziative di mobilitazione anche in relazione a quanto si discuterà nel direttivo nazionale del 6/7 ottobre, ed anche per avviare in parallelo il ragionamento-se per allora ne avremo gli strumenti- relativo al bilancio regionale e alla discussione delle segreterie regionali unitarie prevista per l8 ottobre. Data la
premessa, mi scuserete quindi se, come si confà ad un direttivo regionale che si svolge
alla fine di una tornata di direttivi della ripresa possiamo definirli
così in tutti i territori, darò per
acquisiti molti temi citandoli solo per titoli. Partirò, al
contrario di altre volte, dalle scadenze, innanzitutto dalle 2 ore di sciopero della
nostra confederazione sulla legge 30. Dobbiamo con
realismo dirci che abbiamo trovato e troviamo difficoltà, a partire
dallorientamento del gruppo dirigente, non tanto per larticolazione ovvia ed
ampia delle modalità, ma soprattutto per la coincidenza con altre attività delle
categorie impegnate nei rinnovi contrattuali, per la osticità del tema, per la fatica
della ripresa, perché si tende a contrapporre la discussione necessaria ed aperta che è
al centro di questa iniziativa ai primi segni di dialogo con CISL e UIL sulla finanziaria
e le pensioni. Che la Legge
30 non possa essere, nellimmediato, argomento di grande mobilitazione-non a caso
abbiamo parlato di assemblee- e che sia tema di ampia contraddizione con CISL e UIL non ci
sono dubbi. Ciò che
preoccupa è che tutto questo non si traduca, invece, in un disimpegno della nostra
organizzazione da quel lavoro di informazione e formazione dei lavoratori essenziale non
solo per le caratteristiche della legge, che dò per note in questa discussione, ma
soprattutto perché contrasto e contrattazione saranno, dalla pubblicazione della Legge,
la nostra attività primaria; contrasto e contrattazione nei CCNL, nella contrattazione di
2° livello, nel territorio fino agli uffici vertenze, al patronato, alle leghe SPI. Questo non
solo per la nostra funzione e strategia di rappresentanza dei lavoratori, di tutela e di
difesa ed allargamento dei diritti ma anche per dire le cose un po crudamente, per
salvaguardare la nostra esistenza di organizzazione dei lavoratori. Continueremo
la nostra iniziativa di approfondimento e documentazione, noi come il nazionale e i
territori, ma vi è la necessità di un salto di qualità. Come una
diversa qualità/quantità delliniziativa è essenziale nella preparazione della
manifestazione del 4 ottobre e non solo per le caratteristiche di mobilitazione contro la
finanziaria, per lo stato sociale e le pensioni che sta assumendo, non solo perché è
manifestazione unitaria del sindacato italiano e di quello europeo, ma per la rilevanza
che lEuropa, lorientamento della sua costituzione hanno anche per noi, per il
nostro futuro, per levoluzione politica dellEuropa stessa, per dare gambe poi
alla progressiva costruzione di quel sindacato europeo che spesso auspichiamo, che abbiamo
visto inadeguato, pur con dei segnali utili, ma che non nascerà per decreto, ma per la
faticosa e continua alimentazione di iniziativa unitaria. La CGIL, in
continuità e coerenza, con la sua idea che il lavoro, i suoi diritti, i diritti di
cittadinanza devono tornare ad essere centralità della politica nazionale ed europea non
può trascurare questa scadenza. Per lutilità del confronto del 3 con il social
forum e i passi in avanti che questo può permettere a una piattaforma comune. La settimana
dopo saremo a Perugia per la Perugia-Assisi, di nuovo lEuropa tra le parole
dordine, di nuovo la necessità di mettere la pace al centro di una grande
mobilitazione. Non una partecipazione rituale, siamo stati parte attiva importante e cosciente del grande movimento per la pace, abbiamo, contro la guerra, indicato tutti i rischi e le conseguenze delle sciagurata decisione della coalizione angloamericana, i fatti, la tragica situazione in Iraq ci hanno dato ragione; la gestione della road map, le difficoltà in cui versa, il veto allONU poi mitigato dalla mozione approvata, confermano una situazione esplosiva in medioriente. Un
linguaggio cinico ci potrebbe far dire che dobbiamo rivendicare la giustezza delle nostre
posizioni, il desiderio di un mondo migliore deve farci lavorare perché non si dia per
esaurito il movimento per la pace ma si continui a dargli forza. E dovremo
anche darci un appuntamento per valutare le novità che lapprocciarsi di nuovi
protagonisti, prima e dopo Cancun, sta determinando rispetto agli organismi mondiali e al
loro ruolo, la loro funzione la loro riformabilità verso istituzioni democratiche e
multipolari. Come ben
sapete lincontro di martedì sulla finanziaria non ha avuto il merito di fornire
indicazioni effettive su quale finanziaria ci attende, su quali orientamenti, quali
volontà di affrontare e contenere la grave crisi del nostro paese; lo stesso tema della
previdenza, apparentemente scorporato dalla finanziaria ed oggetto di un incontro oggi non
è effettivamente delineato. Ma le nostre
peggiori ipotesi appaiono confermate: si delinea una finanziaria grave sul piano
delletica, la logica dei condoni e dellillegalità continua a far la parte del
leone: tagli ai
trasferimenti agli Enti Locali e alle Regioni con le debite conseguenze, mancanza di
investimenti significativi sulle infrastrutture, pochi soldi e dispersi su quello che il
governo chiama sviluppo, dentro la cornice delle controriforme su scuola, ricerca,
università, lavoro, informazione e legge Gasparri. Mancano
idee, interventi sui prezzi e le tariffe, di controllo dellinflazione. Mancano idee
di politiche di incentivazione positiva per le imprese, per il mezzogiorno, di politiche
di ammortizzatori delle quali si è sentita la gravissima assenza nella procedura di
licenziamenti collettivi attivata, per la pervicacia della Fiat, allAlfa Romeo. A questo si
aggiunge la previdenza, le scelte sulla sanità, le risorse per le famiglie, per le scuole
private e, sullo sfondo ma confermate come scadenze ravvicinate, la delega previdenziale e
quella fiscale. Una novità sicuramente cè, il governo del turbo sviluppo ammette la crisi e dovendo commentare una clamorosa mancanza di entrate determinata dal binomio non crescita e costruzione di nuova evasione ed elusione, ammette di aver bisogno di più risorse di quelle precedentemente dichiarate e rilancia così lindecoroso balletto sulla previdenza. I commenti
di Confindustria sono noti, direi quasi rabbiosi, anche qui a conferma del crescente
malumore per una linea collateralista di DAmato che sempre più viene giudicata
priva di risultati. Anche i
rappresentanti di regioni, province e comuni hanno manifestato il loro dissenso, anche se
sugli enti locali vi è un compito anche nostro di consolidare un giudizio e di favorire
la loro iniziativa. Il giudizio
della CGIL è chiaro, come ha riconfermato ieri Guglielmo Epifani: vi è la necessità
della mobilitazione e dello sciopero generale. Ma veniamo a
CISL e UIL: nonostante il lavoro svolto non siamo stati in grado di definire un documento
con loro, e varie forze del governo stanno muovendosi per separare finanziaria e
previdenza per fornire un risultato a CISL e UIL stesse. Non basta un
puro marchingegno tra legge finanziaria e decreto sulla previdenza ma oggettivamente il
filo unitario è labile, per questo è utile che nei prossimi giorni vi siano iniziative
dalle fabbriche, se possibile, che diano forza alla necessità di rispondere ad una
finanziaria sbagliata ed iniqua. Serve
liniziativa unitaria verso gli enti locali, serve continuare ad orientare sul tema
prezzi, tariffe, inflazione e potere dacquisto. Serve
continuare una battaglia perché non cresca lidea che le pensioni le difende la
Lega. Bisogna
cioè fare quello che una volta chiamavamo lavoro dal basso per favorire un vincolo di
CISL e UIL a quella piattaforma che non si è scritta, e lavorare perché vi siano le
condizioni per arrivare ad una mobilitazione unitaria nel mese di ottobre. Sapendo che
gli stessi metalmeccanici della Fiom, nel confermare lo sciopero della categoria il 17/10
sono ovviamente disponibili ad assumere decisioni diverse se ci fosse la proclamazione
dello sciopero unitario. Quindi non una nuova fase in corso ma spostamenti,
diversi orientamenti che, in gran parte, abbiamo determinato con la nostra iniziativa. Dicevo
allinizio che abbiamo deciso di confermare anche i temi della discussione: inizierò
con il ragionare di verifica dellaccordo del 23 luglio e di modello contrattuale;
continuerà domani Baseotto parlando di conferenza dorganizzazione. Le cose che
diremo nelle introduzioni sono confortate da prime discussioni nei gruppi di lavoro. Personalmente
devo scusarmi con i compagni del gruppo di lavoro sulla contrattazione ma non ho fatto in
tempo a fornire loro in anticipo la traduzione concreta dellultima riunione; per
questo parlo di conforto, non di un lavoro completamente compiuto collettivamente fino
alla relazione. Ma in questo
direttivo vogliamo avviare la discussione, definire-anche ampliandoli-gruppi di lavoro che
continueranno nei prossimi mesi lelaborazione per portarla ai prossimi momenti di
confronto. Dichiarato
il metodo, nellapproccio alla discussione sul modello contrattuale vanno indicate
alcune premesse. La prima è
che se dovessimo rispondere alla domanda se sia possibile oggi un confronto sulla verifica
del 23 luglio, credo che tutti risponderemmo di no in ragione di una stagione contrattuale
aperta e difficile, di un governo con le caratteristiche note e di unampia
difficoltà unitaria ad elaborare proposte. La seconda
è che la materia non è declassificabile ad un confronto a 2, sia perché ci vuole una
cornice che solo il coinvolgimento del governo può garantire, sia perché si darebbe
funzione dirimente allo stato attuale delle
vertenze contrattuali, con la grave ferita aperta nei metalmeccanici. Questo vuol
dire che siccome non si può pensare ad un confronto a breve possiamo derubricare o
rinviare sine die la discussione? Credo di
no, anche qui per due ragioni: la prima è
che tra le tante questioni che incidono sulla politica contrattuale, una è
senzaltro il peso crescente ed invadente della legislazione sulla contrattazione,
che svolge la duplice azione di svuotamento della funzione in particolare dei contratti
nazionali, e-cosa evidente con le ultime leggi-apre contraddizioni anche nella gerarchia
delle fonti contrattuali. La seconda
è che la CGIL deve avere una sua proposta su cui costruire consensi ed alleanze, che si
affianchi alle nostre proposte di legge sui diritti e gli ammortizzatori, ma anche per
dare forza alla difesa del modello del 93 dalle aggressioni del governo e da quelle
di Federmeccanica, capofila di unaltra idea di relazioni coerente a quel progetto
del centrodestra di abolire la funzione della rappresentanza sociale, per sostituirla con
un corporativismo misto a populismo degli accordi con chi ci sta, che rappresenta
lidea di dialogo sociale della destra italiana. Infine una proposta compiuta serve a dare forza ad un progetto autonomo di scelte contrattuali della CGIL, strada necessaria per rafforzare le nostre proposte, le nostre priorità, per ricostruire quella cornice che la destra ha affossato, cancellando il modello del 23 luglio nella parte fondamentale della politica dei redditi. La
liquidazione della concertazione, insisto, voluta dalla destra, che in troppi commenti si
tramuta in una sorta di liberazione dai vincoli, favorisce lidea che la
concertazione da metodo debba trasformarsi in merito e funzione; tesi cara alla CISL ed
estranea al nostro giudizio sul 23 luglio. Ma una discussione
equilibrata deve partire da cosa è cambiato, cosa serve, come serve. Dicevamo, la
concertazione è stata cancellata dalla destra; il governo ha cancellato il metodo, basti
pensare allinflazione programmata, ha cancellato gli obiettivi da condividere, che
avevano dato senso al metodo: risanamento del paese, politica dei redditi e
redistribuzione, ruolo e funzione delle parti sociali. La destra,
il governo hanno proposto un altro modello di dialogo sociale che non ha in sé-nella
versione nostrana ed anche nella pratica lombarda-le caratteristiche di quello europeo,
sono diverse, non obiettivi da condividere ma informazione e consenso di chi ci sta. Per questo
era ed è funzionale al loro modello la logica degli accordi separati. E
evidente che la percezione, nella nostra organizzazione, del cambio di gerarchia tra legge
e contrattazione può essere diversa per le storie che la caratterizzano, ma è certamente
un nodo molto rilevante se si reputa, come pensiamo in Cgil, essenziale difendere il
Contratto Nazionale. Non è così
facilmente risolvibile, perché gran parte dellerosione del reddito non deriva dalla
scarsità di tutela del salario contrattuale-sempre con leccezione dei meccanici-ma
dai mutamenti nella politica dei prezzi, del fisco, del welfare nazionale e locale, degli
affitti. In molti
dicono che la spirale in atto è una spirale prezzi-inflazione e non salari-inflazione. Molti
economisti si sono dedicati a spiegare che un tasso di inflazione programmata più alto
non genera inflazione, ma è la mancanza di concorrenza a far sì che i prezzi dei settori
protetti possano aumentare. Il modello artigiano, seppure sottoposto a disdetta, ci consegna il recupero automatico. Rimane poi unantica domanda: se questo schema reggerebbe nel caso in cui linflazione riprendesse ampiamente a correre, anche se la dimensione europea e i suoi vincoli cambiano ovviamente il quadro del 93. Allora si può dire che, definito un quadro di scelte sulla politica dei redditi, lincrocio dei tempi e quali variabili prendere in considerazione sono il tema della tutela del reddito. Questo ovviamente non cancella il ragionamento sulla produttività su cui abbiamo prodotto sintesi al congresso, sciogliendo però un equivoco: produttività di settore anche per incrementare i salari, ma non come supplenza alla scarsa diffusione della contrattazione, perché il problema dellestensione dobbiamo comunque riproporcelo. E
ovvio che, nuovamente, il nostro ragionamento si svolge sui due livelli; allora
bisognerebbe uscire da terminologie che generano sospetto come alleggerimento,
flessibilità tra i due livelli, spostamento dei pesi, per affermare invece quali
funzioni, anche alla luce del dilemma di quale nuova gerarchia tra legge e contratto. Da tempo è nota per esempio una propensione Uil al ritorno al triennio, ma laltro problema è interrogarci sulla qualità della contrattazione ed il deficit vero che abbiamo avuto, ovvero la capacità di contrattare su organizzazione del lavoro, orari: tradotto, sulle condizioni di lavoro. Ci sono i nostri limiti, ma sicuramente vi è il nodo della ripetibilità delle materie che fa sì che sugli inquadramenti, per esempio, si moltiplichino le commissioni contrattuali nazionali e non i risultati. I premi di
risultato non hanno risposto alla funzione di intervenire sullorganizzazione del
lavoro. Il terzo
aspetto che va affrontato è quello della rappresentanza e della democrazia. Credo che
questo sia un modo corretto di procedere, che valorizza la nostra iniziativa di questi
anni, i risultati della quale si vedono non solo perché ci si misura con il declino e si
fa laccordo con Confindustria, ma anche per le difficoltà di Cisl e Uil a difendere
un patto svuotato e le risposte che si debbono dare. Non autonomia dalla politica, ma non sta a noi indicar le forme della politica stessa. Non è autonomia saltare il merito e le coerenze, lo è invece avere una proposta politica. Come avete sentito siamo nella fase di individuazione dei problemi, delle domande, di qualche strada da immaginare: ciò che serve per favorire e partecipare ad una discussione generale e costruire sul merito la nostra proposta. Buon lavoro a tutti. Susanna Camusso, Segretario generale CGIL Lombardia
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