Protocollo n.757/U-FP  2003 

 

                                                                 Roma, 9 settembre 2003

         

Alle segreterie regionali e territoriali FP CGIL

Ai delegati CGIL ministero del lavoro e delle politiche sociali

 

 

COMUNICATO SINDACALE

 

PENSIONI PUBBLICHE: MA QUALI PRIVILEGI?

 

                        L’ultima tranche di ferie è, senza dubbio alcuno, stata guastata dalle esternazioni dei diversi leader della maggioranza di governo. La pletora di esternazioni, apparentemente in libertà, dei rappresentanti del “Polo del buongoverno” (?) ha già sortito alcuni effetti.

                        In primo luogo, si è riusciti repentinamente ad iscrivere nell’agenda delle priorità politiche il tema delle pensioni; in secondo luogo, alzando artatamente il tiro, si è data la possibilità a qualche sindacato ed anche a qualche partito del centrosinistra di concordare sulla necessità di una riforma del sistema pensionistico, purché non si mettano in discussione i diritti maturati, non sia fatta soltanto per ragioni di cassa, ecc.

                        In buona sostanza sono caduti (quanto inconsciamente è difficile dirlo) nella trappola tesa dalla maggioranza.

                        Ma non ritorneremo in questa sede su quei temi che i lavoratori conoscono già ampiamente.

                        Non diremo, infatti, che se si considerasse esclusivamente la voce prestazioni previdenziali – e non già quelle legate all’assistenza od agli ammortizzatori sociali – il deficit dell’INPS sarebbe tranquillamente sotto controllo.

                        Non diremo, ancora, che Confindustria da un lato preme per l’innalzamento dell’età per accedere alla pensione di anzianità e dall’altro utilizza a piene mani gli istituti della mobilità, dei prepensionamenti, ecc. al fine di liberarsi di quella forza lavoro che a 50 anni già giudica troppo vecchia.

                        Non diremo, per proseguire, che è stato proprio questo governo a proporre la decontribuzione  per i lavoratori neoassunti (quindi un perdita per le casse dell’INPS).

                        Non diremo, per puntualizzare, che la riforma Dini prevedeva il decollo della previdenza integrativa anche per il settore pubblico e che, a tutt’oggi, non è data la possibilità ai dipendenti pubblici di poter costruire il proprio futuro pensionistico in modo adeguato.

                        Non diremo, infine, che il “terrorismo psicologico” fatto a mezzo stampa dal governo, in merito al blocco delle “finestre” per andare in pensione, sortirà l’effetto opposto (dato che il blocco, presumibilmente, non ci sarà) di spingere gli aventi diritto ad una fuga verso la pensione e, quindi, legittimare il governo stesso a lanciare l’allarme di cassa.

                        Non diremo niente di tutto questo.

                        Vorremmo soltanto sottolineare quello che già autorevolmente ha dichiarato il segretario generale della CGIL funzione pubblica e cioè che la riforma esiste già e che essa stessa prevede dei tempi di verifica e che, quindi, ad essi bisogna far riferimento. Non c’è molto altro da aggiungere.

                        O forse ci sarebbe qualche piccola specifica per i pubblici dipendenti (stato, parastato, sanità, enti locali, aziende, ecc.), legata alle esternazioni in libertà del ministro Maroni (e non solo).

                        Maroni sta (s)parlando – in buona e nutrita compagnia - da quasi un mese dei privilegi dei pubblici dipendenti in ordine alle pensioni, con particolare riferimento a quelle di anzianità, al sistema di calcolo e a non so cos’altro, dimenticando alcuni problemi di fondo della pubblica amministrazione ed alcune informazioni sulle pensioni pubbliche. Vediamo di metterli in fila, cominciando dalle seconde.

                        E’ importante sottolineare alcuni elementi determinanti ai fini della discussione sulle pensioni, in particolare per quanto attiene all’uso strumentale e propagandistico fatto dalla Lega (che è  il partito di Maroni, non dimentichiamolo) di alcune argomentazioni.

                        Secondo la vulgata leghista, in tema di pensioni (ma non solo) i pubblici dipendenti sono avvantaggiati rispetto ai lavoratori privati e questo risulta ancora più inaccettabile se si considera che la maggior parte dei primi presta servizio al centro-sud.                Falso!

a)                                La riforma pensionistica attualmente in vigore si fonda su tre sistemi di calcolo: retributivo; misto (retributivo + contributivo); contributivo. L’applicazione dei diversi sistemi è determinata dall’anzianità contributiva alla data del 31.12.1995 e non c’è alcuna differenza fra lavoratori pubblici e privati.

b)                               In relazione alla tipologia di pensione alla quale si accede - di anzianità o di vecchiaia – non esiste distinzione di trattamento fra pubblico e privato

c)                                Ai fini del calcolo della pensione maturata non vi è alcun vantaggio per il pubblico rispetto al privato. Per la quota A, addirittura risulta il privato ad essere avvantaggiato, mentre per la quota B il presumibile vantaggio è inficiato dal fatto che per il periodo 1.1.93 / 31.12.95 nel calcolo per l’individuazione della retribuzione media dei dipendenti pubblici è escluso il salario accessorio.

d)                               Quando nel settore pubblico si parla di ultima retribuzione, si fa riferimento, di media, al 70% di essa, in quanto escluso dal computo il salario accessorio.

e)                                Scendendo nel comparto ministeri, scopriamo che il 28,1% del personale in servizio usufruisce del sistema retributivo, il 61,3% di quello misto (retributivo + contributivo) ed il 10,5% di quello contributivo. Ne consegue che più del 70% della platea è incanalata verso il sistema contributivo.

f)                                  Nell’anno 2000 circa l’ 86% dei dipendenti ministeriali aveva un’anzianità di servizio inferiore ai 25 anni (ricordiamo che per accedere alla fantomatica pensione di anzianità è necessario possedere due requisiti: 35 anni di contribuzione e 57 anni di età).

g)                               E per concludere la sorpresa finale: su 1.745.000 dipendenti pubblici (è esclusa la scuola), il 42% presta servizio al nord, il 25% al centro e solo il 32% al sud. Alla faccia dei luoghi comuni leghisti e forzaitalioti.

Se il ministro Maroni – assieme al resto della compagine governativa – pensasse meno alle esternazioni estive e a ridurre i diritti dei lavoratori (vedi legge 30 del 2003) ed un po’ di più alle questioni interne all’Amministrazione da lui diretta, forse sarebbe meglio. Per lui stesso, per il paese e per i lavoratori interessati.

Davvero pensa (sempre il ministro Maroni) che basti creare una direzione per l’attività ispettiva per risolvere i problemi legati alla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro ed all’emersione del lavoro nero (tanto per fare due esempi)? Noi crediamo di no, poiché riteniamo il ministro molto più avveduto.

Allora, dato che siamo in vista della legge Finanziaria, perché il ministro Maroni non si impegna a rendere operative le 1.000 assunzioni di ispettori del lavoro già autorizzate dal governo di centrosinistra? Perché, vista la condivisibile intenzione di dare un respiro territoriale alle politiche sociali del ministero, non richiede un rafforzamento delle qualificate, ma sparute unità di personale dell’ex dipartimento affari sociali? Perché non si prodiga maggiormente per reperire risorse adeguate per incentivare il personale impegnato nelle attività strategiche del ministero (noi avevamo anche suggerito come)? Ed infine, perché non si impegna seriamente a ridefinire le dotazioni organiche del ministero adeguandole alle reali necessità del paese?

Mi scuso per essermi dilungato, nella speranza di non aver contrariato il ministro Maroni.

A proposito, quasi dimenticavo. Gli altri sindacati e qualche partito del centrosinistra possono anche dirsi favorevoli ad un dialogo sulle pensioni. La CGIL, diversamente, ritiene che una riforma sia già stata fatta e che, per essa, siano già stati fatti sufficienti sacrifici. Ed è per questo che si opporrà con tutte le sue forze.

         

                      Cordialmente,

p. la FP CGIL

Roberto Giordano