|
Roma, 9
settembre 2003
Alle segreterie regionali e territoriali FP CGILAi delegati CGIL ministero del lavoro e delle politiche sociali COMUNICATO SINDACALE
PENSIONI PUBBLICHE: MA QUALI PRIVILEGI?
Lultima tranche di ferie è, senza dubbio alcuno,
stata guastata dalle esternazioni dei diversi leader della maggioranza di governo. La
pletora di esternazioni, apparentemente in libertà, dei rappresentanti del Polo del
buongoverno (?) ha già sortito alcuni effetti.
In
primo luogo, si è riusciti repentinamente ad iscrivere nellagenda delle priorità
politiche il tema delle pensioni; in secondo luogo, alzando artatamente il tiro, si è
data la possibilità a qualche sindacato ed anche a qualche partito del centrosinistra di
concordare sulla necessità di una riforma del sistema pensionistico, purché non si
mettano in discussione i diritti maturati, non sia fatta soltanto per ragioni di cassa,
ecc.
In
buona sostanza sono caduti (quanto inconsciamente è difficile dirlo) nella trappola tesa
dalla maggioranza.
Ma
non ritorneremo in questa sede su quei temi che i lavoratori conoscono già ampiamente.
Non
diremo, infatti, che se si considerasse esclusivamente la voce prestazioni previdenziali
e non già quelle legate allassistenza od agli ammortizzatori sociali
il deficit dellINPS sarebbe tranquillamente sotto controllo.
Non
diremo, ancora, che Confindustria da un lato preme per linnalzamento delletà
per accedere alla pensione di anzianità e dallaltro utilizza a piene mani gli
istituti della mobilità, dei prepensionamenti, ecc. al fine di liberarsi di quella forza
lavoro che a 50 anni già giudica troppo vecchia.
Non
diremo, per proseguire, che è stato proprio questo governo a proporre la decontribuzione per i lavoratori neoassunti (quindi un perdita per
le casse dellINPS).
Non
diremo, per puntualizzare, che la riforma Dini prevedeva il decollo della previdenza
integrativa anche per il settore pubblico e che, a tuttoggi, non è data la
possibilità ai dipendenti pubblici di poter costruire il proprio futuro pensionistico in
modo adeguato.
Non
diremo, infine, che il terrorismo psicologico fatto a mezzo stampa dal
governo, in merito al blocco delle finestre per andare in pensione, sortirà leffetto
opposto (dato che il blocco, presumibilmente, non ci sarà) di spingere gli aventi diritto
ad una fuga verso la pensione e, quindi, legittimare il governo stesso a lanciare lallarme
di cassa.
Non
diremo niente di tutto questo.
Vorremmo
soltanto sottolineare quello che già autorevolmente ha dichiarato il segretario generale
della CGIL funzione pubblica e cioè che la riforma esiste già e che essa stessa prevede
dei tempi di verifica e che, quindi, ad essi bisogna far riferimento. Non cè molto
altro da aggiungere.
O
forse ci sarebbe qualche piccola specifica per i pubblici dipendenti (stato, parastato,
sanità, enti locali, aziende, ecc.), legata alle esternazioni in libertà del ministro
Maroni (e non solo).
Maroni
sta (s)parlando in buona e nutrita compagnia - da quasi un mese dei privilegi dei
pubblici dipendenti in ordine alle pensioni, con particolare riferimento a quelle di
anzianità, al sistema di calcolo e a non so cosaltro, dimenticando alcuni problemi
di fondo della pubblica amministrazione ed alcune informazioni sulle pensioni pubbliche.
Vediamo di metterli in fila, cominciando dalle seconde.
E
importante sottolineare alcuni elementi determinanti ai fini della discussione sulle
pensioni, in particolare per quanto attiene alluso strumentale e propagandistico
fatto dalla Lega (che è il partito di
Maroni, non dimentichiamolo) di alcune argomentazioni.
Secondo
la vulgata leghista, in tema di pensioni (ma non solo) i pubblici dipendenti sono
avvantaggiati rispetto ai lavoratori privati e questo risulta ancora più inaccettabile se
si considera che la maggior parte dei primi presta servizio al centro-sud.
Falso! a)
La riforma pensionistica attualmente in vigore si fonda
su tre sistemi di calcolo: retributivo;
misto (retributivo + contributivo); contributivo. Lapplicazione dei diversi sistemi è determinata
dallanzianità contributiva alla data del 31.12.1995 e non cè alcuna differenza fra lavoratori
pubblici e privati. b)
In relazione alla tipologia di pensione alla quale si
accede - di anzianità o di vecchiaia non esiste distinzione di trattamento fra
pubblico e privato c)
Ai fini del calcolo della pensione maturata non vi è
alcun vantaggio per il pubblico rispetto al privato. Per la quota A, addirittura risulta il privato ad
essere avvantaggiato, mentre per la quota B il presumibile vantaggio è inficiato dal
fatto che per il periodo 1.1.93 / 31.12.95 nel calcolo per lindividuazione della
retribuzione media dei dipendenti pubblici è escluso il salario accessorio. d)
Quando nel
settore pubblico si parla di ultima retribuzione, si fa riferimento, di media, al 70% di essa, in quanto escluso dal computo il salario accessorio. e)
Scendendo nel comparto ministeri, scopriamo che il 28,1%
del personale in servizio usufruisce del sistema retributivo, il 61,3% di quello misto
(retributivo + contributivo) ed il 10,5% di quello contributivo. Ne consegue che più del 70% della platea è incanalata verso il
sistema contributivo. f)
Nellanno 2000 circa l 86% dei dipendenti ministeriali aveva unanzianità
di servizio inferiore ai 25 anni (ricordiamo
che per accedere alla fantomatica pensione di anzianità è necessario possedere due
requisiti: 35 anni di contribuzione e 57 anni di età). g)
E per concludere la sorpresa finale: su 1.745.000
dipendenti pubblici (è esclusa la scuola), il 42% presta servizio al nord, il 25% al
centro e solo il 32% al sud. Alla faccia dei luoghi comuni leghisti e forzaitalioti. Se il ministro Maroni assieme al resto della
compagine governativa pensasse meno alle esternazioni estive e a ridurre i diritti
dei lavoratori (vedi legge 30 del 2003) ed un po di più alle questioni interne allAmministrazione
da lui diretta, forse sarebbe meglio. Per lui stesso, per il paese e per i lavoratori
interessati. Davvero pensa (sempre il ministro Maroni) che basti
creare una direzione per lattività ispettiva per risolvere i problemi legati alla
tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro ed allemersione del lavoro nero (tanto
per fare due esempi)? Noi crediamo di no, poiché riteniamo il ministro molto più
avveduto. Allora, dato che siamo in vista della legge
Finanziaria, perché il ministro Maroni non si impegna a rendere operative le 1.000
assunzioni di ispettori del lavoro già autorizzate dal governo di centrosinistra?
Perché, vista la condivisibile intenzione di dare un respiro territoriale alle politiche
sociali del ministero, non richiede un rafforzamento delle qualificate, ma sparute unità
di personale dellex dipartimento affari sociali? Perché non si prodiga maggiormente
per reperire risorse adeguate per incentivare il personale impegnato nelle attività
strategiche del ministero (noi avevamo anche suggerito come)? Ed infine, perché non si
impegna seriamente a ridefinire le dotazioni organiche del ministero adeguandole alle
reali necessità del paese? Mi scuso per essermi dilungato, nella speranza di non
aver contrariato il ministro Maroni. A proposito, quasi dimenticavo. Gli altri sindacati e
qualche partito del centrosinistra possono anche dirsi favorevoli ad un dialogo sulle
pensioni. La CGIL, diversamente, ritiene che una riforma sia già stata fatta e che, per
essa, siano già stati fatti sufficienti sacrifici. Ed è per questo che si opporrà con
tutte le sue forze.
Cordialmente,
p.
la FP CGIL Roberto
Giordano
|