Sul sito della Filcea Cgil (area Lavoro e Società - cambiare rotta) è stato inserito un documento ( vedi il documento ) presentato come approvato all’ultima riunione nazionale dell’area “LavoroSocietà – cambiare rotta” della Filcea-Cgil tenutasi lo scorso 9 maggio a Firenze.

In realtà il documento messo in rete non è un documento dell’area lavoro e Società  - cambiare rotta della Filcea-Cgil perchè nessun documento è stato sottoposto al voto dei delegati alla fine di quella riunione.

Quello che è stato messo in rete come documento conclusivo è in realtà il “brutto documento” preparatorio di quella riunione così come lo aveva steso il coordinatore nazionale dell’area. Una “traccia” che è stata sottoposta a diverse critiche nel corso della riunione.

Il documento non è quindi il documento uscito dalla riunione dell’area programmatica.

E’ bene ritornare sul fatto di come il documento preparatorio steso per la riunione dell’area programmatica tenutasi il 9 magio a Firenze, sia stato considerato da molti con non poca preoccupazione.

Su nessuna delle questioni aperte (democrazia, salario, gestione degli orari e delle prestazioni, classificazioni ecc) si affrontano proposte vertenziali ed operative concrete dando per scontata una presunta positività dell’attuale gestione dell’area.

Su tutto regna il senso di “oggettività” della situazione, ma una oggettività che si manifesta però sotto forma di piatto realismo, considerando il quale si dovrebbe accettare l’esistente semplicemente controllando che le coerenze formali non vengano troppo compromesse. Oggettività (realismo) dell’analisi, per motivare, coprire e giustificare il basso profilo dell’iniziativa dell’area.

Su tutto, anche quando (molto genericamente) si parla di merito, sovrasta il metodo. Ma anche il metodo viene presentato sotto veste moraleggiante. Bisognerebbe ... Si dovrebbe ... ecc., sostenendo infine l’idea che non vi debbano essere contrasti i quali, se ci sono, vengono meccanicamente ed implicitamente ridotti a divergenza tra il realismo dell’attuale gestione ed il velleitarismo di chi vuole sempre avere qualcosa da dire.

Una polemica non nuova, che si sostanzia da tempo in un tentativo di ridurre le critiche alla gestione dell’area ad un “complotto” ordito da alcuni solo per dare dispiacere al coordinatore nazionale.

A ben guardare, l’impianto del documento sembra far trapelare più una intenzione liquidatoria della necessità di un’area programmatica in categoria che non a evidenziarne compiti ed obiettivi.

Non a caso, a leggere attentamente il documento, questo si riduce unicamente ad una giustificazione dell’assenza di iniziativa dell’area in questi due anni ed al tentativo di validare, giustificare, la gestione e l’atteggiamento tattico del coordinatore.

  • L’assunto del documento è che l’attuale situazione Fulc sia soddisfacente (migliorabile ovviamente) e che non agiscono sulla categoria gli atriti prodotti dalle divisioni confederali (probabilmente perchè la Filcea è molto più attenta alle relazioni con Cisl e Uil che non alle contraddizioni che la Cgil ha aperto in questi mesi proprio sul merito della deriva neocorporativa di Cisl e Uil). Ciò  avrebbe permesso una buona gestione dei rinnovi contrattuali e delle vertenze. Per questo la continua preoccupazione e ricerca di unità si sarebbe dimostrata una scelta vincente.
  • Conseguentemente si considera che ciò sia stato favorito da uno strano e riuscito connubio tra il realismo della Filcea e una sua coerenza con le contraddizioni aperte dalla Cgil nazionale. Situazione a cui avrebbe contribuito l’area di LS (non si capisce come vista l’assenza di lavoro di un coordinamento nazionale dell’area e visti i risultati della recente contrattazione. In realtà la presunta  incisività dell’area viene semplicemente ridotta alle presunte capacità tattiche, in seno alla segreteria, del suo coordinatore nazionale)
  • Tutto ciò avrebbe permesso in categoria buoni risultati contrattuali sul salario (presentati addirittura migliori e più incisivi della richiesta di aumento uguale per tutti avanzata dalla Fiom) e sulle normative (presentate addirittura in controtendenza con la precedente contrattazione)

In realtà sappiamo che le cose non stanno così.

E vero semmai che la Filcea ha posto la difesa dell’unità con la CISL come sua preoccupazione principale. Ci troviamo in realtà di fronte ad un patto CGIL-CISL-UIL della categoria che stanno cercando di “passare la nottata” in attesa che le contraddizioni confederali si aggiustino.

Ciò ha potuto reggere attraverso due operazioni:

  • Escludere ogni condizionamento sulla categoria dello scontro aperto dalla FIOM (con l’appoggio formale della Cgil) sulla necessità di superare i limiti dell’accordo del 23 luglio.
  • Operare formalmente nel rispetto del 23 luglio (per evitare scontri con le controparti chimiche) cercando di evitare che le risposte alle esigenze delle controparti (flessibilità ecc) fossero troppo compromettenti e costruendo soluzioni salariali “presentabili” come innovative, anche solo nominalmente.
  • Operare su un piano di estrema genericità delle piattaforme (vedi la piattaforma per il Ccnl Gomma plastica) per tenersi le mani libere nella gestione della contrattazione e nella definizione degli accordi.

Così, ad esempio (nel ccnl chimico farmaceutico), si è cercato di minimizzare tutto il pacchetto di deroghe  inserite contrattualmente (una sorta di gabbia normativa e salariale per le aziende ed i territori in crisi) e di presentare il salario come superiore all’inflazione programmata. Dato questo assolutamente non condivisibile se consideriamo l’aquisizione salariale dal lato del montante. Senza contare l’opportunismo con cui tutta una serie di altre parti normative (clasificazioni, flessibilità, prestazione) siano state estrapolate dalla negozziazione contrattuale e rimandate all’osservatorio nazionale (un vero e proprio  tavolo bilaterale da cui è escluso ogni controllo diretto dei lavoratori) contribuendo così non poco a quello svuotamento dei Ccnl a cui la Cgil sta opponendosi.

Senza che mai il coordinamento nazionale dell’area sia stato coinvolto in una vera discussione (in occasione dei rinnovi contrattuali non ci si è mai riuniti per fare il punto) tutta la linea che l’area ha condotto sino ad ora si è ridotta ad una gestione individuale da parte del coordinatore nazionale che (come il documento per Firenze dimostra) sembra preoccuparsi solo di salvare le forme, e di costruire un quadro positivo (tutto metodologico e moraleggiante) sul merito della sua gestione. Un quadro che in realtà non convince.

L’opportunismo di come nel documento viene presentata la situazione della categoria e dell’area programmatica si manifesta poi senza pudore nel rifarsi al ruolo conferderale dell’area dando per scontate le coerenze della categoria in questo senso. Si tace, ad esempio, sull’assenza in categoria di una battaglia anche sull’art.18 prima che la Cgil confederale si esprimesse.

 

Su alcuni appunti specifici sul documento presentato dal Coordinatopre nazionale dell'area alla riunione dell'area tenutasi a Firenze:

L'Assemblea nazionale di LavoroSocietà Filcea-Cgil, preparata da riunioni regionali e provinciali dell'area, ha discusso e approvato le considerazioni e proposte di seguito, sinteticamente, riportate.

Non ci sono state riunioni regionali. Dove ci sono sate riunioni si è trattato in realtà di incontri ristretti o legati a problematiche locali. E comunque, sull’organizzzazione di queste “riunioni” e del loro merito (proposta di programma) non è stato coinvolto nessuno del coordinamento nazionale. Si vuole dare l’impressione che i compagni siano stati coinvolti e partecipi della direzione dell’area ma non vi è stato in realtà alcun coinvolgimento reale dei compagni nella preparazione dell’assemblea nazionale di Firenze

Inoltre il documento di Firenze è stato si distribuito ma la relazione all’assemblea ha affrontato le tematiche in modo assolutamente diverso. Comunque, come si diceva prima il documento è stato sottoposto a non poche critiche e mai approvato. Quella che ora circola (in realtà indentica alla traccia iniziale) non riporta nulla della discussione avvenuta e non è mai satato sottoposto ad approvazione.

 

Il rendiconto di quanto fatto insieme riguardo ai suddetti obiettivi è ampiamente positivo.

Nel documento ritorna spesso questa autovalutazione del coordinatore sulla positività della sua gestione dell’area. Con la sua autocelebrazione tenta infatti di rendere risibili le critiche alla sua gestione che non sono mai considerate questioni di merito ma ridotte a velleitarsmo da lasciare sfogare. Si pratica la tattica del “muro di gomma”

A)Abbiamo dato il nostro contributo alla “ricollocazione” della Filcea nel rapporto con la propria storia e identità, con la Fulc, con la confederazione, con le altre categorie.

Con la FULC certamente, ma è mancato assolutamente ogni sensibilità rispetto alla Cgil ed altre categorie (Fiom in particolare). Il contributo dell’area nella sua contrattazione non ha assolutamente considerato la contraddizione aperta dalla Fiom sull’impianto del 23 luglio nè i limiti evidenti della precedente contrattazione di categoria. Ci si è invece mossi all’interno di quell’impianto contribuendo non poco, con la firma degli accordi di categoria a quello per cui in molti lavorano. L’isolamento della Fiom.

B)Nel merito, nei CCNL firmati è stato perseguito e realizzato quanto indicato dal congresso Cgil (ovviamente si può e si deve sempre cercare di fare di meglio)

Sembra si voglia sostenere che la piattaforma Fiom non persegui quanto indicato dal congresso Cgil. Quell’”ovviamente” sottintende inoltre l’indisponibilità ad una verifica critica di una stagione contrattuale Filcea che con non ha certo brillato per coerenze con la linea Cgil. Basti pensare al Ccnl chimico con l’introduzione delle deroghe, con il suo svuotamento di parti normative significative rimandate ai tavoli bilaterali, con l’assunzione dell’accordo sul tempo determinato (non firmato dalla Cgil) e con una erogazione salariale nella migliore delle ipotesi (se consideriamo il montante) assolutamente interna ai vincoli del 23 luglio.

C)Nel metodo, nelle vertenze appena concluse degli ultimi CCNL della nostra categoria, e in sintonia con un orientamento generale che emerge sempre più insistentemente (vedi ferrovieri), è stato dimostrato che si può perseguire contemporaneamente sia l'unità Fulc che una coerente linea Filcea-Cgil; inoltre che è possibile consolidare pratiche di democrazia e partecipazione più avanzate.

Parole grosse ma assolutamente vuote. Rifarsi al Ccnl Ferrivieri è ovviamente dimostrativo del fatto che si fa riferimento alle esperienze peggiori sul piano contrattuale (normativo e salariale) e della gestione democratica della vertenza. Sulla democrazia ci si ferma alle forme, dimenticando che nella sostanza siamo fermi ad un regolamento Fulc che non prevede alcuna forma di consultazione vincolante, privilegiando di contro un patto tra le segreterie. L’area programmatica della categoria non si è neppure impegnata per chiedere il referendum sugli accordi.

D)Abbiamo ulteriormente caratterizzato LS Filcea sulle pratiche e iniziato a costruire un gruppo dirigente dell'area più partecipato e coeso. Tutti i risultati ottenuti sono il frutto di questo poco appariscente ma molto fecondo lavoro collettivo.

Una conclusione inventata di sana pianta. La situazione dell’area non è mai stata così negativa come ora. Non esiste coesione nè partecipazione. Basta vedere l’esperienza degli ultimi Ccnl caratterizzati da una gestione personale del coordinatore nazionale che sia in fase di stesura delle piattaforme che nella gestione e conclusione delle vertenze non ha mai sottoposto a verifica dell’area la sua direzione. Le poche volte in cui si è riusciti a discutere non si sono risparmiate le critiche sul merito della gestione delle vertenze ed i compagni dell’area hanno spesso votato in modo diverso alle posizioni espresse dal loro coordinatore nazionale. C’è da sottolineare come si calca la mano sul “poco appariscente”, per sottintendere che non servono attivi o riunioni ufficiali, ma basta una rete di rapporti (essenzialmente personali), ovviamente gestiti direttamente dal coordinatore nazionale.

IL PROGRAMMA 2003 / 2004

Sul piano confederale, diamo per acquisito e condiviso quanto espresso da LavoroSocietà Cgil nazionale. Ci limitiamo a sottolineare una questione di analisi che “attraversa” le aree congressuali e che è alla base delle differenze tra le posizioni delle minoranze politiciste e l'interpretazione risultatata ampiamente maggioritaria nel Congresso Cgil, che ha accomunato Cofferati e LavoroSocietà, pur con le differenze che giustificano il permanere di aree programmatiche congressuali distinte.

Se l'analisi è di questo tipo è ovvio che la Cgil deve sviluppare un movimento generale per tutelare i diritti e le condizioni di lavoro, trovandosi a coprire oggettivamente, a causa delle carenze dei partiti della sinistra, anche un certo ruolo politico improprio per un sindacato.

Gran parte della Cgil ha avuto la capacità di cogliere (o quanto meno di intuire) che si era di fronte a un cambiamento di fase che richiedeva l'adozione di appropriate misure straordinarie, e ha tradotto questa consapevolezza nelle straordinarie mobilitazioni che ha promosso a partire dal 2002. LavoroSocietà, che ha dato un contributo importante alla definizione di questa linea, ha oggi come compito principale quello di “mantenere la rotta” nella prospettiva di consolidare lo spostamento a sinistra dell'asse strategico della Cgil.

Tutta una sviolinata a sostegno dell’ipotesi del movimento politico “Lavoro e Libertà” che non c’entra nulla con Lavoro e Società che mai ha tirato ufficialmente conclusioni di questo tipo. Ovviamente al nostro coordinatore nazionale interessa assumere ciò come riferimento e cercare di renderlo “senso comune” nell’area in categoria. Il castello casca infine se si fa riferimento alla sua gestione del congresso di categoria. Non va infatti dimenticato che la maggioranza della Filcea, in aperta critica alla linea Cofferati, aveva trovato nel nostro coordinatore nazionale chi lavorava per concludere il congresso Filcea in modo unitario, bloccato in questo dalla forte pressione dei delegati al congresso.

In merito alla questione del referendum sull'art. 18 rinviamo a quanto deciso da LavoroSocietà confederale nazionale.

Tipico del modo di agire dell’attuale coordinatore. Si rimanda sempre alle coerenze generali per poi essere indisponibile a fare battaglie in categoria sulla stessa materia. Sull’art. 18 la sua preoccupazione principale è stata che la questione non mettesse in fibrilazione i suoi delicati rapoporti con la maggioranza Filcea,

Il secondo piano su cui è necessario concentrare la nostra attenzione e quello contrattuale di categoria. Il nostro obiettivo, in sintesi, è quello di consolidare, con pratiche coerenti, le condivise decisioni assunte al congresso nazionale.

Nessuno sforzo quindi. Il rifarsi alle pratiche coerenti, ecc del congresso nazionale, serve esclusivamente per giustificare una linea di non pressione sulle pratiche rivendicative. Non può certo dire che la piattaforma Fiom non si rifaccia anch’essa con le coerenze congressuali della Cgil.

GLI ASSETTI CONTRATTUALI

Sul modello contrattuale, visti le difficoltà nella vertenza per il rinnovo del CCNL metalmeccanici, i rapporti con Cisl e Uil, l'attacco agli assetti da parte del Governo e della Confindustria, ecc. sarebbe autolesionistico essere noi, oggi, i promotori di una preventiva revisione dell'accordo del 23/7/93. Conviene piuttosto forzare sui vincoli, realizzando i rinnovi dei CCNL come indicato dal Congresso Cgil: difendere i due livelli di contrattazione, rafforzare il CCNL difendendo il potere d'acquisto e acquisendo quote di produttività di settore, contrastare il precariato, consentire ai lavoratori la validazione degli accordi

Pistolotto dovuto, in cui però traspare con tutta evidenza la proposta di atteggiamenti realistici (quindi volutamente sottotono) per cui meglio far finta che l’accordo di luglio non sia stato ancora disdettato. Così non si risponde all’atteggiamenrto Federmeccanica arrivando a considerare che la piattafoprma Fiom non sarebbe la prima risposta alla disdetta dell’accordo del 23 luglio da parte dei padroni ma una piattaforma semplicemente forzata, quindi estremistotta. Inutile poi ricordare che non si è comunque vista alcuna forzatura sui vincoli nelle vertenze dei chimici. La “finta” concertazione nei chimici soppravvive infatti solo perchè si è accettato di stare nelle nuove regole dei padroni chimici che chiamano concertazione una nuova prassi che deroga e demanda a nuovi tavoli (svuotando così il CCNL) tutta una parte importante delle questioni normative.

IL MERITO

I rinnovi dei CCNL vetro, piastrelle e lampade sono i primi rinnovi da 10 anni a questa parte che hanno esplicitamente sfondato il vincolo dell'inflazione programmata (+1,5%) e acquisito una quota di produttività di settore (maggiorazioni, ecc. per un costo stimabile tra 1,5 e 2%). Novità interessanti si rilevano anche nel pubblico impiego (CCNL consorzi e enti di industrializzazione, ecc.) e nel recentissimo rinnovo del CCNL attività ferroviarie.

Sui Ccnl vetro e piastrelle si può dimostrare il contrario e comunque non risulta nulla di esplicito nell’accordo contrattuale. Gli unici che dichiarano per iscritto l’esplicità della scelta di superare i vincoli dell’inflazione programmata sono i meccanici con la loro piattaforma.

 

Il Congresso Cgil ci dice che il recupero delle quote di produttività di settore va attuato nelle forme decise dalle categorie; in Filcea si è deciso di farlo sulla prestazione (es.: riduzione d'orario e maggiorazioni per turnisti, tematiche che favoriscono la conoscenza / controllo dell'OdL e danno vantaggi alle fasce più sindacalizzate, meglio del salario uguale per tutti).

Con ciò si dichiara l’organicità del coordinatore nazionale alla linea della maggioranza Filcea. La critica al valore del "salario uguale per tutti", questione aperta dalla Fiom, è una perla che la dice lunga sull'astio che si prova verso le concrete forzature Fiom ed i disagi che queste producono verso chi, invece, è più preoccupato di gestirsi senza disturbo alcuno il proprio orticello.

 

Sui temi del mercato del lavoro e dell'organizzazione del lavoro, nei rinnovi realizzati si è riusciti a respingere le contropiattaforme delle associazioni imprenditoriali, realizzando anche qualche piccolo risultato positivo.

Si tratta ora di aprire una discussione in Filcea per definire una linea più puntuale in materia, che innanzi tutto cerchi di “non fare male”, ma inizi anche a “fare bene”.

Se è vero anche solo in parte quanto accennato sopra sul carattere “eversivo” dei provvedimenti del Governo, è evidente che sarebbe assurdo proporsi di ribaltare un attacco di tale portata semplicemente nei rinnovi dei CCNL.

 

Stupefacente chiarezza nelle indicazioni rivendicative. La stessa che ha portato il nostro coordinatore nazionale a sostenerte l'inutilità di emendamenti sulla piattaforma della Plastica in materia di lavoro precario e atipico considerati troppo rigidi e irrealizzabili nelle parti che richiedevano di ridurre le disponibilità ad un confronto sindacale solo per necessità eccezionali e temporanee. Vi è inoltre un bel dire nell'affermare di essere riusciti a respingere le contropiattaforme padronali, visto che in tutti i contratti firmati la questione è stata semplicemente rimandata a tavoli bilaterali da convocarsi successivamente alla firma del contratto.

 

L'intervento legislativo sui temi del lavoro può essere contrastato innanzi tutto con iniziative politiche e sindacali generali.

Portare tre milioni di persone in piazza a tutela dei diritti è difficile. Ancora più difficile è fare in modo che queste stesse persone adottino nuove e coerenti pratiche vertenziali. Ci vuole tempo e lavoro per passare dall'acquisizione concettuale di un obiettivo generale alle pratiche concrete quotidiane vertenziali per realizzarlo. Il piano dell'iniziativa confederale non può essere fatto coincidere automaticamente con quello contrattuale di categoria, ma non può neanche essere considerato non interrelato. E' necessario adottare nella contrattazione aziendale e nazionale una linea, realistica ma coerente con quella confederale, di “resistenza attiva”, sui temi su cui si concentrano le “attenzioni” del governo: mercato del lavoro, orari, diritti, ecc.

 

Tutto un giro di parole per dire “Si dovrebbe .. ma”, delegando ogni responsabilità al piano Confederale come se l’articolazione dell’iniziativa categoriale non faccia parte integrante del piano confederale. Tutto ovviamente spiegato con un bel giro di parole degno del peggior realismo sindacale, giusto per giustificare il perchè si è valutato in categoria di non esporsi troppo sulla materia. Così, anche le richieste della Fiom sul lavoro precario non vengono ricondotte a quello che dovrebbe essere un impegno generale delle categorie  a sostegno dell’iniziativa confederale ma, cone al solito, vengono ridotte a puro velleitarismo.

 

Anche sulla contrattazione di 2° livello non abbiamo bisogno di particolari innovazioni di linea (resta sostanzialmente condivisibile il Documento degli Esecutivi Fulc del 28 marzo 2000 in materia). Fa parte del patrimonio Fulc che l'unica eccezione al contratto aziendale sia la contrattazione territoriale nei distretti di settori industriali omogenei o suppletiva (premi sostitutivi stabiliti nel CCNL per le aziende dove non si effettua la contrattazione aziendale). Fa parte della linea Fulc l'orientamento per il consolidamento del salario, per indicatori del Premio di partecipazione coerenti con il concetto di modello di sviluppo qualificato (es. no alla presenza), ecc.

In realtà quello che serve e che, quindi, dobbiamo perseguire, anche in questo caso, riguarda:

in generale, le pratiche conseguenti con la linea dichiarata e una organizzazione che le supporti e promuova (se ci fosse l'abitudine di rendere più puntualmente conto di quanto si fa, si scoprirebbero coerenze e incoerenze più o meno giustificabili, a tutti i livelli);

in particolare, le pratiche (ma anche una adeguata definizione di linea) sui temi del mercato del lavoro e dell'organizzazione del lavoro.

 

Tutto bene quindi. Basta stare nel solco FULC. Per il resto, tutta la questione del cosa propone l’area sul merito è ridotta solo ad alcune considerzioni di metodo.

 

 

IL METODO

In mancanza di una legge sulla rappresentanza (che il Governo di centro-sinistra non ha saputo approvare) non c'è nulla che possa garantirci da accordi separati. Ciò non toglie che sia utile cercare di definire con le altre organizzazioni sindacali regole o procedure (come i 45 gg di moratoria nel commercio) pur sapendo che non reggerebbero nei casi di grave divergenza.

Con Cisl e Uil abbiamo divergenze strategiche, quindi il rischio di rotture è sempre possibile, anche nella nostra categoria. D'altra parte sarebbe stupido misurare la bontà della nostra iniziativa semplicemente con il grado di convergenza o divergenza con Cisl e Uil. La nostra iniziativa è buona se realizziamo i nostri obiettivi strategici, meglio ancora se unitariamente.

Mentre occorre una estrema cautela nell'indicare, valutare e comparare il merito nelle vertenze contrattuali, perché bisogna sempre tenere conto delle specifiche condizioni concrete, oggettive (lo stato dell'azienda / settore) e soggettive (i rapporti di forza, ecc.), per il metodo ciò vale solo in parte.

Le recenti esperienze effettuate riguardo a regole, democrazia, partecipazione dei delegati e delle strutture territoriali, possono essere “utilizzate” anche in altri settori. Con pratiche conseguenti si rafforzerebbero e migliorerebbero consuetudini virtuose che in futuro potrebbero consentire anche una ridefinizione formale (oggi impraticabile) delle regole Fulc.

 

Sul metodo il coordinatore nazionale da il meglio di se stesso perchè gli permette di valorizzare il realismo del suo punto di vista. Un attegiamento che sembra l’assunto di “avanti piano, quasi fermi". In realtà il metodo partecipativo e democratico a cui ci si riferisce non è assolutamente praticato nè in Fulc nè all'interno dell'area programmatica di categoria.

 

In altri termini, si tratterebbe di definire, condividere e generalizzare pratiche standard (sia nella Fulc che nella Filcea) che per i rinnovi dei CCNL potrebbero essere, in modo sintetico e incompleto, così esemplificate:

definizione preventiva di linee guida Filcea (con gruppi di lavoro, seminari nazionali di settore, ecc.);

identificazione (formale e sostanziale) di un gruppo dirigente allargato costituito dai delegati e funzionari che comporranno la delegazione trattante;

sull'ipotesi di piattaforma da questi definita, ampia consultazione dei lavoratori;

gestione delle trattative trasparente, con ampia partecipazione della delegazione trattante (coinvolgimento anche tramite apposite commissioni e gruppi di lavoro, distribuzione delle bozze di lavoro fornite dalla controparte, riunioni frequenti);

assemblee di mandato;

dopo l'ipotesi di accordo, validazione con voto certificato e pubblicizzazione del dettaglio dei risultati;

se positivi, lettera alla controparte di scioglimento della riserva sull'accordo;

seminario nazionale Fulc (o Filcea) per la gestione del CCNL firmato e per la definizione delle linee guida per la contrattazione aziendale, con la delegazione trattante che resta operativa e titolare, per le questioni in sospeso o che dovessero presentarsi, per i 4 anni successivi.

 

Molte cose ovvie, ma si dimentica che anche la piattaforma va approvata dai lavoratori con voto certificato e verificabile.

 

L'ORGANIZZAZIONE DI LS FILCEA

Dicevamo sopra che abbiamo ulteriormente caratterizzato LSFilcea sulle pratiche e iniziato a costruire un gruppo dirigente dell'area più partecipato e coeso. Dobbiamo continuare su questa strada attuando (pur con gli impegni straordinari che abbiamo affrontato e che affronteremo) gli orientamenti dell'Assemblea nazionale di LSFilcea del 2002:

per conquistare una maggiore credibilità etica, per realizzare una dialettica senza rotture, per attuare verifiche per tutti;

per costruire un gruppo dirigente allargato e partecipato di LSFilcea.

 

Della serie, chi vuole criticare il coordinatore sta in realtà complottando qualcosa. Per il resto non si propone nulla di veramente operativo per l’organizzazione Filcea, lasciando quindi le cose come sono, ossia un'area programmatica di categoria allo sfascio. Anche sulla volontà di costruire un gruppo dirigente ed allargato di LS Filcea casca l'Asino, visto che il nostro coordinatore nazionale sembra trovare faticoso anche il solo convocare i compagni membri del direttivo nazionale.

 

 Il Coordinamento Rsu