COMUNICATO LAVORO SOCIETA’ FLAI – CGIL

SU CCNL INDUSTRIA ALIMENTARE

 

L’ipotesi di CCNL dell’industria alimentare appena raggiunta va inquadrata nel contesto politico nel quale ci troviamo. In quest’ottica si comprendono le operazioni che sono state compiute sulle leggi che attaccano il mondo del lavoro per destrutturarlo.

Per la prima volta ci si trova di fronte a decreti legislativi che sono esigibili dalle aziende e che non demandano, se non in minima parte, alla contrattazione collettiva la loro applicazione.

Infatti il dato politico più importante di questa ipotesi di contratto è quello di aver messo mano ai decreti legislativi sui contratti a tempo determinato (368/2001) e sull’orario di lavoro (66/2003) riuscendo a compiere un depotenziamento delle stesse leggi, riportandole in un contesto negoziale nel quale gli aspetti più deteriori non vedono la loro applicazione nell’industria alimentare.

Sui criteri di computo dell’orario di lavoro, sullo straordinario, sui riposi e sulle pause si sono evitate le negative ricadute della legge, e sono state rifiutate le provocatorie richieste della controparte.

Positiva è la norma con la quale si intende, in maniera congiunta, attuato il DLgs n.66 con le clausole introdotte nel CCNL. Questo evita la possibilità che una qualunque azienda possa chiedere deroghe anche a livello territoriale tentando di applicare in toto la legge.

Anche sui contratti a tempo determinato la logica è la stessa. Sono state definite le attività e quantizzati i tempi per i quali si possono utilizzare questa tipologia di contratti in caso di avvio di nuove attività o nuova linea/modulo di produzione. Ampliate le casistiche e definito un tetto del 14% in modo da contenere il dilagare di assunzioni a termine che la legge ha liberalizzato.

Tutto ciò è la conseguenza della continua azione che questo governo, con la sua politica di attacco mirato ai lavoratori, ha provocato. Trovarsi a fare i conti con questioni che ci hanno anche visto scioperare nei mesi scorsi vuol dire che quelle leggi stanno cominciando a produrre effetti, stanno cioè cominciando a modificare le condizioni reali delle persone, dei lavoratori.

Il risultato ottenuto nell’armonizzare le leggi e il contratto può essere considerato buono.

Ma nello stesso tempo bisogna anche riconoscere che si è fatta una operazione di tenuta rispetto al tentativo di sfondamento di Confindustria e del governo e perciò non si può parlare di una grande vittoria, ma solo di un buon risultato di contenimento.

Sul resto dell’ipotesi di contratto ci sono ombre e luci.

Negativo il tentativo di istituire un fondo sanitario integrativo di categoria prevedendo la formazione di un gruppo di lavoro che dovrà individuarne le modalità di costituzione; mentre è interessante l’apertura di un processo di costruzione di un vero e proprio sistema di inquadramento che sarebbe un utile strumento di contrattazione nelle mani delle RSU.

Sul part-time e congedi si è arrivati a una buona armonizzazione con le leggi.

Positivo è l’introduzione di un capitolo che riguarda i lavoratori immigrati, che nel precedente contratto non venivano affatto considerati. Questo non risolve tutti i loro problemi ma comincia a tenerne conto e ad affrontarli.

Un buon risultato, e in controtendenza rispetto agli ultimi anni, è la riduzione di 4 ore dell’orario di lavoro per i turnisti 3x6 e 3x7.

Si segna il passo sugli appalti e non si riesce a riconfermare in pieno il diritto alla riassunzione, che viene consentita per il 70% ma che in mano alle aziende può divenire uno strumento di forte discriminazione tra i lavoratori. Ma anche qui le rigidità della controparte sono il frutto della politica del governo che approva leggi peggiorative e che cancellano ciò che c’era.

Sul salario il risultato non è in linea con i parametri del 23 luglio ’93 poiché non tiene conto dell’inflazione programmata, ma non si guadagna l’abbassamento del parametro di riferimento.

Complessivamente, l’ipotesi raggiunta può essere valutata positivamente se si considera l’attuale fase politica e di scontro con la Confindustria (che non ha voluto sottoscrivere l’ipotesi di accordo) e soprattutto per le valutazioni politiche relative ai decreti legislativi.

 

                                                                          LAVORO SOCIETA’

                                                                                FLAI – CGIL

 

Roma 22 luglio 2003