| Viaggio del 14 - 18 luglio
2003 (resoconto di viaggio a cura
di Paola Ferroni di ALJ di Sala Bolognese) Introduzione cronaca
del viaggio Il
microprogetto artigianato Riunione
con il sindacato: il punto sulla campagna adozioni Stato
attuale della Zastava Conclusioni Introduzione Vi
inviamo un resoconto del viaggio appena concluso alla Zastava di Kragujevac per consegnare
le adozioni a distanza, fatto dall'Organizzazione di Volontariato ALJ. Ricordiamo
che le spese di viaggio sono state direttamente sostenute dai partecipanti, senza alcuno
storno dai fondi ricevuti per le quote di adozione a distanza da distribuire in questa
occasione (come del resto in tutti i precedenti viaggi effettuati). La delegazione era formata da 2 persone: Paola e
Leo da Sala Bolognese, BO. Avevamo
una decina di pacchi di vestiario, una stampante e cosette varie per computer da parte di
alcune famiglie adottanti italiane, e nove
pacchi regalo per singoli bambini adottati. Le
adozioni da distribuire erano 60, quota intera per il 3° anno consecutivo, per un totale
di 18.600 . Infatti
il Comitato di Solidarietà della Zastava ha operato una revisione delle schede dei
bambini in affido: dei nostri 112, cinque non hanno più bisogno di sostegno (entrambi i
genitori hanno trovato lavoro) e 47, pur essendo in condizioni difficili, sono comunque in
condizioni migliorate rispetto alle troppe famiglie che non sanno letteralmente come
tirare avanti e non hanno finora potuto ricevere alcun aiuto.. Del
resto alcuni dei nostri donatori da molto
tempo non hanno più versato nulla o hanno dichiarato di non poter più continuare per il
peggioramento delle loro condizioni economiche (ad es. i lavoratori di una fabbrica),
altri hanno perso il lavoro o hanno problemi familiari, altri ancora hanno dichiarato che,
dopo due anni, non intendevano continuare. Così, dopo aver interpellato gli affidatari
che abbiamo potuto raggiungere, abbiamo appunto deciso di impegnare i fondi finora
raccolti, anche con varie attività dei membri di ALJ, per dare subito immediata e
completa copertura alle nostre 60 famiglie che sono in situazione di assoluta necessità.
Si deciderà poi, secondo i fondi che si potranno raccogliere entro l'anno dai donatori e
dalle attività dei soci di ALJ, se prendere
in affido altre famiglie che, pur in condizioni disperate, non hanno mai avuto alcun
sostegno, o pagare il costo dell'operazione per alcuni casi medici. Quello che è certo è
che continueremo a impegnarci del nostro meglio, ma di questo parleremo più avanti. Siamo
arrivati a Kragujevac alle 17 del pomeriggio del 17/7, senza alcun problema durante il
viaggio, se non la sorpresa di trovare che in stagione turistica non si paga il visto di
ingresso rispetto all'ultimo viaggio effettuato alla fine di ottobre scorso.Siamo stati
accolti da Rajka e Milija che tengono in piedi il Comitato di Solidarietà della Zastava
con grandissimo impegno e sacrificio personale, e da Andrea e Mariella di Most za Beograd
di Bari, che avevano appena effettuato le loro consegne. Dopo
la verifica con Rajka e Milija delle liste delle adozioni e del loro ammontare, e aver preparato le buste col denaro da consegnare
la mattina successiva, abbiamo cenato (offerto da noi) con il segretario e il vice del
sindacato Samostalni, e successivamente riunione per fare il punto sulla campagna delle
adozioni e sul micro progetto delle donne che cercheremo di sostenere e di cui parlerò
più sotto. Poiche'
i prezzi dei pochi alberghi di Kragujevac non smettono di salire e sono ormai a livelli di
circa 50 euro per pernottamento, ci era stata prenotata una stanza all'hotel Mercur, un
po' fuori città, presso il campo sportivo, per 30 . compresa la colazione, carino e
tranquillisssimo, lindo e gestito con grande gentilezza (ci hanno perfino lucidato la
macchina!) Alle
11 di mercoledì 16 abbiamo distribuito le
quote delle adozioni tramite il solito incontro pubblico e aperto. Durante
l'assemblea, particolarmente affettuosa e festosa e a cui hanno partecipato più di
duecento persone (solo due famiglie erano assenti), e
la televisione regionale governativa, c'e' stato il solito scambio di regali tra famiglie
italiane e jugoslave e viceversa; bello il sorriso di Dejan che abbraccia il pallone! alla
fine il bagagliaio della nostra auto era pieno di fiori, marmellate e centrini. oltre a
sembrare la succursale di una distilleria di superalcolici. Al rientro nell'ufficio di
Samostalni abbiamo trovato uno dei genitori mancanti, che si è scusato per essere
arrivato in ritardo: aveva portato ad una
visita in ospedale la bimba che ha 13 anni ed è malata di leucemia. (l'altra famiglia è
venuta la mattina dopo, perché aveva avuto problemi di trasporto). Pranzo
buonissimo e straordinariamente affettuoso presso la famiglia di Natasa, una della nostre
carissime bimbe che cresce sempre più bellina e dolce. Andiamo
poi a trovare il nostro Vlada, che è sempre più grande, tranquillo e studioso: ci sembra
che la mamma, che ha, tra gli altri, gravi problemi di tipo tiroideo che le spingono gli
occhi fuori dalle orbite, sia un po' migliorata, almeno a vedere: lei sostiene di sì, è
una roccia. I due ragazzi sono felici dei maglioni e magliette che abbiamo portato. Cena
presso un'altra famiglia, affidata a Mariella e Andrea, governata da nonna Rada, una donna
veramente eccezionale che ha allevato Maia, la sua nipotina ormai quindicenne,
abbandonata dai genitori che sono spariti ben presto, e si continua a prendere cura di lei
con infinita difficoltà (Maia ha perso la vista di un occhio e rischia di perdere anche
l'altro, e in più ha problemi di artrosi dovuti a carenze patite in tenera età, ma sorride spessissimo e il suo bel visino
illumina la stanza e ci fa stringere il cuore) e sereno coraggio. Ci tratta come amici di
sempre, ci colma di attenzioni e di doni, compreso un pacchetto di cibo per il viaggio di
ritorno; e non parlerò della sua cucina e dei suoi dolci: ci sgrida perché secondo lei
mangiamo troppo poco, ma non è vero! Il
microprogetto artigianato Appena
entrati nella sala delle assemblee abbiamo visto che una decina dei grandi banchi con cui
e' arredata erano ricoperti da tende, tovaglie, centrini, tutti prodotti da un gruppo di
operaie licenziate. Noi
abbiamo acquistato, su prezzi decisi dalle donne di Kragujevac, un campionario di questi
prodotti, ma sono tutte cose molto belle, talune addirittura splendide, e i prezzi
veramente contenuti. Tuttavia, visto il mio limitato amore per centri e centrini, ho
suggerito loro di ricamare e/o bordare piuttosto tovaglie, lenzuola, asciugamani, tende,
ecc., cioè cose di maggior uso e utilità. Mi ripropongo di consultare negozianti che
conosco per avere le misure più standard: ad esempio le loro tende sono più larghe che
lunghe. Si potranno del resto chiedere loro lavori su commissione, anzi penso che sarebbe
un'ottima cosa. Metteremo
in vendita questi prodotti nelle solite feste e assemblee a cui partecipiamo (ricordo che
avremo lo stand di osteria con cucina alla Festa provinciale di Liberazione di Bologna,
dal 22 agosto al 9 settembre compreso); verificheremo inoltre la possibilita' di metterli
in commercio attraverso la rete dei negozi del commercio equo e solidale e altri negozi
disponibili, e organizzeremo un mercatino di queste e altre cose prima di Natale. Abbiamo
infatti scoperto che ci sono altre donne che fanno collanine e bracciali (ma non li ho
visti), e un'altra che fa deliziosi bicchierotti in terracotta con la faccia del tipico
serbo coi baffoni, e vedremo di procurarceli al più presto. Molto belli sono anche i
lavori che fanno a maglia con la lana grezza (calzettoni, gilè, maglioni) o ricamati con
motivi tradizionali. Potrò farvi vedere qualcosa alla Festa, in modo che possiate farvene
un'idea e dirmi cosa prendere quando torneremo a Kragujevac verso la fine di novembre
prossimo. Questa
idea è stata spinta all'attuazione prima di tutti da Brescia e da Trieste, ora ci siamo
anche noi: si tratta di un importante salto di qualita' all'interno della campagna di
solidarieta'. Nel campo delle adozioni infatti c'e' inevitabilmente la differenza tra chi
da' e chi riceve; qui invece c'e' un rapporto assolutamente paritario tra chi produce una
merce e chi la compra. L'auspicabile
decollo di questo progetto produrra' un sostegno al reddito delle famiglie che non
dipendera' piu' solamente dalla solidarieta' ma dal LAVORO. Puo'
essere l'inizio di una cooperativa femminile di lavoro artigiano. Riunione
con il sindacato: il punto sulla campagna adozioni Nella
nostra permanenza ci siamo incontrati con i rappresentanti del sindacato Zastava: il
presidente del Sindacato cittadino Savez Samostalnih Sindikat (l'analogo di una Camera del lavoro italiana) il
presidente del Sindacato Zastava IVECO il
segretario del sindacato ZZO - Zastava Zaposljvanje i Obrazovanje - che riunisce i
lavoratori Zastava in cassa integrazione a zero ore, che loro chiamano Ufficio di
collocamento Zastava. Ci
hanno ribadito l'importanza fondamentale che attribuiscono alla campagna di adozioni, come
sostegno al reddito delle famiglie. Il
numero totale di adozioni è stazionario intorno alle 1300; l'ammontare dell'adozione
costituisce una importante integrazione al reddito delle famiglie aiutate. Da
parte nostra abbiamo sottolineato che se pur con fatica cercheremo di garantire le nostre
60 in grandissima sofferenza per almeno altri 2 anni, e di fare il possibile per mantenere
il numero complessivo (112) delle nostre adozioni, prendendo in affido, al posto delle 5
cancellate perché fortunatamente non sono più in stato di necessità e delle 47 che
hanno comunque migliorato la loro situazione, altre famiglie che, pur essendo in
condizioni tristissime, non hanno mai potuto ricevere aiuti. A fronte di contributi che si
sono spenti, possiamo registrare sottoscrizioni nuove che, unitamente a quanto riusciamo a
guadagnare con lo stand, dovrebbero mantenere pressoche' costante il numero complessivo. Il
problema piu' importante e' cercare di mettere in piedi progetti che si autosostengano e
che possano produrre reddito a fronte di lavoro. In
questo senso va certamente il progetto sull'artigianato. Ma
chiunque avrà suggerimenti da darci, sarà più che benvenuto Stato attuale della Zastava Ecco
le nuove informazioni ricavate dai colloqui con i delegati (naturalmente come dato di
partenza mi rifaccio al contenuto della relazione di Gilberto Vlaic ai primi di maggio). Delle
38 unita' in cui e' stato suddiviso il gruppo Zastava solo una e' stata privatizzata,
Jugomedica, che è la più piccola e impiega 12/13 operai. Il consuntivo dell'anno 2002 ha visto
la produzione di 12.000 vetture, a fronte di una programmazione di 20.000 e ad una
produzione di 220.000 in epoca precedente allo sfascio della Jugoslavia e all'embargo
bombardamento della fabbrica. La
previsione di produzione per il 2003 era di circa 25.000 vetture, di cui 7.000 con motore
Peugeot con rispetto delle normative anti-inquinamento Euro3 e 18.000 con livello Euro2
per il mercato interno e la Macedonia. A
fronte di questo dato 100 lavoratori circa sono stati richiamati dalla cassa integrazione
a zero ore in Zastava Automobili, ma solo per brevissimi periodi di pochissimi giorni.
Alcuni sono stati addirittura "invitati" dal Direttore ad andare a raccogliere
la frutta in altri paesi: 12 ore di lavoro per 5 ., obbligati a dormire fuori casa
in condizioni inumane, donne con bambini piccoli! e se rifiutano 3 volte sono messi fuori
dalla lista del collocamento. Nei
primi quattro mesi dell'anno sono state prodotte 2300 vetture con motori Zastava. Purtoppo
la situazione è peggiorata poiche' la Peugeot non ha fornito i motori, che voleva pagati
in anticipo a prezzi di mercato e non a quelli tra fabbriche. Di
conseguenza a meta' aprile le fabbrica e' stata totalmente fermata. Il Governo ha promesso
denaro fresco per l'acquisto dei motori verso la fine di maggio; ha poi erogato il 60% di
quanto aveva concordato coi sindacati: è rimasto quindi scoperto il 40% della cifra
necessaria, perciò i piani di previsione non potranno essere rispettati. L'anno scorso il
governo aveva acquistato 680 motori dalla Peugeot, che sono stati montati solo sulle
vetture destinate all'esportazione; ci sono stati tuttavia problemi per l'esportazione,
perciò sono stati messi sul mercato interno ad un prezzo del 30% maggiore del prezzo dei
motori fabbricati qua. Il
salario per i lavoratori occupati e' stato comunque erogato per intero per evitare una
ondata di scioperi. "Continua
la telenovela con il bancarottiere americano Malcom Bricklin, che a ottobre scorso, sulla
base di un incredibile piano industriale, ha proposto di acquistare la Zastava Automobili,
con l'ipotesi di produrre tra cinque anni 220.000 automobili e con la previsione di
venderne il 75% sul mercato americano ed europeo. Ormai nessuno ci crede piu'; Briklin non
si e' presentato per la firma degli accordi prevista ad aprile scorso", scriveva
Gilberto Vlaic in maggio: però proprio ieri Bricklin era a Kragujevac e ha dichiarato
nuovamente in televisione di essere intenzionato a stipulare un contratto con la Zastava
Automobili per produrre un nuovo modello di auto, con nuova carrozzeria e nuovo motore
(fino a 1.000 di cilindrata) di tipo ibrido, cioè un motore a scoppio che alimenta
batterie per motore elettrico, simile a quelli che fanno Daewood e Toyota, e che solitamente motorizza macchine per uso
urbano. C'è più di un dubbio sul fatto che questa produzione abbia possibilità sul
mercato americano per le lobby dei petrolieri, che non vedrebbero certo di buon occhio
vetture a basso consumo, e forse troverebbe problemi anche sul mercato europeo che
difenderebbe le proprie produzioni. Questi
motori sarebbero fabbricati dalla DMB FAM RAKOVICA di Belgrado, ancora statale, che da
sempre ha fatto l'indotto per la Zastava (che però non sembra in grado di far fronte al
quantitativo necessario, se ho capito bene). L'accordo è ancora da fare, dovrà essere
firmato il contratto con la Zastava Automobili: Bricklin ha detto di voler investire 175
milioni di dollari, glissando sul fatto che l'Unione Europea non ha ancora concesso la
licenza di vendita, e non c'è neanche per i Paesi dell'Est, finora. Il
salario medio attuale dei circa lavoratori 17.500 lavoratori in produzione e' di 10.000
dinari al mese (165 euro), piu' basso del salario medio nazionale che e' di 11.000 dinari
(185 euro). Ricordiamo
che una famiglia media di 4 persone ha bisogno di almeno 250 euro contando solo i generi
di primissima necessita' Alcune
considerazioni sugli operai in cassa integrazione a zero ore; nell'agosto 2001, quando
scattarono i licenziamenti; erano 11.000. Al
momento attuale sono 6810. Molti
sono andati via non perché vanno a star meglio ma per disperazione, perché niente si è
mosso, perché è bloccata la produzione. Un
certo numero è andato in pensione, altri hanno preso 100 euro per anno di lavoro perché
erano pieni di debiti e ora sono disperati, non hanno a chi rivolgersi. In
molte famiglie ci sono tutti e due i genitori licenziati. I sussidi sono da 4.000 a 5.000
dinari [65 - 80 euro] al mese, ancora per i prossimi due anni, perché l'accordo era per
quattro anni.. Importante
è dire che l'età media è di 48 anni; ci sono tante malattie dopo dieci anni terribili
di embargo e di cibo scarso. Quasi
tutti i lavoratori che hanno lavorato nella ricostruzione sono stati licenziati. Parecchi
sono morti, e non ci sono dati ufficiali, non si conoscono le cause prevalenti di morte. Non
ci sono controlli periodici della salute, non c'è una banca dati. Questi
lavoratori non vedono speranze. Peggio
ancora stanno ovviamente quei circa 8400 operai che furono definitivamente licenziati
nell'agosto 2001, ricevndo una indennita' di circa 100 euro per anno di lavoro svolto. Il
denaro e' ormai finito e per loro non esiste alcuna prospettiva. SITUAZIONE
ECONOMICA GENERALE La
situazione economica in Jugoslavia è ovviamente molto problematica. Oltre alla Zastava
sono centinaia le fabbriche che sono state bombardate e non ricostruite. Abbiamo
visto servizi televisivi su un folto gruppo di operai della Sumadia DES di Kragujevac (una
impresa di invalidi che produce accessori) malati al Pronto soccorso perché, senza
salario da 15 mesi e senza nessuna risorsa (le trattative fino ad ora non hanno portato a
nulla), sono già al 6° giorno di sciopero della fame. Ci sono lavoratori in sciopero dal
Centro Commerciale. Il
Consorzio Profughi PKB (produttori di latte, pane, ecc. e trasporti) è stato privatizzato
dal suo direttore che l'ha comprato e i lavoratori devono decidere lo sciopero della fame;
inoltre il suo Centro Vendite, in via di
privatizzazione, è divenuto ospizio per i profughi, che ora saranno buttati sulla strada.
Lunedì prossimo inizierà lo sciopero di una delle 36 unità separate della Zastava, 9
direttori su 10 hanno dato le dimissioni (il 10° è in malattia). Alla SVESTA (stella),
fabbrica di cibi, il direttore ha venduto macchinari per 150.000 . (9.500.000
dinari), e non ha dato nulla per i salari, perché ha dichiarato di aver speso tutto per
arretrati di acqua, tasse, ecc.: saranno fatti gli accertamenti
, che però richiederanno tempo, e intanto gli operai... Ad
oggi i disoccupati sono circa un milione; gli occupati meno di due milioni. Ci
sono 300.000 lavoratori occupati che pero' non ricevono il salario da mesi. Lavorano
in nero circa 700.000 persone. La
legge sulle privatizzazioni ha fino ad oggi interessato 700 imprese con un totale di circa
25.000 dipendenti. La
Classe lavoratrice Jugoslava è oggi in condizioni di oggettiva debolezza e deve fare i
conti con la necessità di una ricostruzione post-bombardamenti che ha ormai da due anni
assunto una chiara direttrice iper-liberista. Lo Stato, governato da una coalizione
di centro destra e fortemente allettato e subordinato alle promesse di aiuto occidentali,
ha lasciato al libero mercato ogni decisione. Così i prezzi aumentano continuamente:
l'acqua, il telefono e la corrente elettrica sono aumentati del 60%, fatto particolarmente
grave per quanto riguarda l'elettricità dal momento che, non essendoci fornitura di gas,
da esse dipende tutto, compresi cucina e riscaldamento. La Ministra dell'Energia, che
viene dal Fondo Monetario Internazionale e dall'essere stata responsabile del
"riordino" della Bosnia, diventerà presto Presidente di tutte le Banche. Le
scuole e la sanità sono diventate prestazioni disponibili solo per i più ricchi, le
fabbriche, le zone industriali sono all'asta di profittatori occidentali che comprano
tutto a prezzi bassi e ponendo condizioni di lavoro inaccettabili. I dati ufficiali affermano
che circa i 2/3 della popolazione serba spende meno di 1 euro al giorno pro-capite, e che
un terzo spende meno di mezzo euro al giorno; il 60% della spesa e' per il cibo. Non
possiamo e non dobbiamo lasciare soli, abbandonati e invisibili, i lavoratori e le
lavoratrici jugoslavi e le loro famiglie. Dobbiamo
intensificare i nostri sforzi affinche' giunga a loro la nostra solidarieta' e fratellanza
materiale e politica. |