Welfare

Il 13,6% degli italiani sono poveri

 

Il testo che segue e le schede allegate sono tratti dal Rapporto sui diritti globali 2003 curato dal Gruppo Abele e dalla Cgil e pubblicato da Ediesse. Il Rapporto sui diritti globali fotografa lo stato dei diritti e analizza le politiche per una loro maggiore affermazione sia a livello locale che globale, con uno sguardo «strabico» rivolto agli avvenimenti del 2002 e agli scenari e prospettive del 2003. È diviso in quattro sezioni: Diritti economico-sindacali; Diritti sociali; Diritti umani, civili e politici; Diritti globali ed ecologico-ambientali. In ognuno dei capitoli e per ogni tematica viene definito il punto della situazione e vengono delineate le prospettive; l’analisi è corredata da una cronologia dei fatti, dalle bibliografie, da un accurato glossario e da un quadro statistico.

 

«Il numero di persone che vivono al di sotto della linea di povertà e che si trovano in situazione di esclusione sociale all’interno dell’Unione Europea è inaccettabile. Occorre prendere provvedimenti che abbiano un impatto decisivo nella direzione di un vero e proprio sradicamento della povertà attraverso la fissazione di obiettivi specifici» (Consiglio straordinario dei capi di stato e di governo, Lisbona, marzo 2000). Un’affermazione del tutto adeguata alla situazione italiana. Le dimensioni e le caratteristiche della povertà in Italia sono, anche e ancora nel 2002, allarmanti. La povertà - assoluta (determinata sulla base di un paniere di beni ritenuti indispensabili per una famiglia) e relativa (si definisce povera una famiglia di due persone la cui spesa mensile per consumi è pari o inferiore al consumo medio pro-capite del Paese) - non ha registrato alcun significativo miglioramento, nonostante le innovazioni legislative in materia di strumenti assistenziali adottate dal 1998. L’andamento disegnato dall’ISTAT, nella sua indagine sulla povertà in Italia nel 2001, parla di 2.663.000 famiglie - 7.828.000 persone - in situazione di povertà relativa (il 12% delle famiglie, il 13,6% delle persone) e di 940.000 famiglie - 3.028.000 persone - in condizione di povertà assoluta (il 4,2% delle famiglie, il 5,3% delle persone).

I più poveri tra i poveri
In questa sostanziale stabilità, tuttavia, qualcuno è sempre più povero. Se nelle Regioni del Nord e del Centro si assiste a un modesto decremento tra il 2000 e il 2001 (rispettivamente dal 5,7% al 5% e dal 9,7% all’8,4%), nel Sud si passa dal 23,6% al 24,3% per la povertà relativa e dal 9,% al 9,7% per quanto concerne la povertà assoluta. Sempre più esposte al rischio povertà sono le famiglie numerose: il 25% di quelle con più di 5 membri, a livello nazionale, che salgono al 36% nel Mezzogiorno; e se i figli sono minorenni, le percentuali salgono rispettivamente al 28% e al 37%. Insieme ai minori, gli anziani sono maggiormente penalizzati: se in una famiglia c’è un anziano, la percentuale di povertà relativa sale al 13,8% (al 17,8% se ve ne sono due), mentre al Sud oltre un terzo delle famiglie con uno o più persone anziane è sotto la soglia della povertà. Anche se si considera il genere, il Mezzogiorno è in svantaggio: se i dati nazionali non segnalano particolari differenze, al Sud una donna capofamiglia è povera nel 25,8% dei casi, un uomo nel 23,9%. Per quanto riguarda la povertà assoluta, il 2001 ha rappresentato un peggioramento netto per le famiglie - dal 7,6% all’8,7% - e se hanno 3 o più figli la situazione è anche peggiore - dall’11,5% al 14,5%. Il genere, qui, conta: a fronte di un 4,2% di poveri “assoluti” maschi, c’è un 4,5% di femmine, anche se si manifesta un lieve calo rispetto al 2000 (4,7%).

Dal Rapporto ISTAT, emerge con forza la centralità del dato geografico: vivere al Nord o al Sud fa la differenza. Diverse tipologie di famiglie settentrionali vedono una seppur leggera diminuzione dell’incidenza di povertà: quelle con un solo componente o con più di 4; quella con un anziano qualora non sia capofamiglia. Al Centro, la situazione è più stabile, peggiora solo per le famiglie con più di 4 componenti. Il Sud, vede invece un peggioramento delle condizioni sociali per alcune precise tipologie: le famiglie più numerose e, all’opposto, quelle di un solo componente o quelle con membri aggregati.

Anche per l’Istituto di studi politici, economici e sociali (EURISPES) la povertà è connessa alle aree geografiche. Il Rapporto Italia 2003 parla di un’Italia a tre velocità, in cui il 19,9% delle famiglie settentrionali ha un reddito superiore ai 40.000 euro, contro il 13% delle famiglie residenti al Centro e appena il 7,1% di quelle meridionali. È il Sud d’Italia a registrare la più alta percentuale di famiglie aventi un reddito inferiore ai 5000 euro (il 6,7%, contro l’1,2% del Nord e Centro). La povertà è anche maggiore se la persona di riferimento della famiglia ha meno di 35 anni, un dato particolarmente allarmante.

(25 giugno 2003)