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Gli sciacalli del dopo voto
D'Amato: «L'articolo 18 è costato 27 milioni di ore di sciopero e
la morte di Biagi». Maroni: «Avanti con la riforma»
COSIMO ROSSI
Eora, «avanti con la riforma» per la sospensione dell'articolo 18 a
chi ce l'ha. Lo dice il presidente di Confindustria Antonio D'Amato e lo conferma il
ministro del welfare Roberto Maroni. Sulla base dell'interpretazione del voto diramata dal
sottosegretario Maurizio Sacconi: «Larga parte degli italiani ha evidentemente ritenuto
che l'articolo 18 non contenesse un diritto fondamentale del lavoro». Che questo possa
tradursi in tempi stretti in una accelerazione della maggioranza e dei suoi sponsor
sociali sull'approvazione della 484 bis, che prevede la sospensione temporanea
dell'articolo 18, non è automatico: le casse del governo devono infatti misurarsi col
problema delle pensioni, mentre il problema politico principale per la maggioranza è
affrontare senza scontri campali il semestre di presidenza europea. Tuttavia la sonora
sconfitta del quesito fa cantare vittoria agli ambienti più oltranzisti.
D'Amato, addirittura, non si perita di sciacallare sulla morte di Marco Biagi, il
professore assassinato dalle Br che i falchi della maggioranza non mancano mai di brandire
contro ogni critica alle loro «riforme». Secondo il presidente degli industriali le
tensioni di questi due anni sono infatti costate «27 milioni di ore di sciopero fatte per
ragioni politiche, milioni di lavoratori in piazza e, purtroppo, anche la vita di Marco
Biagi». Rispetto a ciò, secondo D'Amato, «ora questo referendum fa giustizia nonostante
due anni di campagna forsennata». Perché si è fatto «credere che c'era un disegno
delle imprese per spogliarli dei loro diritti, mentre le imprese sono sempre state contro
i licenziamenti illegittimi, ingiusti e discriminatori». E perché, invece, «l'articolo
18 ha rappresentato per molti e per tantissimi anni un vincolo alla crescita delle
imprese». Per questo motivo «tutte le forze imprenditoriali e l'85% delle forze
sindacali avevano già concordato il superamento in via sperimentale dell'articolo 18;
cosa che noi dopo questo referendum potremo affrontare con più serenità e serietà».
Quindi, è il ragionamento del presidente di Confindustria, «ora andiamo avanti con le
forze sindacali che credono nel confronto e credono nella riforma». Cioè procedendo
sulla 848bis, che comprende anche la riforma degli ammortizzatori sociali. E senza la
Cgil. Anche se il vincitore D'Amato si mostra magnanimo: «Ci saranno presto da firmare
documenti sui quali si sta cercando unità con il sindacato per stimolare il governo -
dice - E quello è un tavolo nel quale aspettiamo il sindacato di Guglielmo Epifani. E'
tempo che questo sindacato ritorni a fare il sindacato e non politica».
Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro del welfare Roberto Maroni che, dopo avere
tribolato per quasi due anni anche con il suo elettorato intorno allo scoglio
dell'articolo 18, adesso si compiace: «Finalmente possiamo togliere il freno a mando e
andare avanti tutta, al fine di poter adeguare il nostro mercato del lavoro a quello dei
più avanzati partner europei». Secondo Maroni, che pure lamenta il mancato impegno della
per far prevalere il no, «dall'esito del voto si rinnova l'impegno del governo e della
maggioranza a proseguire sulla strada delle riforme, già indicata con l'attuazione della
legge Biagi».
Quindi, avanti tutta con la 848bis, per quanto a invocarlo concretamente nella maggioranza
non siano in molti. Anche perché su quel punto resta fermo anche il dissenso della Cisl a
cui sia D'Amato che il governo si richiamano. Tuttavia il sottosegretario Sacconi spiega
che dopo il referendum «l'articolo 18 non è più un tabù, ma una tutela modulabile in
relazione a parametri tanto oggettivi quanto soggettivi». Il che a suo avviso significa
che «l'esito referendario è un buon viatico sia per i decreti di definitiva approvazione
del decreto legislativo di attuazione della legge Biagi, sia per la seconda parte della
riforma dedicata agli ammortizzatori sociali, sia per il più complessivo Statuto dei
lavori destinato a contenere un più generale ridisegno dei diritti e delle tutele».
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