Quelle frasi infelici hanno lasciato
il segno. Ieri, a referendum sull'articolo 18 fallito, il presidente della Confindustria
Antonio D'Amato aveva detto che la bocciatura del quesito referendario faceva giustizia di
due anni di tensioni, tensioni costate "27 milioni di ore di sciopero fatte per
ragioni politiche, milioni di lavoratori in piazza e, purtroppo, anche la vita di Marco
Biagi". Oggi quelle parole suscitano la reazione indignata di Cgil, Cisl e Uil.
Reazione comune, nonostante le confederazioni abbiano vissuto su sponde spesso opposte le
tensioni cui faceva riferimento D'Amato.
'La dichiarazione di D'Amato è rozza, ambigua, irresponsabile e anche meschina', commenta
il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. E aggiunge: 'Mai mi sarei aspettato
che il presidente degli industriali dicesse una cosa di questo genere. Confermo
l'indignazione mia e della Cgil'. E' 'sbagliato' mettere in relazione la lotta sindacale e
il delitto Biagi': così il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. 'Non c'entrano
niente le intenzioni dei brigatisti con la realtà, ci sono dei conflitti sociali che
fanno parte integrante della società democratica. Non c'é causa-effetto tra il conflitto
sociale e il terrorismo. Questa è una dichiarazione rozza'. 'Faccio una distinzione netta
tra la dialettica sociale, che può essere aspra e difficile, e il terrorismo', ha detto
invece il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. "Però non bisogna creare
alibi a certe forme - ha aggiunto Pezzotta -. La nostra condanna sulle forme di terrorismo
è netta ma è netta anche la condanna all'intolleranza perché non aiuta".
Ma le parole dei leader sindacali non hanno indotto D'Amato a fare retromarcia. Il
presidente, oggi all'assemblea degli industriali di Parma, una volta informato delle
critiche riportate sopra, ha commentato seccamente: ''Biagi e' morto. Qualcuno l'avrà
ucciso''. Durante il suo intervento all'assemblea D'Amato non ha attenuato né corretto le
affermazioni rese ieri. Al contrario, le ha accentuate. ''Nelle contrapposizioni
ideologiche sono state bruciati sette milioni di ore di lavoro (...) ed e' stato ammazzato
Marco Biagi perche' ancora una volta il nostro Paese di fronte alle riforme importanti,
quelle che riguardano la gente, il rapporto di lavoro e le strutture sociali, mostra quel
deficit di democrazia che purtroppo fa si' che la strada delle riforme sia sempre
punteggiata da morti di chi credeva fino in fondo con coraggio nella necessita' di rendere
il Paese piu' moderno per dare piu' giustizia e opportunita' a chi e' escluso dal
benessere e dall'opulenza. E questa gente ha perso la vita credendo nelle riforme per le
quali ha combattuto''. ''Se il dialogo - ha detto sempre D' Amato nel suo intervento -
fosse stato sin dall' inizio un dialogo di civilta', di confronto democratico, serio e
responsabile cosi' come e' stato con le altre organizzazioni sindacali che hanno scelto di
essere e di rimanere sindacato e di non fare politica, probabilmente avremmo fatto queste
riforme a costi piu' bassi e soprattutto senza che Biagi perdesse la vita''.
Le dichiarazioni di Epifani, Pezzotta e Angeletti sono state rilasciate in una conferenza
stampa congiunta sul terrorismo. Oggi, infatti, i tre leader sindacali incontreranno il
ministro dell'Interno Beppe Pisanu, che pochi giorni fa ha lanciato un allarme sugli atti
di intimidazione di matrice terroristica contro le organizzazioni del lavoro. "Al
centro del colloquio - ha spiegato Pezzotta - saranno le iniziative dei sindacati
contro il terrorismo e l'attivita' del ministero contro i recenti attentati alle sedi
sindacali." Ma nessuna di tali iniziative sarà facilitata dalle dichiarazioni del
presidente della Confindustria.
(17 giugno 2003) |