Più stress e più rischi per i lavoratori precari

Una ricerca dell'Eurispes-Ispel rivela: infortuni, malattie e incidenti mortali sono almeno due o tre volte superiori tra loro rispetto a chi ha un impiego stabile

ROMA, 18 giu - I lavoratori precari sono stressati e più esposti al rischio di infortuni, malattie professionali e incidenti, anche mortali: i tassi di mortalità e infortuni sul lavoro di chi ha un'occupazione temporanea risultano doppi se non tripli rispetto a chi occupa un posto fisso. Una "forte relazione" tra precarietà occupazionale e cattive condizioni di lavoro è stata evidenziata dalla ricerca "Incidenti sul lavoro e lavoro atipico" realizzata dall'Eurispes in collaborazione con l'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro). "Il lavoro atipico - afferma la relazione - è spesso tanto precario quanto usurante". L'indagine sottolinea inoltre che con la riforma Biagi "l'area del lavoro atipico è destinata ad allargarsi". "Per natura e struttura - si legge nella ricerca - il lavoro flessibile "comporta un maggior rischio di incidenti e malattie professionali. E i tassi di mortalità e di infortuni dei lavoratori temporanei sono almeno due-tre volte superiori" a quelli dei lavoratori stabili e permanenti, essendo generalizzata, spiega la ricerca, "la tendenza ad assegnare a questi ultimi i compiti pericolosi, rischiosi o da prestarsi in ambienti insalubri che il personale regolare dell'impresa, di norma, rifiuterebbe".

Non sono migliori le prospettive future. Si ipotizza, sottolineano Eurispes e Ispesl, che ad aumentare saranno ''tecnopatie'' come quelle legate a un continuo utilizzo di supporti elettronici (posture, microtraumi) e, sempre teoricamente, gli infortuni in itinere, dovuti a maggiore mobilità nei casi di lavoro interinale o part-time. Il lavoro (o la sua mancanza) è la prima causa di stress nel mondo, ricorda la ricerca, e a esso va imputato il 54% dei casi osservati. In Italia è stressato il 41% dei lavoratori, un valore superiore a quello di Gran Bretagna e Germania (27%), Francia (24%) e Spagna (22%). Infine, sono oltre 6 milioni i lavoratori atipici in Italia. Il dato (6.076.664) è riferito al 2002 e indica un incremento del 7,3% sul 2000. L'incidenza del lavoro atipico sul complesso dell'occupazione è passata dal 20,4% al 27,7% in due anni. Tra gli occupati atipici, la maggior parte è rappresentata dai co.co.co (39,4%), seguiti da coloro che hanno un contratto full-time a tempo determinato (18,1%) e part-time a tempo indeterminato (16,1%). In Europa, rappresentano il 16% sul totale degli occupati. (News2000)