Istat / Le retribuzioni di aprile

L'inflazione si mangia i salari

Le retribuzioni contrattuali, ad aprile, sono cresciute rispetto a marzo dello 0,2%. Su base annua la crescita è dell'1,8%. Quasi un punto percentuale in meno rispetto al passo dell'inflazione, che sempre ad aprile ha segnato un +2,7%. 

Secondo i dati forniti oggi dall'Istat, l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti nel periodo gennaio-aprile è del 2,0% rispetto ai primi 4 mesi del 2002. Sempre in termini tendenziali, ma prendendo in considerazione le retribuzioni orarie e non quelle per dipendente, la variazione risulta dell'1,7%. L'aumento congiunturale delle retribuzioni contrattuali in aprile è stato determinato dalla corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale ai dipendenti del settore metalmeccanico (quasi 2 milioni) e dagli aumenti tabellari previsti dai numerosi contratti vigenti, come quello del sistema moda (tessili, vestiario, pelli, cuoio e calzature), il gas e acqua. Nell'interpretare l'aumento delle retribuzioni, sottolinea l'Istat, "si vede per contro che, al termine del mese di aprile del 2003, risultano in attesa di rinnovo 32 contratti". 

La variazione tendenziale dell'indice delle retribuzioni orarie contrattuali che ad aprile è risultata pari all'1,7%, è inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto a quella dello stesso mese per ciò che riguarda l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie, operai e impiegati (Foi) al netto dei tabacchi. Sulla base della dinamica precedente e dei contratti in vigore alla fine di aprile, l'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia ha già acquisito per l'intero 2003 rispetto al 2002 un incremento dell'1,5%, cioé di un decimo di punto percentuale superiore al tasso dell'inflazione programmata. Alla fine del mese considerato solo nel settore dell'edilizia risulta in vigore la totalità dei contratti osservati. "I gradi elevati di copertura contrattuale - afferma l'Istat - si registrano nell'agricoltura e nel settore credito e assicurazioni", mentre "livelli sensibilmente inferiori caratterizzano i settori di industria in senso stretto, trasporti, comunicazioni e attività connesse e servizi privati. Una copertura ancora più limitata si osserva nell'attività della pubblica amministrazione, mentre ne settore commercio, pubblici esercizi e commercio la quota dei contratti in vigore è nulla essendo scaduti entrambi gli accordi ad esse aderenti". 

'Si consolida nel mese di aprile lo scarto dell'1% tra inflazione reale e retribuzioni, con effetti drammatici sul tenore di vita dei lavoratori e quindi sulla disponibilità ai consumi, motore importante di un'economia che ha bisogno di ossigeno'. Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, commenta così i dati Istat diffusi stamattina. 'Il governo - spiega la sindacalista -, dopo aver causato la malattia, si appresta a curarne il sintomo con un decreto che favorirebbe rottamazioni, sconti e Dio solo sa quali altre diavolerie. Un supermarket di offerte nel deserto della domanda'. 'Com'è noto - sottolinea ancora Maulucci - , la sola cura del sintomo è inutile e spesso dannosa'. 'L'unico dato positivo dei conti del paese - conclude la segretaria della Cgil - è l'inflazione che cresce, mettendoci per ora al riparo da rischi deflativi. Come dire: se tutto va bene, siamo rovinati. Bisognerebbe investire nella ripresa, potenziando ricerca e innovazione di prodotto e soprattutto chiudere i contratti aperti sulla base dell'inflazione reale (quella programmata, come si è visto, è una fregatura)'. 

(29 maggio 2003)