Chiede al governo di portare a
termine la riforma delle pensioni senza rinunciare alla decontribuzione. Abbozza il quadro
di una situazione economica, quella dei prossimi mesi, ancora negativa e preoccupante.
Difende la sua battaglia "personale" contro l'articolo 18, che molte critiche
gli ha guadagnato anche dentro la Confindustria, e rivendica il varo di un "nuovo
metodo di relazioni industriali". Infine invita governo e opposizione a moderare i
toni dello scontro politico e sottolinea l'esistenza di un "problema giustizia"
nel paese. Questo l'ultimo discorso da presidente tenuto oggi da Antonio D'Amato
all'Assemblea generale della Confindustria. L'ultimo perché tra un anno ci sarà il
cambio della guardia al vertice dell'organizzazione, le elezioni, e, a tener conto delle
dichiarazioni rilasciate da Giorgio Fossa, spira un vento del Nord su viale
dell'Astronomia, e il prossimo sarà un "presidente del Nord".
Dunque anche un compendio di questi quattro anni da leader degli industriali italiani,
quello fatto da D'Amato questa mattina davanti agli iscritti e ai delegati, e davanti al
presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato, al ministro delle Attività
Produttive Marzano, e davanti ai sindacalisti, Angeletti, Pezzotta ed Epifani (con la Cgil
di nuovo presente nella sede di Confindustria).
"Le parti sociali possono essere le protagoniste di molte riforme e in questi anni,
in Italia, le piu' responsabili lo sono state. Abbiamo costruito difatti un nuovo metodo
di relazioni industriali, il nuovo dialogo sociale". Queste le parole di D'Amato sui
rapporti coi sindacati. "Appena due anni fa - ha spiegato - fummo accusati di voler
distruggere il sistema delle relazioni sindacali, di volere solo lo scontro sociale. Non
era vero e i fatti lo hanno dimostrato. La nuova forma di dialogo ha generato importanti
riforme, ha creato una nuova cultura che si va radicando nel mondo del lavoro, nel mondo
delle imprese, nel paese".
Nel difendere la validità di questo nuovo metodo di dialogo, nato sulle ceneri della
concertazione e dei "Patti" degli anni novanta, e genitore di una serie di
accordi separati che per la verità hanno spaccato più che dividere, il presidente di
Confindustria ha indicato nella necessita' di "rappresentare gli interessi generali
della societa', a cui le parti sociali devono dare il loro contributo", la strada su
cui proseguire nei prossimi mesi. "Il nuovo modello che abbiamo costruito in Italia
in questi anni - ha continuato - non cerca uno scambio reciproco di convenienza, ma
abbiamo guardato al di la' del nostro perimetro di rappresentanza. Lo ha fatto il mondo
delle imprese quando ha lanciato la sua offensiva contro l'economia sommersa, quando ha
fatto sua l'esigenza di maggiore equita' con un nuovo progetto di tutele e di sostegni
sociali per chi e' ai margini del mondo del lavoro". Ma D'Amato ha anche ricordato
che lo ha fatto anche il sindacato "quando ha accettato di aumentare la flessibilita'
del mercato del lavoro, riuscendo cosi' a rappresentare effettivamente anche i
disoccupati. Lo facciamo, ancora, quando rinunciamo al diritto di veto e chiediamo di
farlo anche alle nostre controparti, nella convinzione che rinunciare tutti a qualcosa e'
il solo modo per non bloccare il processo riformatore".
"Chi non ha voluto rinunciare a nulla lo ha fatto per affermare la propria presenza
politica". Evidente, seppure implicita, la critica alla Cgil. Infine D'Amato ha
ricordato che Confindustria "crede nella contrattazione. Crediamo nella possibilita'
di chiedere al legislatore un maggior ruolo della contrattazione sia nel definire
normative e regole del mercato del lavoro, sia nella gestione delle politiche attive del
lavoro". Ma dobbiamo dimostrare che "non e' un semplice scambio
flessibilita'-salario a esclusivo vantaggio delle imprese e dei propri dipendenti, ma che
la contrattazione e' lo strumento per lo sviluppo delle imprese e del lavoro".
D'Amato si sofferma per un attimo sull'articolo 18, la battaglia ideologica che più ha
contraddistinto la "sua" Confindustria, e sul prossimo referendum dice:
l'organizzazione degli industriali non ha "mai voluto imporre le sue idee a
nessuno", a cominciare proprio dall'art.18. "Credo però - aggiunge il
presidente di Confindustria - che dopo il 15 giugno, dopo che la maggior parte degli
italiani avrà votato No e avrà detto No al referendum non andando a votare, sarà più
facile parlarne, più facile trovare soluzione". Poi l'affondo sulle pensioni,
rivolto soprattutto agli interlocutori del governo che l'ascoltano in sala: la riforma
delle pensioni va fatta ora, in modo definitivo e strutturale, prima del varo della
Finanziaria di settembre. D'Amato ripropone la necessita' di introdurre disincentivi per
chi va in pensione anticipata e applicare incentivi per chi, viceversa, intende restare
ancora al lavoro. Confindustria e' pero' pronta a ''rinunciare agli attuali incentivi per
le nuove assunzioni'' in cambio della decontribuzione per i giovani assunti.
Dopo aver chiesto al governo di intervenire subito, gia' con la prossima finanziaria, per
rilanciare il Mezzogiorno, proponendo di applicare in quell'area del Paese aliquote
fiscali differenziate, a partire da un'anticipazione del taglio dell'Irap, D'Amato ha
dipinto la situazione economica europea. Un quadro che non induce all'ottimismo: secondo
le stime del Centro Studi di Confindustria, "quest'anno nell'area dell'euro la
crescita sfiorerà a stento l'1% e l'anno prossimo dovrebbe attestarsi su un modesto
1,8%". Secondo D'Amato "l'economia mondiale resta dominata dall'incertezza,
dalla mancanza di fiducia, dalla preoccupazione" e "non possiamo aspettarci di
tornare in tempi brevi ai ritmi di sviluppo che hanno caratterizzato la fine degli anni
'90''.
Infine l'appello alle forze politiche per una tregua indispensabile affinché il paese
riparta. ''Chiudere col passato, riformare la Giustizia, dare a chi governa e chi e'
all'opposizione piena autonomia e autorevolezza: questa e' la risposta che gli italiani si
aspettano''. ''L'Italia sta per assumere - ha ricordato D'Amato - la presidenza
dell'Unione Europea. Deve arrivare a quell'appuntamento avendo realizzato la pacificazione
nazionale''.
(22 maggio 2003) |