Ho ricevuto da alcuni compagni la richiesta di spiegazioni per la lettera
(vedi allegato), del segretario nazionale della Cgil G. Paolo Patta  a nome
dell'area Lavoro Società, che comunica l'uscita dal Comitati per il Si.
Credo che la lettera si spieghi bene; ma a personale integrazione mi sento
d'apprezzare la scelta fatta per conto dell'area, in quanto è coerente con
la conseguenza del voto dell'ultimo Direttivo nazionale. In quel direttivo
a larghissima maggioranza e stata votata la relazione del Segr. gen.
Epifani, che nell'indicare il voto al referendum sull'art. 18, stabiliva
anche il comportamento (vedi dispositivo e relazione allegate) che la Cgil
avrebbe adottato: una posizione autonoma nella campagna referendaria e
senza aderire ai Comitati per il Si (vedi anche dichiarazione voto).Mi
sembra coretto e conseguente  all'espressione di quel voto, praticamente
unanime, al quale hanno contribuito tutti i compagni dell'area Lavoro e
Società (salvo Grondona), presenti nel direttivo nazionale (dell'area Fiom
sono presenti il compagno  Cremaschi, Grondona e la compagna Vaccargiu),
che l'area abbia deciso di uscire dal comitato per il Si, per impegnarsi e
impegnare tutta l'organizzazione nella campagna  Referendaria.È un atto
formale che personalmente ritengo dovuto, dopo la scelta fatta. Altre
ragioni e argomentazioni tutte libere e legittime devono tener conto che
prima del 6 e 7  maggio non era scontato che la Cgil dicesse per il si, e
che nella Segreteria nazionale 5 segretari su 11 non erano d'accordo. Tutti
sappiamo come è positivamente finita. Immagino che il risultato finale sia
un punto d'equilibrio ritenuto avanzato da tutti coloro che l'hanno votato
e da tutti noi. Rispetto le diverse obiezioni che potranno essere fatte a
quanto sopra, ho letto anche qualche polemica per questa decisione
dell'area, ma resto convinto che quando si vota, cioè si prende una
decisione e tanto più se si contribuisce direttamente a farlo è giusto
essere conseguenti.


Un abbraccio a tutti Augustin Breda