Una scelta destinata a fare discutere
e a suscitare reazioni. Cofferati opta per l'astensione sull'articolo 18, esattamente come
la segreteria dei Ds su indicazione di Piero Fassino. E, inevitabilmente, alla
soddisfazione di quest'ultimo per la decisione di Cofferati fa da contraltare lo sconcerto
dei promotori del referendum e di chi ha deciso di appoggiarlo.
Una scelta, quella di Cofferati, che Paolo Nerozzi, segretario nazionale della
Cgil, ritiene sbagliata. 'Io rivendico una coerenza diversa - spiega Nerozzi in
un'intervista al Corriere della Sera. Nel merito, per almeno tre ragioni. Perché
il sì è quello che aiuta di più la Cgil a portare avanti la battaglia per i diritti;
perché è in linea col rapporto che abbiamo costruito con tutti i giovani e i movimenti
che si sono mossi con noi; e perché la Cgil, che è presente nelle piccole e medie
imprese, fa fatica a dire di non votare o votare no'. Con l'ex segretario generale
della Cgil c'è 'una differenza di opinioni e soprattutto di ruoli - precisa Nerozzi -, ma
che non tocca i rapporti personali. Abbiamo scelto due strade diverse'. 'Ma io - afferma
Nerozzi - rivendico anche una coerenza rispetto allo strumento. Il referendum non lo
abbiamo voluto noi. Bisognava fermarlo prima. Ma adesso che c'é abbiamo il dovere di dare
una risposta. Se oggi diciamo di non votare e magari tra qualche mese ci troviamo di
fronte alla necessità di promuovere noi un referendum contro le modifiche all'art.18 in
discussione in Parlamento? Ecco perché dobbiamo essere coerenti'. E Cofferati, sostiene
Nerozzi, non è stato coerente. 'In questa materia - aggiunge - non c'é una sola
coerenza. Chi dice il referendum è sbagliato e quindi non voto segue una sua linea. La
rispetto ma, per le ragioni che detto, non la condivido. Non avrebbe senso quindi
scambiarsi reciprocamente accuse di incoerenza. Tanto più su una questione che non è
decisiva per la Cgil. Con Cofferati continuiamo a pensarla allo stesso modo su tutte le
questioni fondamentali'.
Dura bocciatura anche da Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, per il
quale l'astensione ''e' una posizione assolutamente sbagliata, non coerente con il
concetto di partecipazione che e' proprio del movimento''. ''Capisco, anche se non
condivido - ha aggiunto Rinaldini - chi invita a votare no o ad astenersi al momento del
voto, ma non chi si augura che non venga raggiunto il quorum''.
CREMASCHI
(FIOM): DELUSIONE PER DECISIONE COFFERATI |
|
Sconcerto e delusione. Così Giorgio Cremaschi, della segreteria
nazionale Fiom, commenta la scelta dell'ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati, di no
votare al referendum sull'estensione dell'articolo 18. 'Non c'é dubbio che tra i
metalmeccanici il sentimento prevalente è lo sconcerto e la delusione - dice Cremaschi -.
Si dava per scontato nelle fabbriche che, al di là dei giudizi sul referendum, Sergio
Cofferati non avesse coerentemente dubbi sul fatto di votare sì. Non è stato così -
aggiunge - e, a mio parere, abbiamo visto prevalere definitivamente il Cofferati politico
sul Cofferati sindacalista, che ha guidato la lotta per i diritti. Ce ne dispiace -
conclude Cremaschi - ma andremo avanti'. |
12/05/03 17.25 |
Per i promotori del referendum la decisione di Cofferati è 'incomprensibile' e non
coerente con la campagna per i diritti portata avanti dal sindacato. Lo afferma il
presidente del Comitato promotore del referendum, Paolo Cagna. 'Non è un caso - ha
detto Cagna - che l'attuale segreteria della Cgil ritenga il referendum del 15 giugno
compatibile con i suoi obiettivi per l'estensione dei diritti. La Cgil ha fatto una scelta
coerente con la campagna fatta. Cofferati ha fatto una scelta coerente con
l'organizzazione politica nella quale milita'. Secondo Cagna la scelta di Cofferati è 'un
po' incomprensibile. E' incoerente - afferma - rispetto alla speranze sollevate. Non vedo
altra ragione per questa scelta che una logica interna al quadro politico. E' uno scontro
all'interno della sinistra che la gente non capisce'.
Giorgio Mele e Luciano Pettinari , della sinistra Ds, si dicono invece
"stupefatti per la posizione astensionista dei Ds e di Cofferati". "Non è
infatti comprensibile - affermano i due esponenti del Correntone - come si possa affermare
che il referendum del 15 contraddica la grande stagione dei diritti, di cui pure Cofferati
è stato indubbio protagonista. E' vero il contrario. Il referendum, al di là della
stessa volontà dei promotori, è diventato l'unico strumento nelle mani dei lavoratori
per continuare la lotta in difesa dei diritti". "Colpisce, infine, che Cofferati
- hanno concluso i due esponenti diessini - abbia ritenuto di rendere pubblica la sua
posizione per l'astensione dopo che, in forme diverse, ma tutte esplicite e chiare, tanto
la Cgil, quanto l'associazione "Aprile", di cui Cofferati è co-presidente, si
erano pronunciate a favore del sì".
Fassino: la posizione di Cofferati è quella dei Ds
'Sono molto contento che anche Sergio Cofferati abbia assunto una posizione che è
esattamente quella che i Ds hanno preannunciato da qualche settimana': questo il commento
del segretario dei Ds, Piero Fassino, il quale ribadisce 'il carattere inutile e
dannoso che ha questo referendum e la necessità di evitare i danni che potrebbe produrre
rendendolo inutile. Il modo migliore per renderlo inutile - sottolinea - è non
partecipare al voto per consentire invece al Parlamento di affrontare i problemi delle
imprese minori e dei diritti dei lavoratori di quelle imprese con una legge apposita che
è uno strumento più adeguato per affrontare questi problemi che non una scelta astratta
tra un sì e un no'.
Una nota di apprezzamento viene anche dal copogruppo del Ds al Senato, Gavino Angius.
'Voglio esprimere apprezzamento per la posizione illustrata oggi da Sergio Cofferati sul
referendum sull'articolo 18. Mi sembra una posizione ragionata e motivata, che denota una
giusta preoccupazione su quel quesito''. ''Sono le stesse preoccupazioni - ricorda Angius
- che, come segreteria Ds, avevamo gia' manifestato nelle scorse settimane, assumendo una
posizione molto precisa. Mi sembra molto importante che Cofferati entri nel merito delle
varie posizioni sul campo, e rilevi gli errori, gravi, fatti dai promotori di questo
referendum. E' giusto che Cofferati rivendichi per la Cgil l'efficacia di una battaglia
condotta nei mesi scorsi, e la serieta' delle proposte che la stessa Cgil ha avanzato per
l'estensione e l'allargamento dei diritti dei lavoratori. Sono inoltre giuste le
preoccupazioni sulle divisioni che l'iniziativa referendaria sta provocando nel sindacato,
nel mondo del lavoro, e (cosa non secondaria) tra le forze politiche del centrosinistra''.
''Mi auguro che questa autorevole presa di posizione - conclude Angius - possa aiutarci a
parlare ai cittadini italiani e a convincerli che questo referendum e' sbagliato, e che
altre sono le strade, gli strumenti e le iniziative che l'insieme del sindacato e
l'insieme delle forze del centrosinistra possono percorrere e utilizzare per estendere
giusti diritti e garanzie a tutto il mondo del lavoro, a cominciare da chi, come molti
giovani, ne e' oggi sprovvisto''.
Ma anche alcuni esponenti della sinistra Ds appoggiano la posizione del presidente di
Aprile. Tra questi Giovanna Melandri, che ha detto:. ''Condivido l'analisi di
Sergio Cofferati sull'attuale situazione politica (...) Penso anche io che non andare a
votare sia l'unica scelta possibile. Personalmente sara' quello che faro' il 15 giugno. Il
quesito proposto dal Comitato promotore, infatti, e' il modo peggiore per risolvere il
problema dell'estensione dei diritti dei lavoratori: votare no equivale a votare contro i
lavoratori e negare che esista un problema di estensione dei loro diritti, e questo non e'
accettabile. Ma votare si', creando di fatto un quadro normativo sostanzialmente
inapplicabile, non significa affatto introdurre forme di tutela per il nuovo lavoro piu'
debole, per quello parasubordinato e, soprattutto, per i molti giovani che chiedono nuovi
diritti per affrontare la crescente precarizzazione del lavoro''.
Su una linea analoga Carlo Leoni, altro esponente della minoranza Ds, che sostiene
di ''condividere in pieno'' la scelta di Cofferati. ''Nel momento del più grave attacco
della destra ai valori fondanti della nostra democrazia - afferma Leoni - servono atti che
uniscono, non iniziative di divisione. E non c'e' dubbio sul fatto che il quesito
referendario, peraltro inutile ed inefficace, stia dividendo il grande movimento per i
diritti che riempi' le piazze delle citta' italiane un anno fa''.
Per il governo parla il sottosegretario al Welfare Roberto Sacconi, intervistato
dal Giornale, secondo il quale l'opzione di Cofferati deriva da una forma di
"pensiero debole". 'Io la penso come Renato Brunetta - afferma Sacconi - non
andiamo al mare e non sottraiamoci al confronto sul referendum. Poi questo passaggio lo
dobbiamo compiere insieme alle forze che hanno condiviso con noi questi due anni di
lavoro, cioè i firmatari del Patto per l'Italia'. Il fatto che Cofferati abbia
preso le distanze dal referendum 'é la conferma di un pensiero debole: vorrei capire dove
sta la coerenza tra il sostenere, come ha fatto Cofferati, che l'articolo 18 è un diritto
alla civiltà, cioè un diritto per definizione universale, e la sua contrarietà a un
referendum che vuole estendere questo diritto a tutti'. Conclude Sacconi: 'La verità è
che l'articolo 18 è una tutela e non un diritto'.
(12 maggio 2003)
|