La svolta, in questinedita e
singolarissima trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, è avvenuta
nelle prime ore del pomeriggio di martedì 29 aprile. Anche se, per essere più precisi,
bisognerebbe dire che, in questa circostanza, la svolta di cui stiamo parlando più che
essersi prodotta è stata resa manifesta. Ma andiamo con ordine, anteponendo i fatti alle
interpretazioni. Come di consueto, la scena in cui si collocano gli avvenimenti annotati
nel nostro diario è a Roma, nellampio salone posto al primo piano dellala
occidentale della sede nazionale di Confindustria. A destra di chi entra nel salone, è
posto il lungo tavolo attorno a cui prendono posto i responsabili delle delegazioni
trattanti: da un lato, i rappresentanti di Federmeccanica, dallaltro quelli di Fim,
Fiom e Uilm. Tra il tavolo e i finestroni che si affacciano su viale dellAstronomia,
una seconda fila di sedie accoglie la parte restante della delegazione imprenditoriale. È
stato proprio dal suo posto al tavolo del negoziato che Antonino Regazzi, segretario
generale della Uilm, ha lanciato il segnale che la trattativa era in procinto di superare
il punto di non ritorno. Prendendo la parola per primo da parte sindacale, subito dopo lapertura
dellincontro fatta da Roberto Biglieri, direttore generale di Federmeccanica,
Regazzi ha suggerito che lincontro stesso proseguisse anche il giorno successivo,
mercoledì 30. Per uno che fosse appena entrato nel salone, questa semplice proposta
poteva sembrare meramente organizzativa e, quindi, priva di un particolare significato.
Per chi, invece, ha seguito la trattativa sin dallinizio, queste poche parole hanno
subito assunto un significato molto preciso.
Per capire perché, occorre fare un passo indietro. Anzi, due. Nel
dodicesimo incontro, quello del 17 aprile, Federmeccanica aveva annunciato unapertura
in materia di aumenti retributivi che, anche se non quantificata e presentata solo in
termini concettuali, era apparsa così bassa da non essere «potabile», a breve, neppure
per Fim e Uilm, che erano ancora attestate su una richiesta unificata di 92 euro
riparametrati. Se ne era dedotto che non cera più tempo per fare un eventuale
accordo separato prima della scadenza della moratoria, che scadeva il 27 aprile e che
impedisce ai sindacati di assumere iniziative di lotta. In un successivo incontro (il
tredicesimo), il 24 aprile, si era prodotta una mezza novità, ancora difficile da
interpretare. Federmeccanica aveva consegnato alle controparti dei primi testi di
riscrittura di vari articoli del contratto, frutto del lavoro delle commissioni riunitesi
nei giorni precedenti. Ora, comè noto, il fatto che in una trattativa comincino a
circolare testi scritti è il più chiaro indizio che si è passati dalla fase di studio a
quella in cui si va verso un accordo. La cosa, però, non andava in questo caso
sopravvalutata, perché mancava ancora il contesto «politico», al cui interno quei testi
potevano assumere un più robusto significato. Lunica cosa certa, al di là di
qualche passo avanti (ahimè, verso laccordo separato), restava il fatto che lo
scadere della moratoria trovava il negoziato ancora del tutto aperto e che, pertanto, i
tempi e gli esiti del negoziato stesso restavano incerti.
In apertura del quattordicesimo incontro, quello iniziato alle 15,30
di martedì 29 aprile, Biglieri chiedeva ai sindacati di svolgere le loro repliche ai
testi consegnati la settimana prima. Ed è qui che la proposta di Regazzi assumeva un
particolare significato. Per la prima volta, infatti, veniva esplicitata lipotesi di
superare la cadenza bisettimanale o, al massimo, settimanale degli incontri, dando il
successivo appuntamento al mattino del giorno dopo. La compresenza di testi scritti e
della proposta di dare continuità alle riunioni attorno al tavolo negoziale ha
rappresentato il segnale evidente che qualcosa di diverso stava succedendo: anche se in
termini non chiari, Federmeccanica, Fim e Uilm stavano manifestando la loro comune
volontà di raggiungere, in tempi relativamente brevi, un accordo che, sicuramente, non
avrebbe avuto il consenso della Fiom. Ai pochi soldi della parte salariale e ai molti
rinvii della parte normativa, si è aggiunto infatti qualche peggioramento sul piano dei
diritti.
(6 maggio 2003) |