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L’assemblea dei delegati e delle delegate dell’area programmatica Lavoro Società- cambiare rotta della Cgil dell’Emilia Romagna, ritiene la prossima campagna referendaria per l’estensione dell’art.18 a tutti e a tutte un’occasione  straordinaria per l’affermazione di una svolta offensiva  sul terreno dei diritti dopo anni di resistenza alle politiche di destrutturazione.

“Stesso lavoro-stessi diritti” non è un semplice slogan, ma la giusta rivendicazione di eguali condizioni sul piano delle tutele e dei diritti per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

L’assemblea ritiene necessario,dopo le numerose Camere del Lavoro che si sono espresse per il Si al referendum, che  anche la Cgil dell’Emilia Romagna faccia altrettanto.

Impegna in questo senso il coordinamento dell’area a richiedere la convocazione di un direttivo regionale della Cgil dell’Emilia Romagna affinché si possa giungere in tempi rapidi all’adesione alle ragioni del Si.

Il referendum appare inoltre come un’occasione importante per contrastare il tentativo di  imporre nuove e pesanti subordinazioni nel mondo del lavoro tramite la recente approvazione della legge 30.

Una legge che occorre contrastare anche e soprattutto sul terreno delle politiche contrattuali, costruendo pertanto piattaforme coerenti con le decisioni assunte al congresso della nostra Confederazione; sul tema della democrazia nei luoghi di lavoro, vincolando a qualsiasi azione negoziale il voto di approvazione dei lavoratori e delle lavoratrici; sul terreno dell’estensione dei diritti rifiutandosi, in primo luogo, di recepire integralmente o parzialmente i prossimi decreti attuativi della legge 30; sul terreno salariale costruendo richieste adeguate a realizzare un pieno recupero del potere d’acquisto dei salari e di una quota aggiuntiva di  produttività.

Da questo punto di vista la sola Fiom ha realizzato nel metodo e nel merito una piattaforma che interpreta efficacemente il senso e le ragioni di due anni di mobilitazioni sul tema dei diritti.

Altre categorie hanno scelto percorsi che a volte contrastano persino con le decisioni assunte dalla Confederazione, a partire dal  diritto individuale dei lavoratori ad esprimersi sugli accordi e sulle piattaforme, troppo spesso relegato in second’ordine in quanto elemento di rottura con Cisl e Uil, per finire a richieste salariali modeste.

Inaccettabile appare infine la decisione della Filcams di sostenere una proposta regressiva e antidemocratica sulla rappresentanza  sindacale.

L’assemblea dei delegati e delle delegate dell’Area ritiene necessaria una forte attività di coordinamento e di sorveglianza della Confederazione sulle politiche contrattuali delle categorie.

L’assemblea considera inoltre necessario che il mondo del lavoro continui ad esprimersi e a mobilitarsi contro la guerra unilaterale, illegittima ed ingiustificata degli Stati Uniti contro il popolo Irakeno, chiede pertanto con forza la costruzione di uno sciopero generale contro la guerra, che, qualora dovesse venire meno, come peraltro sta accadendo, l’unità d’azione con Cisl e Uil, la Cgil  deve sostenere autonomamente.