Michel
Collon
Poker
menteur les grandes puissances, la Yougoslavie et les prochaines guerres Edizioni
EPO, Bruxelles, 1998, pp. 380 - editions@epo.be
Introduzione
e capitolo I (traduzione
di pp. 7-48, senza immagini)
Al
rimpianto Sean Gervasi (USA), che ha lottato così coraggiosamente per la verità e la
pace A
tutte le vittime di questa guerra, qualunque sia la loro nazionalità PER
RENDERE CHIARA UNA GUERRA DICHIARATA "INCOMPRENSIBILE" ED ANCHE TUTTE LE ALTRE
CHE SI AVVICINANO
Qualche
campanello suonava ... Quello che ci raccontavano era o troppo semplice oppure troppo
complicato. Cosa ci veniva nascosto in questo bluff, machiavellico e omicida?
Governi e mezzi
di comunicazione ci dicevano che questa guerra in Jugoslavia era semplice. Tutto era colpa
degli aggressori serbi e le grandi potenze furono, sembrava, sorprese da questa esplosione
del paese. Allora perché nascondere che Bonn - da almeno 12 anni - sosteneva, finanziava
e persino armava i nazionalisti croati che preparavano la secessione?
Oppure si
metteva tutto sul conto dei famosi "secolari odi etnici": Serbi, Croati e
Mussulmani non avrebbero mai potuto vivere insieme in pace. Cosa che gli storici
smentivano
"Nazionalismo"?
Esatto, ma da dove proveniva e perché esplodeva proprio adesso? Domanda importante per
noi tutti, perché in questi periodi di crisi nazionalismo reazionario e razzismo
proliferano ovunque. In breve questa spiegazioni semplicistiche non spiegavano niente. La
chiave del mistero era altrove.
Guardandola più
da vicino questa guerra appariva invece molto complicata. Anche incomprensibile. Ci
dicevano, per esempio, che le grandi potenze si disinteressavano della Jugoslavia dove non
c'era petrolio. Ma allora per qual motivo gli Stati Uniti facevano pressioni sul dirigente
mussulmano Alija Izetbegovic perché non firmasse alcun piano di pace per far così
prolungare la guerra? E per qual motivo quegli stressi Stati Uniti finirono per imporre a
Dayton un piano che essi stessi avevano rifiutato tre anni prima?
Incomprensibile?
Solo se si accetta la versione ufficiale dei media come fosse oro colato. Perché le
guerre non cominciano con delle bombe, ma con delle menzogne. Dunque, come il nostro
"Attention, medias!" questo libro comincia col verificare quello che ci hanno
detto le televisioni ed i giornali americani, francesi, belgi ... Il primo capitolo ci
mostrerà che le menzogne dei mezzi di comunicazione sono state altrettanto enormi come di
quelle dell'epoca della guerra del Golfo. Svelerà il meccanismo e gli scopi di questa
disinformazione. È indispensabile togliere questo velo. Possiamo forse continuare a
tollerare che ci si menta in lungo e in largo ad ogni intervento militare?
I capitoli
seguenti esporranno quanto ci è stato nascosto: i veri interessi delle grandi potenze. E
le loro manovre segrete lungo tutti questi quattro anni di guerra. Poi analizzeremo da
dove vengono questi famosi "nazionalismi". Che interessi economici e finanziari
nascondono? Infine trarremo delle conclusioni generali ... Questa guerra verrà
rilanciata? L'Europa si jugoslavizza? Quali guerre ci minacciano?
Perché la
Jugoslavia è servita come laboratorio. Non siamo noi a dirlo, bensì il Segretario
generale della NATO, Javier Solana: "L'esperienza acquisita in Bosnia potrà servire
da modello per delle operazioni future della Nato". Dove si preparano a fare la
guerra?
Ma altri paesi
non sono più importanti nell'attualità che la Jugoslavia? La questione non è questa. Ci
facciamo manipolare saltando superficialmente da un paese all'altro e seguendo l'ordine
del giorno impostoci dai mezzi di comunicazione dominanti. O meglio, dai governi. Diamoci
il tempo di studiare il caso di questo specifico paese. Spazzando via l'insieme delle
menzogne mediatiche, e scoprendo le vere poste in gioco, ci doteremo dei mezzi per capire
i conflitti che verranno: Europa dell'Est, ex URSS, Asia Centrale, Africa, Medio Oriente,
forse Cina ...
La crisi
economica porta alla guerra? C'è un rapporto tra quello che viviamo oggi, cioè
disoccupazione, estensione della miseria, malcontento sociale, e quello che predicono
intuitivamente persone che hanno già molto vissuto: "Tutto questo finirà con una
guerra!". Non dobbiamo forse inquietarci quando, in poco note riviste specializzate,
alcuni strateghi ufficiali scrivono che la guerra nei Balcani e gli scontri tra grandi
potenze somigliano a quanto aveva preceduto la Prima guerra mondiale?
Per tutte queste
ragioni questa guerra ci riguarda da vicino. In qualche modo siamo tutti Jugoslavi. Non è
mai troppo tardi per capire, non è mai troppo tardi per difendere la pace.
1.
TEST SUI MEDIA: QUANTO VALE LA NOSTRA INFORMAZIONE? La
Jugoslavia, un paese "indivisibile"
Dopo questo
diluvio di informazioni, alla fin fine, cosa sappiamo della Jugoslavia? Un test realizzato
personalmente ci ha dimostrato questo: anche le persone che si sono interessate molto non
hanno mai ricevuto i dati storici e geografici di base che permettessero di comprendere il
dramma ... *
Occupata per secoli da imperi rivali la Jugoslavia ha visto le sue popolazioni divise,
deportate, convertite a forza, mescolate in una vera .. macedonia di nazionalità. *
dal 1945 al 1991 la Jugoslavia era composta da sei repubbliche, più due provincie
autonome che facevano parte della Serbia. *
Spezzare la Jugoslavia in Stati "etnici" non ha senso. Per esempio su 8 milioni
di serbi solamente 5,8 di essi vivevano in Serbia nel 1991. Gli altri risiedevano in
Croazia, Bosnia ecc. Sono stati presentati come invasori mentre essi, di fatto, vivevano
in quelle terre da molti secoli. *
Nel 1943 una commissione jugoslava aveva tracciato in maniera meticolosa le frontiere
delle nuove repubbliche, dopo studi ed inchieste. Milovan Djilas era l'ultimo membro
vivente di questa commissione: "Le popolazioni sono estremamente mescolate. Ma
frontiere pure e rigide su un piano etnico sono impossibili e non solo nei Balcani, ma in
tutta l'Europa". *
La carta mostra: nessuno stato "monoetnico" poteva essere costituito senza
giganteschi trasferimenti di popolazioni. O senza il loro massacro. Le guerre in
Jugoslavia mostrano cosa può accadere nel mondo intero quando il nazionalismo e
l'etnicismo diventano armi politiche. **
Carta etnica di pag. 11 da inserire BOSNIA,
LA REPUBBLICA PIU' MISTA *
La Bosnia era la repubblica più "mista" della Jugoslavia: 43 % di
"Mussulmani", 31 % di Serbi, 17% di Croati e 7% di Jugoslavi (persone figli di
matrimoni misti o che desideravano superare le nazionalità particolari). *
I mussulmani non presentano alcuna differenza "etnica" o linguistica con le
altre nazionalità della Bosnia, Si tratta di Serbi o di Croati che da lungo tempo si sono
convertiti alla religione mussulmana, sotto l'influenza dell'occupazione ottomana. *
Nel 1967 Tito decise che questi mussulmani -ma non quelli delle altre repubbliche
(Macedonia, Kosovo, Montenegro ...) diventassero una nazione, quindi Mussulmani con la
maiuscola. È un fatto praticamente unico nella storia: una religione fonda una nazione.
Come se i protestanti di Francia o i cattolici d'Inghilterra diventassero una
"nazionalità"! *
La Bosnia non è mai stata uno Stato. Salvo per un brevissimo periodo alla fine del
quattordicesimo ed all'inizio del quindicesimo secolo. Anticamente è stata una provincia
dell'impero turco, prima, poi di quello Austro-Ungarico, infine della Jugoslavia. *
Non esistevano quindi dei "Bosniaci" in Bosnia. Solamente dei Serbi,
generalmente ortodossi, dei Croati (cattolici) e dei mussulmani d'origine serba o croata. *
In questo libro scriveremo "Mussulmani" con la maiuscolo per indicare i
nazionalisti mussulmani. "Nessun
territorio è omogeneo" "In
Bosnia non esiste parte del territorio estesa in maniera significativa che sia etnicamente
omogenea. Repubblica più eterogenea delle altre, la Bosnia riunisce 31,3 % di Serbi, 17,3
% di Croati e 43,7% di Mussulmani. Definire delle divisioni etniche significa ridurre il
40% della popolazione al rango di minoranza. Una simile disposizione ridurrebbe
considerevolmente i diritti politici e civili di queste persone (dr: questo testo è stato
scritto all'inizio del 1992).
Una città come
Banja Luka diverrebbe immediatamente serba, e Sarajevo mussulmana; ma Banja Luka è un
antico luogo storico mussulmano e Sarajevo, con 150.000 abitanti serbi, è la terza città
serba del mondo. Da questa proposta di Lisbona i Croati diverrebbero una minoranza a
Mostar dove rappresentano il 40% della popolazione" Tihomir
Loza, giornalista di Sarajevo, sulla rivista "Babel" (Francia) giugno 1992, p.
37 __________________________________________________________________ "L'ONU
offre aiuto alla pulizia etnica"
"In Croazia
l'ONU mette a disposizione degli autobus per evacuare i Serbi della Slavonia occidentale,
offrendo così assistenza alla pulizia etnica (effettuata dai Croati) esattamente come
aveva fatto in Bosnia Erzegovina all'epoca dell'espulsione dei Mussulmani". Magyar
Szo, giornale della minoranza ungherese del Nord della Serbia, citato in "Courier
international", 1.6.1995 __________________________________________________________________ "Il
potere etnico causa dell'escalation"
La formula del
governo tripartitico in Bosnia Erzegovina è fondato sulla teoria dei tre popoli
costitutivi e del loro diritto a stabilire un potere etnicamente basato sui territori ove
sono maggioritari. Questa formula non ha portato alla pacificazione Gli appetiti dei
rappresentanti dei partiti non hanno fatto altro che aumentare e il loro governo è
divenuto la causa fondamentale dell'escalation dei conflitti e delle rivalità". Muhamed
Filipovic, professore di filosofia a Sarajevo, dirigente dell'organizzazione Mussulmana
bosniaca (opposizione), febbraio 1992 _________________________________________________________________ "La
Bosnia poteva esistere solo all'interno della Jugoslavia"
"L'esistenza
della Bosnia era possibile solo all'interno della Jugoslavia. In quel quadro Serbi
bosniaci e Croati bosniaci potevano coabitare senza interessi ed esigenze particolari e
non essere spinti verso la loro "madre patria" e tutti gli altri abitanti
potevano vivere in pace.
La fine della
Jugoslavia ha significato che i diversi gruppi della popolazione potevano essere
nuovamente opposti fra loro in funzione delle lotte di potere delle rispettive borghesie,
cosa che costituisce, per la Bosnia, una catastrofe senza pari. Soprattutto per quelli che
non intendono parteggiare per gli uni o per gli altri". Renate
Hennecke, avvocato, sul settimanale "KAZ" (Germania), novembre 1995 ________________________________________________________________ "Non
esistono né città Serbe né città Mussulmane"
"Un fattore
importante: il cosmopolitismo di tutte le città. Non esistono città serbe o mussulmane,
anche se i mussulmani sono leggermente più urbanizzati degli altri due popoli. Del resto,
anche considerando l'insieme, città e campagne, non esiste neppure una regione
etnicamente omogenea, al massimo si può notare una dominanza, come la preponderanza
croata nell'Erzegovina occidentale, o serba nell'Erzegovina orientale, come la
"sacca" mussulmana del nord-ovest. Malgrado ciò, la mescolanza e la coesistenza
rimangono ovunque la regola". Jean-Arnault,
rivista "M" (Francia) ottobre 1992, p. 52 _________________________________________________________________ "Dividere
era assurdo e criminale"
"Impossibile
separare le nazionalità senza provocare pulizie etniche. Pretendere di dividere la
Jugoslavia è altrettanto assurdo come dividere Bruxelles in comuni fiamminghi,
francofoni, arabi, spagnoli, italiani ecc. Assurdo e criminale. Tuttavia è questo che
hanno fatto la Germania, poi l'Europa e gli Stati Uniti, imponendo l'indipendenza della
Slovenia e della Croazia nel 1991, della Bosnia nel 1992". Michel
Collon, "Solidaire" (Belgio) 6 settembre 1995. ________________________________________________________________ **
cartina delle etnie da inserire dopo la parte scritta CHI
ABITAVA DOVE? *
Questa carta della Bosnia si basa sulle cifre del censimento ufficiale realizzato nel
1991, quindi poco prima della guerra. Indica per ogni comune la nazionalità
maggioritaria. In blu i Serbi, in bruno i Croati, in verde i Mussulmani. I Serbi, per la
maggior parte contadini, occupano l'area più estesa. *
Maggioritario significa almeno 51 %, ma non significa unico. Quindi i comuni sono ben più
misti di quanto lo indichi questa carta. *
Si vede che tutte le maggiori città -color malva- sono plurinazionali (non hanno
maggioranze assolute). *
Così dunque, dividere la Bosnia, era inevitabilmente isolare delle comunità,
"purificare" delle regioni intere e preparare deportazioni di massa. ______________________________________________________________ TEST
SUI MEDIA: quanto vale la nostra informazione? -
Warren Christopher (ministro US degli esteri, ai negoziati di Ginevra): È colpa vostra,
di voi europei, voi avete permesso che i Serbi invadano la Bosnia! -
David Owen (mediatore europeo): Ma ci vivevano! -
Warren Christopher: Da molto? -
David Owen: Da sempre. (1)
Da dove deriva
questo errore di Christopher? Dal fatto che gli organi d'informazione occidentali hanno
costantemente presentato i Serbi come aggressori venuti dall'esterno per attaccare la
Bosnia. Questo dialogo surrealista mostra che, se un ministro occidentale, se vuole
comprendere una situazione politica, non dovrebbe leggere i giornali. Noi, del resto,
ugualmente.
Le forze
nazionaliste mussulmane di Izetbegovic venivano presentate come le vittime. Questa è la
prima menzogna mediatica, il primo atto di una colossale campagna di manipolazione
dell'opinione pubblica. Di fatto una doppia campagna. Da una parte demonizzare i
"nostri" avversari, i nazionalisti serbi. Dall'altra parte angelizzare i
"nostri" protetti, i nazionalisti croati di Tudjman ed i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic. Angelizzazione e
demonizzazione viaggiano obbligatoriamente in coppia. ___________________________________________ affianco Come
si può aggredire il proprio paese? Il
generale Charles G. Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell'US European Command dal
novembre 1992 al luglio 1995. Dopo l'uscita di scena ha scritto: "Le
opinioni che ho sviluppato mi derivano dall'aver visto questa guerra da vicino,
praticamente costantemente, in tutto il suo lerciume. Queste opinioni divergono dalla
maggior parte delle opinioni tradizionali di Washington ... Tutte le fazioni della ex
Jugoslavia hanno perseguito il medesimo obiettivo - evitare di ritrovarsi come minoranza
in Jugoslavia o in qualunque altro stato le succedesse - e tutte hanno usato i mezzi
disponibili per realizzare questo scopo. In questa atmosfera di paura, di incertezza e di
rinascente nazionalismo, prima quelli della Croazia, poi i Serbi di Bosnia - con il
sostegno serbo -hanno imbracciato le armi per fare quello che il riconoscimento
internazionale aveva fatto per i Croati di Croazia ed i Mussulmani di Bosnia: assicurarli
che non sarebbero stati una minoranza in uno stato sentito ostile ... Infatti
molta parte di quelli che Zagabria considera territori occupati sono in effetti terre
occupate dai Serbi da più di tre secoli, da quando l'Austria imperiale ha posto i Serbi
sulla frontiere (Krajina) per proteggere i bottegai di Vienna e di Zagabria contro gli
Ottomani La
stessa cosa vale per i territori serbi della Bosnia, quello che i mezzi d'informazione
dell'Occidente chiamano il 70 % della Bosnia conquistato dai ribelli serbi. Non c'erano
che 500 mila Serbi in meno dei Mussulmani in Bosnia al momento dell'indipendenza, ed i
Serbi erano soprattutto contadini e proprietari delle maggiori aree. In una parola, i
Serbi non cercano di conquistare nuovi territori, ma di conservare quelli che appartengono
già loro" Foreing
Affairs (USA) settembre-ottobre 1995 ______________________________________________ DEMONIZZAZIONE
ED ANGELIZZAZIONE: sei bugie mediatiche che nascondono le reali cause.
Il nostro libro
"Attention, medias! manuel anti-manipulationa" descriveva, partendo dall'esempio
della guerra del Golfo, i processi di disinformazione utilizzati dai mezzi d'informazione
occidentali. Particolarmente la demonizzazione dell'avversario, processo che priva
l'opinione dei mezzi di comprendere i veri scopi economici e strategici di una guerra.
Rimandiamo a quel libro, soprattutto al capitolo 3 sulla demonizzazione (1) Anche se la
situazione Jugoslava è più complessa, vi si ritrovano gli stesi metodi. Analizzeremo le
sei tappe fondamentali di questa campagna: 1.
Il mito degli invasori 2.
i crimini dei "nostri amici" vengono tenuti nascosti 3.
messa in scena attorno a Sarajevo 4.
la demonizzazione se ne frega dei fatti 5.
la demonizzazione di tutto un popolo 6.
silenzio su un regime che spara sulla propria stessa gente.
In questo primo
capitolo ci limiteremo a dimostrare l'ampiezza della disinformazione. Alcuni aspetti non
potranno essere approfonditi e compresi completamente se non nei capitoli successivi. MENZOGNA
MEDIATICA n. 1: il mito degli invasori
Come hanno
presentato i mezzi di comunicazione principali la situazione della Bosnia? Come
un'aggressione operata dai Serbi venuti dall'esterno, dalla Serbia (capitale Belgrado),
che attaccavano un paese confinante nel quale non avevano alcun motivo di essere. In
alcuni media, più distinti, si parlava di una minoranza serba appoggiata dall'esterno da
Belgrado. Ma senza rifiutare il mito degli "invasori". Questo mito nascondeva
due elementi essenziali.
Primo elemento:
la Jugoslavia era un paese multietnico e multiculturale, una vera macedonia di
nazionalità (guardate le carte che vi presentiamo), impossibile da
"suddividere". Quando le grandi potenze hanno imposto questo spezzettamento con
i loro piani di suddivisione Vance-Owen e altri, il tutto non poteva portare dunque che
alla guerra civile, alle pulizie etniche ed alle deportazioni di massa. Secondo elemento:
i Serbi non erano degli aggressori venuti da un altro paese, essi hanno semplicemente,
quando sono scoppiate le ostilità, preso il controllo dei territori sui quali abitavano
da molti secoli e di alcuni punti strategici.
Per imporre
questo mito degli "aggressori esterni", mezzi di comunicazione come TF1, Le
monde, Libération ed altri hanno usato costantemente un linguaggio ingannatore. Mentre la
Bosnia era abitata da Mussulmani (43 %), da Serbi (31 %) e da Croati (17 %), quando tutti
questi vi vivevano da secoli, i mezzi di comunicazione occidentali hanno riservato il
termine "Bosniaco" ai soli mussulmani ed al regime di Izetbegovic. Al contrario
i Serbi di Bosnia non venivano mai definiti "Bosniaci" ma solo ed esclusivamente
Serbi. In questo modo si faceva credere al pubblico che essi fossero un elemento esterno,
venuto dalla Serbia e che era quindi legittimo cacciarli
Il trucco salta
agli occhi non appena si apre un manualetto di geografia. Ma non è mai stato corretto.
Perché? Perché il mito dell'aggressore e della vittima era necessario alla politica
occidentale. Bonn e Washington lavoravano allo smantellamento della Jugoslavia: i Serbi
che rifiutavano questo smantellamento dovevano dunque essere abbattuti. E per far questo
prima di tutto demonizzati.
Diffondendo il
mito del Serbo aggressore e del Mussulmano vittima, i media hanno impedito all'opinione
pubblica anche solo di capire cosa stesse veramente succedendo in Bosnia: una guerra tra
tre fazioni nazionaliste della stessa natura. Tre forze che cercavano ognuna di
impadronirsi, sulle spoglie della Jugoslavia, del massimo di territori, di potere, di
privilegi. Esattamente i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic (capitale Sarajevo), i
nazionalisti serbi di Karadzic (capitale Pale, aiutati da Belgrado) ed i nazionalisti
croati di Mate Boban (il suo esercito aveva le stesse armi, uniformi e mostrine
dell'esercito di Zagabria, del resto Tudjman, nelle sue conversazioni, non faceva alcuna
distinzione tra i due). Questi tre campi sono nella maniera più assoluta della stessa
identica natura. Tutti e tre ingannano la loro popolazione. Hanno le stesse concezioni
politiche di estrema destra, lo stesso sciovinismo, compiono gli stessi crimini di guerra
allo scopo di costituire dei "terr itori
puri". Il fatto che qualcuno, in certi periodi, abbia dominato militarmente gli altri
non ha cambiato nulla in questo, tutti questi nazionalisti sono profondamente reazionari e
criminali. Lo dimostreremo concretamente nei capitoli 14, 15 e 16.
Ma queste tre
forze non erano nella stessa situazione sul piano delle alleanze internazionali. I
nazionalisti croati e musulmani erano sostenuti, finanziati ed armati dall'Occidente,
soprattutto dalla Germania e dagli Stati Uniti. La Serbia non era sostenuta (ed ancora lo
è) che dalla Russia. Ecco perché nei nostri media gli uni sono divenuti degli angeli e
gli altri dei demoni. ______________________________________________ **
(elementi affianco) Una
menzogna dalla vita lunga... AFP
nota 5 agosto 1995 <"Non avevamo scelta: i criminali che occupano un terzo della
Croazia ed il 70 % della Bosnia non conoscono altra lingua che quella della forza" ha
dichiarato il capo della comunità mussulmana di Zagabria, Sefko Omerbasic> commento
in didascalia - Si nasconde accuratamente che questi Serbi
vivevano in quei luoghi da secoli ___________________________________________ ALCUNI
HANNO DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE, ALTRI NO.
Le grandi
potenze -ed i media- hanno giustificato l'esplosione della Jugoslavia con il preteso
"diritto all'autodeterminazione" dei popoli. Ma questo argomento solleva tre
problemi ... 1.
Perché non assistiamo ad altrettanto grandi campagne in favore dell'autodeterminazione
dei Palestinesi, dei Kurdi, dei Timoresi e di altre nazionalità massacrate con la
compiacenza totale -o peggio con le armi ed il sostegno- delle grandi potenze? 2.
Perché nessun media ha mostrato che applicata in questa maniera
l'"autodeterminazione" in Jugoslavia doveva fatalmente condurre alla guerra?
Perché non si è mostrato che, mentre l'Europa si unificava, era assurdo smembrare la
Jugoslavia in una serie di stati piccoli, deboli e non vitali? Che la Slovenia (1,9
milioni di abitanti), il Montenegro (0,6 milioni) o la Bosnia (4,3 milioni) sarebbero
fatalmente caduti sotto il controllo delle grandi potenze ed avrebbero perso ogni
possibilità di autodeterminazione reale? 3.
Perché si accordava questo diritto d'autodeterminazione a certi Jugoslavi e lo si
rifiutava ad altri? Sforzatevi di seguire la "logica" delle grandi potenze ...
In un primo tempo l'Europa, diretta dalla Germania, decreta che il 19 % degli Jugoslavi,
cioè i Croati, ha il diritto di separarsi dalla Jugoslavia, col pretesto che il 36 % di
Serbi vi giocano un ruolo dominante. In seguito, dopo aver organizzato l'indipendenza
della Bosnia, la stessa Europa giudica criminale che il 31 % di Serbi vogliano separarsi
da questa Bosnia dove il 43 % di Mussulmani giocano il ruolo principale. Dov'è la logica?
(nota) 3 _______________________________________-- **
affianco SU
COSA SI PUÒ' ESSERE "SOMMARI"? Biglietto
indirizzato il 19 aprile 1993 da un caricaturista americano al suo caporedattore: "Mi
è stato chiesto stamattina di preparare un disegno sulla sentenza pronunciata per
l'affare Rodney King (nero di Los Angeles massacrato di botte da tre poliziotti bianchi
ndr.) che dovevo inviarvi via fax al pomeriggio. Tuttavia,
data la complessità razziale e giuridica di questo processo, abbiamo deciso che sarebbe
preferibile non affrontare un problema simile con il linguaggio sommario di una vignetta
d'attualità. Vi spedirei, al posto di quella, un disegno sulla guerra in Bosnia"
Citato in Peter Brok, La presse partisane, Foreing Policy, inverno 1993-4 _______________________________________ MENZOGNA
MEDIATICA N. 2: nascondere i crimini dei "nostri amici".
Nel marzo 1993,
in un dossier de "L'evénement du Jeudi", il giornalista Patrice Piquard
denuncia la parzialità dei mezzi d'informazione francesi: "I silenzi della stampa
parlano. Perché il caso del Transall tedesco colpito da un tiro serbo è stato messo in
risalto ... mentre i ripetuti colpi dei Croati sparati contro aerei dell'ONU non suscitano
alcuna reazione? Per quale motivo le immagini riprese dalla televisione di Belgrado sulla
recente offensiva mussulmana nell'est della Bosnia ed il tremendo impatto sui civili del
bombardamento di Banjina Basta non sono state riprese da alcuna televisione occidentale?
<Se le vittime ed i rifugiati non fossero stati dei Serbi lo stesso documento sarebbe
passato molte volte sui canali CNN> dice sconfortato il responsabile di una
organizzazione umanitaria con sede a Zagabria" (nota) 4
Esatto. I mezzi
di comunicazione occidentali hanno utilizzato il metodo "due pesi due misure" in
maniera inimmaginabile. Facciamo un esempio, facile da valutare ... Nella stessa settimana
del gennaio 1993 due ministri del governo bosniaco sono stati uccisi a Sarajevo. Il primo
è un Mussulmano assassinato da un Serbo. Esce in prima pagine sui media. Il secondo è di
origine croata e ad ucciderlo sono state le milizie mussulmane. Muore in un silenzio
totale (nota) 5. La prime di "Le Monde", ad esempio, dedica un grande articolo
al ministro mussulmano assassinato (nota) 6. Non nomina neppure l'altro. Anche
"Libération" fa del primo la copertina (vedi a fianco), e richiede "un
intervento militare", "il mezzo per restaurare la credibilità della comunità
internazionale". Anche "Libé" lascia cadere la notizia dell'altro ministro
assassinato, cattiva vittima perché ucciso dai "nostri amici".
Due pesi e due
misure anche per quanto riguarda l'odiosa pratica degli "snipers". Salvo
rarissime eccezioni (RTBF, Envoyé spécial), è sempre stato sottinteso che questi erano
serbi, ed unicamente serbi. Curioso a questo punto leggere, nell'estate del 1994, sul
quotidiano di Sarajevo "Oslobodenje" questo interessante trafiletto: "Oggi
degli snipers serbi hanno ucciso uno e ferito due dei nostri concittadini a Nezdarici
mentre uno dei nostri snipers feriva una donna serba nel quartiere di Dobrinja controllato
dai Serbi" (nota) 7 . In un informazione strettamente controllata dal potere di
Izetbegovic era la prima volta che la popolazione di Sarajevo aveva il diritto di leggere
che la parte bosniaco-mussulmana aveva pure essa degli snipers. Ma i lettori francesi,
belgi, americani ... non avevano questo diritto. __________________________________ affianco foto
da riprendere dall'originale riquadro
con testata Le Monde "10-11
gennaio 1993 Assassinio
di un dirigente bosniaco a Ginevra Un
miliziano serbo apre la porta posteriore ... e spara su uno dei vice primi ministri
bosniaci. Raggiunto da sette pallottole, muore sul colpo". commento:
Questo ministro mussulmano esce in prima pagina su Le Monde e su Libération (foto in
alto). Un altro ministro assassinato la stessa settimana - ma croato quest'ultimo ed
ucciso da Mussulmani- non avrà diritto ad alcun accenno informativo. _____________________________________ GENERALE
BRIQUEMONT (ONU): "Totale disinformazione"
Comandante delle
forze dell'ONU in Bosnia dal luglio '93 al gennaio '94, il generale belga Briquemont è in
buona posizione per giudicare il lavoro dei media su questa guerra. Conferma: "La
disinformazione è totale ... La televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il
momento esiste l'unanimità nel condannare i Serbi, e questo non facilita certo la ricerca
di una soluzione. Non penso si possa guardare il problema della ex Jugoslavia e della
Bosnia-Erzegovina esclusivamente dal punto di vista antiserbo. Tutto è molto più
complicato di così. Non sto certo per dire che i Serbi non abbiano commesso quello che
hanno commesso, ma si nascondono troppo spesso fatti avvenuti nel '92, '93 e '94. Un
giorno, nel pieno della guerra croato-mussulmana, abbiamo fornito una serie di
informazioni su alcuni massacri compiuti in Bosnia dall'HVO, l'esercito croato, un
giornalista americano mi ha detto: <Se date questo tipo di informazioni, i
telespettatori americani non ci comprenderanno nulla>" ( nota)
8.
È colpa del
pubblico che sarebbe troppo stupido? No, questa scusa classica non regge. Non è per
aiutare lo spettatore che i media occidentali hanno fatto queste semplificazioni. Non
hanno mai semplificato in senso anticroato o antimussulmano. Perché questi due governi
erano sostenuti dalle grandi potenze. Ci hanno mostrato foto spaventose delle vittime
croate e mussulmane. Ma mai lo stesso genere di foto che mostrassero vittime serbe (nota)
9 Tuttavia foto altrettanto spaventose erano disponibili, noi ne abbiamo sotto gli occhi,
ma la stampa occidentale le tralasciava. Non erano vittime "buone" ...
Quando gli
scontri tra nazionalisti croati e mussulmani assunsero una portata tale che non fu più
possibile ignorarli, si sono forse viste le televisioni occidentali trasmetterne delle
immagini agghiaccianti? Si sono sentiti gli editorialisti pretendere sanzioni oppure
bombardamenti contro queste truppe? I media dominanti hanno domandato perché si punissero
solo le atrocità dei nazionalisti serbi, mentre quelle dei nazionalisti croati e
mussulmani venivano ricompensate con l'invio di armi, di consiglieri militari e di
assistenza tecnica? ___________________________________________ affianco Tutti
hanno commesso atrocità Il
comandante Jan Segers è stato capo dell'Ufficio informazioni militari dell'ONU a Zagabria
a partire dall'ottobre 1992. Si trova quindi in ottima posizione per comparare le
informazioni diffuse in occidente con quello che conosceva "dalla fonte". "
- La pulizia etnica è una specialità dei Serbi? -
Jan Segers:. I Serbi sono stati, a ragione, criticati per il loro accanimento contro le
minoranze della Bosnia. Ma i Croati hanno fatto la stessa identica cosa. Hanno bruciato
tre quarti delle case serbe della Krajina. Hanno massacrato vecchi, hanno avuto i loro
carnai. Un
fatto vissuto da un gruppo dell'UNMO tre settimane dopo l'offensiva in Krajina: una sera
un anziano serbo batte alla loro porta e denuncia di essere stato bastonato, espulso da
casa sua da soldati croati che avevano trattenuto sua moglie. Non essendo garantita la
loro sicurezza gli uomini dell'UNMO dovettero attendere il mattino per recarsi sul luogo.
Quando giunsero sul luogo trovarono la donna, di 72 anni, morta con una pallottola in
testa ... Io
non vedo "buoni" in questa guerra. A seconda delle loro situazioni o delle loro
possibilità, tutti hanno compiuto saccheggi, violenze carnali, massacri" Télémoustique,
30 novembre 1995 ___________________________________________ CHI
SPARA AI SOLDATI DELL'ONU?
Altro esempio
dei "due pesi, due misure". Contro le forze serbe che avevano preso alcuni
militari dell'ONU come ostaggi, i mezzi d'informazione hanno scatenato il mondo intero. Ma
non hanno segnalato che la maggior parte degli attacchi contro i Caschi blu erano opera di
forze ... mussulmane, secondo il rapporto della stessa ONU. A titolo di confronto ciò
veniva detto dalle radio jugoslave e russe, ma non da quelle del "nostro" campo
(nota) 10.
Il 3 settembre
1992 un aereo umanitario italiano della Nazioni Unite viene abbattuto da due missili
vicino a Sarajevo. Quasi tutti i media accusano le forze serbe. Alcuni giorni dopo
qualcuno pensa che possa essersi trattato dei Croati (nota) 11.. Ma quando l'ONU stabilì
che la colpa era dell'esercito bosniaco, il caso scompare rapidamente. Né l'Italia né
l'occidente protestano, nessuno richiede sanzioni contro il regime di Izetbegovic. Altro
esempio: nel febbraio 1993 un proiettile da mortaio colpisce un blindato dell'ONU
nell'aeroporto di Sarajevo. Muore un soldato francese. Scandalo. Quando il generale
Morillon dichiara che i colpevoli sono le forze mussulmane il caso svanisce a sua volta
(nota) 12.
Le forze
dell'ONU vengono aggredite molto frequentemente negli anni 93 e 94. I loro rapporti
indicano che il 90 % di questi attacchi provengono dai mussulmani. Ma non si parla neppure
di modificare il sacrosanto rapporto tra buoni e cattivi. Così un dispaccio dell'agenzia
AFP del 7 febbraio 1994 passa invisibile al pubblico. Secondo l'ammiraglio francese
Lanxade, dice il dispaccio, nessun responsabile francese desidera intervenire sul fatto
che la maggior parte dei soldati francesi che erano in Bosnia come caschi blu sono stati
uccisi dai Mussulmani. Una confessione simile, spiega l'ammiraglio, avrebbe del resto
chiarito parecchi aspetti della crisi.
Per demonizzare
non si indietreggia neppure davanti alla falsificazione pura e semplice. Regolarmente
vengono accusati i Serbi per crimini commessi dai loro avversari. Così, mentre i Croati
bombardano il ponte di Mostar, il mensile "Actuel" (vedere pagine seguenti)
denuncia i ... Serbi quando ormai da tempo non ce ne sono più nella regione! Anche
"Newsweek" accusa i Serbi. BUGIA
MEDIATICA n. 3: scene attorno a Sarajevo.
La scenografia
dell'assedio di Sarajevo ha giocato un ruolo cruciale. È servita ad imporre nel mondo
intero lo stereotipo ingannevole stile western. I Serbi erano i cattivi, gli aggressori
che circondavano ed affamavano la città Gli assediati erano presentati come "400.000
civili indifesi". In questo modo l'esercito e le milizie mussulmane di Izetbegovic
erano lasciate nell'ombra oppure venivano presentate come meramente difensive. Mentre
queste milizie, composte da detenuti liberati con un decreto di Izetbegovic, assalivano
anche popolazioni mussulmane.
In verità
Sarajevo era piuttosto una città divisa che comprendeva anche dei quartieri serbi, a loro
volta bombardati dalle forze mussulmane. Poco prima di lasciare il proprio posto di
comandante della Forpronu a Sarajevo il generale Briquemont ha spiegato che ci si
dimenticava generalmente del fatto che i Mussulmani attaccavano Grbavica ed altri
quartieri serbi della città. Questa dichiarazione è stata a sua volta dimenticata.
La Croce Rossa
internazionale ha redatto un documento in cui si rendeva conto dei settemila serbi uccisi
dalle forze mussulmane nella città di Sarajevo. Un ufficiale olandese ha parlato di
questo rapporto ad alcuni giornalisti jugoslavi, ma solo fuori registrazione (nota) 13. Il
documento rimane segreto, l'opinione pubblica non può vederlo.
Le sofferenze,
reali, della popolazione di Sarajevo sono state vergognosamente manipolate, quando non
utilizzate come messinscena dai media e da certi intellettuali come Kouchner. Come in
Somalia, non si è indietreggiati davanti a nessun imbroglio. Nella pagine seguente
pubblichiamo due testi che smascherano questi imbrogli. Uno è stato scritto da un uomo
della base, un soldato britannico dell'ONU. L'altro da un alto responsabile, un generale
americano andato in pensione. Tutti e due annientano il mito dell'assedio di Sarajevo. Le
loro testimonianze sono limpide: il governo di Izetbegovic provoca lui stesso grandi
sofferenze alla sua popolazione e di fatto la tiene in ostaggio.
Delle vere e
proprie messinscena sono state orchestrate per rafforzare il mito dell'assedio
"aggressore contro vittime impotenti". Perché questo mito serviva a
giustificare l'intervento occidentale per "aiutare i deboli". Un esempio di
messinscena ... Nel gennaio 1993 un grande show televisivo ci mostra la nascita di un
bambino nell'ospedale di Sarajevo, drammaticamente privato d'acqua "per colpa dei
Serbi". Ma, subito dopo che le telecamere hanno finito di girare, l'infermiera porta
il neonato all'hotel Holiday Inn, distante solamente trecento metri e lo lava senza alcun
problema. Le telecamere seguono il piccolo ma nella fase di montaggio le immagini finali
spariranno per scuotere di più gli spettatori (nota) 14.
E non è il caso
di dirci che queste carenze d'acqua sono spesso state provocate ... dalle stesse autorità
di Sarajevo! Non è il caso di comunicarci che è stato lo stesso governo Izetbegovic che
ha bloccato l'arrivo del gas naturale russo (nota) 15 o il ripristino dell'elettricità
(nota) 16 E quando ci viene annunciato che l'arrivo degli aiuti umanitari a Sarajevo
"è ripreso, ma si è dovuto sospenderlo immediatamente", non ci viene
comunicato che questa sospensione è stata imposta dalle autorità di Sarajevo perché i
loro depositi erano pieni, ma riservati al mercato nero! (nota) 17
Nel novembre 93,
Jaques Toubon, all'epoca ministro della Cultura francese, lancia una proposta
spettacolare: "la creazione di un corridoio di libertà" per permettere agli
intellettuali ed agli artisti bosniaci di uscire da Sarajevo (nota) 18 Mai segnale però
al pubblico che per far uscire questi artisti prigionieri sarebbe stato necessario
battersi contro ... i soldati di Izetbegovic! ____________________________________________ (affianco) VA
BENE TUTTO Il
giornalista americano Peter Brock ha rilevato alcuni "va bene tutto" nei media
US. "Alcune
scene di strade distrutte a Vukovar nel 1991 sono state riutilizzate come <scene di
combattimento a Dubrovnik> dove scontri simili non ci sono mai stati Estate
1992. La BBC filma <Un Mussulmano bosniaco prigioniero in un campo di concentramento
serbo>. In seguito i suoi familiari lo identificano: è Branko Velec, ufficiale in
pensione dell'esercito jugoslavo. È un Serbo bosniaco, prigioniero in un campo
mussulmano. Agosto
1992, Sarajevo. In un autobus colpito da uno sniper ci sono molti <neonati e bambini
mussulmani>. Nei fatti molti bambini sono serbi. Un piccolo ucciso viene presentato da
molti reporters televisivi come mussulmano. Ma si vede eseguire un rituale funebre
ortodosso. 4
gennaio 1993. Newsweek pubblica la foto di molti corpi: <Esiste qualche modo per
fermare le atrocità serbe in Bosnia?> In verità queste vittime sono serbe. Il corpo
di un uomo, ben riconoscibile dal vestito rosso, figurava in un reportage girato a Vukovar
l'anno prima Marzo
1993. La CNN mostra il "massacro di 14 mussulmani" supposti come uccisi da
alcuni Serbi. Più tardi appare che le vittime sono Serbi. Nessuna rettifica. Segue un
altro incidente simile con 10 vittime. Inizio
agosto 1993. Una foto del New York Times presenta una donna croata di Posusje che piange
suo figlio ucciso da un attacco serbo. Nei fatti a Posusje combattimenti sanguinosi hanno
opposto Croati e ... Mussulmani (34 vittime croate)" Star
Tribune (USA), 17 dicembre 1993 __________________________________________ pag.
19 TI
BATTEZZO SERBO. LO CHIEDE LA CAUSA. Newsweek
1993 Foto:
seppellimento di vittime mussulmane a Vitez "MOSTRARSI
DECISI. AL FINE. Warren
Christopher è in volo in giro per l'Europa per consultare gli alleati. Fonti vicine a
Clinton confermano che le opzioni includono anche raids di bombardamento per fermare i
Serbi e togliere l'embargo sulle armi destinate ai Mussulmani" fotografia
con didascalia: L'INGANNO Una
foto orribile, invero, usata per chiedere che si bombardino i Serbi. Solo che Newsweek
nasconde accuratamente ai suoi lettori che sono i ... Croati che hanno ucciso questi
Mussulmani a Vitez fotografia
con didascalia: "ACTUEL
dicembre 1993 Punto
strategico da eliminare per i Serbi il ponte di Vukovar era uno splendore del patrimonio
architettonico e storico della città croata. Dall'inizio
della guerra, circa 500 chiese, castelli, musei ed altri monumenti storici dell'ex
Jugoslavia sono stati distrutti dall'artiglieria serba e ridotti allo stato di
ghiaia" RIDICOLO Il
ponte nella foto è quello di Mostar. A Vukovar, vicino al Danubio (il più grande fiume
d'Europa), non c'è nessun ponte. Sono i nazionalisti croati che, il 9 novembre 1993,
hanno deliberatamente distrutto questo ponte di Mostar. L'hanno ammesso. In quella regione
non c'era alcuna forza serba e la popolazione serba del luogo (30 % prima della guerra)
era stata uccisa o cacciata già da tempo. Le tre parti in lotta hanno distrutto molti
edifici religiosi. Su 156 chiese ortodosse situate in Croazia, 100 sono state rase al
suolo, ha detto il giornalista americano Peter Brock. Su questo Actuel tace. Due mesi dopo
si scusa per aver confuso le due città. Un pò' poco! fotografia
con didascalia: Le
Nouvel Observateur n. 1468 Miliziani
serbi: l'orrore non è più accettabile per i cittadini del mondo." MENZOGNA In
realtà si tratta di miliziani croati, perfettamente riconoscibili dallo stemma nazionale
sul berretto. fine
pagina foto ____________________________________ CHI
HA RAGIONE: Toubon, Kouchner o Merlino?
Era tutto
spiegato chiaramente nel libro di Jaques Merlino, redattore capo di politica
internazionale a France ". Controcorrente rispetto ai suoi colleghi Merlino aveva,
dall'ottobre 1993, rifiutato le favole di Kouchner o Bernard-Henri Lévy scrivendo:
"Come non ricordare, come prima cosa, che questo popolo è prigioniero per volontà
di Izetbegovic? Chi sa che dall'inizio della guerra le milizie mussulmane impediscono ai
civili di lasciare la città? E che ogni notte, a rischio della vita, ci sono decine di
persone che cercano di scappare attraversando la pista dell'aeroporto? ... I bambini di
Sarajevo sono altrettanti ostaggi detenuti per soddisfare il desiderio di potere di un
pugno di uomini". (nota) 19.
In giugno dello
stesso anno il generale francese Morillon, in un'intervista concessa al "Lidove
Noviny" di Praga aveva "denunciato con fermezza il governo mussulmano di Bosnia
per non aver permesso di togliere l'assedio a Sarajevo. Il regime bosniaco vuole mantenere
Sarajevo come un punto di focalizzazione della simpatia del mondo ed ha, ripetutamente,
rifiutato di autorizzare la Forpronu di mettere in atto un cessate il fuoco" (nota)
20. Ebbene, i dirigenti di Sarajevo si erano coscienziosamente preoccupati di portare i
loro figli all'estero, al riparo dalla guerra, ma tenevano come ostaggi i figli del loro
popolo.
Questo libro di
Merlino, pubblicato nell'ottobre del 1993 e bellamente censurato dai suoi colleghi, non è
riuscito a cambiare l'informazione dopo la sua uscita. Le bugie mediatiche ed i miti sono
stati mantenuti in vita. Perché? Esattamente come all'epoca della guerra del Golfo, non
si trattava di informare, ma di condizionare. Per spingere le persone ad accettare la
politica dei governi occidentali, non si trattava di permettere loro di capire. Al
contrario, bisognava impedire loro di riflettere.. È per questo che il mito di
"Sarajevo prigione dalla quale non si evade" è così duro da abbattere (vedi
sotto).
In realtà
esisteva una galleria - controllata dalle forze di Izetbegovic - che collegava Sarajevo
all'esterno. Ma il regime Mussulmano la utilizzava solamente per gli spostamenti di
truppe. E ne proibiva l'accesso ai civili. Questo fatto è chiaramente stabilito nei
rapporti della Forpronu che non sono stati resi pubblici. A che scopo il regime di
Izetbegovic teneva prigionieri in tal maniera i cittadini si Sarajevo? Il rapporto della
Forpronu del 20 ottobre 1994 risponde chiaramente: "Lo scopo dei Bosniaci non è
cercare di spezzare l'accerchiamento serbo di Sarajevo, perché è loro interesse politico
che l'assedio prosegua". ________________________________ affianco "Sarei
certamente sorpreso se paragonassi le informazioni a quello che ho visto <Nick
Gowing, giornalista della TV britannica ITN, corregge l'impressione dominante sull'assedio
di Sarajevo> "Non
si saprebbe esagerare l'orrore e la tragedia di una popolazione presa come bersaglio da
colpi che partono dalle colline circostanti. Ma i responsabili dell'ONU incaricati di
sorvegliare gli scambi di colpi tra Bosniaci (ndr: Mussulmani) e Serbi dicono che titoli
del tipo <I Serbi bombardano Sarajevo, uccidendo venti persone> danno un'impressione
ingannevole. Un
ufficiale di stanza a Sarajevo mi ha spiegato: <Sarei sorpreso se paragonassi
l'informazione a quanto ho visto oggi>. Mi aveva detto che il bombardamento serbo
sull'esercito bosniaco sarebbe stato presentato come <Sarajevo massicciamente
bombardata>. I reportages diranno che i Serbi hanno sparato 500 proiettili su Sarajevo,
senza dire che 480 erano destinati all'esercito bosniaco e forse 20 alla città. A
Sarajevo le forze serbe venivano regolarmente descritte come la parte colpevole mentre
erano state a volte (non sempre) provocate da un'offensiva militare bosniaca. <Una
parte significativa dei bombardamenti serbi è provocata da attacchi mussulmani>
dichiara un ufficiale superiore britannico. Secondo un altro, responsabile delle
operazioni dell'ONU <La televisione spiega sempre la debolezza mussulmana e la forza
serba, non parla mai della forza mussulmana>" The
independent on Sunday, 3 luglio 1994 CIO'
CHE CI È STATO DETTO simbolo
del Nouvel Observateur, 23
dicembre 1993 "Vivere
qui significa vivere circondati. Davanti montagne coperte di neve e di cannoni. Dietro
altre montagne ed altri cannoni. Da ogni lato strade bloccate dalle milizie serbe. Non si
evade dal ghetto di Sarajevo" note CENSURA:
una galleria permetteva di uscire dalla città (vedi sopra). I responsabili politici
occidentali ne erano perfettamente al corrente, altrettanto i loro conoscenti
dell'informazione. FALSO:
I dirigenti mussulmani di Sarajevo avevano accuratamente mandato i propri figli
all'estero. Ma impedivano agli altri abitanti di Sarajevo di lasciare la città. QUELLO
CHE CI È STATO NASCOSTO Rapporto
segreto della Forpronu del 7 dicembre 1994: "Una
galleria sotto l'aeroporto di Sarajevo è stata messa in uso durante l'estate del 1993.
Permette l'entrata e l'uscita di personale e di prodotti vari. È ben equipaggiata: suolo
stabile, aerazione, equipaggiamento elettrico, strada che permette il passaggio di
carrelli a spinta. Permette il transito delle truppe di Sarajevo verso l'esterno e
viceversa. Per esempio sono stati osservati durante i mesi di agosto e settembre 1994: -
da Butmir verso Sarajevo: 66.987 militari armati e 5.892 persone disarmate -
da Sarajevo verso Butmir: 66.080 militari armati e 9.827 persone disarmate. Le
autorizzazioni nominative vengono rilasciate dal ministero dell'interno bosniaco. Possono
ottenerle, oltre all'esercito ed agli ufficiali bosniaci, i membri della difesa
territoriale croata (HVO). Nella
città esistono poi delle reti di caverne e cantine che collegano i quartieri serbi ai
quartieri mussulmani. Ma questi passaggi sono molto poco usati perché rigidamente
controllati dalle autorità bosniache" ____________________________________ pag
21, intermezzo NOI,
DEL QUARTO PARTITO
Olga Djokovic,
nata nel 1945 a Sarajevo, già campionessa di basket (169 selezioni nella squadra
nazionale jugoslava, due volte campionessa di Francia) lavorava dal 1975 come
corrispondente sportiva di Oslobodenje. Ha tenuto un diario dei suoi due anni di assedio.
Ecco degli estratti dal diario e intervista... "Sono
viva. Parecchie persone non lo sono più. Non sono ferita. Ci sono migliaia di invalidi.
Ho toccato il vertice della sofferenza e del malessere. Sono stata umiliata di trovarmi
senza valori, impotente di fronte alla guerra. Annientata. Non sono nulla. Ecco cosa hanno
fatto di noi. Dei "niente". Di noi tutti.
Gli orrori sono
compiuti da quelli che stanno sulle montagne, ma anche da quelli che stanno in città.
Siamo in un campo di concentramento. Una mosca non può entrarvi, una mosca non può
uscirne. Mesi senza elettricità, senza candele, senza pile, senza TV, senza radio, senza
cucina. Solo il nero. Si va a letto alle 18.
Menzogne. Media
massacratori di verità, che mentono senza scrupoli, venditori di panzane, che prendono in
giro la verità Ogni partito ha la sua contropropaganda, i suoi costruttori di male, chi
incita alla vendetta.
Ho cercato di
salvare il mio buon senso. Ho cercato di amare tutti.. Non fare distinzioni etniche e
nazionaliste, non fare separazioni per nome. Ho cercato di rimanere quella che ero. E
continuo sempre a chiedermi: tre nazioni, tre gruppi etnici? E noi, il quarto? Nessuno
pensa a noi. Noi che non vogliamo saperne della guerra, che non vogliamo odiare, che non
vogliamo uccidere. A
NOI CHE NON VOGLIAMO UCCIDERE, NESSUNO PENSA A NOI -
Voi pensate che non si facesse niente per togliere l'assedio? -
Era tutto un gioco terribile. Sarajevo doveva giocare un ruolo, noi, noi eravamo delle
pedine. Era la città vittima che doveva far protestare il mondo intero. I Serbi non
cercavano affatto di conquistare tutta la città. Volevano esclusivamente i quartieri a
maggioranza serba. Non hanno mai, ad esempio, voluto impadronirsi del quartiere di Mahala,
popolato al 100 % da Mussulmani. D'altra parte i Mussulmani non hanno mai fatto nulla per
far togliere l'assedio o mitigare le sofferenze. Noi, gli abitanti, eravamo assediati dai
Serbi, ma erano i Mussulmani che ci impedivano di uscire dalla città Non rilasciavano le
autorizzazioni a partire. Sarajevo doveva rimanere più tempo possibile una città
martire. Eravamo
tutti stanchi di morte, fame, freddo. D'inverno vivevo senza riscaldamento, con le
finestre rotte, nella camera 7 gradi sotto zero. Andavo di tanto in tanto dal mio vicino
che si riscaldava un pò' con una batteria. Non avevo nulla da mangiare. Sono dimagrita 19
chili. Nel contempo vedevo alcuni leaders che non riuscivano a chiudere i bottoni dei loro
gilets. Sapevamo tutti che le autorità, la gente ben piazzata, mantenevano l'assedio e,
soprattutto, si arricchivano col mercato nero. C'erano dei banditi, dei criminali, dei
mafiosi, che avevano l'interesse che la situazione si prolungasse. E questi erano tutti
Mussulmani, per la semplice ragione che i posti di rilievo erano tutti nelle loro mani,
che i Serbi non erano in posizione da poter tirare le corde, e che i Croati erano solo una
debole minoranza. -
Avevate la sensazione di molte ineguaglianze? -
Evidentemente. Il mercato nero era florido. I privilegiati erano i militari, i ricchi ed i
Mussulmani. Per
mesi non abbiamo avuto elettricità. Solo i vari stati-maggiori avevano la corrente. E
quelli che pagavano, o le moschee o i caffè. QUELLI
CHE POTEVANO PAGARE POTEVANO COMPRARE TUTTO. Un
giorno un'ambulanza si ferma davanti al mio stabile. Sono sul balcone e guardo. Penso
siano venuti per un ammalato o per un ferito. Gli infermieri hanno tra grandi casse di
vino rosso che sono venuti a consegnare a qualcuno. Un altro giorno arriva un camion con
un enorme carico di cetrioli sotto aceto. Penso che sono per tutti gli abitanti del
quartiere. No, erano per un signore che voleva farsi una riserva per dieci anni. Ogni
giorno era così. Quelli che potevano pagare potevano comprare tutto. Non
capitemi male. Ci sono a Sarajevo Mussulmani onesti, civili, pacifici. Tra loro anche
persone veramente per bene. Ma purtroppo non sono loro quelli che hanno le armi, non sono
loro ad aver diritto alla parola. Ce n'erano alcuni che pensavano esattamente come me, che
ne avevano le scatole piene di questa vita terribile, di questa città marcia, ma non
erano i "buoni" Mussulmani. Sono i fondamentalisti che dirigono tutto"
(nota) 33 da
Balkans Info, Francia, n. 10 _______________________________
I governi
occidentali conoscono l'esistenza di questa galleria, ed anche i dirigenti degli organi di
informazione che sono loro vicini. Ma la hanno nascosta al pubblico.. Le Monde svela
questo mito solo quando ha finito il suo scopo. Il 7 ottobre 1995 il quotidiano francese
riconosce -quando il fatto non ha più alcuna importanza politica- che "l'assedio di
Sarajevo non è mai stato totale. L'esercito bosniaco controlla il monte Igman (ceduto dai
Serbi su pressione della NATO ndr) e può circolare grazie ad un stretto tunnel scavato
sotto l'aeroporto, poi prendere la strada del monte Igman. Da questo canale i militari
ricevono le armi e le munizioni necessarie. (Ma) un abitante di Sarajevo che desideri
partire deve riunire tante di quelle autorizzazioni che le pratiche durano spesso più di
un anno e le strade sono di nuovo chiuse. Il governo .. ha paura di un esodo".
Perché questi
organi d'informazione che si piccano di investigare a fondo senza posizioni aprioristiche
e senza timori non ci hanno informato con più tempestività sull'esistenza di questa
famosa galleria? Perché se ne parla solo dopo la pace americana di Dayton? Perché ci
hanno nascosto i rapporti della Forpronu che ne mostravano l'importanza (vedi i riquadri)?
Per mantenere vivo il mito dei "400.000 civili disarmati". Il fatto, tra
l'altro, sarebbe stato un bell'argomento di inchiesta ... La Forpronu aveva partecipato
alla sua costruzione? Chi le ha dato l'ordine di tacere? Chi forniva quelle armi? Dove
andavano a combattere i soldati? Ma tutto questo avrebbe distrutto il mito ufficiale. I
media quindi non ne hanno parlato.
Per di più
l'informazione è stata focalizzata in modo irrazionale attorno a Sarajevo. Mentre gli
scontri e le atrocità erano maggiori nella zona di Mostar. Ma in quei luoghi erano le
milizia nazionalisti croate e mussulmane che si scontravano accanitamente fra di loro.
Quindi i media occidentali non potevano puntare i loro obiettivi su Mostar: avrebbe
nuociuto all'immagine di "vittime" di questi protetti dell'occidente.
Per cercare di
giustificare questa incredibile focalizzazione su Sarajevo sono state date alcune
spiegazioni superficiali. Si è parlato del comfort dei giornalisti, ben piazzati nei loro
alberghi, del fatto che i cittadini mussulmani ed intellettuali della capitale parlavano
spesso l'inglese ed erano quindi dei testimoni più comodi che non i contadini serbi o
croati. Questo fenomeno detto "Hilton-giornalismo" esiste. Ma non è la causa, e
solo la conseguenza di una scelta politica: le autorità di Sarajevo, come quelle di
Zagabria, erano la fonte accreditata, erano la Bibbia. Anche se i Serbi fossero stati
cittadini anglofoni, non avrebbero mai beneficiato di un simile trattamento di favore.
Perché non erano nel nostro campo.
Dare al regime
di Izetbegovic un'immagine di vittima ed ai Serbi di Bosnia una immagine di aggressori
esterni è un fatto che avviene anche con piccole manipolazioni molto semplici,
quotidiane. Un osservatore belga, Nikola Vukasinovic, ha comparato tra loro le immagini
televisive degli uni e degli altri: ha constatato che i Serbi venivano sistematicamente
presentati in uniforme militare mentre i Mussulmani erano in abiti civili. Del fatto ci si
rende conto in modo impressionante in una piccola sequenza di TF1 del 3 gennaio 1995: il
giornalista spiega che " il mussulmano Suad Tabak, capo della sezione militare del
suo caseggiato in un sobborgo di Sarajevo non ha avuto l'autorizzazione di mostrarsi in
uniforme". Perciò la telecamera mostra l'uniforme posata a terra. Secondo noi simili
suggerimenti provengono dalla ditta americana di pubbliche relazioni Ruder Finn,
incaricata di costruire al regime Izetbegovic l'immagine di vittima.
Capiamoci bene.
Non si tratta di negare le sofferenze reali causate alla popolazione di Sarajevo dalle
milizie nazionaliste serbe. Ma non si possono invocare le sofferenze degli uni per
nascondere quelle degli altri. Quando si vece che i media occidentali passano sotto
silenzio "le vittime cattive", quando li si vede demonizzare certi nazionalisti
ed angelizzare altri, chiunque desidera veramente la pace deve domandarsi quali interessi
difendono i mezzi d'informazione. Approfondiremo questo punto nei capitoli dedicati agli
interessi nascosti delle grandi potenze sui Balcani. ____________________________________ affianco LE
SOIR 11 marzo 1995 "Un
rapporto accusatore della CIA. I Serbi, principali attuatori della pulizia etnica. Un
rapporto segreto della CIA, di cui il New York Times ha potuto avere copia, accolla il 90
% delle responsabilità della pulizia etnica in Bosnia ai Serbi. Il rapporto, giudicato da
un responsabile americano non identificato, come molto obbiettivo e diretto, afferma anche
che la natura sistematica delle azioni iniziate suggerisce che i dirigenti serbi hanno
quasi sicuramente giocato un ruolo in questi crimini. La
CIA ha utilizzato, secondo un responsabile americano, per questo rapporto della fotografie
aeree ed un'enorme quantità di analisi tecniche ..." (AFP) note INTOSSICAZIONE Sono
gli stessi intossicatori dell'informazione che affermano che essa è "molto
obbiettiva", poi rafforzano questa sensazione parlando di "analisi
tecniche", aggiungendo "impressioni" e "quasi certezze" per
accusare Belgrado. Questo
articolo non è redatto da Le Soir, ma è ripreso puramente e semplicemente da un
dispaccio dell'AFP. Rimane però la responsabilità politica di riprodurre tal quale,
senza commenti, un comunicato della CIA. MATCH
28 novembre 1991 "Dubrovnik
la martire. Gioiello
medievale della Croazia, è stata distrutta dal fuoco dell'esercito jugoslavo. I 31.000
abitanti di questa enclave sono degli ostaggi di un massacro che non ha pari" MENZOGNA Paris
Match vuol far credere che i Serbi distruggono questi tesori storici. Tutti quelli che si
sono recati a Dubrovnik dopo i combattimenti hanno potuto constatare che la vecchia città
non aveva subito, praticamente, nessun danno. ______________________________________________ L'ASSEDIO
DI SARAJEVO PRESENTATO IN MANIERA INSOLITA DA UN SOLDATO BRITANNICO Rod
Thornton, soldato britannico, è stato per due mesi a Sarajevo nel quadro di una missione
dell'ONU: "Quando
ero in Bosnia, mi ricordo che una troupe televisiva americana si è rifiutata di filmare
le rovine di un villaggio serbo, col pretesto che questo avrebbe finito per disorientare i
telespettatori. Questo esempio riassume l'atteggiamento dei giornalisti che irrita i
soldati. Questi sono testimoni di una guerra civile nella quale tutte le forze commettono
atrocità innominabili; tra l'altro si trovano sotto il fuoco dell'azione. I giornalisti,
invece, adottano un atteggiamento moralizzatore, sostengono un solo campo e prendono una
posizione chiaramente antiserba.
Per i
giornalisti Sarajevo è la Bosnia. Bisogna quindi fare di questa città il teatro più
grande della guerra in Bosnia ed esagerare per descrivere le sofferenze della capitale.
Non intendo minimizzare gli avvenimenti di Sarajevo, ma altre città bosniache hanno
sofferto di più.
Come prima cosa
non si tratta di un assedio nel senso stretto del termine. I Serbi non intendono obbligare
la città ad arrendersi. Dirò di più, se non vengono provocati non impediscono
l'ingresso ai convogli umanitari.
Durante il mio
soggiorno a Sarajevo tutti i cessate il fuoco sono stati violati dalle forze governative.
Per rimanere al centro dell'attenzione del mondo intero, Sarajevo non deve essere troppo
calma; i bombardamenti devono continuare. L'ONU ha distribuito gruppi elettrogeni e
carburante a sufficienza perché Sarajevo non sia più privata di energia elettrica.
Nonostante ciò il black out continua perché le autorità governative hanno trafugato le
forniture. La stampa continua così a mettere le interruzioni di corrente sul conto
dell'assedio.
I giornalisti
hanno tra l'altro spesso la tendenza a dimenticare che gran parte degli aiuti umanitari
delle Nazioni Unite proviene dalla stessa Serbia, ed attraverso i territori controllati
dai Serbo-bosniaci". Da
South Slav Journal, Londra, giugno 1995 E
DA UN GENERALE AMERICANO Il
generale Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell'US European Command. Ha pubblicato
questo testo dopo il suo pensionamento. La
sofferenza della città non cambia in nulla in verità: l'immagine di Sarajevo, martoriata
ed assediata, è una buona carta per il governo bosniaco. Nel momento in cui questo
governo celebrava il millesimo giorno dell'assedio, i mercati locali vendevano arance,
limoni e banane a prezzi di poco superiori a quelli dell'Europa occidentale. Nello stesso
momento il prezzo della benzina era del 35 % meno caro che in Germania. Uno studio del
"World Food Programme", del maggio m1994, ha constatato che dopo un pesante
inverno, nessuno era mal nutrito in città e che solo una bassa percentuale della
popolazione era sottonutrita. Anche la proporzione dei morti per violenza era diminuita
nel 1994 (324 nell'anno, secondo le Nazioni Unite): proporzionalmente al numero degli
abitanti la cifra era simile a quella di parecchie città dell'America del Nord e
leggermente inferiore a quella di Washington DC, benché le informazioni mediatiche e le
dichiarazioni governative facciano riferimento ad un assedi o
impietoso.
Alcune disgrazie
della città le sono state imposte da atti del governo di Sarajevo .. Alcuni soldati
governativi, per esempio, hanno bombardato l'aeroporto, il principale punto d'arrivo dei
soccorsi internazionali. La stampa ed alcuni governi, compreso quello degli USA,
attribuiscono di solito questi colpi ai Serbi, ma nessun osservatore dubita, neppure per
un attimo, che le forze mussulmane abbiano trovato di loro interesse bombardare alcuni
obiettivi amici. In questi casi il bombardamento chiude per un certo periodo l'aeroporto,
facendo crescere al mercato nero i prezzi delle mercanzie che entrano in città attraverso
le strade controllate da alcuni comandanti dell'esercito bosniaco o dai responsabili del
governo.
Durante
l'inverno 1993/94 la municipalità ha contribuito a togliere l'acqua ai suoi cittadini.
Una fondazione americana aveva studiato un piano di pompaggio nella rete di alimentazione
cittadina, ma si è scontrata con il rifiuto all'autorizzazione del governo per motivi di
salute. Il rifiuto aveva a vedere con la purezza dell'acqua molto meno che non la
resistenza di certi responsabili che rivendevano la benzina fornita dalle nazioni unite
per aiutare nella distribuzione dell'acqua. E, sottinteso, la vista degli abitanti di
Sarajevo in coda, per prendere l'acqua ai punti di distribuzione, magari sotto il tiro dei
mortai o dei cecchini era un'immagine che colpiva.
È un notevole
successo della diplomazia bosniaca che i Mussulmani abbiano conquistato la parità
militare con i Serbi pur mantenendo un'immagine di vittime impotenti per la maggior parte
della comunità internazionale". Dalla
rivista americana Foreign Affairs, settembre ottobre 1995 ___________________________________ MENZOGNA
MEDIATICA N. 4: demonizzare calpestando i fatti
Allo scopo di
demonizzare i Serbi, e soltanto loro, gli organi d'informazione occidentali hanno
calpestato le regole elementari della deontologia giornalistica. Esattamente come durante
la guerra del Golfo.
Contro i
"cattivi" era, per esempio, possibile inventarsi dei fatti di sana pianta. Per
dei mesi i nostri mezzi d'informazione hanno denunciato i Serbi per la distruzione della
città storica di Dubrovnik a suon di "1.500 granate al giorno". Non è mai
stata pubblicata una sola foto di reali rovine. E ben a ragione: tutto quello che c'era
stato era un rogo di pneumatici acceso dalla guardie nazionali croate nel porto, e una
marea di comunicati allarmistici da parte delle autorità croate. Su questa base
l'indignazione fu generale e vennero lanciate petizioni nelle università europee per
salvare l'antica città Un tema scelto accuratamente, poiché numerosi turisti europei
avevano potuto ammirare la bellezza della città e con ciò si poté demonizzare a basso
costo i Serbi.
Immaginiamo un
processo in corte d'assise. Supponiamo che il signor A abbia sparato al signor B e che il
signor B abbia risposto al fuoco. Supponiamo che il procuratore accusi solamente il
secondo sparatore e passi sotto silenzio il primo sparo del signor A ... Non sarebbe un
diniego di giustizia? Ebbene, questo fatto è avvenuto spessissimo in Bosnia, e gli organi
d'informazione si sono comportati come quel procuratore ...
La testimonianza
di un ufficiale belga della Forpronu, Jan Segers, ristabilisce la vera sequenza dei fatti:
"A Sarajevo, mi trovo all'ospedale Kosevo e sento di colpo due esplosioni
vicinissime. Guardo dalla finestra e vedo i due mortai che avevano appena sparato. Cinque
minuti dopo i Serbi rispondono e colpiscono l'ospedale, Poi, davanti ai giornalisti di
tutto il mondo, si dichiara che i cattivi Serbi bombardano gli ospedali" (nota) 21.
Il generale
Briquemont, che comandava all'epoca la Forpronu in Bosnia conferma: "A Sarajevo
l'esercito bosniaco provoca quotidianamente l'esercito serbo. Per noi è molto facile
constatarlo visto che le batterie dell'esercito bosniaco sono situate vicino alle unità
della Forpronu" (nota) 22. _________________________________ affianco Armi
chimiche? Durante
la guerra del Golfo i media occidentali avevano accusato gli Irakeni di usare armi
chimiche. Invenzioni pure e semplici per demonizzare gli avversari (cf. il libro
"Attention! Medias" p. 108). Il trucco viene riutilizzato .. "NRC
HANDELSBLAD 28 luglio 1995 I
portavoce americani hanno stabilito che a Zepa i Serbi avevano utilizzato delle armi
chimiche ..." Un
termine che ha lo scopo di seminare l'orrore. Ma Le Soir, citato sotto, ci informa che si
trattava di gas lacrimogeni. Simili a quelli che vengono utilizzati da tutte le polizie
dei paesi occidentali per disperdere manifestazioni di lavoratori e studenti. In questi
casi i media parlano anche di armi chimiche? DIE
WELT 10 aprile 1995 "I
Mussulmani bosniaci: I
Serbi hanno usato dei gas." Dopo
questo titolo roboante, la seconda parte dell'articolo indica al contrario che i
responsabili locali dell'ONU hanno completamente smentito questa notizia. Ma i gas sono
finiti nel titolo! LE
SOIR 10 aprile 1995 "I
Serbi avrebbero utilizzato dei gas. Delle
fonti boniache ed occidentali hanno accusato i Serbi d'aver usato dei gas irritanti (del
tipo di quelli utilizzati per mantenere l'ordine) nella notte tra giovedì e venerdì
scorso durante i combattimenti sul monte Majevica, ad est di Tuzla. Molti soldati bosniaci
hanno dovuto essere ospedalizzati ..." Si
vede che i fatti sono ben poca cosa in questa notizia basata su dispacci delle agenzie AP
e AFP. La "fonte" è sempre l'avversario. Ciò non impedisce a Le Soir di basare
il titolo sui gas mentre il resto del pezzo riguarda soprattutto l'offensiva ...
mussulmana nel nord della Bosnia. Neanche una parola su ciò che i soldati mussulmani
hanno commesso durante questa offensiva. _________________________________ IL
NUMERO DELLE VITTIME VIENE ARBITRARIAMENTE GONFIATO
Un
altro modo per demonizzare i Serbi è stato quello di gonfiare sistematicamente ed
arbitrariamente il numero delle vittime. Procedimento che si ritrova in tutte le grandi
campagne di propaganda mediatica (Vietnam, Romania, Irak ...). Nulla è più difficile che
valutare con precisione numeri rilevanti di vittime in situazioni così confuse e
controverse. Ma i media occidentali non si premurano di usare alcuna precauzione quando si
tratta di caricare i nostri avversari. In questo caso si utilizzano anche delle
statistiche del ministero bosniaco della sanità che calcola il deficit di natalità e
contabilizza come "vittime" i bambini non nati!
Per ristabilire
la verità su questo punto George Kenney è posto in una buona posizione. Capo
dell'ufficio Jugoslavia allo State Departement (ministero degli esteri degli Stati Uniti),
rassegna le dimissioni nel 1992 per protesta contro le bugie mediatiche della politica
americana. Nel 1995 denuncerà tutta l'informazione diffusa ...
""Non
si può minimizzare ciò che i Serbi hanno fatto in Bosnia. Le loro violenze contro i
Mussulmani superano largamente ciò che questi ultimi hanno fatto. Ma dai miei conti, il
numero delle vittime in Bosnia non è di 200.000 ma tra i 25.000 ed i 60.000. Nell'agosto
1992, poco prima delle mie dimissioni, ho redatto una nota suggerendo l'invio di gruppi di
verifica, cosa che è stata rifiutata ... Le insistenti immagini dei "killing
fields", impersonate dagli uomini mussulmani scheletrici nei campi di concentramento
serbi, permisero a Haris Silajdzic, all'epoca ministro degli esteri della Bosnia, di
iniziare ad esagerare in maniera grossolana il numero delle vittime. Nel dicembre 1992
dichiarò ai giornalisti che c'erano 128.444 morti di parte bosniaca. Evidentemente
otteneva queste cifre aggiungendo alle 17.466 vittime confermate le 110.000 persone che
venivano considerate disperse dall'Istituto della salute pubblica bosniaco. Politico
abile, Silajdzic comprese tutto il beneficio che si
poteva trarre da questo apparente massacro. Dall'occidente ciò gli portò sostegno
politico: dal mondo islamico i regali necessari per sviluppare la macchina da guerra
bosniaca.
In un primo
tempo queste cifre non vennero prese sul serio. Ma il 28 giugno 1993, la vice ministro
bosniaca dell'Informazione dichiarò ai giornalisti che erano morte 200.000 persone.
Avendola conosciuta per aver usato i suoi servigi come interprete e guida attorno a
Sarajevo, credo che si trattasse, da parte sua, di una semplice manifestazione di
spontaneo zelo. Sia come sia, i principali organi d'informazione scritti e audiovisivi
cominciarono rapidamente a diffondere queste cifre, senza fonte né conferma" (nota)
23. Oggi, conclude questo anziano alto funzionario US, Silajdzic parla correntemente
"del genocidio e dell'olocausto bosniaci" .. ____________________________________________ affianco SCONVOLGENTE,
LA SUORA VIOLENTATA ... NON ESISTEVA LA
LIBRE BELGIQUE 5 gennaio 1996 "La
storia di Lucia Vetruse, religiosa bosniaca, violentata con altre due sorelle da miliziani
serbi. <Un'esperienza atroce, incomunicabile>, scrive alla sua superiora. <Vi
scrivo, Madre, non per ricevere la vostra consolazione, ma perché mi aiutiate .. ad
accettare questa maternità non desiderata ... Hanno distrutto il mio progetto di vita che
consideravo definitivo. La mia storia si aggiunge a molte altre>. Sublime,
o semplice, -non si sa cosa dire- sorella Lucia assicura di non chiedere nulla alla sua
congregazione che le ha già dato tutto. E spiega di voler andare con il suo bambino, non
sa dove, ma Dio le indicherà la strada". LA
LIBRE BELGIQUE 14 gennaio 1996 "Questa
lettera di Maria Vetruse era stata pubblicata sul giornale Notizie dei gesuiti d'Italia, e
ripresa da numerosi organi di stampa. I responsabili hanno appreso -purtroppo in ritardo-
che questa lettera era un falso, ed era stata redatta (forse a partire da fatti reali) da
un prete bosniaco allo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale. Si è quindi
abusato della buona fede della nostra collaboratrice esattamente come di quella del
giornale francese La Croix che aveva a sua volta pubblicato questa testimonianza,
presentandola in prima pagina" Succede
raramente che un organo d'informazione faccia simili autocritiche. Di solito queste
vengono nascoste. Ma allora perché cercare di proseguire con quel "forse a partire
da fatti reali" e tentare ugualmente di resuscitare la suora violentata? Non
sarebbe stato forse meglio cercar di capire perché tanti falsi racconti di questo tipo
erano riportati nei media occidentali? _____________________________________________ BUGIA
MEDIATICA N. 5: demonizzazione di tutto un popolo.
Ogni volta che
vengono commesse delle atrocità, i media dominanti accusano "i Serbi". In
realtà non si tratta di qualunque Serbo, ma di milizie nazionaliste di estrema destra.
Per mostrare la vera natura di queste bande si dovrebbe usare il termine di
"estremisti serbi" o "nazionalisti" oppure cetnici. Ma no, si
generalizza a tutto un popolo. Perché? Per giustificare l'embargo ed i bombardamenti
contro un popolo considerato ribelle al Nuovo Ordine Mondiale.
Caricature che
presentano bruti sanguinari, animali ripugnanti o mostri tipo Dracula, con la semplice
scritta "Serbi" sul personaggio. Queste semplificazioni, questi collegamenti
hanno provocato un vero razzismo antiserbo. Al punto che il settimanale francese Globe ha
potuto intitolare un dibattito tra uno storico serbo ed uno croato "I Serbi hanno la
pulizia etnica nel sangue?" (nota) 24. Al punto che molti organizzatori di dibattiti
non osavano più invitare un Serbo per paura di venir tacciati di "tendenziosi"
e di "complici".
La
demonizzazione mediatica costituisce un vero fenomeno di ideologia dominante. Non si può
fuggire da essa senza procedere ad un'analisi politica approfondita e senza sottometterla
ad una critica sistematica.
Veniamo al
piatto forte della demonizzazione ... Come all'epoca della guerra del Golfo, come in
Romania (nota) 25, l'opinione pubblica si è vista presentare immagini orribili, scene di
massacri, cadaveri orrendamente mutilati ... Ma i commenti a queste immagini erano
credibili? I media avevano veramente tratto, come promesso, la lezione dei fatti di
Timisoara?
Le immagini più
terribili sono servite sistematicamente ad accusare i Serbi. Senza che si verificasse
l'affidabilità delle spiegazioni fornite dai governi bosniaco ed occidentali. E senza che
i media si interrogassero su una coincidenza angosciante: ogni volta che ha luogo un
massacro, ogni volta che le immagini sconvolgono l'opinione pubblica, ciò avviene in un
momento in cui il regime mussulmano di Izetbegovic si sforza di ottenere un maggior
intervento occidentale (prima un embargo contro la Serbia, poi i bombardamenti). Tuttavia,
e benché lo scenario si ripeta più volte, i media non si pongono mai il problema: a chi
conviene il crimine? BUGIA
MEDIATICA N. 6: silenzio quando un regime spara alla propria popolazione ...
Tuttavia alcune
confidenze dei responsabili dell'ONU potrebbero mettere i giornalisti sulla giusta strada.
Così un ufficiale belga della Forpronu di stanza a Sarajevo spiega: "Nel maggio
scorso un mio collega vede che i mussulmani lanciano un razzo contro la propria
televisione e stila un rapporto reso pubblico. Il governo bosniaco lo dichiara <Persona
non grata> e deve immediatamente abbandonare Sarajevo" (nota) 26.
Analogamente,
dal 1 settembre 1992, un rapporto steso per i parlamentari americani del "House
Committée on terrorism and unconventional warfare" indica le seguenti cose, che
avrebbero dovuto far riflettere: "A proposito di parecchi avvenimenti cruciali, i
gruppi di inchiesta dell'ONU hanno concluso che questi attacchi contro la popolazione
civile sono stati realizzati dagli stessi Mussulmani, sotto l'attenzione dei media
occidentali, allo scopo di deteriorare la situazione". In specifico il bombardamento
di una fila di persone davanti alla panetteria a Sarajevo (27 maggio), il bombardamento
durante la visita di Douglas Hurd (17 luglio), l'esplosione al cimitero (4 agosto) e
l'uccisione di un produttore della catena ABC (13 agosto): "In tutti questi casi le
forze serbe erano tanto distanti che le vittime erano fuori dalla loro portata, e le armi
usate differivano completamente da quelle citate nei rapporti delle autorità bosniache e
dai media occidentali" (nota) 27.
L'opinione
pubblica è stata raggirata in modo machiavellico? Esamineremo i tre eventi le cui
ricadute mediatiche hanno avuto la maggior influenza nell'escalation bellica. 1. Il
bombardamento della fila davanti alla panetteria (27 maggio 1992). 2. Il primo massacro
del mercato di Sarajevo (febbraio 1994). 3. Il secondo massacro del mercato di Sarajevo
(agosto 1995).
Abbiamo letto
un'enorme quantità di informazioni e di analisi di questi avvenimenti, abbiamo studiato
sistematicamente le contraddizioni, ricercato le testimonianze nascoste, interrogato degli
esperti. La nostra conclusione: questi tre avvenimenti sono stati manipolati seguendo lo
stesso procedimento in cinque fasi: 1. Preparazione di obbiettivi più o meno nascosti. 2.
Immagini sconvolgenti. 3. Accuse infondate e non verificate. 4. Realizzazione degli
obbiettivi pianificati. 5. Smentita tardiva e priva di effetto sul pubblico. Nelle pagine
seguenti chiariremo come si concatenano queste cinque fasi che ritroveremo, uguali, a più
riprese. Il nostro scopo è di permettere al lettore di scoprire analoghi scenari nel
futuro. Perché è riutilizzabile. __________________________________________________ affianco SPARANO
SUI LORO STESSI CIVILI Un
giornalista di un grande quotidiano belga mostra, a guerra finita, che l'opinione pubblica
è stata tenuta nell'ignoranza .. "Alcuni
soldati francesi delle forze di pace dell'ONU dicono che a Sarajevo, sino a metà giugno
1995, era attivo un certo numero di tiratori scelti mussulmani per sparare deliberatamente
sui propri civili. Questi soldati francesi fanno parte di un'unità speciale che si occupa
di combattere gli sniper. Dispongono di strumenti particolari per seguire i loro colpi.
Sono così giunti alla conclusione che si sparava regolarmente dalla sommità della
vecchia costruzione del parlamento, che era sotto controllo delle truppe governative. Essi
hanno visto come dal tetto si sparasse sui civili e sui convogli dell'ONU. I
francesi pensano che l'obbiettivo degli snipers è di avere maggior simpatia
internazionale per i Mussulmani. Questo solleva nuovamente la questione di una politica
deliberata del governo bosniaco consistente in provocazioni perché il mondo sostenga la
loro causa". Paul
Vanden Bavière, De Standaard, Belgio, 3 agosto 1995 ________________________________________ NOTE 1)
Citato in Vernet e Gonin, Le rêve sacrifié. Parigi
1994 2)
Michel Collon, Attention, médias!, Bruxelles 1992, EPO 3)
Solidaire, 5 maggio 1993 4)
L'Evénement du jeudi, 4 marzo 1993 5)
Le grand-père des chènaies, Radio Zinzine, gennaio 1993 6)
Le Monde, 10 gennaio 1993 7)
Citato nella rivista War Report, n° 28/94, p. 4 8)
Intervista in Télémoustique, 30 novembre 1995 9)
Confronta Attention, médias!, pag. 294, che menziona una esposizione vietata a Londra 10)
Nota trasmessa da un corrispondente svizzero che aveva comparato varie radio
internazionali 11)
Libération (Francia), 7 settembre 1992 12)
France Inter, 13 febbraio 1993, ore 13 13)
Solidaire, 2 agosto 1995 14)
Radio Yugoslavie International, 12 febbraio 1993 15)
NRC (Hollande), 4 ottobre 1995 16)
Nick Gowing (ITN) in Indipendent on Sunday 17)
Deutsche Welle, 14 febbraio 1993, ore 17 18)
Le Figaro (France) 4 novembre 1993 19)
Merlino, Toutes les Vérités Yugoslaves ne sont pas
bonnes à dire, Parigi, ottobre 1993, p. 194-195 20)
In Peter Brock, La stampa partigiana, rivista Foreing Policy (USA), inverno 1993/94 21)
Intervista a Télémoustique (Belgio), 30 novembre 1995 22)
Idem 23)
Kenney, New York Magazine, 23 aprile 1995 24)
Globe, 21 aprile 1993 25)
Confronta Gérard de Sélys, Mediamensonges, EPO Bruxelles, 1991 26)
Télémoustique (Belgio) 30 novembre 1995 27)
House Committee on terrrorism and unconventional warfare, rapporto del 1 settembre 1992
_________________________________ MASSACRO
DAVANTI ALLA PANETTERIA FASE
1. Ciò che l'Occidente prepara ...
Lo stesso giorno
in cui si verifica questo massacro era previsto "un incontro dell'Unione Europea per
esaminare l'imposizione di sanzioni alla Serbia" (nota) 1.
Ogni volta che
certe potenze occidentali preparano un'escalation nelle misure contro i Serbi
"accade" un massacro. Sempre a Sarajevo, sede del governo di Izetbegovic e dei
suoi servizi di polizia. Sempre li ove si è concentrata la quasi totalità dei reporter
internazionali (benché i crimini commessi a Mostar dai nazionalisti croati, per esempio,
si dimostrino più gravi). Ed ogni volta vengono diffuse nel mondo immagini sconvolgenti
... _______________________________________ FASE
2. Le immagini che sconvolgono l'opinione pubblica ... foto CBS 27 maggio 1992 "Il
sangue colava a fiotti oggi nelle principali strade di Sarajevo. Almeno venti persone,
uomini, donne e bambini, sono stati uccisi e più di cento feriti. Le
granate cadevano sui civili nella capitale della Bosnia. Le
atrocità commesse in diretta dai Serbi esigono un aiuto dall'estero per quelli che sono
senza speranza in Bosnia." COMMENTI CURIOSO:
Perché le immagini non mostrano alcun cratere nel suolo, di quelli prodotti
necessariamente dalle granate? Forse perché in realtà l'esplosione sarebbe stata
provocata da una bomba posta prima sul luogo? ERA
UNA GRANATA? Il dottor Starovic: "Ho trovato molto strano che le vittime non
presentassero ferite alla testa ed al tronco, ma solo nelle parti inferiori. Evidentemente
queste ferite non erano dovute a colpi di artiglieria ..." (nota) 2. MESSA
IN SCENA? Commento del generale MacKenzie, comandante dei Caschi blu: "Ci sono stati
dei sospetti (contro il regime di Izetbegovic - ndr) per aver fatto si che i media fossero
presenti: La strada era stata sbarrata, poi riaperta, davanti alla panetteria si era
formata la coda ed in quel momento ebbe luogo l'esplosione" (nota) 3. CENSURA?
Perché il rapporto dell'ONU su questo massacro non è stato mai reso pubblico? Perché
l'opinione pubblica, indignata contro i Serbi, approvi l'embargo che l'Occidente stava
preparando? ______________________________ FASE
3. I media accusano senza investigare ... LE
MONDE 29 maggio 1992 "<Data
l'urgenza della situazione, soprattutto alla luce delle notizie di oggi, gli ambasciatori
dei Dodici sono giunti ad un "accordo politico" su un embargo commerciale nei
confronti di Belgrado>. Sembra
ci siano volute le immagini drammatiche del bombardamento del centro di Sarajevo da parte
dell'esercito serbo perché la Comunità alzi la voce" COMMENTO: FALSO.
Le sanzioni erano già pronte e decise in linea di principio. Con questa provocazione i
nazionalisti mussulmani hanno aiutato i loro protettori a far passare la decisione. "SEMBRA"?
Ogni volta che l'Occidente si appresta ad attaccare i Serbi, simili immagini appaiono poco
prima della decisione. LE
SOIR 30 maggio 1992 "L'orrore
di Sarajevo scuote alfine il mondo. Belgrado alla fine sotto sanzione". DE
STANDAARD 30 maggio 1992 "La
Serbia è l'aggressore" LA
DERNIERE HEURE 29 maggio 1992 "La
Follia Serba ha ancora ucciso. Carnaio a Sarajevo" COMMENTO Tutti
questi giornali riportano la versione ufficiale. I Serbi devono essere i cattivi ed i
Mussulmani i buoni. Non si prova imbarazzo neppure davanti al fatto che sembra che la
maggior parte delle vittime sia Serba. Nessun
giornale si chiede a chi giovi questo crimine. Ma il massacro della panetteria cade a
puntino per "convincere"" l'ONU a decretare l'embargo contro la Serbia. Alla
fine del voto del Consiglio di sicurezza nessuno si stupirà che il rapporto del
Segretario generale Boutros Ghali venga consegnato al Consiglio un'ora ... dopo il voto!
Questo rapporto dimostra che né la Serbia né il Montenegro controllano le principali
milizie serbe che combattono in Bosnia. Inoltre denuncia il coinvolgimento di soldati
croati negli scontri in Bosnia, ma nei confronti della Croazia non ci saranno sanzioni.
Alcuni diplomatici hanno dichiarato che avrebbero votato in maniera diversa se avessero
ricevuto il rapporto. FASE
4. L'obbiettivo occidentale si realizza ...
Tre giorni dopo
il massacro, il Consiglio di sicurezza decide che "tutte le esportazioni ed
importazioni con la Serbia ed il Montenegro saranno chiuse".
Queste sanzioni
avranno conseguenze drammatiche sulla salute di milioni di Serbi: prezzi alimentari fuori
portata, ospedali privi di medicine e di materiale chirurgico, aumento della criminalità,
dell'uso di droghe, di disturbi psichici, di suicidi tra le persone anziane in difficoltà
L'arma dell'embargo, utilizzata anche contro l'Irak, Cuba, Libia, Corea del Nord, serve a
prendere un popolo come ostaggio per imporre la politica delle grandi potenze. FASE
5. La smentita tardiva e senza effetti ...
Tre mesi dopo
l'Independent britannico rivela per quale motivo il rapporto d'inchiesta dell'ONU non è
stato pubblicato: ""I responsabili delle Nazioni Unite ed alcuni alti ufficiali
occidentali valutano che alcuni dei peggiori massacri di Sarajevo, ed in specifico quello
delle 16 persone in coda davanti alla panetteria, erano opera dei Mussulmani, principali
difensori della città e non degli assedianti serbi.. Si trattava di una manovra per
ottenere la simpatia del mondo e forzare un intervento militare (occidentale).
Questo punto di
vista è stato espresso in alcuni rapporti confidenziali che circolavano al quartier
generale dell'ONU a New York ed in alcune riunioni confidenziali dei potentati politici US
a Washington. <Noi pensiamo si sia trattato di un'esplosione comandata con un
detonatore, probabilmente in una scatola>, ha dichiarato un rappresentante
dell'ONU".
Nonostante
questa smentita, la quasi totalità dei mezzi d'informazione occidentali hanno continuato
a parlare di "massacro commesso dai Serbi". NOTE 1)
The independent, Inghilterra, 22 agosto 1992 2)
The civil war in Bosnia, Canadian Serbian Council, Canada 1995 3)
Petrovic-Pirocanac, Hadzivukovic, Kresovic, The media happened to be there, Belgrado 1994,
p. 25 MASSACRO
AL MERCATO DI SARAJEVO FASE
1. Ciò che l'occidente prepara ...
Dei negoziati
sono stati intavolati su pressione franco-britannica. Ma, incoraggiato dagli USA,
Izetbegovic annuncia che non intende "firmare alcun trattato di pace ingiusti"
(nota) 1. Il 20 gennaio, tre settimane prima del massacro, Izetbegovic, ricevuto alla sede
della NATO, reclama azioni militari occidentali contro i Serbi.
Gli Stati Uniti,
attraverso la Nato, desiderano assumere un ruolo più importante: "La Nato sta
studiando i piani dell'ONU per un eventuale ricorso a bombardamenti aerei" (nota) 2..
Ma questa non è
necessariamente la posizione di Parigi e di altri stati europei. Inoltre gli strateghi
americani hanno un problema: l'opinione pubblica. Solo un quarto della popolazione degli
USA sostiene l'idea di un impegno militare (nota) 3. Si deve far cambiare questa opinione
...
Il giornalista
britannico Nick Gowing (Channel 4) spiega il reale concatenamento: "È
tradizionalmente ammesso che la ferma risposta internazionale al massacro del mercato fu
il risultato diretto delle tremende immagini televisive. La realtà è invece diversa. La
televisione fu il catalizzatore ma importanti fattori diplomatici e militari di analoga
importanza erano discretamente al lavoro già da parecchie settimane". FASE
2. Le immagini che sconvolgono l'opinione pubblica ... FOTO
Anche questa
volta la TV di Sarajevo e le TV occidentali sono immediatamente sul luogo e diffondono
immagini impressionanti. Invece due ufficiali dell'ONU si vedono impedire l'accesso da
poliziotti mussulmani. Non possono interrogare i testimoni (nota) 5.
Perché è stata
rifiutata la Commissione internazionale che i dirigenti serbi esigevano?
Come si spiega
il fatto che gli apparecchi rilevatori di bombardamento dell'ONU, che stabiliscono
statistiche molto precise, non hanno registrato, per quel giorno, alcuno sparo serbo?
(nota) 5.
Perché i feriti
furono condotti in un ospedale americano in Germania? Perché la responsabile di questo
ospedale rifiutò di consegnare ai giornalisti la lista dei feriti "che si trova in
mano al governo US ed a nessun altro"? (nota) 6
Il comandante
belga Jan Segers, allora sul posto: "L'ONU ha sempre detto che non si sapeva chi
fossero i responsabili. Tuttavia si è quasi sicuri che non siano i Serbi" (nota) 7. ______________________________ affianco Le
Nouvel Observateur 10 febbraio 1994 "Se
l'aggressione non viene punita si generalizzerà ... L'ultimo massacro ha reso inevitabile
una reazione delle grandi potenze. Viene analizzata la possibilità di bombardare i
Serbi." Libération editoriale del 7 febbraio 1994 "Facciamo
finta di credere che la responsabilità serba nel massacro di Sarajevo non sia chiaramente
stabilita. Chi negherà il fatto che le vittime, loro, siano ben identificate? Sono dei
Bosniaci" COMMENTI MALAFEDE.
La Forpronu dichiara all'inizio che è "tecnicamente difficile determinare con
certezza l'origine della granata assassina" (nota) 8. Il seguito non farà altro che
confermare il carattere sospetto delle circostanze del dramma. La Libération reclama
immediatamente che si attacchi il campo serbo ... LINGUAGGIO
MANIPOLATORE: a Sarajevo i campi presenti sono entrambi "Bosniaci", gli uni
serbi, e gli altri mussulmani. Libération riutilizza il vecchio trucco, già denunciato
prima. Per far credere che la parte serba sia un "aggressore venuto
dall'esterno". _________________________________ FASE
3. I media accusano senza investigare ...
Sin dal 7
febbraio La Dernière heure belga ha già deciso che la granata omicida è stata
"più che probabilmente lanciata da postazioni serbe" (nota) 9. Pubblica una
caricatura identificante Karadzic e Milosevic come appartenenti ai "vecchi
stabilimenti Hitler" e pretende "bombardamenti aerei".
Remy Ourdan,
corrispondente di Le Monde e di RTL osa scrivere che " il 99 % delle bombe sparate su
Sarajevo non può che provenire da artiglierie serbe". Manifestamente falso, in
quanto anche i mussulmani hanno dei mortai situati a corta distanza dal centro di
Sarajevo. Newsweek pubblica una piantina informativa che cancella completamente questi
cannoni mussulmani dallo scenario. (nota) 10
"Nonostante
la gravità, i reporters sul campo fecero pochi sforzi per ricostruire le circostanze del
massacro", constata David Binder, del New York Times. Egli ha analizzato
dettagliatamente quattro rapporti successivi di esperti dell'ONU che hanno esaminato il
cratere. La loro conclusione: la granata può essere stata lanciata sia da forze
mussulmane che da forze serbe con uguale probabilità "Alti funzionari delle Nazioni
Unite e della UE mi hanno confidato di essere convinti che abbiano sparato le unità
mussulmane. Perché era il governo bosniaco quello che aveva più da guadagnare dal
massacro". (nota) 11.
Nessuno rileva
che Madeleine Albright, portavoce degli USA all'ONU, usa un linguaggio di una morbidezza
sospetta (senza dubbio lei è al corrente dei rapporti confidenziali): "È molto
difficile credere che un paese farebbe ciò al proprio popolo, e benché noi non si sappia
esattamente quali siano stati i fatti (sic), ci sembra (sic) che i Serbi sono quelli che
probabilmente (sic) hanno una gran parte della responsabilità". FASE
4. L'obbiettivo occidentale viene realizzato ...
"Queste
immagini hanno colpito profondamente il pubblico US -constaterà il quotidiano austriaco
Die Presse- Mentre prima solo un terzo era favorevole ad un impegno militare americano in
Bosnia, tre giorni dopo il massacro questa percentuale era del 50 %".
Il 9 febbraio la
Nato lancia l'ultimatum: i Serbi devono ritirare le loro artiglierie. Il 28, poi in
aprile, degli F 16 americani bombardano alcune postazioni serbe. Sarà il primo intervento
militare della Nato dalla sua creazione. I media sono stati efficaci. FASE
5. La smentita: tardiva e senza effetto ...
Nelle sue
memorie pubblicate dopo la guerra, Davi Owen, l'inviato speciale europeo, ha
implicitamente riconosciuto che la granata era stata lanciata non dalle forze serbe, ma
dalle stesse truppe di Izetbegovic, che le autorità occidentali lo sapevano di bel
principio e lo avevano nascosto.
Riproduciamo
questo testo a pag, 47 (nota) e ne traiamo delle lezioni. Ma si vede qui sotto che alcuni
media sapevano già ed hanno nascosto la verità ai loro lettori. ______________________________________ affianco LE
NOUVEL OBSERVATEUR editoriale di Jean Daniel,
21 agosto 1995 "Mi
ricordo del primo attentato al mercato centrale, quello che ha provocato i primi
bombardamenti della Nato. Devo dirlo oggi, ho sentito successivamente Edouard Balladur,
Francois Leotard, Alain Juppé e due generali molto "responsabili" di cui non
tradirò la fiducia, dirmi di essere convinti che parecchi francesi, soldati dell'ONU,
uccisi o feriti in Bosnia, lo erano stati da sniper bosniaci. Ed anche che la granata
tirata sul mercato era, pure essa, bosniaca! Avrebbero provocato una strage sui loro! ho
osservato con angoscia. Si, mi ha risposto il primo ministro senza esitazioni, ma hanno
fatto uscire la Nato dal suo guscio" COMMENTI Perché
così tardi?
Questa
confessione di Jean Daniel, uno dei grandi "nomi" della stampa francese rivela
tre cose: 1
I dirigenti francesi hanno deliberatamente ingannato l'opinione pubblica 2
Hanno sostenuto il governo bosniaco che sapevano essere criminale fino a questo punto 3
Jean Daniel ha nascosto ciò che sapeva. Il suo giornale ha continuato a svolgere una
propaganda antiserba. Che credito accordare ancora ad un individuo simile? ______________________ NOTE 1
Journal du dimanche, Francia, 6 febbraio 1994 2
Le Soir, Belgio, 17 gennaio 1994 3
Sondaggio citato in International Herald Tribune, USA, 9 febbraio 1992 5
Independent on Sunday, Gran Bretagna, 3 luglio 1994 5
David Binder (New York Times), Anatomy of a massacre, Foreing Policy USA inverno 1994/95 6
Europski Novoty, Belgrado 7
Télémoustique, Belgio, 30 novembre 1995 8
La dernière heure, Belgio, 7 febbraio 1994 9
Idem 10
Newsweek, 14 febbraio 1994 11
David Binder, op. cit. NUOVO
MASSACRO AL MERCATO DI SARAJEVO . FASE
1. Ciò che l'Occidente prepara ...
Nel numero
pubblicato prima del massacro il settimanale americano Newsweek annuncia che gli Stati
Uniti preparano una campagna di bombardamenti per obbligare i Serbi ad accettare la
soluzione americana.
Un altro mezzo
di comunicazione americano segnalerà, più tardi, che "spie americane, francesi e
britanniche avevano operato per dei mesi in zona serba per individuare i radar ed altre
installazioni da distruggere" (nota) 1. Questi bombardamenti della Nato sono stati
quindi preparati da tempo e non sono una "risposta", come pretendono i media.
Jonathan Eyal,
esperto della Royal United Services Institute di Londra spiega del resto: "Lo scopo
principale dei bombardamenti della Nato non era rispondere a quello che era successo a
Sarajevo. Le peggiori atrocità commesse a Sarajevo sono state eseguite con mortai
estremamente mobili, che sono spostabili da un uomo solo. In realtà gli aerei della Nato
sono impegnati a distruggere il sistema di difesa antiaerea integrato dei Serbi di Bosnia.
Una rete diretta da Belgrado e che ha lo scopo di permettere al presidente Milosevic di
individuare quali apparecchi entrino nello spazio aereo bosniaco. Eliminato quel sistema
di difesa aerea la Nato avrà la libertà di agire come vuole sui Balcani" (nota) 2.. FASE
2. Le immagini che sconvolgono l'opinione pubblica ... fotografia Le
Monde 31 agosto 1995 "Gli
occidentali replicano al macello di Sarajevo con un massiccio bombardamento delle
postazioni Serbe. I
pregiudizi contro le forze serbe erano generali, lunedì 28 agosto, dopo il bombardamento
..." COMMENTO PRESENTAZIONE
DISONESTA: Un
mese prima del massacro un rapporto (rimasto segreto) della Forpronu avvertiva: "Dato
che la pista del monte Igman e sotto controllo dell'esercito bosniaco, a questo sarebbe
facile darsi a delle provocazioni: alcuni colpi di cui sarebbe difficile determinare
l'origine potrebbero essere attribuiti ai Serbi". Come
ha fatto l'ONU ad affermare così rapidamente che sono stati i Serbi a sparare? Perché è
stata nuovamente rifiutata l'offerta serba di costituire una commissione d'inchiesta
internazionale? Perché
l'ufficiale superiore americano incaricato dell'inchiesta ha respinto le conclusioni degli
esperti francesi e britannici della Forpronu? (nota) 3 Un
ufficiale russo della Forpronu dichiara: "La granata non può essere stata sparata
dai Serbi con una simile precisione ... Non avevano nessuna possibilità tecnica di
colpire da una distanza di 3 o 4 chilometri un luogo in una strada larga nove metri in un
luogo coperto da un gruppo di costruzioni". Perché l'ONU ha posto sotto sanzione
questo ufficiale? (nota) 4 "Alcuni
componenti dei servizi americani ci hanno confermato -scrive la rivista US Strategic
Policy- che non c'era stata alcuna traccia radar di entrata di proiettili. Non c'erano tra
l'altro i danni connessi tipici dello scoppio di granata" (nota) 5. FASE
3. I media accusano senza investigare ...
I governi
occidentali rifiutano qualsiasi inchiesta in contraddittorio, scartando anche i rapporti
dell'ONU. Essi preparano i bombardamenti contro i Serbi. Clinton esige "una risposta
appropriata ai bombardamenti di Sarajevo". Per Kinkel, i Serbi "meritano una
risposta dura". Il ministro olandese della difesa giudica i raids "inevitabili
dopo il bagno di sangue" (nota) 6.
La risposta
attuale ha per obbiettivo, spiega il segretario generale della Nato, Willy Claes, di
"ridurre la minaccia che pesa contro la zona di sicurezza di Sarajevo" (nota) 7.
I media ripetono questo ritornello.
Risposta? Nessun
media si domanda come la Nato abbia potuto preparare in poche ore una operazione così
vasta e complicata. Essi nascondono due dichiarazioni che chiariscono le vere intenzioni
del campo occidentale ... Il capo dell'esercito mussulmano ha detto prima del massacro
"Abbiamo un solo orientamento possibili: continuare i combattimenti" (nota) 8. E
un alto funzionario americano: "Non lo diciamo apertamente, ma non crediamo che il
piano di pace funzionerà" (nota) 9. Per questo era necessario il massacro di via
Titova ... FASE
4. L'obbiettivo occidentale si realizza ...
Il massacro
avviene il 28 agosto alle 11. Il giorno dopo 60 aerei della Nato bombardano i Serbi
attorno a Sarajevo, Gorazde e Tuzla (900 proiettili).
Le bugie
mediatiche hanno servito ad una nuova escalation bellica per imporre la vittoria dei
protetti dell'occidente. Come spiega Gregory Copley nella rivista inglese Strategic
Policy: "È pubblicamente noto che i gruppi di esperti britannici e poi francesi in
materia di scoppi si trovavano sulla piazza del mercato quaranta minuti dopo l'incidente e
che hanno confermato che l'attacco non poteva essere opera dei Serbi e che era stato
eseguito dalle forze di Izetbegovic contro il proprio stesso popolo allo scopo di
interrompere i negoziati di pace in corso. Noi oggi sappiamo che è grazie al
bombardamento effettuato deliberatamente dalle forze di sicurezza di Izetbegovic contro il
,loro stesso popolo ed all'affannarsi della diplomazia americana che la guerra ha subito
un'estensione che ha provocato lo spostamento in massa di moltissima popolazione". FASE
5. La smentita: tardiva e senza alcun effetto ...
Un mese dopo i
fatti, il Sunday Times britannico scrive: "Gli esperti britannici della Forpronu non
hanno trovato alcuna prova dell'origine della granata. Pensano che le truppe governative
potrebbero esserne responsabili". Alla fine di novembre un ufficiale belga della
Forpronu, Jan Segers, dichiara: "Il portavoce dell'ONU ha affermato che la granata
proveniva dalle linee serbe. Ma la UNMO (osservatori militari dell'ONU ndr) che hanno
svolto un'inchiesta immediatamente dopo la catastrofe, come molti ufficiali dell'ONU,
hanno indicato che era probabile che fosse stato lanciato dai Mussulmani" (nota) 10.
Queste
rettifiche rimangono senza effetto. James Harff, direttore dell'agenzia di pubbliche
relazioni Ruder Finn, che ha "consigliato" il regime di Izetbegovic: "La
rapidità è un elemento essenziale. Noi sappiamo perfettamente che è la prima
affermazione che conta. Le smentite non hanno alcuna efficacia". (nota) 11 NOTE 1)
International Herald Tribune, USA, 31 agosto 1995 2)
NRC Handelsblad, Olanda, 31 agosto 1995 3)
Sunday Times, 1 ottobre 1995 4)
La Libre Belgique, 31 agosto 1995 5)
Rivista britannica Strategic Policy, n. 7-8/1995 6)
Libération, 31 agosto 1995 7)
Le Monde, 31 agosto 1995, Politika, Belgrado, 29 agosto 1995 8)
De Morgen, Belgio, 30 agosto 1995 9)
De morgen, Belgio, 30 agosto 1995 10)
Intervista a Télémoustique, Belgio, 30 novembre 1995 11)
J. Merlino, Toutes les vérités yougoslaves ne sont pas bonnes à dire, Parigi 1993, p.
126-127
LA
MENZOGNA MEDIATICA DEI CAMPI DI STERMINIO Fotografia
di un manifesto di medecins du monde testo Un
campo di prigionieri dove si purificano le etnie, non vi ricorda nulla? Purificazione
etnica vuol dire: campi, violenze sessuali, assassinii, esecuzioni e deportazioni di massa
di popolazioni non serbe della Bosnia Erzegovina e di Sarjevo. I Nazionalisti serbi
andranno fino al fondo della loro ideologia omicida. Medecins du monde ha deciso di
proseguire le sue missioni mediche e il suo aiuto d'urgenza, ma non ha scelto di tacere,
Tacere vuol dire accettare .. BASTA
COI CRIMINI CONTRO L'UMANITÀ' DEI NAZIONALISTI SERBI commento
con frecce dal manifesto TRUCCO
GROSSOLANO Simon
Wiesenthal, storico dell'olocausto, ha messo in guardia contro la banalizzazione del
termine "campi di concentramento": Ha ricordato che i primi profughi furono i
40.000 Serbi che fuggivano dalla Croazia dopo che un emendamento della costituzione ne
aveva fatto dei sotto-cittadini. Classico
delle campagne di demonizzazione l'accomunamento con i nazisti e un grossolano trucco
propagandistico. Era già servita per giustificare l'aggressione colonialista
franco-inglese contro l'Egitto (1956) e la guerra contro l'Irak. FALSO Penny
Marshall, autore del reportage dell'ITN: "Io penso che tecnicamente erano dei campi
di concentramento - un luogo in cui viene riunito un gran numero di persone - come
opposizione al concetto di campi di sterminio". Alan
Little (BBC Radio): "Mia preoccupazione era che i campi non venissero descritti come
campi di concentramento. Le persone non vi erano detenute per tempi indefiniti, e non vi
erano detenuti per venir sterminati in massa. Non era in nulla simile ai campi di
concentramento nazisti" (nota) 1 Il
New York Times scrisse: "I servizi di informazione US hanno raddoppiato gli sforzi ma
non hanno trovato alcuna prova di sistematici massacri dei prigionieri Croati o Mussulmani
nei campi serbi" TRUCCO Il
giornalista tedesco Thomas Deichmann è andato a svolgere un'inchiesta sul posto. Ha
constatato che questo campo non è mai stato circondato da filo spinato. Infatti questo è
stato messo solo attorno al luogo in cui si trovavano i giornalisti internazionali venuti
a filmare. Allo scopo di proteggere il loro materiale dai furti! (nota) 1 Deichmann
ha controllato l'insieme delle cassette girate da ITN, Le immagini confermano
indiscutibilmente che le persone non erano rinchiuse. Ha anche interrogato parecchi
testimoni secondo i quali, in quel campo, le persone erano venute a rifugiarsi per cercare
protezione contro le aggressioni delle milizie locali. COLLERA
SELETTIVA In
quell'epoca l'ONU aveva individuato nove campi di prigionia in Bosnia: sei croati, due
serbi ed uno mussulmano. La Croce Rossa indica che "tutte le parti hanno organizzato
dei campi d'internamento in condizioni deplorevoli. Croati e Mussulmani devono essere
ugualmente rimproverati per gli abusi contro
i prigionieri" (nota) 1. Allora
perché medecins du monde e Koukner tacciono sui campi croati e mussulmani? (nota) 4 NOTE 1)
De Groene Amsterdamer, 22 gennaio 1997 2)
Guardian, Gran Bretagna, 9 agosto 1992 3)
Idem 4)
Joan Philips, Livin Marxism, Gran Bretagna, marzo 1993 5)
New York Times, 23 agosto 1992
UN
PREMIO PULITZER VINTO FACILMENTE
"I Serbi
organizzano in Bosnia dei campi di sterminio" ("death camps"). Lanciata nel
luglio 1992, questo scoop valse al giornalista americano Roy Gutman (New York Newsday) il
famoso premio Pulitzer del giornalismo. Immediatamente questi reportages vengono ripresi
da una trasmissione choc della TV britannica ITN, e ripresa da tutti i media americani ed
europei. Enorme campagna. In Francia Kouchner e Médecins du Monde stampano un manifesto
in cui si assimilano i campi serbi a quelli nazisti.
Si troverà qui
in fondo quello che diceva Gutman ... E quello che non diceva. Infatti il giornalista
britannico Joan Philip lo ha intervistato, è andato sui luoghi, ha interrogato le fonti
del suo collega. La verifica volge al disastro ... (nota) Questa campagna pone due
domande: 1.
C'erano i "massacri sistematici" nei campi serbi? "I servizi informativi US
hanno raddoppiato gli sforzi -segnale il 23 agosto il New York Times- ma non hanno trovato
alcuna prova di massacri sistematici di prigionieri croati e mussulmani nei campi
serbi". 2.
Perché si sono passati sotto silenzio i campi costituiti dai nazionalisti croati e
mussulmani? Il comandante belga Jan Segers ha diretto un servizio informativo dell'ONU:
"Ho visto dei campi di prigionia nella regione di Sarajevo, sotto controllo serbo e
mussulmano; Ne ho visto anche a Bihac, tenuti da Abdic )ribelli mussulmani) e tenuti da
Dudakovic (esercito di Izetbegovic)" (nota) 2. 1)
Rivista Living Marxism, Gran Bretagna, marzo 1993 2)
Télémoustique, Belgio, 20 novembre 1995 ________________________ affianco fotografia L'immagine
centra l'attenzione su questo personaggio scheletrico (sottinteso: a causa del cattivo
trattamento). Ma può essere effetto di una malattia. Perché i suoi vicini sembrano ben
nutriti. Perché
questi uomini "sterminati" sono liberi di parlare ai giornalisti stranieri? I
loro "assassini" sono stupidi fino a questo punto? QUELLO
CHE VI È STATO DETTO New
York Newsday 19 luglio, 2 agosto 1992 "Il
campo di Manjaca fa parte di una serie di nuovi luoghi di detenzione. Un responsabile
dell'ambasciata americana a Belgrado fa continuamente riferimento a dei "campi di
concentramento". ... È un altro esempio di violazione dei diritti dell'uomo che
esplodono oggi ad un livello senza precedenti dall'epoca del III Reich nazista." "C'è
un numero crescente di indizi che Omarska contenga un campo di sterminio dove le autorità
serbe, con l'appoggio dell'esercito, hanno rinchiuso migliaia di mussulmani". "Hujca":
"I Serbi del campo procedevano ad un massacro su vasta scala. Uccidevano i
prigionieri croati e mussulmani sparando loro attraverso la bocca. Una volta ho visto otto
cadaveri coperti da lenzuola." "Meho":
"Le guardie serbe uccidevano regolarmente i prigionieri a gruppi di dieci o quindici.
Li portavano al lago vicino, si sentivano raffiche di mitra. Non tornavano più Penso che
mi hanno lasciato partire per via della mia avanzata età (63 anni)" QUELLO
CHE NON VI VIENE DETTO ... L'opinione
di un diplomatico US, dalla sua camera d'albergo a Belgrado, è forse una prova
scientifica? Curioso:
sono gli stessi responsabili serbi di Banja Luka che suggerirono a Gutman di visitare
questo campo di prigionieri di guerra con una delegazione della Croce Rossa
Internazionale. Quanto
al campo di Omarska e Trnopolje, Gutman non li ha visitati che nel settembre del 1992,
dopo aver scritto i suoi reportages. E non ha altro che due "testimoni" sotto
pseudonimo. Hujca
riconosce di "non aver assistito di persona alle uccisioni" Sarebbe
assurdo rilasciare un "testimone" così pericoloso. AGENZIE
IN BUGIE MEDIATICHE
Nel 1991 le
bugie mediatiche sulle incubatrici di Kuwait City, con la sua serie di testimonianze
prefabbricate, aveva sottolineato il ruolo della Hill e Knowlton, ditta US di
"pubbliche relazioni" specializzata nella creazione di positive immagini di
marca per le dittature di tutto il mondo.
Caso isolato?
No, i loro colleghi di Ruder Finn hanno rappresentato i governi di Zagabria e di Sarajevo
fino a metà 1993. Poi si sono concentrati sullo sforzo di creare unimmagine di
democratici e di vittime al regime di Izetbegovic. L'enorme impatto dei pretesi
"campi serbi di purificazione" è loro opera ...
In un documento
creato per sedurre altre dittature, clienti potenziali, Ruder Finn vanta la propria
efficacia: "Diffusa in agosto la storia dei campi di concentramento galvanizzò
l'opinione pubblica americana. Un sondaggio di Newsweek registrò un forte cambiamento: da
35 % di sostegno ai bombardamenti aerei prima al 53 % dopo la storia. Il 1° marzo 1993 un
sondaggio Gallup mostrò che due terzi del popolo americano sostenevano l'impegno US in
Bosnia" (nota 1). RUDER
FINN GRIDA VITTORIA, MA NON PRETENDE DI DIRE LA VERITÀ'
Ma come ha fatto
Ruder Finn a manipolare l'opinione pubblica su questi campi? Il suo direttore, James
Harff, lo spiega al giornalista francese Merlino: "Abbiamo convinto tre grandi
organizzazioni ebraiche: B'nai Brith Anti-Difamation League, American Jewish Committee e
American Jewish Congress. Abbiamo suggerito loro di pubblicare un trafiletto nel New York
Times e di organizzare una manifestazione di protesta davanti alla Nazioni Unite. La cosa
è andata in maniera formidabile: l'ingresso in gioco delle organizzazioni ebraiche a
fianco dei Bosniaci fu uno straordinario colpo a poker. Automaticamente abbiamo potuto far
coincidere, nell'opinione pubblica, Serbi e nazisti. Il dossier era complesso, nessuno
capiva cosa succedeva in Jugoslavia, ma in un colpo solo potevamo presentare una
situazione semplice, con buoni e cattivi.
Immediatamente
ci fu un cambiamento molto netto nel linguaggio della stampa con l'uso di termini ad alto
impatto emotivo, come pulizia etnica, campi di concentramento, ecc ... il tutto evocante
la Germania nazista, le camere a gas di Auschwitz. La carica emotiva era così forte che
nessuno poteva più andarvi contro, a rischio di venir accusato di revisionismo. -
Ma tra il 2 ed il 5 agosto voi non avevate nessuna prova che quello che dicevate era vero. -
Il nostro lavoro non è verificare l'informazione. Noi non abbiamo affermato che
esistevano dei campi della morte in Bosnia, noi abbiamo fatto sapere che lo affermava
Newsday. -
Vi rendete conto della vostra enorme responsabilità? -
Noi siamo professionisti. Avevamo un lavoro da compiere e l'abbiamo fatto. Noi non siamo
pagati per fare la morale". (nota) 2.
È quanto diceva
già un predecessore di Ruder Finn: Ivy Lee fu il pioniere delle agenzie americane di
pubbliche relazioni. Nel 1933 i nazisti fecero ricorso a lui. Il Trust I.G. Farben lo
invitò a visitare la Germania e ad incontrare Hitler. Suo figlio si recò a Berlino e
lavorò un anno per la I.G. Farben. Max Ilgner, il responsabile di questa ditta che aveva
invitato Lee, era membro del "Circolo degli esperti del ministero della
propaganda" nazista. Venne considerato come criminale di guerra dal tribunale di
Norimberga, che giudicò che "gli agenti stranieri di Farben costituivano il nucleo
delle macchinazioni naziste nel mondo" (nota) 3 1)
The media happened to be there, op. cit. p. 16 2)
Merlino, op. cit. p. 128-9 3)
Molly Ivins, Toxic Sludge is good for you, Monroe (US), 1995, p. 149 ______________________________________- affianco FINO
DOVE SI SPINGE L'AZIONE DI RUDER FINN?
Il lavoro della
ditta Ruder Finn si limita a "valorizzare" le bugie mediatiche che esistono? Noi
riteniamo che certe aziende di "pubbliche relazioni" vanno più lontano ... Il
giornalista US Peter Brock rileva un contrasto di interessante nelle attitudini delle
diverse autorità bosniache di fronte ai reporters: "I rapporti della stampa indicano
che i Serbo-bosniaci erano estremamente cooperativi quando si trattava di autorizzare
l'ispezione dei loro campi da parte di autorità internazionali, mentre i Mussulmani ed i
Croati di Bosnia rifiutavano o facevano opposizione" (nota) 1. Noi siamo convinti che
Ruder Finn abbia anche consigliato questi regimi per quanto riguarda l'immagine che
dovevano fornire di se stessi. Il primo consiglio era evidentemente di nascondere i propri
crimini. Ma
Ruder Finn è andata ancora più lontano? Descrivendo i tre massacri della panetteria e
del mercato di Markale a Sarajevo abbiamo rilevato i presupposti di una macchinazione
orchestrata dai servizi segreti. La CIA è stata particolarmente attiva in Bosnia, come
attestato da numerose fonti occidentali. Nel nostro libro "Atention, medias!"
abbiamo segnalato le strettissime connessioni tra la CIA e le ditte di "pubbliche
relazioni: "gli uffici d'oltremare di Hille Knowlton costituiscono una copertura
ideale per la CIA, che non smette di estendersi. A differenza di altri mestieri di
copertura, essere uno specialista di pubbliche relazioni non richiede una formazione
tecnica per gli ufficiali della CIA", indica un agente di quest'ultima (nota) 2
Noi siamo
convinti che esiste una strettissima collaborazione tra certi "giornalisti", le
ditte di pubbliche relazioni ed i servizi segreti. Bisogna ricordarsi che su ventimila
agenti ufficialmente impiegati dalla CIA, un terzo si dedica all'
"informazione". NOTE 1) Peter Brock, op. cit. 2)
Michel Collon, Attention, medias! Solo nella terza edizione), EPO, Bruxelles, 1994, p. 289 ________________________________ ESISTONO
VITTIME BUONE ED ALTRE CATTIVE?
Secondo quella
criterio un massacro commesso su questo pianeta viene decretato "genocidio" in
alcuni casi ed in altri non viene definito proprio, una vera non informazione?
Per esempio,
quando si scopre nel luglio 1999 centinaia di scheletri umani in una discarica vicina ad
un campo di concentramento in cui migliaia di prigionieri civili e militari erano stati
torturati nel 1993 e 1994, perché il fatto non passa neppure come notizia
"breve" in Occidente? Per il fatto che la discarica è situata a Soyo, nel nord dell'Angola, ed il campo di tortura
era organizzato dall'Unita e questa organizzazione fascista di guerriglia era sostenuta
del regime razzista del Sud Africa e dagli Stati Uniti per destabilizzare il governo di
sinistra dell'Angola. (nota) 1.
Altro esempio.
Quando vengono massacrati centinaia di migliaia di abitanti della Papuasia occidentale,
occupata dall'Indonesia, perché il fatto non scatena nessuna campagna informativa e delle
sanzioni? Perché questa regione ricchissima di minerali e stata concessa all'impresa
Freeport McMoran, che questa ha finanziato il colpo di stato di Suharto nel 1965 e il
regime di Suharto è pesantemente protetto da Washington (nota) 2.
In Jugoslavia è
stata caratterizzata da una scelta indecente. Da una parte le vittime buone, quelle di cui
si parla e si riparla, quando serve anche inventandole. Dall'altra parte le vittime che
crepano nel silenzio dei media. Perché, per fare un esempio, quando le autorità della
città di Bosanski Brod invitano la stampa occidentale a visitare il luogo di un massacro,
nessun giornalista si presenta? Perché le vittime sono serbe.
Perché si
scrivono migliaia di storie su una metà dei rifugiati cacciati dai loro focolari nella
Bosnia e nulla sull'altra metà? Perché la prima metà è croata o mussulmana, ed è
stata cacciata dai nazionalisti serbi, mentre la seconda metà non ha la carta d'identità
giusta. Ma non andate a dire ai media che sono razzisti!
Quando il
settimanale bosniaco Dani scrive: "Quando i Serbi hanno tolto l'assedio a Gorazde, il
27 agosto 1994, parecchie centinaia di abitanti serbi della città sono partiti in
autobus, in camion e in macchina, verso il nord, in direzione di Rogatica, una città
rimasta sotto controllo serbo. Presso il villaggio di Kukavica trecento di queste persone
sarebbero state uccise dai colpi di mitragliatrici mussulmane" (nota) 3, nessun
giornale occidentale ne parla. Sempre la carta d'identità sbagliata.
Per lungo tempo
i giornali occidentali hanno semplicemente passato sotto silenzio i crimini dei
nazionalisti croati e mussulmani. Col tempo non è più atato possibile. A quel punto la
scusa diviene: "Ma i Serbi hanno fatto peggio!".
È senza dubbio
vero in cifre assolute (e altrettanto senza dubbio falso in cifre relative). All'inizio il
rapporto delle forze militari era a vantaggio delle forze serbe. Ma questo non giustifica
minimamente questa censura unilaterale. Sui crimini nazionalisti non si deve far questioni
di percentali, ma di natura. Demonizzando i soli Serbi, non mostrando che in tutti i tre
campi delle borghesie e delle milizie di profittatori si costruivano un potere grazie alla
guerra, i media dominanti hanno manipolato l'opinione pubblica. Hanno aiutato i governi
occidentali a realizzare le loro strategie segrete. NOTE 1)
Comunicato stampa dell'ambasciata d'Angola a Bruxelles, 26 luglio 1996 2)
Solidaire, Belgio, 11 dicembre 1996 3)
Balkans Infos, Francia, n. 10 ____________________________________ affianco A
PROPOSITO DELLA PAROLA "GENOCIDIO" ... Le
Soir 26 luglio 1996 "Alcuni
corpi nudi, i polsi legati, riesumati a decine. Le macabre prove del genocidio escono
dalla terra attorno a Srebrenica. Gli
inviati del tribunale penale internazionale hanno meticolosamente scavato quindici metri
quadri di terra. Dodici corpi, forse di più, sono stati gettati in questo luogo. Si
stima che le fosse comuni disperse in questi campi potrebbero nascondere tra mille e 2.700
salme. La loro esistenza è stata rivelata al tribunale internazionale dell'Aja dalle foto
prese dai satelliti spia americani. A Cerska, gli inquirenti hanno già riesumato 154
cadaveri" COMMENTO Come
si può parlare di "prove del genocidio" sulla base di dodici corpi e di
"Si stima"! Chi non ricorda precedenti stime menzognere che provenivano dagli
Stati Uniti: Vietnam, Kuwait, Timisoara ecc.! Lo stesso valga per le loro
"foto-satellitari". Alla
fine dell'anno 1997 i famosi "terreni scavati" di Srebrenica non sono ancora
stati scavati. La cava in cui dovevano trovarsi dieci mila cadaveri è sempre inesplorata. Il
termine genocidio indica lo sterminio di una popolazione. Si applica al nazismo, allo
sterminio degli Armeni, dei Tutsi ruandesi. Banalizzare questo termine vuol dire
indebolire la condanna dei crimini storici del nazismo Dei
crimini sono stati senza alcun dubbio commessi dai nazionalisti serbi. Di cui più avanti
analizziamo la natura di estrema destra. Tuttavia il modo propagandistico e
sensazionalistico con cui è stata portata avanti l'inchiesta su Srebrenica non permette
oggi di pubblicare cifre serie ... _______________________________________ I
RIFUGIATI DI CUI LE ONG NON SI OCCUPANO.
Alla fine del
1995 una missione dell'organizzazione belga Medici per il terzo mondo si è recata nella
regione di Banja Luka.
"Banja Luka
è la città bosniaca che conta il maggior numero di rifugiati: 80.000 persone. La maggior
parte sono fuggite dalla loro regione durante le operazioni di pulizia etnica eseguite
dall'esercito croato nel mese di agosto 1995 nella Krajina. Altre hanno abbandonato tutto
durante i bombardamenti della Nato su grandi aree della Bosnia. A queste vittime della
violenza della Nato i media non accordano praticamente nessuna attenzione. E sono anche
privi di aiuti. Secondo la stessa ONU solo tre organizzazioni umanitarie internazionali
operano a Banja Luka. Esse sono 35 nella parte mussulmana ed in Croazia se ne contano 120.
Visitiamo il
campo di rifugiati di Rakovacke Bare, Alloggia per il momento 200 adulti e 70 bambini.
Sono i rifugiati che nessuno viene ad intervistare e di cui non si diffondono le immagini
nel mondo, Alla nostra prima domanda: "Perché siete fuggiti?", la risposta è
violenta: "Per causa vostra, Belgi, per la Nato, la Nato, la Nato ...".
La maggior parte
sono originari di Sanski Most, piccola cittadina a 70 chilometri ad ovest di Banja Luka.
Sono stati cacciati dai bombardamenti della Nato nel settembre scorso e dall'offensiva
croato-mussulmana che e seguita. Vivono in condizioni terribili. Alcuni dormono in
roulottes o nel cassone di un camion, e la temperatura scende a meno 10 gradi. Altri
vivono in delle baracche in una totale promiscuità I bambini sono privati della scuola e
di ogni forma di divertimento. Fanno crudelmente difetto vestiti caldi e scarpe. Questa
gente ha dovuto fuggire in catastrofica fretta durante l'estate abbandonando tutto, sono
giunti con vestiti leggeri".
Una nota, è
successo che siano state diffuse alcune immagini di rifugiati serbi. Ma mai con lo stesso
trattamento mediatico. Si trattava di solito di persone installate in edifici scolastici o
palestre. Non erano rappresentativi della situazione, ma così' non si colpevolizzava
troppo: nessuna immagine di disperazione, niente donne piangenti, nessun primo piano di
occhi di bambini di cinque anni ... fotografia _____________________________________- affianco I
CAMPI DEI QUALI NON VI HANNO PARLATO ... Il
campo di Celebici, già caserma dell'esercito federale trasformata in un centro di
detenzione per Serbi. Numerosi testimoni hanno affermato di aver visto a più riprese il
presidente Izetbegovic visitare questo campo. Estratti di queste testimonianze ... Testimone
147/96-20, originario dei dintorni di Konjic: "Pesavo
110 chili quando sono arrivato a Celebici, ne sono uscito con 64. Per illustrare il
livello di ristrettezze e di fame, una volta non sono andato di corpo per 54 giorni.
Venivo picchiato ogni giorno, anche più volte al giorno, giorno e notte. Ne sono uscito
invalido al 70 %, col fegato e la vescica danneggiati al 70 %, nove costole rotte. So
che 18 prigionieri sono stati assassinati nel campo. Ero personalmente presente
all'esecuzione di Sima Jovanovic, del villaggio di Ibar, di Cedo Avramovic, da Celebici e
di Zijko Kliment, da Konjic. Alla fine di luglio si è sentito del rumore nel cortile. Ho
visto tre vetture di lusso ed una jeep. Nella seconda vettura c'era Alja Izetbegovic,
circondato dalle sue guardie del corpo." Testimone
147/96-3, autista a Celebici: "Abito
vicino agli edifici. Il centro del campo è ad appena 70 metri da casa mia. Il campo era
circondato da filo spinato rinforzato. Si vedeva all'interno. Ho visto come i guardiani
bastonavano i prigionieri e li obbligavano a bere la propria urina. Sentivo gridare e
piangere giorno e notte. C'erano anche delle donne. L'8 ottobre, tre automobili di lusso
sono entrate nel campo, ero a 60 metri dal posto in cui si trovava Izetbegovic. Aveva una
giacca di cuoio e sulla testa un berretto verde". "NEPPURE
UN GIORNALISTA È VENUTO A VEDERE QUESTO MASSACRO"
In febbraio e
aprile 1993 la Cimade, organizzazione cristiana francese, ed il consiglio ecumenico delle
Chiese inviano una missione d'inchiesta in Bosnia. Estratti del suo rapporto: "Arriviamo
a Bosanski Brod (96.000 abitanti). Come inizio i Croati e di Mussulmani, quando hanno
conquistato la città, hanno distrutto tutti gli edifici religiosi ortodossi; quando la
città è stata riconquistata dai Serbi essi hanno distrutto tutte le moschee e le chiese
cattoliche, con la scusa che nascondevano depositi di munizioni.
Il capo della
polizia civile ci racconta che duecento civili serbi sono stati uccisi, è un massacro ...
Attraversiamo il cimitero che ospita cattolici, ortodossi, mussulmani, ciascuno in un
campo. L'odore della morte è li, spaventoso. Per il momento sono stati trovati
trentasette corpi di cui sei di soldati, da 16 a 70/80 anni; ci sono famiglie intere
riconosciute dai loro vestiti da notte. Questa fossa comune è aperta da dieci giorni, i
Serbi hanno avvisato il mondo intero, non è venuto neppure un giornalista" (nota) 47
Tutti i
belligeranti in Bosnia Erzegovina hanno, in modi diversi, violato i diritti umani o le
leggi di guerra. Molte pratiche inumane (pulizia etnica) usate nelle zone sotto dominio
serbo vengono usate ugualmente nelle parti della Bosnia Erzegovina controllate dai
Mussulmani e dalla "Comunità croata D'Herze-Bosnia Erzegovina". ... Un altro
fattore che ha contribuito all'intensità della pulizia etnica nelle zone sotto dominio
serbo è il netto squilibrio tra le quantità di armi di cui dispone la popolazione serba
e la popolazione mussulmana".
I nostri vari
interlocutori, nei territori serbi di Bosnia, riconoscono unanimemente che i Serbi in armi
hanno commesso un certo numero di furti e di crimini. La cosa dispiace loro e ritengono
che si debbano punire gli autori di questi misfatti. Abbiamo potuto verificare la presenza
di Serbi incarcerati a Banja Luka per aver commesso di questi delitti.
Sono del resto
stupiti per la demonizzazione di cui sono oggetto nell'opinione pubblica del mondo
(violenze carnali come arma di guerra, campi di concentramento, genocidio ...). Oggi i
rapporti con i giornalisti stranieri sono degradati a tal punto che anche i giornalisti
ben intenzionati sono allontanati dalle zone operative". ________________________________-- affianco I
BOMBARDAMENTI CHE NON ESISTONO Perché
ci hanno relazionato solo sui bombardamenti dei nazionalisti serbi su Sarajevo? Perché si
sono stati nascosti crimini analoghi quando a commetterli erano l'esercito croato o le
truppe di Izetbegovic? Abbiamo personalmente raccolto la testimonianza di un giovane
esperantista, Grodimir Kragic, telefonista cieco che vive a Tezlic, una città di 64.000
abitanti in Bosnia ... -
La vostra città è stata bombardata dalle forze croate e mussulmane? -
Si, sistematicamente, da luglio 1992 ad ottobre 1995. -
C'erano truppe serbe? -
No, qui non c'era nessun soldato né obbiettivo militare. Si mirava ai civili. Anche la
Nato ci ha bombardati nel settembre scorso, distruggendo molte case ed uccidendo parecchie
persone anziane. -
Siete certo che volevano prendersela coi civili? -
Erano solo bombardamenti psicologici. A volte sparavano esattamente ogni 45 minuti. Oppure
attaccavano alle 6 e 45 del mattino, il momento in cui c'è più gente in strada. Volevano
provocare il panico, obbligare la popolazione ad abbandonare la città. -
Tezlic era la sola colpita? -
No, nell'estate del '93 ci sono stati anche bombardamenti reciproci tra città vicine:
Zepce (croata) e Tesah (mussulmana). Ma con noi la cosa è stata costante. Ed altre città
serbe, come Doboj hanno sofferto ancora di più. -
Come si vive un fatto simile? -
È spaventoso. All'inizio è successo che ci hanno bombardato per dieci giorni con solo
alcuni brevi intervalli. Co, tempo si fa un pò' l'abitudine, si impara a valutare -in
funzione del rumore della granata- se cadrà vicino a voi o più lontano. Nelle scuole i
bambini dovevano correre e nascondersi al minimo segnale di bombardamento o di sparo. Ma
il peggio è quando venite svegliati. Verso mezzanotte o le due del mattino. -
Avete rischiato di essere vittima? -
Un giorno, con alcuni amici, giocavamo una partita a scacchi nel giardino. La bomba ci è
passata sopra, i pezzi sono stati rovesciati. Ma è caduta dietro una grande casa che ci
ha protetti. Tre miei cugini hanno avuto meno fortuna, e non ci sono più ... VIOLENZE
SESSUALI: inchieste di fantasia e testimonianze nascosta.
Il giornalista
US Peter Brock ha analizzato la copertura mediatica delle "violenze sessuali di massa
come arma di guerra" che hanno fatto tanto scalpore ... Dopo aver fatto una lista di
numerosi casi di violenze contro donne serbe, documentati con precisione, ma ignorati dai
mezzi di comunicazione, Brock scrive:
"Improvvisamente
alla fine di novembre, inizio dicembre 1992, il mondo intero subì un diluvio di rapporti
sulle violenze contro donne mussulmane. Questi racconti traevano origine dal Ministero
dell'informazione di Croazia in Bosnia. Il 4 gennaio Newsweek citava delle informazioni
non provate che provenivano dal governo bosniaco e che parlavano di 50.000 mussulmane
violentate dai soldati serbi.
Una delegazione
della Comunità Europea, presieduta da Anne Warburton (ex diplomatica britannica) ha
proceduto ad una rapida inchiesta. La delegazione ha scritto di aver accuratamente cercato
a Zagabria, ma di non aver avuto altro che un accesso minimo alle pretese vittime
bosniache o ai centri in cui si supponeva che queste vittime si trovassero. Benché abbia
rifiutato di precisare la fonte delle "stime più serie che sono state fornite alla
missione", la commissione ha deciso di ritenere valido e di diffondere un numero di
vittime stimato "attorno a 20.000".
Tuttavia una
inchiesta condotta dalla Commissione delle Nazioni Unite doveva, poco tempo dopo, pur
guardandosi dal fornire una stima ufficiale, menzionare un totale di 2.400 vittime. Questa
stima era basata su 119 casi documentati. Il rapporto concludeva che delle Mussulmane,
delle Croate e delle Serbe erano state violentate, e che le Mussulmane erano il più gran
numero.
Infine il
Comitato della Comunità Europea sui diritti della donna ha esaminato le conclusioni della
delegazioni Warburton per respingere la stima di 20.000 vittime in ragione della mancanza
di prove documentate e di testimonianze. Alla fine di questa audizione Frits Kalshoven,
presidente della commissione dell'ONU sui crimini di guerra, ha dichiarato, come
testimone, che le "prove" raccolte fino a quel momento non potevano essere
seriamente presentate davanti ad un tribunale. Anche i rappresentanti dell'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati giungevano alla conclusione che non si
potevano trovare sufficienti testimonianze indipendenti, mentre Amnesty International e il
CICR dichiaravano nella stessa data che tutte le parti si erano lasciate andare ad
atrocità e violenze carnali" Da
Foreing Policy (USA) inverno 93-94. Vedi anche una testimonianza approfondita del
giornalista Martin Mettmayer su Die Weltwoche, Zurigo, 10 marzo 1994. __________________________ affianco PIANO
SISTEMATICO? Diana
Johnstone, saggista americana, stila il bilancio delle inchieste sulle violenze: "La
commissione incaricata dal consiglio di Sicurezza di svolgere l'inchiesta sui crimini di
guerra commessi nell'ex Jugoslavia ha ricevuto rapporti su più di 1.600 casi di violenza,
ha intervistato 223 vittime che hanno riportato 4.500 casi. Ma nel concludere i propri
lavori, nel maggio 1994, aveva riunito 575 dossier con identificazioni precise. Si può
ragionevolmente supporre che i casi siano stati più di quelli su cui esistono i rapporti.
Ma in assenza di studi comparativi è impossibile sapere se quello che è stato inusuale
nella guerra di Bosnia fosse il numero di violenze o l'attenzione concentrata su questo
crimine odioso, generalmente molto diffuso nel caos delle guerre.
Una componente
della commissione, la criminologa olandese Christine Cleiren, ha indicato: <Certe
persone si identificano a tal punto con le vittime delle violenze sessuali che forniscono
raccolti sentiti come fossero loro esperienze personali. Secondo parecchi indizi la
violenza sessuale è stata raccontata dalle parti in conflitto come un elemento della
propaganda. Le informazioni dei rapporti erano di seconda o terza mano e la maggior parte
erano molto generiche>". da
The Nation (USA), 22 settembre 1997 LA
LIBRE BELGIQUE titolo del 22 gennaio 1993 "La
violenza sulle donne nell'arsenale del terrore serbo" LE
NOUVEL OBSERVATEUR n. 1471, gennaio 1993 "Nessun
dubbio è più permesso sul carattere sistematico di questa pratica, nel quadro del piano
di <purificazione etnica>" LA
GAUCHE 10 febbraio 1993 "Sembra
(sic) che gli estremisti serbi abbiano utilizzato la violenza carnale come arma di guerra
nel quadro della loro politica di epurazione etnica" COMMENTO Dalle
destra cattolica al La Gauche trozchista, si sostiene un intervento militare della Nato
contro i Serbi senza mettere in discussioni le menzogne ufficiali, _____________________________ QUELLO
CHE È STATO NASCOSTO A PROPOSITO DI GORAZDE
I racconti
mediatici sull'assedio di Gorazde hanno influenzato l'opinione pubblica internazionale per
farle accettare l'intervento della Nato. Ma cosa è successo veramente? Estratto del
rapporto redatto nel maggio 1994 da Y. Bodansky e V. Forrest per lo "House Republican
Research Committee" della Camera dei Rappresentanti USA. Certamente questo documento
addotta il punto di vista dei nazionalisti serbi ma contiene un insieme di fatti precisi
che sono stati sistematicamente nascosti alla gente ... !.
Si è descritto l'assedio di Gorazde come uno spietato atto di aggressione contro la
popolazione mussulmana della Bosnia. Quello che meno si conosce è il ruolo giocato dal
governo di Izetbegovic e dai militari bosniaci nell'incitare al conflitto ... 2.
Gorazde è una piccola città industriale nella Bosnia orientale. Prima della guerra la
sua popolazione era mista: due terzi Mussulmani, un terzo Serbi. La posizione della città
sulla Drina ed il fatto che due strade importanti la attraversino le danno una notevole
importanza strategica. Ma quello che determina soprattutto l'importanza della città sono
due sue officine. La prima, la fabbrica Pobjeda, produce munizioni. L'altra è
un'industria chimica. L'enclave di Gorazde era uno dei primi posti in cui i guerriglieri
islamisti si erano lanciati contro i cristiani locali per garantirsi una posizione di
predominio militare 3.
All'inizio del 1993 i Mussulmani iniziarono la ricostruzione di Gorazde per farne un
centro militare. Notevoli forze mussulmane vennero inviate a Gorazde in seguito alle
pressioni delle Nazioni Unite sui Serbi allo scopo di entrare per scopi umanitari. 4.
Nel 1993 i Mussulmani fecero entrare fraudolentemente parecchio materiale militare a Gorazde, con la copertura dell'ONU: utensileria,
pezzi meccanici e personale esperto allo scopo di rimettere in funzione l'industria
Pobjeda e l'officina chimica di Gorazde, che doveva essere riciclata come officina
d'armamento chimico. 5.
Di conseguenza l'alto comando serbo a Pale decise che Gorazde sarebbe stata utilizzata per
lanciare della offensive verso est, in direzione della Serbia. 6.
Nel marzo 194 i Mussulmani riorganizzarono le loro forze armate in previsione dell'ultima
fase della preparazione dell'offensiva della primavera 1994 contro i Serbi, che era la
chiave di volta per attirare l'Ovest nella guerra. Oltre alla II brigata mussulmana
(duemila uomini) i Mussulmani misero in campo dei commandos di mujahedin, truppe di
fanteria del ministero degli interni ed anche dei volontari armati, un totale dai 12 ai 15
mila uomini. 7.
È provato che i convogli di aiuti umanitari autorizzati dall'ONU hanno contribuito al
trasferimento di materiale e merci verso Gorazde. Il 14 marzo degli incaricati per
l'ispezione serbi hanno evidenziato un tentativo fraudolento di introdurre a Gorazde
materiale elettronico, valute forti e documenti bosniaci. 8.
Il 20 marzo i Mussulmani dalla sacca di Gorazde hanno iniziato un fuoco di artiglieria in
direzione delle postazioni serbe tra Foca e Cajnice, violando i precedenti accordi di
cessate il fuoco. Questi attacchi si estesero e si trasformarono in grande offensiva verso il 25. Lo scopo strategico dell'offensiva
era quello di attraversare la frontiera serba per coinvolgere la Serbia nella guerra,
fornendo la giustificazione per un'azione militare occidentale contro Belgrado. Nel corso
della loro offensiva le forze mussulmane occuparono sei villaggi serbi e torturarono e poi
uccisero sistematicamente la popolazione civile. 9
Il 28 presagendo l'imminente controffensiva serba i Mussulmani iniziarono una campagna
propagandistica centrata sugli attacchi dell'artiglieria dei Serbi di Bosnia contro i
civili di Gorazde. Questo tema sarebbe servito come ritornello durante tutto il mese di
aprile, ogni volta che le forze mussulmane subivano qualche sconfitta di un certo rilievo. 10.
Il 30 l'ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Madeleine Albright ed il generale
Shalikashvili giunsero a Sarajevo per manifestare ai Mussulmani il sostegno americano. Il
presidente Izetbegovic si convinse che gli Stati Uniti erano decisi ad assicurare la
vittoria mussulmana in questa guerra. 11.
Il 31 l'esercito mussulmano cominciò ad utilizzare gli edifici più elevati di Gorazde,
specialmente il tetto dell'ospedale, come luoghi di osservazione e centri di comando per
dirigere l'artiglieria contro i serbi. Questi tentarono di ridurre al silenzio queste
strutture e spararono sull'ospedale con tutte le ricadute di propaganda che si possono
immaginare. 12.
Il primo aprile le forze serbe stavano per sconfiggere nettamente i Mussulmani ... Il
primo ministro Silajdic cominciò a pretendere insistentemente un intervento occidentale
per impedire una "tragedia umana" a Gorazde. 13
Tra il 2 ed il 4 aprile i Serbi aumentarono di forze, benché le Forze Speciali mussulmane
avessero attaccato un grande convoglio con un certo successo. 14.
Il 6 la doppiezza dei mussulmani divenne chiara. Da una parte, davanti ai media
occidentali, davano l'impressione che venisse attaccata una Gorazde quasi senza difesa.
Dall'altra parte, per il loro uso interno, i Mussulmani descrivevano una storia di
combattimenti eroici e vittoriosi portati avanti dalle truppe mussulmane che difendevano
Gorazde. Insistevano sul fatto che i difensori mussulmani stavano infliggendo pesanti
perdite ai Serbi. 15.
Il 7 le Nazioni Unite piazzarono (otto!) soldati a Gorazde per dare il pretesto legale
alle operazioni aeree che prevedevano, visto che non erano autorizzate ad iniziare
operazioni militari se non per proteggere il proprio personale. I militari dispiegati
appartenevano al SAS (Special Air Service) britannico, reparto specializzato nel preparare
e dirigere attacchi aerei. 16.
Il 9 le forze serbe raggiungono un pianoro strategico che sovrasta Gorazde. I Serbi non
dimostrano alcuna velleità di prendere la città, benché disponessero di un accesso
comodo, e la Forpronu concluse che non era intenzione dei Serbi di impadronirsi della
città. Nonostante ciò i Mussulmani attaccarono e provocarono delle risposte da parte
delle truppe serbe. 17.
Il 9 i Serbi accettarono l'iniziativa della Forpronu di iniziare dei negoziati per un
cessate il fuoco ai quali i Mussulmani si rifiutarono di partecipare. Il 10 le forze serbe
proseguirono la loro lenta avanzata, distruggendo di passaggio alcuni ponti sulla Drina,
ed impedendo così ulteriori rifornimenti a Gorazde. 18.
Il 10 ed 11 le operazioni di bombardamento della Nato, effettuate da alcuni caccia
americani, furono dirette contro i Serbi per fermare la loro avanzata. 19.
Le Nazioni Unite erano decise a cercare un cessate il fuoco in modo da fermare la morte di
civili all'interno di Gorazde. I Mussulmani erano inflessibili invece nella loro volontà
di rovesciare la disfatta militare. 20.
I Serbi erano pronti a dichiarare un cessate il fuoco unilaterale. I Mussulmani andavano a
provocare i Serbi con degli attacchi ed i Serbi finirono col rispondere. I media
occidentali parlarono in seguito dei bombardamenti dei Serbi sulla popolazione civile cosa
che fece aumentare le minacce di intervento della Nato. 21.
Il 16 uno Sea Harrier della portaerei inglese HMS Ark Royal, accompagnato da parecchi A-10
americani, venne abbattuto mentre tentava di bombardare le posizioni serbe. I Serbi
smentirono di aver abbattuto l'aereo, ed imputarono questa azione ai Mussulmani. 22.
Nel frattempo gli osservatori dell'ONU furono dispiegati un pò' ovunque sulle linee
avanzate mussulmane, a volte a meno di 500 metri dal fronte. 23
Il 15 dei rapporti sulle atrocità di Gorazde continuarono a giungere, contemporanei alle
richieste di aiuto. I Serbi assicurarono più riprese che non era loro intenzione
conquistare Gorazde. 24.
Il 22 la Nato fa pervenire un ultimatum ai Serbi. 25
La propaganda mussulmana sulle vittime civili si intensifica quando i Serbi si stanno
preparando a rispettare l'ultimatum. Il 23 aprile i Mussulmani furono costretti a
riconoscere che l'intensità del fuoco serbo era diminuita, benché non fosse cessata
completamente. 26.
Il 24 le unità della Forpronu cominciano a dispiegarsi lungo la linea di demarcazione e
confermano che i Serbi si erano ritirati dietro la linea di 3 chilometri che era stata
fissata. Le Nazioni Unite cominciarono a fare le stime dei danni provocati e prepararono
l'evacuazione di centinaia di civili feriti. Le truppe mussulmane attaccarono i Serbi
appena abbandonarono la città e le forze serbe cominciarono a distruggere i luoghi in cui
verificavano esistesse la possibilità di preparare simili imboscate. 27.
I Serbi fecero anche saltare in aria dei settori della fabbrica di munizioni come il
sistema di pompaggio e di raffreddamento dell'acqua destinato alla catena produttiva degli
esplosivi. Per tutto il tempo in cui la fabbrica di munizioni non aveva funzionato, la
sacca assediata aveva usato l'acqua di questo sistema per i propri bisogni alimentari e
corporali. I media occidentali descrissero l'operazione serba con inesattezza, affermando
che la distruzione del sistema di distribuzione idrico di Gorazde era stato intenzionale. 28.
Visto il terreno montagnoso ed i continui attacchi mussulmani la ritirata serba veniva
effettuata con lentezza e questa lentezza spingeva la Nato a richiedere l'autorizzazione a
lanciare attacchi aerei contro i Serbi. Il rappresentante delle Nazioni Unite Akashi si
oppose a queste richieste. 29
Presto apparve chiaro che i Mussulmani avevano esagerato sullo stato della città Le cifre
delle perdite si situavano molto al di sotto dei rapporti iniziali. L'UNHCR (Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), la più competente tra le fonti
d'informazione, disse che c'erano 715 morti e 1.970 feriti, di cui 600 in gravi
condizioni. La maggior parte dei morti vennero classificati come civili. 30.
L'ispezione che seguì rivelò che i combattimenti avevano fatto 200 vittime e 200 feriti
gravemente, il 70 % erano militari mussulmani. 31.
Il generale Rose confermò che i danni erano limitati. A Sarajevo un vecchio ufficiale
dell'ONU fu più esplicito: "I rapporti da Gorazde furono deliberatamente esagerati
per colpevolizzare il mondo ed obbligarlo ad intervenire", dichiarò al New York
Times 32.
L'ufficiale delle Nazioni Unite proseguì mettendo in guardia l'opinione pubblica contro
il fatto che Gorazde non sarebbe stato l'ultimo caso del genere messo in campo dai
Mussulmani 33.
Dopo la pubblicazione di queste note l'ambasciatore US alle Nazioni Unite, Albright,
consegnò una protesta veemente al segretario generale sull'incapacità degli ufficiali
delle Nazioni Unite nei Balcani a mantenere una linea di condotta più aggressiva contro i
Serbi.
PICCOLA
RASSEGNA STAMPA Questo
primo capitolo si è limitato ad analizzare le principali bugie mediatiche. Ma altri
studi, rimasti molto confidenziali, lo confermano: l'insieme della copertura da parte dei
mezzi d'informazione sui problemi della ex Jugoslavia è dominato dalla disinformazione.
Ecco alcuni esempi .. LUBIANA
BOMBARDATA 3
Luglio 1991. Nel corso della breve "guerra" di Slovenia il quotidiano italiano
"Corriere della sera" intitola "Lubiana bombardata". In realtà mai
neppure un caccia ha sorvolato la capitale slovena. CHI
MUORE? L'esercito
jugoslavo è stato presentato come l'aggressore della Slovenia. Si è dovuto attendere il
1995 ed il documentario della BBC per apprendere che i
realtà i settanta morti in quel periodo erano giovani soldati dell'esercito
jugoslavo che non avevano risposto all'attacco delle milizie slovene. DOVE
ALLOGGIANO I REPORTERS? Il
giornalista americano Peter Brock ha studiato la copertura degli avvenimenti da parte dei
media da parte dei mezzi di informazione occidentali nel periodo 1991-92:
"Lo
squilibrio constatato nei reportages è cominciato durante la guerra in Croazia.
Nonostante pervenissero regolarmente notizie di atrocità commesse in Croazia da parte di
soldati e formazioni paramilitari croate contro Serbi, i servizi inviati all'estero non
facevano altro che parlare degli abusi commessi dai Serbi. La maggior parte degli inviasti
non parlavano serbo-croato, hanno avuto la tendenza ad affidarsi ai dinamici portavoce dei
governi. Il ministero dell'Informazione di Zagabria ha ottenuto rapidamente i servigi di
dozzine di pubblicisti di lingua inglese ed il governo bosniaco ha ugualmente affittato i
servizi di decine di "manipolatori" per i media occidentali.
Prima
dell'estate del 1991 solo un pugno di corrispondenti locali era alloggiato a Belgrado. La
maggior parte di questi, accompagnati dai nuovi reporters giunti alla fine del 1991 e nel
1992, sono partiti per Zagabria o Sarajevo dove erano state concentrate le basi tecniche
per le comunicazioni con l'Occidente. Il fatto di stabilire a Zagabria il nucleo centrale
delle comunicazioni e delle informazioni era tanto più sorprendente se si guarda alla
luce della repressione che la Croazia esercitava sui suoi mezzi di comunicazione
nazionali" (nota) 1. PALLA
MAGICA Estate
1992. TF1 presenta una ragazzina (che parla benissimo francese) "che ha avuto la
fortuna di scappare con la sua famiglia ad un fuoco di sbarramento serbo". Essa
porterà d'ora in poi una pallottola attorno al collo "nel caso le capitasse di
cadere in mani serbe".
Guardando da
vicino si vede che si tratta di un proiettile di kalaschinkov. Tra l'altro perforato. Il
giornalista che ha prodotto questa stupenda perla ci potrebbe spiegare a cosa servirebbe a
questa giovane, in caso di pericolo, una palla di kalaschnikov attorno al collo? SUL
PERICOLO DI INTERVISTARE SERBI ... Luglio
1992. Racconto di Georges Berghenaz, giornalista free lance belga, in servizio in Bosnia:
"Ai numerosi controlli mi basta dire <novinar> (giornalista) perché mi si
faccia passare con un sorriso. I Croati vedono
volentieri i giornalisti stranieri":. Ma i rapporti stanno per guastarsi ...
"Il 17
luglio visito il villaggio di Gabela, vicino a Capljina dove le abitazioni dei Serbi (30 %
della popolazione) sono state distrutte. Incontro alcuni abitanti sconvolti ed impauriti.
All'uscita dal villaggio la polizia croata mi ferma. Vengo portato in caserma. Mi
confiscano il passaporto, la carta d'accreditamento stampa ed il materiale fotografico,
dicendomi di tornare. Il giorno dopo mi si restituisce il passaporto, le carte di
accreditamento e mi ordinano di recarmi al comando centrale dell'HVO con una carta,
firmata dal responsabile locale dei servizi segreti croati in cui mi si accusa di
spionaggio a vantaggio della Serbia. Mi guardo bene dal mostrare quella carta. Devo fare
una croce su tutte le mie pellicole, integre o esposte.
Il 22, tornato
all'Holliday Inn di Sarajevo racconto quanto ho visto e vissuto a parecchi giornalisti
presenti. La cosa non sembra toccarli. L'agente della Reuter mi ascolta attentamente, fino
a quando si rende conto del fatto che ero stato arrestato dai Croati e che le vittime
della pulizia etnica erano Serbe. <Sorry, non possiamo aiutarla!>" NON
TUTTI I NEONATI SONO UGUALI Inizio
del 1993. Milan Martic, presidente della Repubblica della Krajina. "Una bambina
mussulmana (la piccola Irma) è stata trasferita da Sarajevo a Londra all'inizio del 1993
per subire un'operazione chirurgica. Il primo ministro John Major ha interrotto le sue
vacanze per visitarla in ospedale. Il mondo intero ha visto il fatto in televisione, lo ha
sentito alla radio, lo ha letto sulla stampa.
Alla morte di
quattro neonati a Knin, nessuno ha profferito verbo, i nostri bambini sono morti perché
l'ospedale era privo di medicine e di semplici disinfettanti. La morte di altri 11 neonati
a Banja Luka è stata ancor più drammatica perché il Consiglio di sicurezza non ha
autorizzato il volo dell'aereo incaricato di portare le bottiglie di ossigeno che
avrebbero potuto salvarli". (nota) 3. TRADUZIONE
A RTL-TVI Autunno
del 1993. Grande afflusso di profughi, che provengono dalla Bosnia. La rete
belgo-lussemburghese RTL-TVI invia Charles Neuforge, con un traduttore ufficiale. Sulla
strada percorsa da migliaia di persone l'équipe ne intervista alcune ... -
Una vecchia signora dal tono triste: "Abbiamo provato molte difficoltà per trovare
nutrimento e l'acqua corrente è stata tagliata. In più, con l'inverno freddissimo, la
situazione si stava peggiorando di giorno in giorno -
Il traduttore, con atteggiamento di odio: "I Serbi ci hanno lasciato morire come
cani". -
La vecchia signora, sempre sullo stesso tono: "Non abbiamo potuto fare nulla, non
avevamo scelte" -
Traduzione: "I Serbi ci hanno cacciato distruggendo tutto al loro passaggio". MEDIA
SELETTIVI Autunno
1993. Intervista. Un Croato confida al bollettino Une Suisse sans armée (Una Svizzera
senza esercito): "Dopo la fine del titoismo, nessuno è riuscito ad impedire
all'ondata nazionalista di prendere piede, sia essa serba, croata o mussulmana. I loro
giornali sostenevano già allora queste tesi. La prosecuzione della guerra non offre
uscite. Siamo tutti mescolati, ma se conosciamo bene i crimini di cui siamo vittime spesso
ignoriamo le atrocità che le nostre forze miliari commettono, perché la disinformazione
è totale" CATTIVA
ERBA? Settembre
1994. Lo scrittore tedesco Michael Thumann denuncia "la guerra dei reporter":
"La maggior parte dei filmati e degli articoli presentano la spiacevole situazione
secondo uno schema molto semplice: i Serbi assetati di sangue attaccano Mussulmani e
Croati indifesi. Con questo semplice messaggio uno dei più complessi conflitti del mondo
è ridotto ad un unico punto.
Si sa, e si è
provato, che nel 1991 i Serbi hanno sistematicamente ridotto in cenere la città croata di
Vukovar. Si sa meno, ma non è meno provato, che in certi quartieri di Karlovac, vicino a
Zagabria, i Croati hanno fatto saltare in aria tutte le case abitate da Serbi.
Abbiamo letto
che nel 1992 e 1993 i Serbi hanno cacciato più di 52.000 Croati e Mussulmani dalla
regione di Prijedor. Nel contempo dei 30.000 Serbi che abitavano a Mostar non ne rimangono
che 300. Le due cose sono esatte, 510.000 profughi vivono oggi in Croazia, cacciati dai
loro focolari, spogliati di tutto, vittime della "pulizia etnica". Ma anche in
Serbia vi sono 405.000 profughi". "SANNO
QUELLO CHE DESIDERANO SENTIRE" 1995.
Intervista al drammaturgo Peter Handke, sloveno d'origine e vivente in Germania: "I
giornalisti, li si spedisce in giro in gran fretta; rimangono sul posto due o tre giorni,
poi tornano a casa dove passano quattro settimane a vivere la loro vita tedesco
occidentale. Poi ripartono per due o tre giorni. Hanno alcuni interpreti, delle guide già
designate. Sanno già prima anche cosa domanderanno: sanno esattamente ciò che desiderano
sentir dire". LE
BUONE PULIZIE Agosto
1995. L'esercito croato invade la Krajina, cacciando più di 150.000 abitanti serbi.
Parecchi anziani che non hanno potuto scappare vengono ammazzati. Le abitazioni dei Serbi
vengono sistematicamente distrutte. Anche il mediatore europeo Bildt evoca "la più
grande catastrofe umanitaria del dopo guerra" e dichiara che Tudjman dovrebbe essere
giudicato per crimini di guerra. Il giornalista di un grande quotidiano belga scrive:
"L'offensiva militare croata di agosto e le azioni di vendetta e di pulizia etnica
che la hanno seguita, sono state eseguite con una meticolosità tipicamente tedesca. Nulla
è rimasto intatto. Un simile livello di distruzione gli stessi nazisti lo hanno raramente
raggiunto" (nota) 6
A fronte di
questo come titola Libération in prima pagina? "Il ripiegamento della Grande
Serbia" (nota) 7. E il Figaro vede la caduta dell' "ultimo bastione serbo"
(sic). UNA
GUERRA PRIMA DELLA GUERRA ... Un
analista della società croata sottolinea la responsabilità di tutti gli organi di
informazione: "La pulizia etnica che ha corso nella zona jugoslava dopo la disfatta
del socialismo è stata ovunque preceduta, seguita e sostenuta da una pulizia ideologica
...
Una guerra era
cominciata prima della guerra, da parte dei media, nel linguaggio, ben prima di essere
combattuta sul campo. L'omogeneizzazione nazionale era cominciata dalla guerra delle
parole, negli anni '70 ...
I media e gli
intellettuali hanno preparato ed invitato alla guerra, in Serbia, in Slovenia, in Croazia
e poi ovunque. La logica dicotomia tra nero e bianco, della santificazione (de
<nostri>) e della demonizzazione (degli <altri>) funziona, come il
nazionalismo che essa crea ... È curioso vedere che spesso la stampa straniera ci
rimprovera questo modello". 1)
Foreing Policy, USA, inverno 93-94 2)
The media happened to be there, Belgrado, p. 59 3)
Patrick Besson, Lettre ouverte, Parigi 1995, p. 108 4)
Die Zeit, 2 settembre 1994 5)
Naa Borba, Belgrado, intervista Dragan Bisenic 6)
Het Volk, 7 ottobre 1995 7)
Libération, 18 settembre 1995 8)
Le Figaro, 2 ottobre 1995 9)
Rada Ivekovic, La Croatie depuis l'effondrement de la Yougoslavie, Parigi 1994 DOBBIAMO
FARE TABULA RASA DEI MEZZI D'INFORMAZIONE? "Noi,
persone della stampa, con i nostri commenti (sulla Jugoslavia) dobbiamo contribuire a
promuovere i valori occidentali" (nota) 1. Peter
Studer, redattore capo della TV Svizzero tedesca.
Riassumiamo. Ci
hanno sistematicamente nascosto dei vari popoli dove fossero insediati e da quanto vi
abitassero. Ci sono stati coperti i vasti interessi segreti delle grandi potenze nella
regione. Non ci sono state mostrate le forze sociali che, in tutti e tre i campi,
profittavano di questa guerra. Peggio: sono stati passati sotto silenzio i crimini dei
"nostri amici", di pericolosi dirigenti nazionalisti presentati come vittime.
Ancora una volta si è demonizzato tutto un popolo. Siamo stati resi ciechi da immagini
atroci ma manipolate.
Caso
eccezionale? I mezzi di comunicazione di massa sono stati ingannati? Era già stato detto
a proposito delle bugie mediatiche di Timisoara e della guerra nel Golfo. Errori di
giornalisti troppo sotto pressione o che conoscono male il paese? Ma no! Anche quando la
BBC ci mette parecchi mesi per realizzare una serie di accurate trasmissioni non dice una
parola sul vero ruolo degli Stati Uniti, della Germania e dei loro servizi segreti (vedi
capitolo 2 e seguenti). Velocità e ignoranza sono certo fattori di disinformazione. Ma
non spiegano perché gli errori vadano sempre in un solo senso.
Allora come
vederci chiaro? Come individuare le bugie mediatiche per impedire ai guerrafondai di
trascinarci in nuove spedizioni? ____________________________ affianco I
"GIORNALISTI" DELLA CIA Un
dispaccio Associated Press del 27 febbraio 1996 indica che alcuni giornalisti lavorano per
la CIA. Il fatto non ha aperto alcun dibattito, nessuna inchiesta tra i media. Come se
fosse senza importanza. "La
CIA può utilizzare degli agenti camuffati da giornalisti per raccogliere informazioni
all'estero, ma solo seguendo delle direttive molto rigide, ha dichiarato venerdì John
Deutch, direttore dell'Agenzia. Deutch
non ha voluto dire se questa pratica è attualmente utilizzata. Solamente il direttore ha
l'autorità per infrangere la legislazione in vigore dal 1977, che proibiscono che spie
vengano mascherate da reporter oppure di assumere dei veri giornalisti per raccogliere
informazioni. <Se gli americani potessero leggere i dettagli su queste attività
clandestine, ha dichiarato Deutch, direbbero che sono ottime. È il genere di cose che si
devono fare per proteggere le vite americane e gli interessi americani>. La
questione della copertura come giornalisti per le spie, prosegue il dispaccio d'agenzia,
farà probabilmente parte di un prossimo dibattito sui servizi informativi US nel mondo
del dopo guerra fredda. Un nuovo rapporto del Consiglio privato sulle Relazioni straniere
raccomanda uno sguardo nuovo quanto ai limiti dell'utilizzazione di coperture non
ufficiali per celare e proteggere quelli che sono impegnati in operazioni
clandestine" Tra
l'altro il Washington Post ha segnalato, dopo il dibattito di una commissione senatoriale,
che la CIA reclutava anche collaboratori in organizzazioni umanitarie. TRE
DOMANDE 1.
Chi oserebbe affermare che questi giornalisti CIA si limitino a raccogliere informazioni e
non a diffonderne? 2.
Chi ha svolto inchieste per sapere in quali mezzi d'informazione lavorano queste spie? 3.
Delle bugie mediatiche diffuse in merito alla Jugoslavia (e su altri luoghi) quante
provenivano dalla CIA? Come contano i mezzi d'informazione di difendersi davanti a queste
pratiche? ___________________________________ L'INFORMAZIONE,
È GIÀ' GUERRA
In realtà
l'informazione è già un campo di battaglia, che fa parte della guerra. Le guerre non
cominciano con le bombe, ma con delle bugie. Così nel 1991 uno dei primissimi atti del
nuovo governo sloveno fu di creare un "centro per i media", che si mise a
riversare valanghe di disinformazione sui corrispondenti internazionali (nota) 2.
Il nostro libro
Attention, médias! aveva descritto il ruolo delle agenzie US di "pubbliche
relazioni" nelle quinte delle grandi messinscena mediatiche. Avevamo esposto i loro
legami con la CIA. Ebbene, nella guerra in Jugoslavia la ditta Ruder Finn è stata molto
ben pagata per ripulire i nazionalisti croati e mussulmani. E per farli passare come
"vittime".
Nel 1996 John
Deutch, direttore della CIA, ha riconosciuto a denti stretti che utilizzava dei
giornalisti come spioni (vedere a fianco). Così esistono degli spioni che ci informano
... È sconvolgente che i media non abbiano organizzato nessun dibattito su un argomento
così importante!
Questo tipo di
pratiche non è cosa d'oggi, certamente. Nel 1920 Marguerite Harison venne inviata in URSS
come reporter per il Baltimore Sun. Nei fatti lavorava come spia per gli uffici di
informazione militare del US War Departement. Scoperta a Mosca, venne liberata solo in
seguito ad una intensa campagna ufficiale degli USA. Anche negli anni 80 il governo
egiziano ha ottenuto la condanna di Nicholas Reynolds, giornalista spia della CIA. Ma per
alcuni casi conosciuti, quanti ne restano di ignorati?
Per i
progressisti uni dei primi vaccini anti-disinformazione
dovrebbe consistere nel leggere uno di quei
libri in cui ex agenti della CIA raccontano come ci hanno "informati". Come
hanno costruito di sana pianta l'immagine demonizzata di questo paese o di quel movimento
(nota) 3.
Ma non ci sono
solo gli spioni ... Nel redigere queste righe ho riguardato la mia documentazione sui
mezzi di comunicazione delle ultime settimane .. Poco rassicurante! A Coblenza Michael
Born, reporter molto conosciuto, e porto sotto processo. Ha venduto alle maggiori reti
tedesche una trentina di servizi. Tutti bidoni. "Degli attori interpretavano, per
esempio, dei rifugiati di Bosnia, o richiedenti asilo del Kosovo. Al tribunale il falsario
ha spiegato: "Le reti sapevano tutto dei trucchi, ma volevano cose in esclusiva"
(nota) 4.
Contemporaneamente,
in un altro processo, il quotidiano Süddeutsche Zeitung accusa un importante Magazine televisivo tedesco di aver messo in onda
un servizio falso su Cuba (nota) 5. Il redattore culturale di questo giornale veniva
presentato come un turista del sesso ed una collaboratrice del Festival del Film latino
americano come una prostituta. Per infangare un paese socialista ogni mezzo è buono!
In breve, ci
vendono di tutto. Detto questo, generalmente la disinformazione è fatta in modo più
sottile. Sulla Jugoslavia, come sulla Guerra del Golfo, è piuttosto un miscuglio: alcune
grossolane menzogne abbondantemente diffuse e mai smentite, parecchie mezze verità,
alcuni sistematici silenzi. E soprattutto mai parlare del contesto che permetterebbe di
comprendere. Mai analizzare le cause profonde. COLPA
DEI GIORNALISTI?
È colpa dei
giornalisti? Non è così semplice. Certamente i mezzi d'informazione giocano un ruolo
chiave per far ingoiare all'opinione pubblica le politiche del governo, sia sul piano
sociale come sul piano internazionale. Ma non sono la causa del problema. Non fanno altro
che raccogliere -volontariamente o involontariamente- le strategia dei governi.
In Attention,
medias! abbiamo studiato i quattro fattori che filtrano l'informazione prima che questa ci
giunga. Abbiamo dimostrato che questi quattro filtri contribuiscono tutti a difendere il
sistema sociale esistente: 1. La proprietà dei mezzi d'informazione, sempre più
concentrata in mano a grandi multinazionali; 2. La pubblicità, con la quale gli enormi
stanziamenti economici delle multinazionali esercitano una censura soffocante anche sugli
strumenti audiovisivi pubblici; 3. I stretti legami tra, da una parte, i redattori capo ed
i giornalisti di grido e, dall'altra, le industrie, i governi, l'amministrazione pubblica,
l'esercito, i servizi segreti (vedi affianco); 4. Ultimo di questi filtri, l'ideologia
dominante che porta i giornalisti, coscientemente o meno, a difendere i valori stabiliti.
Tutti questi
fattori spiegano perché i media hanno servito da copertura ai governi occidentali. Questi
ultimi sono i responsabili fondamentali. Lungi dall'essere stati spinti, come è stato
detto, dall'opinione pubblica, essi la hanno manipolata. Lo dimostreremo. LA
CONFESSIONE TARDIVA ED IGNORATA.
Molto
significativo è il testo di Davi Owen che riproduciamo nella pagina seguente e che
conferma le nostre tre constatazioni: 1. In più eventi degli abitanti di Sarajevo sono
stati massacrati dalle stesse forze di Izetbegovic. Scopo di queste provocazioni: fornire
una "giustificazione" all'intervento militare della Nato agli occhi
dell'opinione pubblica. 2. Queste provocazioni permettevano, nel contempo, a certe grandi
potenze di obbligarne altre (Gran Bretagna, Francia) a seguirle. 3. I principali dirigenti
occidentali conoscevano tutti la verità, ma la hanno temuta nascosta. Anche quelli che
cercavano di seguire una condotta diversa da quella di Washington e di Bonn hanno taciuto.
La nostra
informazione è veramente "libera" e "pluralista" come si dice?
Constatiamo un consenso che colpisce. Tutti i partiti più o meno tradizionali hanno
sostenuto l'intervento della Nato, compresi i bombardamenti: l'estrema destra, la destra
classica, il partito socialista ed anche gli ecologisti ed i trotzkisti. Nessuno ha messo
in discussione le bugie mediatiche ufficiali. David
Owen "ABBIAMO
IMPEDITO CHE L'OPINIONE PUBBLICA SIA AVVISATA" Nelle
sue memorie David Owen, inviato speciale europeo in Bosnia, riconosce -molto dopo la fine
della guerra- che i dirigenti occidentali hanno mentito su uno dei più grandi crimini
attribuiti alle forze serbe; il massacro di Sarajevo nel febbraio 1994 (vedi pag. ...).
"Ma la
attesa delegazione del governo bosniaco non si presentò agli incontri negoziali di quella
mattina all'aeroporto di Sarajevo. Si dice che il generale Rose fosse furioso e si fosse
recato alla residenza bosniaca per persuadere il presidente Izetbegovic ed il suo
comandante militare, il generale Delic, di presentarsi. L'entourage del generale Rose non
ne ha mai fatto mistero: in quell'incontro dichiarò al dirigente dei Mussulmani bosniaci
di aver appena ricevuto alcune informazioni tecniche che indicavano che il proiettile non
proveniva da zone controllate dai Serbi, ma da quelle controllate dai Mussulmani. Se
queste informazioni fossero state rese di dominio pubblico la riunione previsto presso la
Nato avrebbe avuto un'evoluzione completamente diversa. E se Izetbegovic avesse tentato di
bloccare i negoziati per attendere fino alla riunione della Nato lui, Rose, si sarebbe
sentito obbligato a diffondere le prime constatazioni degli inquirenti dell'ONU.. Se i
negoziatori del gove rno
non si fossero presentati all'aeroporto di Sarajevo mercoledì 9 febbraio, allora avrebbe
convocato una conferenza stampa.
Nel frattempo a
Zagabria un gruppo di esperti balistici aveva studiato una carte delle possibili
traiettorie ... e tendeva a concludere che il proiettile era stato sparato da una ben
individuata posizione dell'esercito bosniaco (mussulmano ndr). Quando questa informazione
ultra sensibile giunse all'ufficio dell'ONU a New York, martedì, venne fatto di tutto per
restringere il numero di persone che vi avessero accesso per diminuire il rischio di una
soffiata alla stampa ..
Quello che erra
di importanza vitale è che l'intervento diretto del generale Rose presso il presidente
Izetbegovic ha avuto un potente impatto sulla dirigenza mussulmana e questa autorizzò i
propri responsabili militari a presentarsi il mercoledì all'aeroporto di Sarajevo" David
Owen, Balkan Odyssey, Londra 1996, p. 279-281 COMMENTI A
torto i media del mondo intero hanno accusato i Serbi di questo massacro perpetrato dalle
stesse forze di Izetbegovic. L'opinione
pubblica è stata così condizionata per accettare l'intervento della Nato in questa
guerra. L'ONU,
esattamente come Owen, sapeva, e tutti e due hanno nascosto la verità. Esempio
rivelatore. L'inviato speciale dell'Europa sa che gli Stati Uniti mentono. Ma non osa
dirlo pubblicamente, limitandosi ad utilizzare questa informazione in un negoziato
segreto. Le potenze medie capitolano davanti alla versione mediatica ufficiale di
Washington. DALLA
GUERRA DEL GOLFO ALLA JUGOSLAVIA AL CONGO
Ma, ci verrà
detto, il vostro stesso libro rivela che alcuni organi d'informazione occidentali hanno
smascherato questa o quella bugia mediatica. Allora? Non c'è forse un miglioramento
rispetto alla guerra del Golfo?
Non proprio. In
merito è interessante paragonare tra loro tre avvenimenti importanti di questi ultimi
anni: guerra del Golfo (1991), guerra in Jugoslavia (1991-1995) e liberazione del Congo
(1997). Durante la guerra del Golfo la versione dei media occidentali era compattamente
unica. Si direbbe monopolistica. Per smantellare questo accumulo di bugie mediatiche e
redigere il libro Attention, médias! abbiamo dovuto far ricorso ad una lunga ricerca di
fonti alternative. Lasciato a se stesso il lettore isolato non aveva alcuna possibilità
di raggiungere la verità, anche se fatti elementari.
Il casi del
Congo è molto diverso. Da una parte i media francesi che difendevano con le unghie e coi
denti il regime di Mobutu. Accumulando le bugie mediatiche più grossolane contro Kabila
ed il movimento di liberazione. Dall'altra parte si poteva provare spesso la confutazione
di queste bugie mediatiche leggendo, per esempio, la stampa americana. La ragione?
Washington aveva deciso che era ormai impossibile sostenere Mobutu e che era meglio
tentare di avvicinarsi a Kabila, continuando a cercar di salvare il vecchio apparato
statale. Un confronto sistematico di queste due linee di pubblicazione rivelerebbe in
maniera convincente a quale punto esse siano allineate con le strategie dei loro
rispettivi governi.
In Belgio la
cosa era a volte ridicola. La maggioranza della stampa fiamminga è vicina al CVP, partito
cristiano di destra che ha sostenuto Mobutu fino al suo ultimo minuto. Questa stampa ha
diffuso le peggiori enormità sul "genocidio" commesso dalle truppe di Kabila
(dopo aver nascosto il genocidio commesso degli alleati ruandesi dei mobutiani). A volte
queste bugie mediatiche "fiamminghe" venivano confutate da qualche giornale
francofono.
Dove si situa la
Jugoslavia? In qualche luogo tra i due estremi, ma molto più vicino al caso del Golfo. Di
tanto in tanto ci sono contraddizioni tra i media occidentali. Ma molto meno spesso di
quanto succedeva nella questione congolese. Da dove provengono queste contraddizioni?
Gli ambienti
dirigenti francesi e britannici, o per meglio dire una frazione di questi ambienti, hanno
cercato di seguire una propria strategia, opposta a quella di Bonn e di Washington, come
vedremo. Le "fughe di notizie" svolgevano quindi un ruolo ben preciso: mettere
un cuneo nella versione delle grandi potenze rivali. Ma Parigi e Londra non hanno potuto
mantenere questa linea ed hanno dovuto allinearsi. Come conseguenza tutti hanno nascosto
la verità al pubblico, come dimostrano le Memorie di David Owen (vedi pagine precedenti).
Tuttavia queste
contraddizioni sono state rese pubbliche in maniera molto timida e tardiva. In questo
libro le abbiamo raccolte tutte, ma comunque rimangono ultra-minoritarie. Per stabilire la
verità abbiamo dovuto cercare soprattutto altrove. Tuttavia per giudicare se
l'informazione è oggettiva rimane un solo criterio: cosa ne ha tratto il pubblico?
Domandate a caso attorno a voi: "Chi ha commesso il tal massacro? Cosa sapete di
queste immagini?". Constaterete che ancora una volta la disinformazione è stata
massiccia. Le menzogne sono diventate "verità" ufficiale, alcuni criminali sono
diventati "vittime". E soprattutto i sordidi interessi di alcune grandi potenze
sono rimasti ben coperti. Ci sono state presentate come le sole a poter portare una
soluzione ai problemi della Jugoslavia. Mentre ne erano la causa.
Cosa dedurre?
Che abbiamo una speranza maggiore di poter scoprire le falsificazioni della realtà quando
gli interessi delle grandi potenze sono divergenti e le loro strategie di contraddicono.
Oppure quando all'interno di uno stesso paese (gli Stati Uniti, per esempio), le varie
frazioni della classe dirigente non sono unite sulla tattica da seguire. Ma anche questo
non da accesso alle cose più segrete, ben più importanti della comprensione di questa o
quella spettacolare bugia mediatica. L'accesso a questi dati è impossibile senza rompere
radicalmente con l'ideologia dominante. Ci torneremo sopra alla fine di questa opera.
Henry Kissinger,
che fu uno dei principali responsabili della politica estera degli Stati Uniti, diceva:
"Il comportamento degli Stati è determinato dagli interessi e non dal diritto"
(nota) 6. Ora in Jugoslavia, come durante la guerra del Golfo, i media dominanti ci hanno
parlato continuamente del diritto, ma mai di questi interessi. Nel proseguio del libro
seguiremo, per una volta tanto, la raccomandazione di Kissinger. Analizziamo gli interessi
in azione in Jugoslavia. NOTE 1.
Le Matin, Svizzera. 17.1.1993 2.
Sylvia Poggioli, Nieman reports, autunno 1993, p. 19 3.
In particolare Philip Agee, Journal d'un agent secret. Dix ans dans la CIA, ed. Seuil,
Parigi, vedere anche Attention, medias!, p. 177, 183-184 4.
Le Soir, 25.9.1996 5.
Neues Deutschland, 12.2.1996 6.
Noord-Zuid cahier, Belgio, Intervients, marzo 1992, p. 34 _________________________________ affianco COME
DIFENDERSI DI FRONTE ALLE BUGIE MEDIATICHE?
In questi ultimi
anni ci sono stati molti esempi di disinfomazione: Timisoara, Tien An Men (nota) 1, guerra
del Golfo, Somalia, Rwanda, Congo e ... Jugoslavia. In tutte le mie conferenze sui media
invariabilmente mi è stata posta la stessa domanda: "Come difendersi di fronte alla
disinformazione? È possibile scoprire la verità?" Io propongo il seguente sistema
di difesa ...
Di fronte al
sistema dei media dominanti, non potremo mai disporre in maniera molto veloce di un numero
sufficiente di fonti di informazione alternative. Bisogna quindi premunirsi di tre
reazioni di soccorso: 1.
Come prima cosa scetticismo e diffidenza verso ogni informazione che proviene dalle classi
dirigenti e dai media da loro controllati o influenzati. Chi ci informa, e con quali
scopi? 2.
Poi la nostra conoscenza generale dello svolgersi della lotta tra le classi sociali, dei
confronti internazionali, la nostra conoscenza delle campagne di menzogna del passato.
Quali sono le forze sociali che si scontrano? Quali interessi ci vengono celati? 3.
Infine la nostra analisi critica di tutte le informazioni disponibili per trovare le
falle, le contraddizioni, le controinformazioni e le briciole di verità che ci permettono
di apprendere la realtà.
A queste
condizioni si può evitare di farsi imbrogliare. L'importante è concentrarsi sugli scopi
fondamentali di questi conflitti, rimettendo costantemente in causa l'ideolgia dominante.
Quali sono gli interessi perseguiti? A partire da questo bisogna organizzarsi
collettivamente per un'informazione alternativa. La maggior parte delle notizie contenute
in questo libro sono state raccolte in questo modo, grazie anche nel quadro della
partecipazione al settimanale Solidaire. 1. A proposito delle bugie
mediatiche su Tien An Men leggere: Gérard de Sélys, Mediamensonges, EPO, Bruxelles 1991,
p. 87 |