| AI SINDACATI DI BASE,
ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI,
Sono trascorsi oramai più di venti giorni dallinizio dei bombardamenti e dei
massacri perpetrati dalle truppe anglo-americane nei confronti della popolazione irachena
ed anche se gli aggressori e i loro alleati parlano di vittoria e di liberazione, sappiamo
bene che la dottrina della guerra infinita ispirerà altri interventi armati per il
controllo e il consolidamento di aree geo-politiche ritenute strategiche dagli aggressori
per i loro interessi.
La risposta dei lavoratori, anche grazie alla incessante e puntuale mobilitazione
delle organizzazioni sindacali di base, è stata immediata. La mattina del 20 marzo, poche
ore dopo linizio dellaggressione militare, i lavoratori hanno riempito le
piazze in Italia e nel mondo intero, entrando immediatamente in sciopero. La parola dordine fermiamo la guerra è stata
fatta propria da milioni di persone, non solo dai compagni e dalle compagne che si erano
battuti nei mesi precedenti per ostacolare i preparativi del conflitto. Ci sembra di particolare importanza proprio questa
caratteristica del movimento contro la guerra: lessere composto da persone di
diverse appartenenze, che, in altri frangenti, difficilmente avrebbero lottato insieme. Ci
sembra che, in questo caso, questa eterogeneità possa essere una ricchezza e il
convincere a scioperare contro la guerra anche lavoratori che militano o
simpatizzano per altre organizzazioni sindacali sia una prova di forza.
Per questi motivi riteniamo che il non aver fatto i conti con i limiti imposti
dalla legge 146/90 (regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali)
questa volta sia stato un errore. Scioperare in deroga a questa mai troppo criticata legge è
stato sacrosanto nel 1999, in occasione dellaggressione alla ex Jugoslavia,
considerando che il governo di allora (DAlema) aveva ufficialmente deciso la
partecipazione diretta alla guerra. Scioperare il 20 marzo è stato altrettanto giusto, come
esemplare risposta immediata ai primi bombardamenti. Non riusciamo a capire invece il motivo per il quale si sia
deciso di fissare a così breve distanza la data per il secondo sciopero generale, creando
così il problema relativo ai giorni di preavviso a tutti quei lavoratori che operano nei
servizi pubblici esponendoli al rischio di provvedimenti disciplinari e pecuniari e
precludendo in tal senso già in partenza, leventuale partecipazione allo sciopero
di molti lavoratori, non avvezzi
a scontrarsi usualmente con queste leggi liberticide. Tutto ciò ha impedito la necessaria
preparazione dello sciopero. Pur condividendo il giudizio sulla pretestuosità delle
motivazioni addotte dal Presidente della Commissione di Garanzia sullillegittimità
dello sciopero, si poteva e si doveva, a nostro avviso, evitare questa disputa legale che
ha inficiato la riuscita dello sciopero, proclamandolo con un congruo margine di
preavviso. Ma non è solo questo il motivo per cui abbiamo ritenuto
affrettata la scelta del 2 aprile. Se la parola dordine dello sciopero generale contro la
guerra fosse stata veicolata allinterno delle situazioni di movimento anziché
comunicata immediatamente a mezzo stampa, - e questo aldilà degli impegni assunti
precedentemente in tal senso - avremmo forse avuto modo di allargare il fronte delle
adesioni allo sciopero o quantomeno avremmo avuto modo di rimarcare le contraddizioni di
chi in un primo momento si era detto favorevole allo sciopero generale senza poi aver
agito conseguentemente, portando in tal modo molti più lavoratori ad aderire al nostro
sciopero. Insomma, detta in altre parole, la fretta della proclamazione della
data dello sciopero e le modalità con cui è avvenuta, è stata vissuta da molti compagni
come una fastidiosa calata dallalto. E questa una constatazione molto amara, se si considera
che, una delle motivazioni che hanno spinto molti compagni ad aderire ai sindacati di base
o a crearne ex novo, è senzaltro quella
della comprensione, della condivisione e della partecipazione attiva alle iniziative da
intraprendere. Crediamo sia giusto riflettere e confrontarsi con queste
considerazioni, essendo a conoscenza del fatto che anche altre realtà di base e singoli
compagni si sono trovati con questo stesso problema. ALCUNI
COMPAGNI DEL COBAS AMA di Roma |