| Se la tornata di rinnovi contrattuali doveva essere il banco di prova
della capacità della Cgil di reagire, sul terreno sindacale, alla messa in discussione
della concertazione da parte del governo, dobbiamo prendere atto che questa verifica non
è positiva. Non a caso l'esperienza della Fiom, l'unica che ha posto con chiarezza i nodi
del salario, della lotta alla precarietà e della democrazia, è attaccata da più parti,
dentro e fuori l'organizzazione. Il presidente dell'Ires Cgil, attacca la Fiom per le
richieste salariali. L'onorevole Treu è intervenuto più volte per criticare la scelta
della Fiom, in piena continuità con le critiche che la Margherita fece l'anno scorso alla
Cgil che scioperava per l'articolo 18. Al fondo il problema posto è che l'unità
sindacale intesa come unità di vertice delle tre confederazioni è ritenuto il punto
decisivo e irrinunciabile, a prescindere dai contenuti di questa unità. Questa posizione
- assai diffusa nell'Ulivo - chiede nei fatti alla Cgil di coprire da sinistra le
posizioni di Cisl e Uil evitando ogni rottura. Questa ipotesi si contrappone frontalmente
alla linea tracciata dalla Fiom che vede nella ricostruzione di un rapporto democratico
con i lavoratori e nella ricostruzione dell'unità di classe il punto fondamentale su cui
costruire l'iniziativa sindacale e l'unità sindacale. Una linea che con ogni evidenza si
colloca in continuità con l'azione svolta dalla Cgil l'anno scorso sull'articolo 18. Il
problema è proprio che il comportamento concreto della stragrande maggioranza delle
categorie della Cgil si colloca in una linea più vicina a quella tracciata da Treu che
non a quella enunciata dalla Cgil e portata avanti dalla Fiom.
Senza voler fare una disamina delle diverse piattaforme contrattuali, mi limito a
segnalarne una particolarmente scandalosa sul piano della democrazia: quella del
commercio. La bozza di piattaforma attualmente in consultazione e predisposta
unitariamente dalle organizzazioni sindacali prevede una riscrittura dell'accordo
interconfederale relativo alla costituzione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. In
questa riscrittura le condizioni previste per poter presentare liste alle elezioni delle
RSU è tale da impedire nella sostanza la presentazione di liste da parte dei sindacati di
base. Viene infatti previsto che per poter presentare la lista, oltre alla raccolta del 5%
di firme dei lavoratori e alla sottoscrizione del regolamento, sia necessario
sottoscrivere l'accordo del 23 luglio 93 e dimostrare "di possedere un'equilibrata
consistenza organizzativa nel settore in ambito nazionale". Questa doppia ulteriore
richiesta è da un lato pesantissima sul piano politico - il sindacalismo di base fa
dell'opposizione agli accordi del luglio 93 uno dei propri elementi distintivi -
dall'altra, si presta a qualsiasi sopruso. E' infatti evidente che in questo modo si vuole
escludere la presentazione di liste di organizzazioni di base. Con questa semplice
proposta di modifica dell'accordo interconfederale - comunque la si voglia motivare - i
sindacati confederali del settore ostacolano pesantemente il sindacalismo di base ed
impediscono ai lavoratori di poter liberamente scegliere i propri rappresentanti.
Ho segnalato questo "perla" (che si accompagna alla richiesta di istituzione
di un fondo di assistenza sanitaria integrativa e alla conferma del ruolo degli enti
bilaterali), perché esprime in forma emblematica l'assenza di linea sindacale della Cgil.
Da un lato si sollevano le aspettative del mondo del lavoro con una battaglia generale e
dall'altra si lascia isolata la Fiom e si accettano - in nome dell'unità - contenuti e
metodi interni alla logica del Patto per l'Italia. Questa schizofrenia è assai pericolosa
perché da un lato apre un fronte di scontro e dall'altra non costruisce i rapporti di
forza indispensabili per reggere lo scontro medesimo. A questa situazione è necessario
reagire aprendo una chiara battaglia - sia nelle strutture sindacali che sui luoghi di
lavoro - sui contenuti delle piattaforme e sulla democrazia. La ripresa di una vera
dialettica interna alla Cgil riguardo la sua linea sindacale e la ricostruzione di un
rapporto democratico con i lavoratori è condizione indispensabile per costruire una
alternativa efficace alla linea del patto per l'Italia.
Paolo Ferrero
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