ALLE  COMPAGNE  E  AI  COMPAGNI  DELL’AREA  LAVORO SOCIETA’-CAMBIARE ROTTA FLAI CGIL

 

NOTA INFORMATIVA

 

Care/i compagne/i in questi giorni si sono tenuti i direttivi regionali e gli attivi dei delegati che hanno discusso l’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del CCNL dell’industria alimentare. In questi giorni si sta aprendo la fase della consultazione dei lavoratori, con assemblee nelle fabbriche, che potranno approvare, emendare o bocciare l’ipotesi di piattaforma rivendicativa. Solo dopo essa sarà inviata alla controparte e comincerà il confronto. Alla fine l’ipotesi di accordo dovrà essere approvata dai lavoratori con voto certificato.

Già questo è un oggettivo passo in avanti. Il percorso democratico garantisce che ci sia il voto dei lavoratori, anche attraverso il referendum.

Il 24 gennaio, in una riunione a Bologna, il Coordinamento Nazionale dell’area ha espresso le prime valutazioni di merito sul rinnovo contrattuale. Lunedì 27 gennaio si sono tenuti i Direttivi Nazionali unitari di Fai-Flai e Uila e in quella occasione, nei nostri interventi, abbiamo ribadito la nostra analisi. Quindi ci siamo astenuti per intraprendere poi, nelle fabbriche, una battaglia di emendamenti all’ipotesi di piattaforma al fine di arricchirla e migliorarla in alcuni suoi aspetti.

Il nostro giudizio complessivo, infatti, riconosce nell’impianto dell’ipotesi di piattaforma alcuni punti qualificanti quali, ad esempio, sul mercato del lavoro dove non trovano attuazione gli Enti Bilaterali e dove non vengono recepiti i peggioramenti introdotti dal cosiddetto Patto per l’Italia e dal Libro Bianco del Governo, e nel capitolo “Appalti e terziarizzazioni”, dove con le richieste avanzate si tenta un maggiore controllo della RSU su quanto avviene in fabbrica.

Ma ci sono altre questioni che sono state tralasciate o poco considerate.

Sicuramente la prima di queste è relativa alla richiesta salariale. I 100 euro non rispondono in pieno all’esigenza prioritaria di recuperare il potere d’acquisto dei salari. L’inflazione attesa è sottostimata e non c’è alcun recupero di produttività del settore, proprio in quello agroalimentare che nelle previsioni viene ancora dato come uno dei pochi settori in espansione. Certo si deve dire che la richiesta supera il 23 luglio. Ma uno sforzo maggiore andava fatto proprio sul recupero della produttività.

Altra questione importante è l’orario di lavoro. Senza la richiesta di ulteriori riduzioni di orario di lavoro si abbandona una battaglia sindacale di prospettiva che avrebbe dovuto realizzare un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e una maggiore occupazione soprattutto nelle lavorazioni a turno. Questo non è in contraddizione con un maggiore controllo dell’orario attuale e dello straordinario, che sicuramente va ridimensionato proprio con l’introduzione di nuove ROL.

Una peculiarità delle aziende del nostro settore è sicuramente un diffuso utilizzo delle lavorazioni stagionali e di conseguenza un grande numero di lavoratori con contratti non a tempo indeterminato. Rispondere alle esigenze produttive delle aziende non significa rendere precario il rapporto di lavoro. Molti grandi gruppi ma anche medie e piccole aziende spesso fanno un uso sregolato e smisurato dei vari tipi di contratti a tempo determinato, per diversi anni per gli stessi lavoratori, realizzando così un precariato a vita. A questo vanno aggiunti i lavoratori con contratti di lavoro interinale. Nelle fabbriche non si controlla niente più. Occorre quindi invertire questa tendenza partendo proprio dal consolidamento di quelle forme di contratti a tempo determinato che vengono utilizzate in maniera strutturale e continuativa per arrivare poi ad un controllo anche sui contratti interinali.

Occorre altresì definire un argine alla richiesta sempre crescente di flessibilità di turni e di orario.

Un discorso interessante è invece quello sulla classificazione. E’ vero che l’attuale sistema di inquadramento non risponde più alla reale professionalità espressa dai lavoratori. Bisogna superarlo anche costruendo una classificazione per aree, ma occorre stare attenti a non creare le cosiddette paghe di posto, che tengono conto solo della mansione svolta. Vanno, inoltre, creati strumenti adatti che consentano alle RSU di contrattare e controllare le organizzazioni del lavoro e gli inquadramenti professionali.

Infine riteniamo di esprimere forti dubbi per la richiesta di istituire un fondo integrativo sanitario di categoria, che contribuirebbe all’indebolimento della Sanità pubblica, e per la totale assenza in piattaforma di problemi che riguardano i lavoratori immigrati, con la richiesta di diritti che tengano conto della loro specifica condizione.    

Nella riunione del 24 gennaio, quindi, il coordinamento nazionale dell’area ha deciso di concentrare gli sforzi su almeno quattro gruppi di emendamenti:

  • SALARIO : richiesta “secca” di un aumento dei 100 euro; rideterminazione del valore parametrale di riferimento che è teorico e non è legato ad un livello.
  • ORARIO : richiesta di ulteriore riduzione di orario di lavoro almeno per i lavoratori turnisti.
  • FLESSIBILITA’ : consolidamento dei contratti a tempo determinato ad uso continuato e introduzione di norme che contrastino l’uso di flessibilità verticale ed orizzontale.
  • IMMIGRATI : introduzione di una serie di norme che tutelino i lavoratori immigrati rispetto alle loro esigenze di ricongiungimento con le famiglie o di ritorno al Paese d’origine.

Naturalmente nelle diverse specificità territoriali e aziendali potranno essere presentati anche altri emendamenti. Occorre che però ci sia un forte lavoro di coordinamento e perciò l’invito è di far riferimento ai coordinatori regionali.

 

                                                              Lavoro Società – cambiare rotta - Flai - CGIL