Ti chiamo per due giorni poi si vedrà
Job on call
La delega introduce nuove forme contrattuali: tra queste il contratto a chiamata ("iob on call") per cui l'impresa potrà chiamare in qualsiasi momento il lavoratore che riceverà in cambio un'indennità minima di disponibilità oltre alla retribuzione per le ore di lavoro effettive. Alla Zanussi l'introduzione dell'"operaio-squillo" venne bocciata dai lavoratori con referendum. Ora il lavoratore dovrà invece essere sempre disponibile perché in ogni momento il "datore-padrone" potrebbe chiamare: basta appena un avviso di 48 ore. In questo modo il padrone si appropria del controllo anche del tempoi libero del lavoratore che dovendo garantire sempre una reperibilità e non sapendo quando verrà chiamato al lavoro non potrà programmare liberamente il tempo per se e per la propria famiglia. Per non perdere il lavoro si dovrà essere sempre a "disposizione".

 

"Lavoro condiviso" al via
Job sharing
In arrivo anche le nuove norme per i Co. Co. Co e per il "job sharing". Per "job sharing" si intende il "lavoro condiviso". Vale a dire due lavoratori potranno appunto dividersi un contratto a tempo indeterminato, subentrando a vicenda in un rapporto di lavoro stipulato per una sola persona. Il contratto occasionale inoltre viene esteso a nuovi settori come l'agricoltura.

 

Braccia in affitto alle agenzie private
Collocamento
Il collocamento viene aperto ai privati. L'obiettivo della delega è favorire l'efficienza attraverso il ricorso alla concorrenza. Cade dunque il vincolo dell'«oggetto sociale esclusivo» che costringe l'agenzia a svolgere solo attività di fornitura di lavoro interinale. E' stata inoltre estesa l'intermediazione tra domanda e offerta di lavoro anche ai consulenti del lavoro e dell'università. Servizi pubblici e privati di collocamento saranno poi collegati tra loro, con il ministero del Welfare e con gli enti previdenziali attraverso il Sil (Sistema informativo del lavoro). Nascerà, infine, la borsa del lavoro: una banca dati dei lavoratori attivi e in cerca di occupazione. Via libera dunque alla totale liberalizzazione del mondo del collocamento: agenzie interinali, università, consulenti del lavoro potranno fare incontrare domanda e offerta, reperire «braccia» per le imprese. Una norma assolutamente deleteria: i lavoratori diventeranno numeri "in affitto" «per sempre» delle varie agenzie interinali e non avranno mai un rapporto diretto con l'azienda richiedente. Un colpo di maglio alle tutele sindacali e di garanzia che vengono praticamente ridotte a zero.

 

Cessioni libere in deroga all'art. 18
"Outsourcing"
Nuove norme regoleranno le operazioni di esternalizzazione o trasferimento del cosiddetto ramo d'azienda. Per poter dare in "outsourcing" un'attività dell'impresa occorre dimostrare che sussista una reale autonomia funzionale del ramo da esternalizzare nel momento stesso del trasferimento. Le nuove norme dovranno inoltre adeguarsi alla disciplina comunitaria anche per quel che riguarda il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di cessione di imprese, di stabilimenti o di parti di essi. E' previsto inoltre un «regime di particolare solidarietà» tra appaltante e appaltatore per le ipotesi in cui a una cessione di ramo d'azienda sia connesso un contratto di appalto. L'obiettivo è chiaro: consente all'azienda di derogare con facilità all'articolo 18. La delega impone all'azienda solo di dimostrare che il ramo ceduto abbia, nel momento del suo trasferimento, una sua autonomia funzionale rispetto al resto dell'impresa. È una legge il cui scopo è rendere il lavoratore sempre più solo e debole. Da oggi i lavoratori non sono nulla di più di merce: si possono vendere, scambiare, trattare come l'azienda meglio crede.

Meno tutele per tutti
Socio lavoratore
Viene attribuita al governo una nuova delega per la disciplina sul socio lavoratore, dando preminenza al vincolo associativo piuttosto che al rapporto di lavoro. La norma prevede che in caso di crisi aziendale, l'assemblea potrà deliberare un piano per salvaguardare i livelli occupazionali e i soci-lavoratori potranno dare il loro contributo anche economico alla soluzione, secondo le proprie disponibilità finanziarie. In sostanza viene applicata la modifica alla disciplina della legge 142/2001. Questa legge, che riguarda lo status di socio lavoratore di cooperativa, ha avuto un iter travagliato e lungo 4 anni, prima di vedere la luce. Con le modifiche viene eliminato un punto cardine della 142, e cioè il rapporto di lavoratore dipendente come ulteriore rapporto del socio lavoratore con la cooperativa. Questo significa che un consiglio di amministrazione potrebbe licenziare un socio lavoratore senza bisogno di passare per un tribunale a verificare la giusta causa o il giustificato motivo. Dunque si cerca di uscire dall'ambito dello Statuto dei lavoratori e dell'art. 18 e di reagire al referendum pendente cercando di aggirare la norma, colpendo i lavoratori meno tutelati. E' noto che un socio lavoratore di una cooperativa non è imprenditore della stessa: non la gestisce, piuttosto viene gestito.


Più «elastico» e non garantito
Part time
Nella delega vengono riscritte le norme che regolamentano il part time per renderlo più «elastico». Diventa in sostanza più facile l'accesso al lavoro supplementare (lo straordinario) e il cambio di fascia orario. Le caratteristiche più negative di questa delega sono da ravvisare soprattutto nella spinta all'accesso individuale dei rapporti di lavoro e nell'aumento indiscriminato dei lavoratori "atipici". La conseguenza più grave sarà di fatto l'indebolimento dei sindacati che non riusciranno più ad organizzare migliaia di lavoratori non individuabili. Proprio quella che è stata chiamata la «frantumazione» dei rapporti di lavoro alla lunga determinerà uno sviluppo degli interessi materiali e ideali dei singoli lavoratori profondamente divergenti e conflittuali, che sarà sempre più difficile rappresentare su ampia scala al fine di stipulare con la controparte contratti collettivi validi per tutti. Ma - dicono gli analisti economici - a perdere in competitività saranno anche le imprese, danneggiate nel loro centro di controllo. Proprio quest'ultimo si troverà nell'impossibilità di «organizzare i segmenti del processo produttivo» avendo di fronte non più un solo interlocutore ma una grande varietà di aziende e tipi diversissimi di contratto.