La campagna referendaria per l'estensione dell'art.18 alle imprese con meno di 15 dipendenti richiederà di argomentare contenuti e obiettivi e di replicare alle critiche e argomenti dei sostenitori del NO. Riportiamo alcuni degli argomenti che possono essere utilizzati contro gli avversari e per convincere gli indecisi, in risposta alle critiche attualmente più diffuse: "Il referendum ci porta fuori dall'Europa" Maroni
La
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (quella approvata a Nizza) prevede che
: "ogni
lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato" e non fa alcuna distinzione tra pubblico e
privato, tra aziende con più o meno di 15 dipendenti, tra lavoratori a termine o a tempo
indeterminato, tra subordinati e atipici. Inoltre afferma allart.51,1, che
l'esercizio del diritto deve essere effettivo e non mera enunciazione di principio. Il
nostro referendum va esattamente in questa direzione. "Non ha senso tutelare la moglie del fioraio" D'Alema Riguarderebbe in realtà più il diritto di famiglia che del lavoro, ma non può accadere. Nessun fioraio o altro datore di lavoro ha un dipendente a tempo indeterminato, e fino a 6-7 dipendenti le assunzioni sono con contratti di apprendistato, co.co.co, tempo determinato, salvo rarissime eccezioni. Solo le imprese con un più elevato numero di dipendenti, terziarie e manifatturiere, sono soggette all'estensione dell'art.18 come fatto sostanziale. La critica è nel merito irrisoria e pretestuosa, ma e vero che i referendari si propongono con altri strumenti legislativi l'estensione a tutti e tutte di diritti di libertà e dignità. "Danneggia l'economia e
l'occupazione, è necessaria maggior flessibilità" Confindustria
, Governo e parte del centro-sinistra. C'è già troppa flessibilità, e in Italia è tra le più elevate d'Europa. Noi la contrastiamo per affermare diritti sul lavoro e del lavoro che proprio la flessibilità, unita alla precarietà affossano. Ma il punto è un altro, il referendum non ha incidenza alcuna sull'economia e i livelli di occupazione. Il Referendum interviene solo sui licenziamenti individuali ingiustificati e per discriminazione. Negli ultimi 10 anni sono stati, purtroppo, 250 mila all'anno i licenziamenti collettivi per crisi, ristrutturazione, razionalizzazione. I reintegri decisi dal giudice in occasione dellannullando di licenziamenti individuali senza giustificato motivo sono stati dell'ordine di 1000 all'anno. Il rapporto è 1 a 250. "Divide la
sinistra" Cofferati e altri. In realtà la sinistra nei partiti è già profondamente divisa sulle questioni del lavoro, del mercato del lavoro e della democrazia sui luoghi di lavoro, condizioni non secondarie per la democrazia nel paese. Le ipotesi di D'Alema, Amato-Treu (proposta di legge), Ichino non sono alternative a quelle del libro bianco di Maroni. La legge sulla rappresentanza sindacale non fu varata con il governo di centro-sinistra che ne aveva la possibilità. Il centro sinistra si è diviso nel giudizio sullo sciopero generale della Cgil. Le divisioni attraversano i sindacati, Cgil e Cisl Uil e anche quelli dei meccanici. Tutto questo indipendentemente dall'esistenza o meno del referendum. Senza voler parlare a nome dei lavoratori, ciascuno ha le sue idee, è lecito affermare che la grande maggioranza è favorevole all'estensione del diritto a non essere licenziato ingiustamente e che, se correttamente informata, potrebbe esserlo la maggioranza dei cittadini. Nel contenuto, chi mai, se non di animo proprio cattivo, può essere favorevole ad un licenziamento e per giunta ingiustificato ? Lo stesso Cofferati, in occasione delle manifestazioni contro lintenzione dichiarata dal Governo di ridurre lesigibilità dellarticolo 18 dichiarò che il dirito alla giusta causa in caso di licenziamento era un diritto Intangibile. Dunque esiste una maggioranza sociale favorevole al SI ,e una grande attenzione sul terreno dei diritti, prodotta dalle mobilitazioni dello scorso anno e gli scioperi generali promossi dalla Cgil fino alla grande manifestazione del 23 marzo a Roma. Sul contenuto c'è l'unità dei lavoratori. Per vincere va evitato che le logiche di schieramento dividano i lavoratori e va costruita la più ampia convergenza possibile di forze politiche e sindacali che rispondano alla domanda di unità dei lavoratori. Il referendum è il più efficace strumento disponibile per difendere l'art.18 nelle grandi fabbriche ed estenderlo nelle imprese fino a 15 dipendenti. A Cofferati che ha definito l'art. 18 "elemento di civiltà" Ichino ha replicato: "se davvero fosse così perché il sindacato non si è battuto per estenderlo a quella metà di forza lavoro che non ha mai avuto questa protezione" . Appunto, a chi dice che è ormai un privilegio di una minoranza (Confindustria, Maroni e altri) rispondiamo che è un diritto universale, per tutti e tutte, e proprio per questo va esteso. Il referendum non divide, potenzialmente è invece occasione per una ampia unità. "Aumenterà il lavoro nero" Il
lavoro nero in Italia è due volte superiore a quello di Francia e Germania, pur in
assenza dell'art. 18 nelle piccole imprese. Negli anni 80 il governo di centrosinistra in
Francia condusse una efficace campagna contro il lavoro nero (denuncia il tuo padrone
quando ti licenzia). Nulla di tutto ciò è stato fatto in Italia, anzi Berlusconi l'ha
consigliato ai lavoratori dell'Alfa di Arese. Il
caporalato è sempre più diffuso (e in particolare ne sono vittime gli immigrati) e la
legge delega introduce il "lavoro a chiamata", che anche nella terminologia
suona come istituzionalizzazione del caporalato. Quanti usano questo argomento (il governno e il Polo) precarizzano e destrutturano il mercato del lavoro per renderlo tutto quanto più nero possibile e ne favoriscono l'espansine. Quanti lo scoprono oggi contro il referendum, dall'interno del centrosinistra, non hanno fatto nulla per contrastarlo. Inoltre, purtroppo, esistono molte forme giuridiche di rapporto di lavoro diverso dal tempo indeterminato, ma neppure a queste accedono quanti non solo oggi sfruttano il lavoro nero. Il lavoro nero contrasta con le leggi, e da tempo non sono utilizzati a pieno gli strumenti per applicarle, anzi si è tagliato il numero degli Ispettorati del lavoro, si contrasta la sindacalizzazione nei luoghi di lavoro, vengono tagliate e destrutturate le politiche di sostegno alloccupazione ecc ecc. Non solo la vittoria del referendum non estenderà l'area del lavoro nero, ma costruendo sensibilità e solidarietà sociale e un fronte di unità sindacale e politica (difficile ma non impossibile) in difesa delle regole , tutele e diritti del lavoro (cioè dei lavoratori e lavoratrici) renderà possibile la lotta per contrastare il lavoro nero . Diritto al lavoro per tutti e tutte e mai più lavoro senza diritti. "E' meglio una legge" maggioranza
del centro-sinistra e dei sindacati confederali Intanto
quale legge. L'ipotesi Cgil è altra cosa rispetto alla Amato-Treu, ma in ogni caso (oltre
alla valutazione nel merito) è evidente che con l'attuale maggioranza parlamentare
nessuna legge proposta dall'opposizione può essere approvata. Inoltre la proposta di
legge della Cgil prevede la possibilità di monetizzazione del diritto. Cosa
inaccettabile. Cofferati ha detto che condivide l'obiettivo del referendum, ma non lo strumento. Argomentazione assai pretestuosa. Oggi che il referendum c'è che senso ha la separazione tra obiettivo e strumento, se non espressione di una logica di schieramento politico. Ma comunque il referendum è uno strumento legislativo, la legge istitutiva assegna al voto popolare funzione di legislatore (in origine solo abrogativa). Una forma che viene definita di democrazia diretta in quanto può pronunciarsi anche in contrasto con le rappresentanze elette, cioè il Parlamento. Che senso ha privilegiare lo strumento legislativo parlamentare, in questa fase impraticabile e perdente, rispetto a quello referendario, potenzialmente vincente e assai probabilmente vincente se in suo sostegno si schierasse tutto il centro sinistra e innanzitutto la Cgil ? "Impedisce alle piccole imprese di crescere" I
dati statistici dicono che le imprese subito sopra i 15 dipendenti sono più numerose di
quelle con 13 14 dipendenti (Andrea
Fumagalli) "Danneggia i piccoli imprenditori" Cossutta
Verrebbe da rispondere, un po schematicamente : "pazienza" in quanto il diritto di dignità è inalienabile e prioritario. Ma in realtà, scrive Andrea Fumagalli, solo un milione e ottocentomila hanno almeno un lavoratore dipendente e quasi tutti con contratti atipici, non tutelati dall'eventuale estensione dell'art.18. Inoltre vi sono imprese piccole come numero di dipendenti, ma grandi come fatturato con attività molto avanzate, per queste, e forse per tutte, avere lavoro qualificato e positivo rapporto con dipendenti tutelati dall'art. 18, non è necessariamente un danno, potrebbe derivarne un complessivo beneficio al tessuto produttivo delle piccole imprese, più moderno proprio perché rispettoso delle regole e dei diritti. Il Governo , e purtroppo non solo lui, considera "moderna" la devastazione del diritto del lavoro, noi esattamente l'opposto. "Non tutela i lavoratori con contratti atipici" E'
vero, sebbene questa critica ci venga rivolta anche da quanti non hanno alcuna intenzione
di estendere le tutele, l'effetto giuridico in caso di vittoria del referendum amplia i
diritti solo al lavoro a tempo indeterminato. Ma fin dall'inizio il referendum è stato
promosso con l'obiettivo di unificare sul terreno dei diritti tutto il mondo del lavoro,
incluso quello con contratti atipici. Consideriamo il SI al referendum coincidente con un
si ad una legge che estenda le tutele ai lavoratori e lavoratrici con contratti diversi
dal tempo indeterminato. Sono presenti proposte di legge in Parlamento (Alfonso Gianni,
Alfiero Grandi e altri) e la Cgil ha raccolto circa 5 milioni di firme con l'impegno a
proporre una legge di iniziativa popolare per estendere un arco di diritti ai lavoratori
oggi non tutelati. Questo
obiettivo, per ragioni sociali e politiche, di materiali condizioni di vita di milioni di
persone con lavori incerti , senza diritto al posto di lavoro, previdenza, ferie,
malattia, salario minimo garantito, in particolare giovani e donne, è forse più
importante della stessa estensione dell'art.18, certo ancor più dirompente e difficile. O
meglio è giusto dire che i diritti si estendono a tutti e tutte o verranno
complessivamente ridotti. Votare Si è il primo necessario passo in questa direzione, va controcorrente perché estende diritti quando il Governo vuole comprimerli anche nelle grandi fabbriche e pone le basi per estenderli a tutti e tutte.
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