Laborfonds: giochi indecenti con i soldi dei lavoratori

 

 

La gestione del Laborfonds (fondo pensione dei lavoratori per la previdenza integrativa complementare su base regionale) è oggi al centro di uno spettacolo indecente sul quale farebbero bene a riflettere tutti quei lavoratori che sono stati spinti ad aderire ai fondi.

La sceneggiata è iniziata con la Cisl che ha usato parole molto grosse, ha gridato allo scandalo, al complotto ed alla violazione delle regole democratiche. Il tutto a causa della mancata elezione del proprio candidato alla presidenza del consiglio d'amministrazione del Laborfonds.  La CGIL ha prontamente replicato che era tutto falso, che alla Cisl erano stati persino offerti 3 posti nel cda in cambio del suo consenso sulla candidatura alla presidenza di Ischia (CGIL). La stessa CGIL ha subito aggiunto che i lavoratori dovrebbero ringraziare la CGIL per aver evitato che la presidenza andasse ad un candidato della CISL, un candidato che, a detta della CGIL, non avrebbe rappresentato i loro interessi, ma quelli   del potere politico ed economico altoatesino.  

A Bolzano il Presidente Durnwalder insieme ad  Oskar Peterlini, consigliere del Centrum PensPlan (la SPA controllata per il 91 dalla regione ed istituita come società di servizi per il laborfonds) considerato da tutti come il "padre del sistema previdenziale complementare regionale",  scende in campo minacciando la scissione del Laborfonds in due fondi provinciali. A Trento il Presidente Dellai replica sostenendo che si tratterebbe di un ipotesi dannosa per tutti. Dorigatti (CGIL) esprime indignazione, grida che l'ingerenza di Durnwalder è inamissibile, che pensare di "scindere il laborfonds" è una pazzia. Sempre Dorigatti denuncia pubblicamente che in questi anni il Centrum Pensplan è stato pesantemente condizionato da interessi politici ed economici prevalentemente altoatesini. A causa di questi pesanti condizionamenti il Centrum PensPlan si sarebbe trasformato, secondo Dorigatti, da Centro Servizi per la gestione del laborfond in un centro di potere che mira ad imporre scelte di fondo relative alla gestione dei fondi.

La Uil con Monari sbandiera come un merito  il fatto di avere perso lo scorso anno solo il 3%  e dichiara che se il Laborfonds avesse seguito le indicazioni della Centrum PensPlan, la spa di supporto al laborfonds appositamente creata dalla regione e lautamente finanziata con i soldi dei lavoratori contribuenti (200 miliardi di lire sino ad oggi), i fondi pensione avrebbero perso molto di più.

Sono passati solo pochi anni da quando il Laborfonds è stato istituito con l'entusiastica approvazione dei sindacati concertativi e con il sostegno di gran parte delle associazioni padronali.

Questi pochi anni sono bastati per produrre l'indecente situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti i lavoratori.

Decine di migliaia di operai e di lavoratori del Trentino e dell'Alto Adige hanno affidato i loro soldi a sindacalisti che si azzuffano per delle poltrone, che si presentano, di volta in volta, l'uno cercando di fare le scarpe all'altro, come garanti delle pensioni dei lavoratori, che spacciano come un merito l'aver perso "solo" il 3% dei rendimenti dei fondi e ricordiamo ancora una volta che questi "rendimenti" incidono sull'ammontare finale di quella che sarà la futura pensione integrativa dei lavoratori.

Abbiamo dei sindacalisti concertativi che senza il minimo di autocritica, senza smettere di sostenere a spada tratta il Laborfonds, come se sino ad oggi non ci avessero messo del loro, oggi, dopo soli tre o quattro anni, scoprono l'acqua calda e denunciano ipocritamente e demagogicamente come settori del potere politico ed economico sarebbero in grado di controllare, a partire dal Centrum Pensplan istituito dalla regione, le scelte relative all'impiego dei fondi pensione. Quelle stesse scelte che, in base a quanto strombazzato dai sindacalisti concertativi, dovrebbero teoricamente riflettere gli interessi dei lavoratori.

Per l'occasione questi stessi sindacalisti che si accogono improvvisamente delle inaccettabili interferenze del potere locale altoatesino,  si dimenticano del fatto che i padroni hanno perlomeno il 50% del potere all'interno del Laborfonds cosa che significa comunque, dati gli intrecci tra potere economico e politico e tra industria e finanza, che i padroni, alla faccia degli interessi dei lavoratori, hanno in realtà un'ampia possibilità di incidere sulle scelte che contano quelle, tanto per capirci, relative alla gestione finanziaria e all'investimento sui mercati del fondo pensione regionale.

Per l'occasione sono ancora gli stessi sindacati concertativi che cercano di far dimenticare ai lavoratori che la loro entuasistica adesione ai fondi pensione così come la loro stessa presenza nel CdA del Laborfonds ha un unico vero significato di fondo: i sindacati confederali che hanno lavorato per affondare le pensioni pubbliche, lavorano oggi contro le pensioni pubbliche e non muoveranno realmente un dito per difenderle. I sindacati confederali sono portatori di un colossale conflitto d'interesse, si presentano come rappresentanti dei lavoratori e dei loro interessi e poi vanno a promuovere e gestire dei fondi pensione che sono la negazione degli stessi interessi dei lavoratori, della possibilità cioè, per i lavoratori, di ottenere una decente pensione pubblica.

Laborfonds, come un qualsiasi altro fondo pensione chiuso, non si distingue da un punto di vista di principio dai fondi di pensione aperti collocati dalle banche. I lavoratori non vanno dalle banche a sottoscrivere i fondi pensione aperti, perché non si fidano, perche sanno che le banche fanno pagare a caro prezzo i propri servizi mentre offrono poche garanzie. I lavoratori invece si fidano del Laborfonds solo perché i sindacati confederali li spingono a questo, solo perché sperano che i sindacati confederali faranno i loro interessi nel Laborfonds e garantiranno loro un'adeguata pensione complementare.

La verità è che i sindacati concertativi non rappresentano affatto gli interessi dei lavoratori all'interno del Laborfonds, rappresentano invece i propri interessi concertativi. Perseguono non la difesa degli interessi dei lavoratori, ma la difesa degli interessi degli apparati e dei funzionari sindacali che mirano, in reciproca concorrenza, a riciclarsi come cogestori finanziari degli enormi patrimoni potenziali dei fondi pensione.

I sindacati concertativi dicono di difendere gli interessi dei lavoratori, ma poi tacciono sui propri specifici legami con il blocco politico ed economico di potere ruotante sul centro-sinistra e sui DS.

Il potere all'interno del Consiglio d'Amministrazione del Laborfonds viene impiegato da padroni e sindacalisti concertativi per sfruttare direttamente ed indirettamente l'enorme affare rappresentato dai fondi. Si tratta di un affare  sia per le spese per le cosidette operazioni di supporto (vedi Centrum PensPlan), sia  per le operazioni di semplice gestione dei fondi ad opera del capitale finanziario anche locale, operazioni che i lavoratori pagano comunque e che fruttano alle banche rilevanti profitti, sia infine per le decisioni finali rappresentate dall' effettivo investimento speculativo dei fondi.

Ora sia i padroni, sia i sindacalisti, all'interno dei CdA dei fondi pensione, oltre a riciclarsi direttamente come gestori finanziari, cercano di favorire indirettamente, tramite la scelta dei soggetti finanziari a cui attribuire concretamente la gestione e l'investimento dei fondi, quei centri del potere politico ed economico, in primo luogo banche, a cui sono collegati con mille fili, più o meno nascosti.

E tutto questo senza poi considerare il fatto per cui la logica del Laborfonds, come di qualunque altro fondo pensione, è quella di trasformare, gli operai ed i lavoratori in piccolissimi investitori dipendenti dalle gigantesche speculazioni finanziarie e dagli andamenti dei mercati. Cosa che oggi, di fronte alla guerra ed alla crisi sempre più generale del sistema capitalistico, non può che significare l'andare incontro, pur in forme diverse, allo scempio che si è realizzato negli Usa in questi ultimi anni, dove, a partire dall'Enron, migliaia e miglia di lavoratori hanno perso oltre al lavoro anche la pensione.

Se nel nostro paese da vent'anni a questa parte i governi di centro-sinistra e i sindacati confederali hanno picconato le pensioni pubbliche in modo da consegnare a Berlusconi-Bossi e Fini, il completamento dell'opera, a livello locale i Laborfonds hanno rappresentato quell'esperienza che oggi sta fungendo da apripista e da modello di riferimento per l'introduzione su base "federalista" del sistema previdenziale complementare regionalizzato.

E' dallo stesso Francario, presidente Covip ( commissione di vigilanza sui fondi pensione), che ( Sole 24 ore del 30 novembre scorso) arriva il via libera alla pensione integrativa federale prevista dalla legge delega Maroni. Francario ha il coraggio di presentare Laborfonds come un modello da imitare e generalizzare. Come se non bastasse arriva a dichiarare che il Laborfonds del Trentino "tiene conto dei principi di trasparenza, sicurezza e controllo per la Covip assolutamente inderogabili".

I lavoratori italiani quando saranno nella morsa della previdenza "federale" modello Laborfonds del Trentino e quando assisteranno quotidianamente a spettacoli indecenti e rivoltanti come quelli in scena da noi  in questi giorni, sapranno chi dovranno ringraziare, primi tra tutti i nostri politici e i nostri sindacalisti concertatitivi, entusiastici sostenitori del Laborfonds.     

 

 

coordinamento provinciale Slai-Cobas Trento