| il documento approvato
nella assemblea di Sesto San Giovanni Sabato 25 gennaio 2003. Documento che sarà sottoscritto dagli operai esposti allamianto
e che sarà inviato all'XI commissione del Senato. Al
Presidente e ai membri dell11ª Commissione del Senato. Lamianto
è una sostanza micidiale, noi labbiamo respirato per anni. I padroni ci hanno fatto
i soldi, noi ci siamo presi le malattie. Non lo sapevamo, e forse eravamo gli unici a non
saperlo. Voi che avete cultura e il tempo per affinarla sicuramente lo sapevate. Gli
scienziati lavevano denunciato fin dal 1960. I padroni come al solito hanno fatto i
furbi e hanno nascosto la realtà dei fatti. Per accorgerci della fregatura abbiamo dovuto
aspettare i morti, i nostri compagni che si ammalavano di asbestosi e di mesotelioma, a
decine. Ce ne siamo accorti quando abbiamo cominciato a dubitare degli specialisti
che ci volevano convincere che le nostre malattie erano il frutto della modernità, del
progresso, ed erano comuni a tutta la società. Ce ne siamo accorti quando abbiamo
cominciato a fare la conta dei morti e tra i nostri e quelli delle altre classi non cera
pareggio.Dopo che labbiamo capito, i nostri problemi non sono finiti, sono passati
altri anni per eliminare definitivamente lamianto dalle lavorazioni e questo è
avvenuto non perché era diventata improvvisamente importante la nostra salute per la
società civile, ma perché lamianto non era più una materia a basso
costo e le fabbriche che la utilizzavano andavano in crisi. Con la 257 è iniziata la via
crucis dei riconoscimenti per usufruire della miseria dei benefici pensionistici. Ci siamo
trovati tutti contro: INPS, INAIL, sindacalisti, politici, industriali. Prima ci hanno
avvelenato e poi ci hanno scaricato. Si saranno lamentati sicuramente del fatto che il
mesotelioma abbia unincubazione così lunga, avrebbero sperato in un esito più
veloce. La vostra
commissione in questo compito ingrato è stata particolarmente zelante. Quando ci
avvelenavano è stata muta come una tomba. Quando poi le richieste di riconoscimento del
nostro avvelenamento sono cresciute troppo, si è attivata. Avete cercato la scappatoia
per evitare anche gli indennizzi minimi nei nostri confronti. Con la scusa della spesa
statale da contenere, avete discusso con noncuranza dei soldi da risparmiare sulla nostra
pelle. Non ve lo nascondiamo, ma avremmo preferito ruoli invertiti: voi avvelenati e noi a
discutere dei risparmi sulla vostra salute malandata. Così, sfortunatamente per noi non
è stato. Oggi siamo costretti ancora una volta a fare i conti con una proposta di legge
da voi partorita. Un altro pessimo testo contro di noi. Il relatore è un altro tizio che
di amianto ne ha sentito parlare solo a riguardo di guai passati da altri. Anche lui
sostiene i risparmi di spesa da attuare sulla nostra pelle e ne parla con la
determinazione e la prosopopea di uno che sta facendo una grande campagna morale. Fabbri
è il suo nome. La scienza
medica dice che il limite di dieci anni di esposizione è unidiozia, perché bastano
esposizioni per un tempo minore e per quantità minime per contrarre gravi malattie e lui,
invece, riconferma i dieci anni e stabilisce che lesposizione debba essere avvenuta
per quantità non inferiori a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al
giorno. Chi ha
lavorato in reparti dove si utilizzava lamianto è stato avvelenato: loperaio
direttamente in produzione come loperaio che puliva i locali, entrambi. Ebbene
Fabbri prevede invece che lesposizione sia diretta ed abituale,
escludendo in questo modo tutti coloro che pur lavorando in ambienti inquinati non
erano direttamente addetti alla produzione. La scienza
medica stabilisce che chi ha lorganismo minato dallamianto può contrarre più
facilmente gravi malattie se rimane a contatto di cause scatenanti: polveri,
fumi, esalazioni. Fabbri per farci rimanere di più in fabbrica e farci morire prima,
stabilisce che i periodi da prendere in considerazione per il calcolo dei benefici
pensionistici debbano riguardare periodi in cui le attività con lamianto siano
state effettivamente svolte, quindi tutti i periodi non lavorativi e
quelli in cui lamianto è stato dismesso, ma era ancora presente in fabbrica,
vengono esclusi. Gli operai
rappresentano la parte lesa e i soggetti deboli rispetto alle aziende e perciò il nostro
Fabbri si schiera con le aziende. Devono essere gli operai a dimostrare di essere stati
avvelenati presentando un curriculum lavorativo rilasciato dal datore di lavoro,
ben sapendo che i padroni questa documentazione lhanno sempre e
sistematicamente nascosta, adducendo mille scuse. La suddetta
esposizione deve essere poi accertata dallINAIL, che, come tutti gli operai sanno,
è organo di parte che, come ha dimostrato in passato, tende a restringere strumentalmente
il più possibile la platea degli esposti. Il nostro
Fabbri mostra attenzione particolare anche per i nostri compagni già in pensione e, come
cera da aspettarsi, anche per costoro ha un occhio malevolo escludendo dai benefici
pensionistici quelli già in pensione nel 1992 e quelli che hanno già accumulato quaranta
anni di contributi. In questo modo, un grande numero di operai oltre al danno subito con lavvelenamento
e a quello per aver lavorato senza usufruire di nessuno sconto pensionistico, subirà
anche al beffa di vedersi negato qualsiasi indennizzo. Per gli
operai danneggiati in molti modi, Fabbri stabilisce che avranno diritto ad un solo tipo di
beneficio come risarcimento, cioè non potranno essere cumulati benefici
pensionistici diversi. Ma la vera
ossessione del nostro senatore della Repubblica è che le porte ai benefici pensionistici
debbano essere chiuse definitivamente e non debbano più riaprirsi. Per raggiungere questo
scopo stabilisce che, dopo lentrata in vigore della legge, si avranno solo 180
giorni di tempo per poter presentare le domande di riconoscimento. In questo
modo migliaia di nostri compagni che ancora non sanno di essere stati avvelenati,
trascorsi questi 180 giorni, non avranno più la possibilità di chiedere di usufruire dei
benefici pensionistici. Fabbri non
dimentica nemmeno quelli tra noi gia riconosciuti avvelenati e stabilisce che, per essere
confermati, dovranno conformarsi alle nuove regole. Ma dove
supera se stesso è quando passa alle proposte che riguardano gli ammalati e i morti. Per i morti
per amianto riconosciuti, stabilisce un indennizzo di circa 40.000 euro. Mentre per i
vivi, malati di tumore, un terzo di questa somma allanno come assegno vitalizio.
Inoltre lerogazione delle provvidenze economiche (su citate) esonera il
datore di lavoro dalla responsabilità civile per le neoplasie professionali causate dallamianto
e limita quella penale solo alle situazioni, impossibili da provare dopo tanti anni,
di violazione di norme di prevenzione, che erano inadeguate ed insufficienti. In pratica
lo Stato si fa carico delle spese dei padroni, riducendole drasticamente, e li libera sia
della responsabilità civile che penale per lavvelenamento degli operai. Così, il
nostro Fabbri, partendo dal grande scopo morale di eliminare la 257 per gli aggravi di
spesa che causa alle casse dello Stato, giunge alla fine ad un aumento di detta spesa a
favore dei padroni! Al nostro
Fabbri cosa dobbiamo dire? Quello che abbaimo detto nella sostanza a quelli che lhanno
preceduto: che la sua legge è per noi una vera schifezza e non può essere emendata
perché è tutto limpianto che per noi non va. Per aiutarlo a cestinarla ci
impegneremo a fondo affinché la mobilitazione degli operai esposti sia il più possibile
fastidiosa, tanto da arrivare fino alle stanze austere della XI commissione del senato. |