A proposito dell’assemblea di Firenze ...

 

               Ormai siamo persuasi del fatto che chiunque oggi si ritenga di sinistra, o quantomeno animato da spirito democratico, guardi alle prossime elezioni politiche (ma anche alle amministrative) come al momento in cui potersi liberare dell’attuale compagine governativa di centro-destra.

                     Lo stesso sentimento è condiviso tanto dal centro sinistra, quanto da Rifondazione Comunista, dalla CGIL e dai movimenti new global.

                       Il problema rimane quello della ricetta da proporre, per quanto attiene ai rapporti fra i diversi interlocutori, ma anche – e forse, ci sentiamo di dire, soprattutto – per ciò che riguarda il programma politico, la strategia di lungo termine.

             Pur non volendo entrare nel merito di tutte le questioni poste, riteniamo necessario, come compagni dell’area programmatica “Lavoro Società – cambiare rotta”, consegnare a tutti i compagni della CGIL alcune riflessioni di merito.

               Partiamo da un presupposto: per battere le destre è necessario avere un programma alternativo che si differenzi da quello, perdente, del precedente centro sinistra. Per metterlo a punto è altrettanto necessario che si comprenda appieno il progetto politico del centro sinistra nel passato recente, ma anche quello della CGIL, che in qualche misura quel disegno ha contribuito a concretizzare.

                Allora vediamo di fare un confronto esemplificativo sul rapporto passato/presente limitandoci ai vertici dello schieramento di sinistra, perlomeno quello rappresentato al palasport di Firenze.

                 Quali sono stati i temi portanti rappresentati nella kermesse fiorentina?

Sicuramente quello della pace, ma anche quello del rapporto con il “movimento”, con tutte le anime del movimento.

            Tutti i convenuti, dai rappresentanti del “correntone”, ai referenti del vecchio e nuovo centrosinistra, allo stesso Cofferati hanno posto al centro della discussione il rifiuto della guerra.

                       In particolare Cofferati ha spiegato, con enorme efficacia, perché qualsiasi guerra – ed in particolare quella contro il terrorismo, che pure deve essere sconfitto – è sbagliata: perché non si rende giustizia a delle vittime innocenti (sia di una guerra, che di un atto terroristico) mietendo altre vittime innocenti (con una guerra sia preventiva, che successiva).

            Cofferati ha detto quella che per noi è da sempre una semplice ed evidente verità. E con lui annuivano tutti, da Rosy Bindi a Fabio Mussi.

                 Dato che su una materia tanto seria occorre essere necessariamente coerenti, noi ci chiediamo cosa sia cambiato nella sinistra italiana (o meglio fra i suoi vertici) e nella CGIL.

                       Il Kosovo, che politicamente sembra lontano anni luce, dal punto di vista temporale è dietro l’angolo. All’interno della CGIL le nostre posizioni (di minoranza) provocarono, in alcuni casi, veri e propri attacchi personali. Lo stesso Cofferati, giustificando l’intervento della NATO – anche quello contro vittime inermi ed innocenti – parlò di “contingente necessità”.

                    Tre anni fa, soltanto tre, la CGIL (la sua maggioranza, ma non solo) e l’intero centro sinistra era compatto sull’appoggio italiano alla guerra ed a tutto quello che ne è conseguito, compreso il ribaltamento delle pulizie etniche contro le popolazioni non albanesi.

              Genova è addirittura dietro l’angolo e tutti quanti ricordiamo non soltanto la latitanza della CGIL (ad esclusione della FIOM e di Lavoro Società - cambiare rotta) e del centro sinistra, ma la grande difficoltà, durante i giorni immediatamente successivi ai sequestri, ai pestaggi ed all’omicidio di Carlo Giuliani operati dalle forze dell’ordine, a definire quei comportamenti come “sudamericani” (aggettivo che usò addirittura D’Alema in Parlamento pochi giorni dopo).

            E si potrebbe continuare ancora con riferimenti a questioni meno eclatanti, ma non  per questo meno determinanti, quali ad esempio quella della flessibilità del lavoro (ricordate la legge 196/97, il famoso “pacchetto Treu” , con la quale prende il via il lavoro interinale?), o dell’apertura alla scuola privata operata dall’ultimo centro  sinistra (obiettivo che neppure la Democrazia Cristiana aveva potuto formalmente  raggiungere in 50 anni di governo, tanto era palesemente anticostituzionale).

            Oggi ci troviamo di fronte, sempre per rimanere attinenti agli esempi citati, al “libro bianco” sul mercato del lavoro ed alla controriforma Moratti la quale, quest’ultima, è riuscita a privare la scuola italiana della sua anima, cominciando semplicemente con il mutilare il dicastero da lei guidato dell’aggettivo “pubblico”.

              Ebbene, questi due esempi, citati solo per memoria, testimoniano del fatto che molte delle scelte sciagurate dell’attuale governo hanno tratto linfa da quelle dei governi precedenti.

                       Il problema non è, a nostro avviso, quello che la sinistra diventi necessariamente tutta antagonista, né quello di pretendere abiure pubbliche da parte di chicchessia.

            Riteniamo tuttavia che, oltre ad essere segno di coerenza ed onestà intellettuale, una rilettura ed una spiegazione delle scelte passate possa servire ad andare avanti con maggiore efficacia.

                  Non serve a nessuno la rimozione collettiva delle scelte fatte, né tanto meno serve esercitarsi nello sport più diffuso a sinistra, quello della ricerca del capro espiatorio.

                   Noi confidiamo che ci sarà un giorno in cui si potrà, con lucida serenità, ammettere che il centro sinistra ha fallito perché non è riuscito a proporre un programma quanto meno alternativo al centro destra.

                     La rilettura del passato, la sua analisi – serena, ma impietosa – deve servire esclusivamente a migliorarsi, a lavorare per evitare la ripetizione degli errori commessi.

                     La rimozione collettiva, viceversa, non serve a nessuno.

             Se non si comprende questa semplice e banale verità difficilmente si potrà fare un buon servigio al nostro Paese.

 

P.S.

          Al palazzo dello sport di Firenze era presente la parte che conta della segreteria nazionale della CGIL. Era assolutamente assente tutta la leadership della Funzione Pubblica. Ci piace leggere questa assenza come una ritrovata autonomia della nostra Federazione dalla politica.

 

P.P.S.

E’ innegabile che quello che Cofferati e Moretti stanno facendo rappresenta il tentativo di realizzare, usando efficacemente televisioni, giornali e posta elettronica, l’investitura da parte del   “popolo della sinistra e non solo”   di Cofferati come leader capace di battere Berlusconi. Operazione maggioritaria e personalistica la quale, se non si trattasse di Cofferati che tutti speriamo di conoscere bene,  risulterebbe insopportabilmente plebiscitaria  (Berlusconi utilizzò la stessa tecnica). D’altra parte l’attuale sistema della politica prevede questo come unico metodo possibile per candidarsi non essendo investito dal chi conta nel “palazzo”  (e Cofferati lo sa bene, visto il fallito tentativo di una sua investitura istituzionale che ha provato a fare nell’ultimo congresso dei DS).

Spiace che Cofferati non dica niente del come è ridotta la politica in conseguenza dell’opzione maggioritaria, ma che anzi torni ad affermare in ogni sede che lui continua ad essere fermamente convinto della sua bontà.

Probabilmente non tenendo in giusto conto che le sue canches di riuscire nell’intento sono legate in buona misura al suo recente passato da Segretario Generale della CGIL.

Cofferati a Firenze ha ribadito che sua unica intenzione è quella di candidarsi a rappresentare l’antagonismo a Berlusconi, rivitalizzando il programma dell’Ulivo e lavorando contemporaneamente alla costruzione di un accordo (anche con alcuni punti di programma) con Rifondazione e il movimento dei movimenti. Non è quello che auspicavamo (speravamo nella sua volontà di provare a costruire un programma che tenesse insieme la sinistra per poi andare a costruire l’accordo con il centro),  ma speriamo che riesca a farlo!

15 gennaio 2003

 

 

Roberto Giordano                      Ferruccio Nobili