ZASTAVA Trieste

Relazione sul viaggio alla Zastava di Kragujevac del 15-17 marzo 2002.

E un appello

Carissime tutte, carissimi tutti, vi scriviamo molto in fretta alcune prime note su questo viaggio, riservandoci in un prossimo futuro una relazione piu' approfondita.
Questa lettera e' indirizzata a tutti quelli che stanno partecipando al nostro progetto di adozioni a distanza dei figli degli operai della fabbrica Zastava di Kragujevac, rimasti senza lavoro dopo i bombardamenti della NATO dell'aprile 1999.

Ricordiamo che questa campagna organizzata dall'associazione ZASTAVA Trieste si inserisce una piu' vasta iniziativa condotta dal Coordinamento RSU, a cui partecipano molte associazioni presenti nel nostro Paese.

I fondi da noi raccolti durante settembre-ottobre 2001 erano gia' stati consegnati nel precedente viaggio effettuato nell'ottobre scorso, e le persone interessate hanno gia' ricevuto la scheda con le informazioni del bambino adottato.
Sappiamo inoltre che almeno in un caso c'e' stato un contatto per lettera tra le famiglie.
A questo proposito vorremmo raccomandarvi, nel caso in cui la famiglia jugoslava vi scrivesse, di rispondergli! Per quel che ci risulta, il contatto per loro e' estremamente importante, NON SI SENTONO SOLI.
IMPORTANTE: se ricevete lettere in serbo e non avete la possibilita' di tradurle, contattateci e troveremo una soluzione.

Un resoconto del viaggio di ottobre 2001 e' presente all'indirizzo:
http://www.ecn.org/coord.rsu/doc/rsu2001/ritorno_dalla_zastava.htm
sul sito del coordinamento delle RSU, la cui pagina web generale e' rintracciabile al seguente indirizzo:
http://www.ecn.org/coord.rsu/
seguendo poi il link:
Solidarietà con i lavoratori della Jugoslavia

Un resoconto dell'attuale viaggio redatto a cura del coordinamento delle RSU e' invece presente all'indirizzo:
http://www.ecn.org/coord.rsu/doc/rsu2002/2002_0317resoconto1.htm
dal quale sono tratte molte delle righe che seguono.

La delegazione che ha effettuato l'attuale viaggio era composta da sette persone, provenienti da Bari, Firenze, Milano, Padova e Trieste, in rappresentanza del coordinamento RSU e di varie associazioni.
Uno persona dell'associazione ZASTAVA Trieste e' stata raccolta alla dogana di Fernetti la sera del 15 marzo.
Siamo arrivati la mattina del 16 a Belgrado per consegnare materiale medico ad un orfanotrofio ed abbiamo poi proseguito per Kragujevac, dove siamo arrivati verso le 9 del mattino.
Abbiamo inizialmente incontrato i rappresentanti del sindacato e dell'ufficio adozioni, per un primo esame della situazione; abbiamo poi presenziato alla distribuzione delle quote di affido effettuata dalla FIOM di Lecco.
Nel pomeriggio abbiamo visitato alcune famiglie.

Il 17 marzo sono state convocate due assemblee (una la mattina ed una il pomeriggio) per la consegna delle nostre adozioni a distanza.
L'assemblea del mattino si e' aperta con un intervento di un rappresentante del coordinamento delle RSU, seguito poi da un intervento di ZASTAVA Trieste. Questo intervento vi sara' inviato il prima possibile.

Al mattino sono state consegnate le quote relative alle nuove adozioni, che erano 42, di cui 9 provenienti dalla campagna del nostro gruppo.
In realta' si sono poi trasformate in 43, in quanto siamo venuti a conoscenza di una situazione particolarmente grave, che non era stata ancora soddisfatta. ZASTAVA Trieste si e' fatta carico di questa nuova adozione dell'ultimo minuto e uno di noi ha versato la quota per un anno.

Al pomeriggio sono state distribuite le quote di affido, per lo piu' trimestrali, di 215 adozioni gia' attivate dall'associazione Most za Beograd di Bari.

Finita l'assemblea del pomeriggio si e' fatto il punto della situazione e programmato a grandi linee il prossimo viaggio, che dovrebbe riguardare la distribuzione di detersivi vari (due tir) raccolti dai lavoratori dell'Unilever.

Dopo una breve sosta al parco del ricordo di Kragujevac (il 21 ottobre 1941 circa 7000 persone furono trucidate dai nazisti, tra cui alcune centinaia di studenti con i loro professori rastrellati nelle scuole della citta') siamo ripartiti alle 19 per l'Italia, e siamo arrivati a Fernetti verso le 9 del 18 marzo.


Quello che abbiamo poturo verificare è un peggioramento della situazione in cui versano le famiglie, ma anche una rinnovata capacità di iniziativa da parte del sindacato in difesa dei diritti dei lavoratori e per conquistare prospettive produttive per la fabbrica.
Il peggioramento delle condizioni si puo' facilmente evincere dal fatto che per la prima volta ci e' stato chiesto di iniziare a portare anche vestiario e scarpe usate, cose che erano state rifiutate in precedenza.
Vorremmo a questo proposito sottolineare che non siamo in presenza di profughi o genericamente di poveri, ma di lavotarori che fino a tre anni fa traevano dignitosamente il reddito per le loro famiglie dal proprio lavoro.

I lavoratori attualmente impiegati in azienda sono 15.000 ma non lavorano tutti i giorni. Sono praticamente in una sorta di cassa integrazione a rotazione che li impegna nei pochi reparti attivi, sopratutto l'utensileria (dal punto di vista del salario ciò vuol dire che non raggiungono i 200 euro al mese). La produzione di auto e camion è praticamente simbolica ed a oggi non ha prospettive di ripresa anche perchè con le nuove leggi del Governo è stata liberalizzata l'importazione di auto nuove ed usate (noi stessi abbiamo contato alla frontiera e lungo l'autostrada decine di Tir carichi di auto che venivano sopratutto dall'Italia e dalla Germania).

Oltre a questi, per effetto della ristrutturazione in corso altri 9.200 lavoratori sono stati collocati in esubero (quindi pur mantenendo la titolarità del posto di lavoro non sono mai chiamati a lavorare e rimangono in una situazione paragonabile alla nostra cassa integrazione a zero ore con una indennità mensile che non raggiunge i 25 euro al mese) e circa 6000 sono stati licenziati, percependo così una indennità di disoccupazione pari a 8-10 euro al mese. E' verso I figli di questi due ultimi gruppi di lavoratori che sono attive le adozioni a distanza.

A questi si aggiungono gli oltre 800 lavoratori della Zastava di Pec (in Kosovo) che, in quanto di nazionalità serba, sono stati allontanati dalla fabbrica di Pec. Oggi questi lavoratori (praticamente senza reddito) sono assistiti dal sindacato Zastava di Kragujevac per quel che può fare. Veramente commovente è stata la consegna di una adozione alla vedova di uno di questi lavoratori, ucciso a Pec dall'UCK mentre era al lavoro, durante una delle varie iniziative squadriste organizzate per cacciare i lavoratori serbi dalla fabbrica. A questo riguardo è bene sottolineare che alla Zastava di Kragujevac lavorano anche lavoratori Kosovari-Albanesi che non hanno mai subito alcuna violenza. Ciò a dimostrazione di come non è dal mondo del lavoro che nascono i nazionalismi ed i razzismi.


Per chiarire meglio la situazione sociale riportiamo ora alcuni dati tratti dal resoconto di un analogo viaggio effettuato dall'associazione romana ABC Solidarieta' e Pace nel novembre 2001. I dati che riportiamo sono relativi ai prezzi di alcune merci di primaria necessita' e mettono bene in evidenza le estreme difficolta' in cui versano le famiglie jugoslave.
I dati sono ancora espressi in lire e marchi tedeschi.

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Domenica 11 novembre 2001
Una giornata di viaggio fino a Pale, in Bosnia (Republika Srpska), via Krusevac, Kraljevo, Cacak, Uzice, Visegrad. Strada facendo, riordiniamo gli appunti che avevamo presi a Nis, interrogando alcune massaie, sul costo della vita per una famiglia serba. (prezzi espressi in dinari, al cambio attuale di 30 per un marco tedesco, cioè più o meno per mille nostre lire). Per mandare i figli a scuola: una bici (se occorre) nuova din.14.000, usata 4.500 - 5.000. Zainetto, da 600 in su. Libri, quaderni, cancelleria, in prima elementare, 10.000. Viveri: pane un kg, 20, zucchero 50, olio di mais al litro 70, caffè un etto 25, farina 50 al kg, riso 40-50, spaghetti 30, pasta all'uovo 40, sale 40, carne bovina 300, suina 350, di pollo 160, margarina 300, pomodori 50, patate 12, cipolle 10, aglio 90, cavolo 10, paprika 50, fagioli 140; un piede d'insalata verde 10, un uovo 5. Igiene: confezione di 3 kg detersivo, 350, saponetta 50, dentifricio 100, spazzolino da denti 30, shampo piccolo 100. Vestiario: scarpe 1.500 - 2.500, calze da 100 in su, calzerotti 80, canottiera 150, reggiseno 150, mutande 30, jeans 600, giacca da 600 in su, gonna 350 - 500, berretto di lana 200, maglione da 300 in su, giaccone invernale da 1.500 in su, leggero 800. Riscaldamento: carbone 3.000 la tonnellata più trasporto, legna 1.200 al metro cubo più taglio e trasporto. Elettricità: 2.000 al mese (nelle città serbe è generalmente usata anche per il riscaldamento e la cucina). Acqua: prezzo base 100 ogni mese a persona. (All'ufficio postale di Niska Banja avevamo visto tanta gente che si affrettava a pagare gli arretrati dell'elettricità: dopo molte rate rimaste "nominali", era stato intimato di pagare tutto insieme, pena lo stacco immediato). Confrontando questi prezzi con quelli indicati nel nostro giornalino dopo il viaggio di dicembre 1999 (allora un paio di scarpe si pagava 850 dinari, un kg. di zucchero 25, di patate 7, di carne 60-150, un litro di olio 30 e il resto in proporzione), il costo della vita risulta più che raddoppiato, anche tenendo conto della svalutazione (un dinaro era pari a 20-22 marchi). Salari, pensioni e stipendi sono rimasti, invece, pressoché invariati e la disoccupazione è cresciuta. In una parola, gran parte della gente serba vive ormai in povertà. E' significativo che a Kragujevac un bambino - proprio così, un bambino -, interrogato dalla TV locale su cosa avrebbe voluto comprare con le quote d'affido da noi appena consegnate, abbia risposto: "da mangiare".

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Finiamo queste brevi e frammentarie note con un APPELLO

Vi avevamo chiesto di aderire alla campagna per un anno, versando quindi complessivamente in una o piu' rate la cifra di 310 euro.

Non crediamo che in un anno le situazioni descritte possano cambiare in positivo; sono senz'altro destinate a peggiorare.

Non possiamo abbandonare queste famiglie!

Vi chiediamo quindi di confermare la vostra adesione alla campagna di adozioni per almeno un altro anno.
Vi preghiamo con urgenza di confermarci la vostra disponibilita'.

Fraterni saluti

Trieste, 22 marzo 2002 - Gruppo ZASTAVA Trieste


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Intervento dell’associazione ZASTAVA Trieste

all’assemblea con i lavoratori della Zastava di Kragujevac

il 17 marzo 2002


Cari amici e compagni, vi porto il saluto di una piccola associazione di Trieste, che in vostro onore abbiamo chiamato Gruppo ZASTAVA Trieste.

Quando tre anni fa la NATO, di cui purtroppo il mio Paese fa parte, aggredì’ la Repubblica Federale di Jugoslavia, provammo una rabbia e una vergogna immense.

Rabbia e vergogna per i lutti e le devastazioni che portavamo nel vostro Paese, e di cui il nostro governo era responsabile.; un governo che vedeva per la prima volta ai podti dirigenti uomini che si erano dichiarati di sinistra.

Rabbia e vergogna per come veniva trasformata in carta straccia la Costituzione del mio Paese, nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo.

L’articolo 1 di questa Costituzione dice: “L’Italia e’ una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”
Ma come fa una Repubblica fondata sul lavoro ad andare a distruggere i luoghi stessi del lavoro di un popolo?

L’articolo 11 dice poi: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta’ degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
E per aggirare la Costituzione, non la hanno chiamata guerra, ma “ingerenza umanitaria”!

Ma molti lavoratori, molti cittadini comuni non hanno accettato queta logica. Fin dall’inizio hanno detto forte NO!

Non siamo riusciti a fermare la guerra ma, credeteci, abbiamo lottato per tentare di farlo.
Voglio ricordare a questo proposito che una quindicina tra lavoratori e studenti sono attualmente sotto processo a Firenze per la manifestazione tenutasi in quella citta’ durante lo sciopero contro la guerra del 13 maggio 1999.

E abbiamo continuato a dire la verita’ su quello che era successo, e sul perche’ era successo.
E abbiamo cercato nei limiti delle nostre forze e capacita’ di stabilire legami di amicizia e fratellanza tra lavoratori jugoslavi ed italiani e le loro famiglie.

Il 30 marzo nella citta’ di Ravenna terremo una manifestazione nazionale perche’ il ricordo di cio’ che e’ avvenuto non si cancelli mai.
E insieme al ricordo di voi, nella stessa manifestazione ricorderemo un altro popolo, sottoposto da decenni ad una violenza senza fine, cosi’ forte in questo periodo, e cioe’ il popolo palestinese.

Finisco dicendo quattro parole; magari la pronuncia non sara’ corretta, ma tutti noi ne capiamo benissimo il senso:

SMRT FASIZMU * SLOBODA NARODU

Gruppo ZASTAVA Trieste --- Kragujevac, 17 marzo 2002

  • A cura di: gruppo Zastava Trieste - 338-9116688
    zastavatrieste@libero.it - http://digilander.iol.it/zastavatrieste                       TS, 21 novembre 2001