SINTESI CONFERENZA STAMPA DI SERGIO COFFERATI DEL 28 GIUGNO

(DA RASSEGNA SINDACALE)

La Cgil presenterà un esposto alla Procura della Repubblica che conterrà una denuncia dettagliata della "inaudita campagna contro di noi favorita da fughe di notizie e dalla circolazione di atti riservati sui quali i magistrati stanno lavorando". E' Sergio Cofferati, in conferenza stampa, a dare notizia dell'iniziativa presa dalla sua confederazione a seguito della pubblicazione delle cinque mail di Marco Biagi in cui il professore, successivamente assassinato dalle Br, avrebbe scritto di sentirsi minacciato da Cofferati confessando di temere per la propria incolumità. Le lettere erano state inviate al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, al prefetto di Bologna, al sottosegretario Maurizio Sacconi, al direttore di Confindustria Stefano Parisi, e al ministro Roberto Maroni tra il luglio e il settembre 2001 e sono state spedite alla rivista bolognese "Zero in condotta", quindi pubblicate anche dal quotidiano La Repubblica. Solo che la Procura di Bologna ha dichiarato di possedere solo 3 lettere di Biagi, e che in nessuna di queste si fa cenno a Cofferati

Pacato, moderato nei toni ma severo nei contenuti, il leader della Cgil ha espresso la propria "inquietudine per gli avvenimenti che stanno accadendo". Un vero e proprio attacco diffamatorio alla Cgil, secondo Cofferati, progettato e messo in atto con evidente anticipo rispetto all'esplosione del conflitto sociale degli ultimi mesi, visto che le mail di Biagi risalgono al luglio 2001. "Presenteremo alla Procura della Repubblica competente - ha detto Cofferati - un esposto-denuncia nel quale ricostruiremo i fatti ai quali si fa riferimento fino all'uccisione del professor Marco Biagi. Contesteremo le calunnie di esponenti del governo o di semplici commentatori. Con questa denuncia - prosegue Cofferati - chiederemo l'accertamento della verità e delle responsabilità a qualsiasi livello anche di coloro che lavorano nelle istituzioni". E quel "a qualsiasi livello" il segretario generale della Cgil l'ha ripetuto due volte.

La Cgil ha affidato l'elaborazione dell'esposto a un pool di giuristi coordinato da Guido Calvi. Per Cofferati siamo in presenza di "atti gravissimi e offensivi" che "gettano una luce davvero sinistra sulle condizioni nelle quali questo paese vive la sua dialettica".

Le questioni sulle quali il sindacato punta il dito sono due. 1) La pubblicazione delle cinque lettere: perché la Procura di Bologna ha dichiarato di averne solo tre? Perché chi aveva le altre lettere non le ha consegnate alle autorità inquirenti? 2) Le scorte: il governo continua a tacere sulla decisione di revocare la scorta a Marco Biagi. E' tempo che torni a riferirne in Parlamento.

"E indispensabile che venga fatta luce sulla fuga delle notizie e sull'utilizzo delle lettere che sono circolate - ha chiarito Cofferati durante la conferenza stampa -. Si tratta di appurare se quelle lettere sono vere e per quale ragione solo alcune sono in possesso della Procura; di stabilire chi ha il resto delle lettere e di comprendere la ragione per cui sono state utilizzate e, a quanto si legge, anche alterate almeno in parte da chi le ha fatte circolare". Cofferati non nasconde il sospetto, forse molto più di un sospetto, che dietro questa fuga di notizie ci sia una campagna diretta contro la Cgil, non tanto contro il suo segretario generale, ma proprio contro la confederazione, rea di opporsi alle politiche del governo e di ricorrere del tutto democraticamente agli strumenti del conflitto sociale.

"E' evidente l'utilizzo strumentale e politico di queste lettere - prosegue Cofferati - che sono state secondo me rese pubbliche nella forma che conoscete anche per dare consistenza al tentativo in corso da tempo di additare la Cgil e il suo segretario generale come responsabili di istigazione a forme di violenza. La lettera scritta dal povero professor Biagi descrive una condizione fino a qui ignota ma carica di tanti pericoli: qualcuno si è preoccupato di spaventare il professor Biagi attribuendo al segretario generale della Cgil delle intenzioni ostili nei suoi confronti". Intenzioni, precisa Cofferati, che "chi vi parla non ha mai avute". Sarebbe dunque una manovra che risale indietro nel tempo: a molto prima che fosse presentata la delega del governo sul mercato del lavoro e a molto prima che scoppiasse il conflitto sociale nel paese.

Una manovra architettata da qualcuno nell'ombra: per Cofferati "le preoccupazioni di Biagi non nascono da polemiche pubbliche ma gli sono state riferite da una o più persone non meglio precisate che lui riteneva fonti autorevoli. Prima che la delega sul mercato del lavoro prendesse corpo dunque c'è qualcuno che per tempo si è preoccupato di creare grandi timori al professor Biagi". Lo schema per Cofferati è chiaro:

"A questa organizzazione vengono attribuite responsabilità che trasformano in altro il conflitto sociale". La Cgil viene additata come mandante morale del terrorismo. Su tutto ciò, ha detto il leader della Cgil, "dovrà fare luce la magistratura". L'esposto che la Cgil presenterà servirà a "difendere un'organizzazione che è sistematicamente aggredita".

La Cgil chiede che sia fatta luce anche sulla vicenda delle scorte revocate dal governo. Su questo argomento Cofferati ritiene che "il governo e i ministri competenti dovranno rispondere in Parlamento". La questione che pone Cofferati è perché "l'ultima protezione" sia stata tolta a Biagi il 3 ottobre, "in concomitanza con la presentazione del Libro Bianco al ministero del Lavoro". Ma il tema ultimamente, nota Cofferati, "è stato derubricato, se non addirittura occultato", mentre si tratta di "un fatto gravissimo del quale devono rispondere i responsabili". E, concludendo la conferenza stampa, Cofferati ha detto di aspettarsi, "da cittadino", che "da parte delle forze politiche sia chiesto al governo di tornare in Parlamento a rendere conto di quello che è successo".

(28 giugno 2002)