La piattaforma sindacale sottoposta a consultazione nella categoria
è confusa, debole, sbagliata. Le lavoratrici e i lavoratori devono intervenire nelle
varie assemblee per modificarla radicalmente, con ordini del giorno, mozioni, emendamenti,
in modo da farne uno strumento utile alla lotta contro un ministro che non ha intenzione
di riconoscere alcun ruolo alle organizzazioni sindacali. La controparte che abbiamo di
fronte è la più pericolosa e determinata che la nostra categoria abbia conosciuto da
molti anni a questa parte. C'è bisogno di una piattaforma sindacale, dunque, nella quale
la massa delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola si riconosca, una piattaforma di
lotta, una risorsa per una categoria che, con il successo degli scioperi regionali contro
i tagli agli organici, ha dimostrato di voler fronteggiare con energia chi vuole affossare
la scuola pubblica insieme a chi ci lavora dentro.
Costruire una piattaforma sindacale che sia parte di una più
generale vertenza scuola.
Le "linee guida della piattaforma" varate dagli organismi dirigenti dei
sindacati confederali pare non si accorgano che la scuola pubblica è sottoposta ad un
fortissimo attacco anche su aspetti di chiara natura sindacale. Non comprendiamo come si
possa esigere un "profilo professionale articolato su più figure", per esempio,
quando alcune di queste figure stanno per essere spazzate via dalla prima ondata di tagli
agli organici (tagli sui progetti contro la dispersione, sull'integrazione di bambini
stranieri, ecc.). Domandiamo: abbiamo dato per persa la lotta contro i 35.000 tagli
previsti su tre anni? Se è così abbiamo perso senza lottare: su un tema che è nazionale
ci sono stati solo alcuni scioperi regionali e dunque assai poco incisivi. Per non parlare
delle implicazioni strettamente sindacali della Legge Delega sui cicli: riduzione del
tempo scuola, regionalizzazione dei professionali, eliminazione del tempo pieno... O della
proposta di modifica degli Organi collegiali, in cui tra le varie cose non si prevede una
rappresentanza ATA, che dà forza alle ipotesi più volte avanzate di drastica riduzione
se non eliminazione di questo settore di personale. E' tempo che i sindacati si attrezzino
per costruire una più generale vertenza scuola insieme a tutti quei soggetti (società
civile, studenti, genitori, movimenti spontanei di insegnanti) che si stanno opponendo
alle "riforme" in atto. In questa fase è sicuramente prioritaria la battaglia
contro la politica scolastica del governo, e la piattaforma contrattuale deve essere uno
strumento agile e ampiamente condiviso a sostegno di questa battaglia.
Vogliamo essere consultati
Chiediamo che la piattaforma che sarà varata dopo questa tornata di assemblee e dopo la
riunione nazionale dei direttivi, sia sottoposta a referendum nella categoria, e che anche
l'ipotesi di intesa successiva alle trattative con il ministro sia, prima di essere
firmata, sottoposta al giudizio vincolante di insegnanti e ATA. Meglio evitare i tragici
errori del passato, che hanno visto la categoria in rivolta contro parti significative di
contratti firmati (vedi concorsone). Con questa controparte dobbiamo costruire una
piattaforma realmente condivisa, che possa mobilitare, e che non sia infarcita di proposte
che spingano i lavoratori e le lavoratrici a desiderare inconsciamente che sia la
controparte a respingerla.
Carriera e orario
La piattaforma contrattuale deve essere costituita da pochi punti e chiari, e deve tener
conto della particolare natura della controparte con cui ci troviamo a trattare. Non è
una controparte interessata alla salvaguardia dei livelli qualitativi della scuola
pubblica. Essa punta, in maniera visibile, nella direzione opposta. Appare dunque
controproducente aprire delle porte, quando sappiamo che fuori c'è qualcuno che vuole
devastarci la casa. La nostra controparte mira ad aumentare l'orario di insegnamento,
cercando allo stesso tempo di guadagnare il consenso di una parte di categoria a cui
assegnare ruoli e stipendi superiori mediante una qualche riedizione camuffata del
concorsone. Indipendentemente da ciò che possiamo pensare riguardo al cosiddetto
"appiattimento retributivo" nella scuola e all'orario di servizio di docenti,
quel che è certo, è che non è con questa controparte che possiamo prendere l'iniziativa
di discutere di questi temi, sapendo già che essa punta solamente al contenimento dei
costi attraverso un più intenso sfruttamento del nostro lavoro. Dalla piattaforma
sindacale deve dunque sparire qualsiasi riferimento a "carriera" ed
"orario" dei docenti, ribadendo invece che non si deve superare il limite di ore
vigenti di insegnamento frontale. Il ricorso al lavoro straordinario, tentazione che
diverrà crescente permanendo i bassi salari, deve essere disincentivato.
Soldi
Una piattaforma dovrebbe essere anche un elenco di obiettivi, e il primo che le
lavoratrici e i lavoratori della scuola si aspettano è quello relativo agli aumenti
salariali. A questo proposito l'obiettivo che ci si prefigge con questa piattaforma appare
oscuro alla gran parte dei lettori. I complessi ragionamenti sul "reperimento delle
risorse" li lasciamo volentieri alla controparte e la loro definizione alla fase
conclusiva della trattativa. Nella piattaforma invece ci deve essere scritto chiaramente,
nero su bianco, a quale aumento punta il sindacato. Questa cifra deve rispondere ad un
solo criterio: essa deve apparire allo stesso tempo soddisfacente e realisticamente
conseguibile da parte della maggioranza della categoria. Noi pensiamo che si attesti in
200 euro di aumento medio netto. Non comprendiamo inoltre l'insistenza, all'interno della
piattaforma, sulla "riduzione della durata della progressione economica":
aumentare il numero di anni necessari allo "scatto di anzianità" ha il solo ed
evidente svantaggio di punire le posizioni intermedie, come in effetti è avvenuto nel
passaggio tra gli scatti biennali e gli attuali "gradoni". Ci sfugge la ragione
di questa "rivendicazione" autolesionista.
Fondo di istituto
Prima o poi sarà necessaria una profonda riflessione sul Fondo di Istituto e sulla sua
dubbia utilità nel migliorare l'offerta della scuola pubblica e allo stesso tempo
ripagare il "lavoro sommerso" di chi dedica più energie alla scuola.
Nell'attesa di questa verifica diciamo una cosa molto semplice: non aggiungiamo altre
risorse al Fondo di Istituto; tutte le risorse che riusciamo a strappare vanno agli
stipendi determinati nazionalmente. L'esperienza, non esaltante dato il quadro normativo,
della contrattazione di Istituto ci porta ad aderire alla richiesta presente in
Piattaforma di risorse semplificate, certe ed esigibili, ma anche a chiedere che il DSGA
che ci ritroviamo davanti come controparte "nei fatti" ad ogni trattativa non
partecipi alla attribuzione del Fondo, eliminando così quelle che in alcuni Istituti sono
vere e proprie appropriazioni abnormi. Inoltre per affrontare quelle situazioni in cui, ad
esempio nelle elementari, il personale ATA ha un potere rivendicativo piuttosto ridotto,
chiediamo l'istituzione di meccanismi che garantiscano al personale ATA almeno una quota
proporzionale del Fondo.
Funzioni obiettivo e funzioni aggiuntive
Siamo d'accordo con la piattaforma, ma lo si dovrebbe affermare in maniera molto più
incisiva, che le funzioni aggiuntive per il personale ATA sono state un fallimento da ogni
punto di vista. Per quanto riguarda le funzioni obiettivo, che hanno ricevuto all'inizio
una qualche attenzione in una serie di scuole (mentre in altre sono state accolte con
diffidenza o non sono state accolte affatto), si può trarre oggi un bilancio che gran
parte della categoria giudica negativamente: in alcuni casi la retribuzione era troppo
bassa rispetto al lavoro svolto, in altri era troppa e basta; in ogni caso si è trattato
di funzioni svolte con meccanismi che hanno reso arduo verificarne l'effettiva utilità.
Infine, a giudicarle negativamente spesso sono quegli stessi colleghi che se ne sono fatti
carico.
Area C no, 35 ore sì
La piattaforma prevede l'istituzione di una serie di figure intermedie di lavoratori ATA
che dovrebbero andare a comporre l'area C e che avrebbero funzioni e stipendi superiori ai
loro colleghi. La creazione di uno strato di "capetti" è mal visto da gran
parte del personale ATA poiché esso ha piena coscienza che la misura non aumenterebbe la
qualità del servizio, ma risponderebbe al solo scopo di dividere i lavoratori
moltiplicando i conflitti. Nella piattaforma dovrebbe invece essere esplicitato in maniera
chiara che le 35 ore devono essere riconosciute ovunque e in tutte le scuole in maniera
automatica, senza cioè farle dipendere dalla contrattazione di scuola.
Conclusione.
Abbiamo ascoltato dirigenti sindacali che per difendere questa piattaforma utilizzavano
argomenti del tipo: "è comunque positivo che ci sia una piattaforma e che questa sia
unitaria". L'unità dei vertici sindacali però non può essere pagata con la
separazione tra i vertici stessi e la loro base. La prima unità da cercare è quella
della categoria e ciò può avvenire solo accogliendone le istanze, le idee e i
sentimenti. In secondo luogo: ci interessa un contratto che costituisca una piattaforma
per la mobilitazione, perché è questa che è necessaria se non vogliamo essere travolti
dalla destra. Una mobilitazione che però sino ad ora è stata troppo incerta,
frammentata, esitante. Infine: non all'altezza della sfida che ci è stata lanciata.