Alla Lucchini Siderurgica di Piombino  continuano gravi offese ai diritti e alla dignità dei lavoratori: prendendo spunto dalla crisi dell’auto e della Fiat, l’azienda ha approfittato della riduzione dei turni in acciaieria e ai treni finitori per procedere a spostamenti arbitrari, senza neppure interpellare le rappresentanze sindacali, a carico in particolare di iscritti Cgil impegnati nelle lotte; in acciaieria ha tentato di sopprimere la ½ ora di mensa; perfino dai lavoratori interinali si pretendono decine di ore di straordinario al mese; in questo clima,  i rischi d’infortunio aumentano, alla faccia dell’accordo aziendale del 28 febbraio 2002. Il sindacato è intrappolato dalla logica concertativa di quell’accordo, mentre anche in questo caso più che mai è l’ora di tornare a scioperare, come sta accadendo in alcuni reparti su indicazione della RSU.

In questo clima, e in vista dello sciopero regionale del 4 luglio in Toscana, indetto dalla Cgil contro l’accordo separato in gestazione fra Governo, Confindustria, Cisl e Uil, il circolo locale del Prc ha sfidato i “sacri diritti” della proprietà privata, che Lucchini vanta anche sui piazzali antistanti la portineria centrale delle storiche acciaierie di Piombino, il luogo che durante i 38 giorni di sciopero contro la svendita dello stabilimento a Lucchini prese il nome indimenticabile di “piazza della Solidarietà” (1993). Mercoledì 26 giugno, verso le 13, dopo il banchetto mattutino al mercato settimanale, i rifondaroli disobbedienti piombinesi (ragazzi e ragazze dei GC insieme ai compagni più anziani che davanti a quella portineria hanno organizzato decine di scioperi) si sono presentati lì con moduli, volantini, cartelli e tavoli, per raccogliere le firme per i sei referendum sociali, a cominciare naturalmente dall’articolo 18. Le guardie lucchiniane hanno impedito di montare i tavoli, e tentavano di opporsi anche al volantinaggio. Ma quando si sono formati i capannelli con gli operai in entrata e in uscita, delle guardie si sono perse le tracce e i lavoratori hanno firmato faticosamente eppure allegramente, tra il cambio del turno e la partenza degli autobus, in piedi, su un muretto, chiacchierando animatamente e magari scherzando sul sole implacabile che inondava i piazzali… Quasi una festa, infine, un incontro fra compagni, in barba a Lucchini. Sì, perché come ha ricordato qualcuno degli operai “se qui dobbiamo venirci al lavoro e a lasciarci pezzi di salute per il padrone, qui dobbiamo potere esercitare anche i nostri diritti, come quello di firmare i referendum che ci piacciono!”

26 giugno 2002
il circolo Prc “antonio gramsci” Piombino (LI)