Una piccola storia di ordinaria violenza e, per fortuna, di straordinaria mobilitazione La lettura delle dichiarazioni dei notabili locali non ha fatto che confermarci nel convincimento che era importante squarciare il velo di unipocrisia violenta quanto la violenza aperta degli squadristi. Il sindaco dichiarava, infatti, sul giornale locale che le due persone colpite dal licenziamento avevano la sua comprensione, la direttrice della casa di riposo affermava che il licenziamento era stata una libera scelta della cooperativa sociale presso la quale Emanuela lavorava, i responsabili della cooperativa sostenevano che non cera stato alcun licenziamento ma solo il normale scadere di un contratto a termine. Questo mentre era noto a tutti che i colleghi di Emanuela devono fare turni straordinari per garantire il servizio, che la cooperativa sociale intende sostituire Emanuela con una lavoratrice assunta con Contratto Coordinativo Continuato, che la direzione della casa di riposo a fatto pressione perché la cooperativa si liberasse di una persona scomoda. In piazza cera un discreto numero di militanti del movimento lesbico ed omosessuale ma era significativa la presenza dei compagni della FAI, della CUB, del PRC e di altre forze della sinistra. Se la presenza dei militanti delle forze politiche (in particolare della FAI), presenza accolta con simpatia ed interesse, è stata politicamente importante, ho trovato che fosse incoraggiante quella di militanti del sindacato di base. Temevo, infatti, che una battaglia di libertà come questa non suscitasse linteresse che meritava che vi fosse una chiusura nel, pur necessario, sindacalismo aziendale e categoriale. Credo, soprattutto, che, sebbene la manifestazione vedesse essenzialmente una partecipazione esterna alla zona, sia servita a far discutere le persone normali, ammesso che esista la normalità, a far riflettere sul fatto che i diritti non solo tali se qualcuno ne è escluso, a rendere evidente come la deregolamentazione del mercato del lavoro consegni molti, troppi, lavoratori allarbitrio padronale. Il corteo è partito dalla piazza centrale del paese ed è giunto sino alla casa di riposo dove abbiamo trovato un cancello messo appositamente per noi, un piccolo e disgustoso monumento alla tolleranza ed allesclusione. Alcuni partecipanti hanno ritenuto di intervenire. Di grande bellezza e dignità è stato lintervento della stessa Emanuela che ha pubblicamente ringraziato chi lha licenziata per aver eretto un cancello per lei, per averle negato il diritto ad un reddito decente, per avere reso visibile la violenza del potere. Altri interventi hanno posto in rilevo il fatto che, se si è riusciti nelliniziativa, è anche perché forze politiche e sociali fra di loro disomogenee hanno saputo cogliere limportanza delliniziativa. Si tratta, ora, di mantenere in piedi liniziativa su questo caso e di svilupparla su ogni situazione simile venga a nostra conoscenza. Emanuela non è una lavoratrice qualsiasi. Questo almeno sembra pensino i suoi datori di lavoro che - tanto per chiarire - sono anche loro un po' "atipici". Loro sono una cooperativa sociale di Castelnuovo don Bosco, Emanuela una qualificata operatrice socio-sanitaria, specializzata nell'assistenza ai malati di Alzheimer, con anni di esperienza in un settore in cui la richiesta è forte. Improvvisamente viene lasciata a
casa, in altre parole non le è stato rinnovato il contratto, mentre alle altre dipendenti
vengono richiesti gli straordinari; il suo "difettuccio" è quello di essere
transessuale e di non volersi nascondere, ma anche di non stare al "patto del
silenzio" sul fatto di far parte di una coppia di fatto lesbica. La sua compagna,
Paola, socia lavoratrice anche lei in una cooperativa sociale dell'astigiano, è
stata messa nel frattempo messa a zero ore senza alcuna motivazione. Un'altra
"curiosa" coincidenza: le due strutture hanno una certa familiarità anche nelle
figure direttive,visto che nella gestione hanno incarichi di responsabilità due sorelle! A questo punto evidentemente si
poteva credere che la storia si chiudesse, ma Emanuela e Paola hanno trovato la forza di
denunciare le discriminazioni subite ed è iniziata una vertenza che ha ottenuto i primi
risultati con la ripresa in servizio di Paola, dopo tre settimane
.. Quando la condizione di
transessuale si associa a quella di lavoratrice precaria di una cooperativa sociale,
facilmente "scaricabile", abbiamo casi come quello di Emanuela.
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