Lintervento
della finanziaria 2003 sulla sanità tende a scaricare su regioni ed enti locali oneri
iscritti nel quadro di un bilanciamento del patto di stabilità interna. Il
disegno finale è volto a una più certa privatizzazione del sistema, da raggiungere con
norme successive già delineate (su organici ed emergenza infermieristica, esclusività
del rapporto di lavoro dei medici, assicurazioni sostitutive, livelli essenziali di
assistenza). Ad esso si tende attraverso la subordinazione dellassistenza alle
risorse finanziarie, e di queste ai vincoli di bilancio delle Regioni, chiarendo la
volontà di tagliare dal bilancio dello Stato le spese necessarie per il Servizio
sanitario nazionale a partire dal 2003. Sono a tal fine significativi il blocco delle
addizionali Irpef, la diminuzione dellIrap, la centralizzazione per lacquisto
di beni e servizi, la centralizzazione e decurtazione del Fondo per linnovazione
tecnologica, il peggioramento rispetto al 2002 delle basi di calcolo del disavanzo, già
sottostimato, incrementato del tasso dinflazione programmata (1,7) contro il 2,8
reale.
Larticolo 30 completa lintervento
attraverso il blocco, di fatto, dei meccanismi di finanziamento delle Regioni, modificando
la condizione di accesso alladeguamento del finanziamento del Servizio sanitario
nazionale per il 2003-4-5, previsto nella Finanziaria 2000 e pari a 12.000 miliardi di
lire. Si prevede infatti lobbligo di rientro dal disavanzo 2002, pari a 4.000
miliardi di lire, quale condizione per accedervi, attraverso forme di intervento delle
Regioni che saranno necessariamente tagli: quei 4.000 miliardi sono strutturali, posta la
sottostima del Fondo sanitario di almeno 1 punto di pil.
(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002) |