La finanziaria
2003 prosegue la strada di ridurre le funzioni della pubblica amministrazione, già
iniziata lo scorso anno, attraverso un mix di tagli alle spese, blocco delle assunzioni,
privatizzazioni degli enti, terziarizzazioni di funzioni pubbliche, interventi lesivi
degli istituti contrattuali. A ciò si aggiunge un intervento di dubbia legittimità
costituzionale sul sistema dei poteri e su quello finanziario di Regioni e autonomie
locali, determinando un blocco della loro operatività.
Tagli alla spesa.
I budget delle amministrazioni statali per le spese destinate a consumi non
obbligatori sono ridotti del 10 per cento; le risorse confluiscono in un fondo per le
emergenze. Le dotazioni degli enti pubblici sono ridotte del 2,5 per cento;
gli enti previdenziali riducono le spese di funzionamento in misura non inferiore al 10
per cento. Le previsioni dellarticolo 12, che si aggiungono a quelle della
Finanziaria 2002, aggravano i tagli, senza razionalizzare la spesa delle pubbliche
amministrazioni.
Blocco assunzioni.
Il risparmio viene quantificato in 313 milioni di euro, sempre in una logica di
cassa. Per il 2003 viene istituito un fondo di 200 milioni di euro utilizzabile per
le assunzioni in caso di emergenza. Si interviene in modo illegittimo
stante il nuovo titolo V della Costituzione sulle assunzioni nelle Regioni e nelle
autonomie locali in regola con il Patto di stabilità.
Finanza locale.
Il mix fra blocco delle assunzioni, contenimento delle spese, taglio ai trasferimenti
del 2 per cento, obbligo di contenimento del disavanzo e congelamento
delladdizionale Irpef al 29. 9. 2002 costituisce la base della copertura finanziaria
di tutta la manovra. LAnci quantifica il risultato della manovra in circa 1.735
milioni di euro di minori entrate per i bilanci delle autonomie locali.
Contratti.
Quello di sanità e autonomie locali è messo in discussione. Le risorse per i rinnovi
sono quelle conseguenti allintesa del 4 febbraio per 778 milioni di euro, ma dal
primo gennaio 2003 e non dal 2002, come chiedono i sindacati; mancano risorse per
difendere le retribuzioni dallinflazione.
Scuola
Gli interventi che penalizzano la scuola pubblica con tagli agli organici, a partire
dalle prestazioni verso il disagio sociale e lhandicap, e modifiche ordinamentali
con il solo scopo di fare cassa.
Personale docente.
Sono ricondotte a 18 ore settimanali le cattedre con orario inferiore a quello
obbligatorio. Viene disciplinata ex novo la normativa che riguarda il collocamento fuori
ruolo del personale; il personale docente oggi inidoneo è mantenuto in servizio per 5
anni, entro i quali ha può passare ad altra amministrazione; sono ridotti i posti di
sostegno previsti in deroga agli organici stabiliti. Viene istituito un tetto da definire
con decreto ministeriale.
Personale Ata.
Viene ridotto del 6 per cento lorganico del personale ausiliario nel triennio
2003/05 (2 per cento ogni anno), producendo tagli di 5.700 posti per il 2003, di 8.900 per
il 2004 e di 12.100 a partire dal 2005. Per il personale docente ne consegue una riduzione
di posti pari a 33.847 unità per il triennio 2003/05. Lulteriore riduzione
dellorganico dei collaboratori scolastici si aggiunge ai 20.000 già tagliati
lanno scorso. Il personale dichiarato inidoneo per gravi motivi di salute dovrà
chiedere il passaggio ad altro ruolo del comparto scuola o di altra amministrazione; se
chiede il collocamento fuori ruolo, dopo 5 anni sarà licenziato. I docenti in
soprannumero sono obbligati alla riconversione professionale, pena il licenziamento.
Universita e ricerca
I tagli ai finanziamenti riguardano: 1) il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per
gli atenei, che si riduce formalmente di 159 milioni di euro. Nei fatti il fondo è
decurtato da incrementi automatici della spesa, previsti da leggi, come le retribuzioni
dei docenti, e dal rinnovo del contratto per gli altri lavoratori, nonché
dallincremento delle spese correnti. La Conferenza dei rettori (Crui) ha stimato
lincremento complessivo di tali costi in 597 milioni di euro, necessari per
mantenere lo statu quo delle attività nelle università; 2) il Fondo di
finanziamento ordinario degli enti di ricerca, che finanzia i maggiori enti come il Cnr,
si riduce di oltre 50 milioni di euro, traducendosi nel bilancio dei singoli enti in tagli
che oscillano dallo 0,79 al 15,59 per cento, la cui punta massima è riferita alla ricerca
sanitaria; 3) sono bloccate le assunzioni, per la prima volta anche dei docenti
universitari, per enti di ricerca e atenei; 4) i fondi per il diritto allo studio e le
risorse destinate agli alloggi per studenti sono formalmente pari a quelli stanziati nella
finanziaria 2002 ma nei fatti sono decurtati (mancato recupero dellinflazione e
taglio dei finanziamenti a Regioni e autonomie locali); 5) in luogo del previsto
incremento del 12 per cento saranno ridotte le risorse destinate al Piano nazionale per lo
spazio presentato dallAgenzia spaziale italiana e approvato dal governo nel
luglio 2002 a seguito dei tagli al fondo del ministero competente e ai bilanci
degli altri ministeri interessati.
(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002) |