La finanziaria
del 2003 è lemblema del fallimento di oltre cinquecento giorni di politica
economica. Il governo ha sostenuto per mesi che il miracolo economico era alle porte:
sarebbe bastata la promessa di una gigantesca riduzione della pressione fiscale, un
faraonico piano di opere pubbliche e un colpo in testa al sindacato. Si trattava di un
linea nel contempo irrealistica e pericolosa, e i fatti lo hanno dimostrato.
Il governo, anche dopo l11 settembre, ha
nascosto al paese la verità. Ha continuato a formulare obiettivi fantasiosi di crescita,
di inflazione, di disavanzo sul pil, minando così la credibilità di ogni previsione
futura. Ma ha fatto di peggio: ha provocato una fortissima conflittualità sociale e ha
messo in discussione la coerenza con i princìpi europei. Così, non solo non ha difeso le
condizioni di relativa certezza indispensabili per le scelte degli operatori economici, ma
ha assestato un colpo alla crescita economica e alla credibilità europea. A causa del suo
dna populista, il centro destra ha lasciato andare i conti pubblici alla deriva, nella
speranza che le difficoltà che attraversano Francia e Germania potessero dar luogo a un
abbandono dei vincoli europei. La proposta Prodi-Solbes di spostare il pareggio i bilancio
al 2006 è stata letta frettolosamente come il semaforo verde alla finanza morbida.
Tremonti ha così impostato una manovra di finanza pubblica totalmente priva di
credibilità.
Landamento stazionario del nostro pil nel
2002 e i rischi di stagnazione delleconomia mondiale tolgono credibilità agli
obiettivi di disavanzo indicati nella finanziaria. La possibilità di uno sfondamento, nel
2003, della soglia del 3 per cento è probabile, per non dire certa. La stangata più
forte è così rinviata di qualche mese, sempre che tutto non precipiti prima. Spagna,
Olanda, Austria, Belgio e Svezia non hanno apprezzato il doppiopesismo della
Commissione europea, troppo sensibile alle difficoltà di Germania, Francia e Italia, e
quindi daranno battaglia allEcofin e allEurogruppo. La Germania sembra
propendere per la strada del rigore. Scelta, questa, che aprirebbe nuovi problemi
soprattutto allItalia, con un debito che supera il 100 per cento del pil e che tende
a salire. Le prossime settimane saranno dunque decisive, e non possono escludersi colpi di
scena già nel corso delle discussioni della Finanziaria in Parlamento. Ma veniamo ai
diversi capitoli della Finanziaria.
Riduzioni di spesa.
Limporto è irrealistico se riferito ai risparmi su acquisti di beni e servizi
da parte della pubblica amministrazione. Molto è già stato fatto negli anni 90, qualche
economia si può ancora fare, ma di entità modesta. I veri tagli riguardano dunque la
finanza di Comuni e Regioni, e quindi il welfare locale: dalla sanità allassistenza
alle fasce deboli, agli asili nido ecc. Se il governo andrà avanti su questo terreno
potrà realizzare parte dellobiettivo contenuto in finanziaria, ma a prezzo di
ulteriori conflitti sociali e di una rottura istituzionale.
Valorizzazione del patrimonio.
Gli investimenti per 4 miliardi di euro che dovrebbero uscire dal bilancio, a partire
da quelli per lalta velocità, sono finanziati con i proventi della valorizzazione
del patrimonio pubblico e con capitali presi sul mercato attraverso la finanza di
progetto. Questo è il capitolo più oscuro della manovra, perché si fonda sulla messa a
regime delle due società Patrimonio spa e Infrastrutture spa, che attualmente sono ancora
sulla carta. Lammontare delloperazione non è credibile, tanto più che essa
dovrebbe sommarsi ai 7 miliardi di cartolarizzazioni già previste nella legislazione
vigente. Le quali, a loro volta, sembrano destinate in larga misura allinsuccesso.
Allora delle due luna: o si punta a nuove forme di indebitamento occulto o si pensa
di svendere il patrimonio pubblico. Probabilmente in programma cè un furbesco mix
di svendite e indebitamento che si prefigge di aggirare i criteri di Eurostat e della
Commissione europea. Allarmano i boatos, denunciati dalla Cgil e non smentiti
dal governo, intorno alla cessione di diritti di usufrutto e di superficie su beni
pubblici a un pool di banche internazionali, che avrebbero già dato luogo a speculazioni
sulle aree limitrofe a quelle demaniali. La cessione di diritti di usufrutto e di
superficie (diritto su cui non esiste un mercato), invece che la vendita vera e propria,
si prefigge di aggirare i limiti Eurostat. Loperazione è azzardata. Il rischio è
che sia bloccata in sede europea e che si fermino i cantieri dellalta velocità.
Concordati fiscali.
Luso del termine concordato per questa operazione che dovrebbe
generare entrate straordinarie per 8 miliardi di euro è improprio. La prospettiva è
quella di un condono tombale sul versante fiscale, previdenziale ed edilizio, che verrà
introdotto con un emendamento della maggioranza nel corso delliter parlamentare.
Anche in questo caso la cifra è sovrastimata: al massimo potranno entrare 2 miliardi di
euro. Negli anni passati piccoli imprenditori e lavoratori autonomi hanno iniziato ad
avere un rapporto più positivo con il fisco. Solo nellultimo anno, grazie alla
politica fiscale di Tremonti, levasione ha ripreso a correre. Quindi non è
credibile che il condono produca entrate così ingenti, mentre il grado di fedeltà
fiscale degli italiani tornerà presto ai livelli della prima Repubblica, con effetti
disastrosi sulla finanza pubblica.
Le bugie di Berlusconi e Tremonti.
Veniamo alle riduzioni fiscali e al capitolo Mezzogiorno e investimenti.
SullIrpef la Cgil sta completando alcune simulazioni che mettono a confronto le
riduzioni già previste dalla legislazione vigente (restituzione del fiscal-drag, più
riduzione delle aliquote previste dalla Finanziaria Amato-Visco) con quelle della
Finanziaria 2003. Risulta che lo sconto sullIrpef non è il più grande nella storia
(il precedente governo ha operato per il 2001 una riduzione pari a 8,5 miliardi di euro),
ed è di poco superiore a quanto previsto dalla legislazione vigente: circa 1,5 miliardi.
Il saldo per i cittadini risulta comunque negativo se si computano gli effetti dei tagli a
welfare e servizi, pari a 1,7 miliardi locali, mentre dalle tasche dei cittadini italiani
saranno prelevati più soldi per ticket, asili nido, assistenza domiciliare e così via.
Per i lavoratori dipendenti, a partire da quelli del pubblico impiego, il saldo è ancora
più negativo. A fronte di una riduzione dellaliquota media Irpef di circa 1 punto,
si prevede uninflazione programmata pari a circa metà di quella effettiva. Il
modesto beneficio fiscale 2003 sarà così annullato da una rivalutazione dei salari
inferiore allinflazione.
È però sul terreno dello sviluppo che la manovra
mostra di più la corda. Non solo non vi sono risorse per misure di tipo anti-ciclico, ma
si disarticola il quadro vigente di tassazione e incentivi per le imprese. Le nuove regole
sugli incentivi a fondo perduto, trasformati per metà in prestiti, i crediti di imposta
sugli investimenti fatti con il criterio della prenotazione, le incertezze sul bonus per i
nuovi assunti a tempo indeterminato avranno impatti micidiali, negativi per
loccupazione. Il danno è in primo luogo per il Mezzogiorno, dove i tassi di
disoccupazione sono più che doppi rispetto al nord, e che pagherà a caro prezzo il
quadro di incertezze determinato dal governo.
(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002) |