Finanziaria 2003 / L'analisi della Cgil

Effetti su ambiente, previdenza, mercato del lavoro, welfare

AMBIENTE
Per quanto attiene ai programmi infrastrutturali, le politiche ambientali e quelle per la casa e la città, le previsioni della finanziaria suscitano non poche preoccupazioni, aggravate dalla spada di Damocle del “decreto taglia-spese”.

Infrastrutture. 
Le previsioni sono del tutte inadeguate. A fronte dei 24 miliardi di euro previsti dal Dpef nel triennio per le 21 opere prioritarie della legge obiettivo, allo stato risultano solo i circa 11 miliardi di cui al collegato alla finanziaria 2002, e 1 miliardo di cui al fondo di rotazione. L’istituzione del fondo di rotazione sta a testimoniare che la possibilità di ricavare risorse in tempi brevi dalla Patrimonio Spa e dalla Infrastrutture Spa è quanto mai remota. Ciò comporta anche il rischio di ripercussioni sui programmi ferroviari, in quanto la finanziaria li collega direttamente alle risorse di Infrastrutture Spa.

Acqua e difesa del suolo. 
Nessuna ulteriore risorse rispetto a quelle già stanziate negli anni precedenti. Per completare gli interventi già finanziati per la messa in sicurezza di aree a rischio elevato e per nuovi interventi urgenti già individuati sono necessari altri 10 miliardi di euro circa.

Siti produttivi inquinati. 
La bonifica interessa 50 siti di livello nazionale per i quali negli anni passati sono stati stanziati 550 milioni di euro, insufficienti per completare le bonifiche e ridare sicurezza ambientale e sanitaria ai lavoratori e ai cittadini. I circa 400.000 euro previsti per il triennio sono drammaticamente inadeguati.

Politica della casa. 
Per il triennio sono previsti 740 milioni di euro per il Fondo sociale, 93 per residenze destinate a studenti universitari, 82 (per il 2003-4) per le categorie svantaggiate, e 152 (per il 2003) per progetti di riqualificazione urbana. Se si eccettuano quelle di tesoreria (2 miliardi di euro), non sono previste risorse fresche per l’edilizia sociale. Il fondo sociale è sottodimensionato, non sono rinnovate le agevolazioni fiscali per manutenzioni (il 36 per cento sull’Irpef), né è previsto il rifinanziamento dei contratti di quartiere finalizzati al risanamento delle periferie degradate, in particolare nel meridione.

PREVIDENZA
Le risorse destinate ai pensionati dalla legge finanziaria dello scorso anno per l’aumento delle pensioni in favore dei soggetti disagiati a 516,46 euro mensili, sono dirottate per concorrere al finanziamento di altre prestazioni o fondi (benefici previdenziali amianto, fondo sociale e fondo occupazione). A distanza di un anno i pensionati più disagiati residenti all’estero, a causa di problemi interpretativi, non hanno percepito alcun aumento.

Appare inadeguato il finanziamento previsto per i benefici previdenziali dell’amianto, stante l’estensione della platea dei soggetti beneficiari. Per quanto riguarda la confluenza dell’Inpdai nell’Inps, va rilevato che tale confluenza non elimina le diverse e migliori normative previste in materia dai vari fondi o istituti previdenziali, perpetuando così le disparità di trattamento. Per quanto concerne l’abolizione del divieto di cumulo tra pensioni di anzianità e reddito da lavoro per coloro che hanno raggiunto i 58 anni di età e i 37 anni di contribuzione, la norma che dovrebbe disincentivare il ricorso alla pensione di anzianità, favorendo l’emersione del lavoro nero, rischia di essere vanificata dall’incertezza della situazione economica e dai continui appelli a favore di interventi strutturali sulle pensioni.

MERCATO DEL LAVORO
Manca ogni accenno agli interventi sul sistema degli ammortizzatori sociali, sia sotto il profilo della riforma contenuta nel Patto per l’Italia, sia sotto quello del rifinanziamento delle misure che annualmente vengono a scadenza (Cigs e mobilità per il terziario, artigianato ecc.). Le dotazioni previste dal Fondo per l’occupazione (con cui si pagano tra l’altro i lavori socialmente utili) evidenziano un calo vertiginoso per l’anno 2004 (da 38.000 euro nel 2003 a 1.000 nel 2004, per poi schizzare a 517.199 nel 2005). Tali norme, che si intrecciano con le disposizioni previste per il personale Ata della scuola addetto a pulizie e igiene ambientale (vedere articolo a lato), si inseriscono in un quadro caratterizzato da appalti non finanziati tempestivamente, con conseguenti rischi occupazionali ricorrenti.

POLITICHE SOCIALI
È istituito un fondo unico nazionale di 1.522 milioni di euro, senza vincolo di destinazione. Essendo destinate alle politiche sociali, tali risorse, pur leggermente superiori a quelle previste nella scorsa finanziaria (1.310,814 milioni di euro), sono insufficienti. Il taglio dei trasferimenti agli enti locali e il congelamento delle addizionali Irpef ridurranno ulteriormente le spese sociali. Rischiano di essere compromessi tutti gli interventi tesi a tutelare le condizioni delle fasce deboli della popolazione, nonché le leggi innovative (ad esempio la legge 285 per l’infanzia e l’adolescenza). Inoltre si intravede una discrezionalità nella ripartizione delle risorse del fondo unico là dove è previsto “l’integrale finanziamento degli interventi che costituiscono diritti soggettivi”.

Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. 
La definizione dei vincoli essenziali delle prestazioni avviene a partire dalle “compatibilità finanziarie definite nel Dpef”, dalla disponibilità di risorse del fondo nazionale per le politiche sociali e dalle risorse che regioni ed enti locali destinano alla spesa sociale. L’impatto è evidente: taglio delle tutele e delle prestazioni, tanto più in relazione con il drastico ridimensionamento dei trasferimenti agli enti locali. Inoltre per la definizione dei leas sono lasciati fuori i comuni, che nelle politiche sociali sono titolari di molte funzioni. Ciò renderà impossibile l’applicazione della legge 328/2000, di riforma dell’assistenza, che il governo continua a boicottare. Infine viene cancellata qualsiasi sperimentazione del reddito minimo di inserimento.

(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002)