| Sulla scuola: lettera aperta.
Lorigine e il percorso. La Riconversione scolastica Moratti/Bertagna non nasce dall'oggi al domani, ma è il frutto di un lungo percorso che si è snodato dentro i Governi dell'Ulivo, che hanno messo mano alla riforma dell'istruzione e della formazione pubblica del nostro Paese. Procedendo per ordine possiamo delineare il dipanarsi delle logiche che hanno poi permesso la produzione legislativa che oggi dobbiamo delegittimare socialmente per bloccare un vero e proprio sopruso sociale, politico e sindacale perpetrato con dei "golpe" legislativi e gestito attraverso i mass-media e i grandi Eventi, dal meeting di Comunione e Liberazione, ove è stata presentata la riforma scolastica, agli Stati Generali dove si è voluto definirla. Il passato ministro dell'istruzione, Berlinguer, che è stato costretto alle dimissione dal più grande sciopero della scuola verificatosi in 140 anni di Pubblica Istruzione nel nostro Paese, e il suo ispiratore, nonché successore, De Mauro hanno costruito le premesse necessarie ai mutamenti che oggi ci troviamo ad affrontare, anzi, non portando a termine in tempo utile (fine della passata legislatura) i passaggi che dovevano concretizzare la loro idea di istruzione e formazione sociale, hanno facilitato il compito dell'attuale governo centrale e periferico nel travolgere anche quello che va salvato dell'istruzione e che abbiamo fino ad ora conosciuto: il suo carattere di universalità e diritto sociale acquisito. Lintrodotta legge sulla parità (scolastica) tra scuole private e pubbliche - un concetto in sé teoricamente giusto - non avendo fissato nella pratica i necessari paletti riguardanti il reclutamento del personale, l'equipollenza dei titoli di studio, la loro validazione omogenea a quelli pubblici e molti altri passaggi significativi ha offerto la legittimità, ope legis, alle scuole private di presentarsi per riscuotere la tangente per la funzione sociale che - oggettivamente se pur a fini di lucro - svolgono. A ciò è seguita la tentata riforma dei cicli scolastici che nello scompaginare la struttura della scuola dellobbligo, ha rilanciato alla grande la formazione professionale delegandola praticamente ai privati e allEnte Locale, che hanno avuto agio a richiedere e introdurre per coloro che optano in favore delle scuole private meccanismi premiali indecenti (vedi la L.R.n°1/00 del Veneto sul Buono scuola, quella della Lombardia, della Sicilia ed anche quella "egualitaria" dellEmilia Romagna). Poi si è scatenato lo staff del Governo Berlusconi, che dallestate ha prodotto un ottimo bluff efficientista: il reclutamento dei precari e lavvio tempestivo dellanno scolastico (di cui ora si pagheranno le conseguenze delleffetto ricorsi e nuove graduatorie) e una serie di proposte che vanno dal Codice Deontologico della professione docente, demandato al cardinale Tonini, alla conversione in versione aziendale degli Organi Collegiali, dalla proposta di revisione dei cicli scolastici della Commissione Bertagna alla Legge Finanziaria 2002. Il tutto si colloca in un disegno di Riconversione generale del Sistema Scolastico tale da forzarlo in tempi brevi dentro la valorizzazione propria del mercato, dove la merce "cultura-sapere-formazione" e la sua trasmissione vengono recepite quali prodotto centrale della civiltà del terzo millennio su cui attivare i conseguenti meccanismi di controllo, di amministrazione e di governo, dove lo "studente-utente-consumatore" non è uguale nellofferta della scuola, ma ha possibilità e esigenze diverse che vanno soddisfatte in relazione al suo bugget. Ecco che nel "mercato" come di incanto listruzione cessa di essere un diritto di tutti e per tutti, per diventare un prodotto da offrire in qualità e quantità differenziate e individualizzate. Lo sciopero del 14 dicembre, con la commistione di figure e soggetti diversi, con le sue articolazioni territoriali (anche qui a Padova e nel Veneto), le manifestazioni di studenti e lavoratori del 19 e 20 dicembre, che hanno coronato due mesi di mobilitazione nelle scuole italiane, inducevano a dire che il ministro Moratti avesse vissuto un Dicembre Rosso Shocking, tale da riconsiderare il piano di restaurazione predisposto per lintero asseto del mondo della scuola. Non è così, purtroppo. Ce lo hanno seraficamente dichiarato Moratti e Berlusconi dal palco degli Stati Generali, e sta scritto a chiare lettere nei rinnovati Progetti per gli Organi Collegiali e per i Cicli Scolastici, così come nella Legge Finanziaria licenziata il 22 dicembre 2001; snodi che qui di seguito cerchiamo di sintetizzare per punti: Legge Finanziaria (art.22):
La proposta di revisione degli Organi Collegiali:
La proposta Moratti/Bertagna: La struttura dei cicli. Rimangono invariate elementari e medie. Le elementari avrebbero una durata di cinque anni e le medie di tre. Le superiori invece verrebbero ridotte a quattro anni (5+3+4). Dunque rispetto alla riforma dei cicli di Berlinguer il taglio di un anno non verrebbe più collocato nel ciclo primario. Linsieme dei cicli (elementari, medie, superiori) avrebbe una scansione biennale (2+2 + 2+2 + 2+2). Nel primo biennio delle elementari si avrebbe una figura dominante con 21 ore frontali (coordinatore); nel secondo biennio lo stesso coordinatore verrebbe affiancato da un altro insegnante e le sue ore passerebbero a 15; con gradualità il quinto anno delle elementari e il primo delle medie dovrebbero evolvere verso una unità biennale; il biennio comprendente seconda e terza media rimarrebbe unitario ma con un carattere orientativo; le superiori verrebbero divise in due bienni. La separazione tra formazione e istruzione. A 14 anni gli allievi dovranno scegliere tra due ordini di scuola seccamente separati: i licei (o istruzione secondaria) e gli istituti (o formazione secondaria). Si prevedono 8 indirizzi di liceo (classico, linguistico, scientifico, tecnologico, economico, umanistico, musicale, artistico) e per gli istituti diverse aree professionali (agricola/ambientale, tessile/sistema moda, grafica/multimediale, chimica/biologica, meccanica, elettrica/elettronica/informatica, edile e del territorio, turistica/alberghiera, aziendale/amministrativa, sociale/sanitaria, settori peculiari). Si presume che i licei assorbiranno gli attuali licei e una parte degli attuali tecnici. Mentre gli istituti assorbiranno gli attuali professionali, lattuale formazione professionale e una parte dei tecnici. Si dà per scontato che lintera formazione (cioè gli istituti) sarà gestita dalle regioni. Istituti e licei portano al diploma in quattro anni. Negli istituti si potrà accedere alla qualifica dopo tre anni e dopo un altro anno di scuola si potrà accedere al diploma. La formazione potrà essere a tempo pieno (a scuola) o in alternanza scuola/lavoro (metà delle ore da svolgersi in azienda), in questultimo caso per accedere alla qualifica saranno necessari 4 anni, e per accedere al diploma 6 anni!! IL TEMPO SCUOLA. L'orario scolastico curricolare in tutte le scuole (con eccezione dei licei artistici e musicali) viene portato a 25 ore. Le 25 ore costituiscono lorario obbligatorio per tutti (su base annua, calcolate su 33 settimane, le ore sarebbero 825; oggi in un triennio delle superiori sono quasi 1200, in una elementare a tempo pieno più di 1300). Gli studenti potranno accedere, se e nella misura in cui lo desiderano, ad una serie di corsi facoltativi per una durata complessiva da 0 a 300 ore allanno, oltre le quali si dovrà pagare. Dopo ogni corso facoltativo lo studente avrà diritto ad una certificazione. Tutte le certificazioni sarebbero registrate su un portfolio personale dello studente, insieme alle valutazioni del rendimento delle 25 ore obbligatorie. Queste certificazioni possono essere anche ottenute con accertamenti a cura della scuola, a seguito di frequenza di corsi extrascolastici di vario genere. Ogni singola scuola garantisce le 25 ore obbligatorie, quelle facoltative invece sono garantite da reti di scuole. Le materie collocate al di fuori delle 25 ore non vengono chiaramente menzionate, ma a titolo di esempio si parla di educazione fisica, artistica, musicale, ecc.
Effetti concreti, dichiarati e presumibili
Cosa possiamo fare. Siamo di fronte ad un passaggio epocale per quello che abbiamo conosciuto come Sistema Scolastico Pubblico che sussume il peggio del liberismo e delle logiche di mercato, applicandolo alla cultura, alleducazione alla formazione su cui si incardina tutta la nuova società, si formano appunto i giovani, i nostri figli. Non vogliamo essere enfatici e neanche presuntuosi dicendo che dobbiamo prendere il nostro (e il loro) destino nelle nostre mani, vogliamo soltanto invitare tutti ad uscire dal proprio microcosmo, da una specie di abulia sociale e di ritornare ad essere protagonisti, senza delegare e perdonare niente a nessuno (compresi i precedenti governi che qui ci hanno condotto). Possiamo provare:
A cura dei Cobas scuola di Padova Padova, gennaio 2002.
|