Un articolo e due
interviste: il ministro della Difesa Antonio Martino, il ministro delle Riforme Umberto
Bossi e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi vanno giù duro contro la Cgil.
Rilasciano dichiarazioni più pesanti delle pietre contro la confederazione sindacale,
accusandola più o meno esplicitamente di contiguità col terrorismo e comunque di avere
ispirato il clima di tensione che ha portato all'assassinio di Marco Biagi. Dichiarazioni
che la Cgil non ha digerito, chiedendo le scuse formali del premier Berlusconi e
annunciando il ricorso alle vie legali contro i tre membri del governo.
Martino
"Quelle centinaia di migliaia di persone - scrive il ministro Martino sul quotidiano La
Sicilia -, trasportate a fior di miliardi ad applaudire Cofferati, (...) erano lì per
sostenere inconsapevolmente la tesi degli assassini di Biagi: che la riforma del mercato
del lavoro costituisce un tradimento dei diritti dei lavoratori". "E' un
fatto - prosegue Martino - che è difficile credere alla coerenza di chi manifesta contro
le idee di Marco Biagi con toni talmente forti da apparire più come una criminalizzazione
che una critica, e poi denunzia la malvagia barbarie del terrorismo".
Poi viene il passaggio citato esplicitamente da Cofferati quale accusa di illegalità alla
Cgil: "la vera anomalia italiana (...) consiste nell'avere consentito la creazione di
un potere 'sindacale' smisurato sottratto a qualsiasi disciplina legislativa, dotato di
risorse finanziarie ingenti, rispetto alle quali è immane dagli obblighi che valgono per
tutti gli altri, che si pone come dichiarato obiettivo quello di impedire al Parlamento di
fare leggi non di suo gradimento ed al governo di esercitare il mandato ricevuto dagli
elettori, governando".
"La manifestazione romana del 23 marzo scorso - conclude Martino - un risultato ha
certamente ottenuto: convincere anche i più deboli del pericolo enorme che tutto ciò
rappresenta per le libere istituzioni della nostra (ahimè fragile) democrazia. Prima o
poi, bisognerà ripristinare la legalità, dando attuazione al dettato costituzionale; non
farlo significherebbe venir meno al primo dei doveri di un governo, garantire la legalità
costituzionale".
Bossi
"Sabato è sceso in piazza un partito. Cofferati ha visto che la sinistra stava giù,
senza un'idea e senza una bandiera, lui è andato in giro per le fabbriche a raccontare
balle, come quella che licenziano i lavoratori". Questo il Bossi-pensiero affidato a
un'intervista sul Messaggero. Ma il leader dei leghisti non si ferma qui: secondo
lui, infatti, la posizione politica presa dalla Cgil "ha portato al terrorismo.
Peraltro a sinistra sono anche bravi, prima l'hanno ammazzato... e poi si sono appropriati
del morto. Sono molto più bravi di noi". Gli assassini per Umberto Bossi
"vengono da quel mondo lì e l'alibi sono le balle che Cofferati racconta in
fabbrica. Non so se c'e contiguità ( tra sindacato e frange estremiste, ndr) ciò che
vedo è che le balle raccontate dalla Cgil hanno creato l'alibi per l'omicidio di Biagi.
Andare in giro a dire 'guarda che verrai licenziato' ti farà anche diventare segretario
della sinistra, di un certo tipo di sinistra fuori dalla storia, ma apri la contiguità
della gente imbrogliata con il terrorismo".
Sacconi
Il sottosegretario rimprovera alla Cgil di Cofferati di non avere alzato nessuna diga
tra il proprio mondo e il terrorismo. "La questione preliminare - dice Sacconi alla Stampa
- è quella di sciogliere tutte le ambiguità residue sul terrorismo. La manifestazione
della Cgil di sabato non mi ha tranquillizzato perché non ho visto nessun confine a
sinistra, mentre c'e il problema di isolare quella sinistra che è nella posizione
di 'non aderire e non sabotare' che non sta 'ne' con le Br né con lo Stato, un'area
che ha una particolarissima contiguità con il terrorismo".
"La vecchia sinistra, il vecchio sindacalismo di Luciano Lama - spiega Sacconi-
sapeva alzare dighe da quella parte, distinguersi dai radicalismi che mettono sullo stesso
piano gli omicidi delle Br e le violenze dello stato". "L'omicidio di Biagi
-secondo Sacconi- nasce in questo circuito che non è così enorme. Anche il sindacato
deve tenere le orecchie aperte, assumere lo stesso atteggiamento che aveva negli anni di
piombo. Vogliamo denunce, delazioni. Ci sono nicchie anomale in alcune fabbriche, in
alcuni uffici. Situazioni di confine che hanno nomi e cognomi che tutti conoscono.
Vogliamo parlarne? Dobbiamo rialzare la guardia contro gli estremismi che si è allentata.
Di questo possiamo e dobbiamo parlare anche con la Cgil".
(25 marzo 2002) |