| 7 maggio 2002 Cgil: Ordine del giorno conclusivo del Comitato Direttivo Il Comitato direttivo della Cgil, al termine della riunione, iniziata ieri, ha approvato a larghissima maggioranza la relazione sulla iniziativa sindacale nella fase attuale, svolta dal segretario confederale Giuseppe Casadio, unitamente alle conclusioni di Sergio Cofferati. La CGIL "esprime il proprio compiacimento per lo straordinario successo dello sciopero unitario realizzato lo scorso 16 aprile che ha fatto seguito alla storica manifestazione della Cgil svoltasi a Roma il 23 marzo. Iniziative che hanno confermato la contrarietà delle lavoratrici e dei lavoratori italiani alla strategia delineata nel Libro Bianco e nel disegno di legge delega del Governo sul mercato del lavoro, fondata sulla riduzione dei diritti e delle tutele, la manomissione dellart. 18 dello Statuto dei lavoratori, la ulteriore frammentazione del mercato del lavoro". Il direttivo "ribadisce che condizione essenziale per ogni eventuale ripresa del confronto con il governo in tema di politiche per il lavoro è lo stralcio dal disegno di legge delega degli articoli inerenti lart. 18 dello Statuto dei lavoratori e larbitrato (art. 10 e 12 del D.d.l.), auspica che comunque le commissioni parlamentari accolgano questa precisa richiesta modificando sostanzialmente il testo del D.d.L. in discussione". Conferma "il giudizio negativo sulla impostazione e le proposte contenute nelle leggi delega in materia di fisco, previdenza e scuola, sui provvedimenti in materia di immigrazione e sull assenza di unefficace azione per lo sviluppo delle aree meridionali; sollecita lo sviluppo di iniziative a sostegno di tali valutazioni, come già il sindacato pensionati sta unitariamente attivando". Il contenuto della delega fiscale si rivela "di particolare gravità perchè espropria il Parlamento di ogni reale potere decisionale e consegna al ministro dellEconomia ogni possibilità di decidere circa tempi e modalità delle soglie di esenzione fiscale, quantità e qualità delle deduzioni, lungo un impianto che riduce quasi per intero quella progressività di prelievo prevista dalla Costituzione che è condizione per una reale equità tra i cittadini e per realizzare unequa politica dei redditi". Il comitato direttivo della Cgil ritiene che "altre siano le priorità al fine di qualificare il mercato del lavoro italiano": LESTENSIONE DEI DIRITTI E DELLE TUTELE AI LAVORATORI ATIPICI E PARASUBORDINATI Il lavoro cosiddetto parasubordinato "rappresenta una specifica modalità di esecuzione di una prestazione lavorativa che comunque mantiene i caratteri della dipendenza in quanto finalizzata ad un progetto di impresa a cui il lavoratore è estraneo. Significativamente i documenti dellUe definiscono queste forme di impiego come lavoro economicamente dipendente". "In alternativa ai processi di ulteriore frammentazione prospettati dal d.d.l. del governo, la Cgil propone un percorso di nuova unificazione: allintera area del lavoro dipendente (subordinato o economicamente dipendente) va esteso lintero sistema dei diritti e delle tutele del lavoro sanciti nella costituzione, nella legislazione del lavoro, consolidati nella giurisprudenza e nella pratica negoziale". "La nostra proposta si rivolge, così, allintero universo del lavoro dipendente per garantire a ciascuno diritti e tutele conquistati dalliniziativa sindacale. Il nostro impegno è rivolto ad acquisire norme positive in tal senso; la proposta che il direttivo avanza, finalizzata alla estensione dei diritti e delle tutele ai lavoratori atipici e parasubordinati, non si presta ad essere risolta con un quesito referendario". AMMORTIZZATORI SOCIALI E FORMAZIONE E' "indispensabile che tutto il mondo del lavoro possa usufruire di un efficace sistema di protezione del reddito, a fronte di eventuali esigenze di riorganizzazione e ristrutturazione delle imprese o di temporanea sospensione dellattività per ragioni di mercato. E altresì indispensabile che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, le persone possano usufruire di una indennità di disoccupazione assimilabile ai trattamenti in vigore negli altri principali paesi europei". A tal fine la Cgil propone "lestensione a tutti i settori e le classi dimensionali di impresa di un sistema di integrazione del reddito a carattere mutualistico-assicurativo, alimentato dalla contribuzione obbligatoria, sulla base della positiva esperienza del sistema delle casse integrazione e delle relative procedure, il cui limite fondamentale è consistito nella limitatezza del campo di applicazione. Lentità di tale istituto dovrà essere commisurata all80% della retribuzione di riferimento". La generalizzazione di tale sistema "dovrà avvenire senza pregiudizio delle salvaguardie in essere e valorizzando tutti i percorsi negoziali di carattere preventivo, utili alla salvaguardia dei rapporti di lavoro in essere: dal ricorso ai contratti si solidarietà, alle forme possibili di riduzione e redistribuzione degli orari". "Esprimiamo infatti la nostra ferma opposizione al concetto corrente, sostenuto da importanti esponenti del governo, secondo cui il rafforzamento del sistema degli ammortizzatori sociali debba essere finalizzato al ridimensionamento delle tutele nel di rapporto di lavoro". Per le persone per cui intervenga la cessazione del rapporto di lavoro, "dovrà essere rafforzato listituto della indennità di disoccupazione; in rapporto alle situazioni in essere nella maggior parte dei paesi europei proponiamo che lindennità sia di entità pari al 60% del reddito di riferimento e la durata sia estesa a 12 mensilità". Il costo di tale istituto "dovrà ricadere sulla fiscalità generale, ad integrazione degli introiti derivati dalla contribuzione obbligatoria dell1,6% già in essere. Anche nei casi di integrazione del reddito per sospensione della attività lavorativa, per la durata di 12 mesi,la quota di integrazione corrispondente al60% dovrà parimenti provenire dalla fiscalità generale; i fondi di carattere mutualistico interverranno per la quota eccedente e per la durata successiva al primo anno". E di "fondamentale importanza che alla corresponsione della integrazione salariale o della indennità di disoccupazione corrispondano efficaci azioni formative, finalizzate alla riqualificazione delle persone o alla loro migliore impiegabilità". Le azioni formative (di base, in ingresso nel lavoro, e di formazione continua) "sono lo strumento fondamentale per connettere le politiche di protezione del reddito alle politiche attive del lavoro". "E urgente che il governo dia attuazione ai fondi per la formazione permanente, già costituiti fra le parti sociali; che si proceda al superamento dellistituto dei CFL (anche a seguito della procedura di infrazione della U.E.) riconvertendo le risorse verso la generalizzazione dellapprendistato e potenziandone il contenuto formativo per i giovani fino a 18 anni. E compito,altresì,delle regioni riqualificare lutilizzo delle risorse del F.S.E. per i disoccupati e le fasce deboli, caratterizzando su questo terreno lazione dei nuovi servizi per limpiego. E comunque indispensabile prevedere anche un sostegno di ultima istanza per le persone che fuoriescano dal sistema degli ammortizzatori sociali e che, per caratteristiche e condizioni soggettive, mantengano una collocazione di particolare debolezza nel mercato del lavoro. Potrà trattarsi di un istituto analogo per entità, ma specifico e distinto, al R.M.I, di cui la Cgil propone la estensione sulla base della sperimentazione fin qui attuata". PER UNA GESTIONE TEMPESTIVA ED EFFICACE DELLE CONTROVERSIE DI LAVORO "Le inefficienze di cui soffre lattuale sistema di gestione del contenzioso del lavoro sono evidenti e gravi, e da esse trae alimento una campagna che mira a stravolgere il diritto sostanziale". Alcune recenti innovazioni normative (D.L. 80/98) "si sono dimostrate non sufficientemente efficaci; perciò il direttivo della Cgil condivide e fa proprie le proposte elaborate, al termine della scorsa Legislatura, dalla Commissione interministeriale appositamente costituita (Commissione Foglia)". La Cgil propone "la istituzione di un procedimento speciale (analogo a quello previsto per le controversie inerenti lapplicazione dellart. 28 della Legge 300) per tutte le controversie che abbiano come oggetto la salvaguardia del rapporto di lavoro". In secondo luogo si propone "di ricondurre il tentativo di conciliazione allinterno del processo, rendendolo così fortemente impegnativo per le parti, e di valorizzare listituto dellarbitrato,sempre rigorosamente volontario e secondo leggi e contratti, rendendolo opzionabile dalle parti dopo lavvio del processo". Su questi temi il direttivo "auspica si manifesti una concreta disponibilità al confronto da parte del Governo e delle controparti e in tale prospettiva dichiara tutto il proprio impegno affinché si realizzi una forte unità di tutto il movimento sindacale". Il comitato direttivo, infine, "impegna le strutture della Cgil ad estendere ed approfondire il dibattito sulle proposte sopra descritte". |