Intervento, a nome del coordinamento RSU e gruppo ZASTAVA Trieste, svolto da Gilberto Vlaic di ZASTAVATrieste all’assemblea dei lavoratori della Zastava di Kragujevac il 21 dicembre 2002 in occasione della consegna delle adozioni a distanza raccolte a favore delle famiglie dei lavoratori tutt’ora senza lavoro e senza salario a causa dei bombardamenti delle fabbriche della Jugoslavia.

 

Cari lavoratori della Zastava, eccoci di nuovo insieme in questa assemblea che rappresenta per me uno degli esempi piu’ belli e significativi della solidarieta’ e dell’amicizia tra lavoratori di paesi diversi, uno dei migliori esempi della fraternita’ tra i popoli.

Per noi del coordinamento RSU e del gruppo ZASTAVA di Trieste questo e’ il quarto viaggio nel corso di questo anno.

Oggi portiamo con noi una quarantina di adozioni provenienti da tutta Italia: dalla Sicilia al Piemonte, dalla Toscana al Friuli; otto sono nuove, a riprova del fatto che molti lavoratori, molti cittadini italiani non hanno  dimenticato e non dimenticheranno  mai che quasi quattro anni fa l’Italia, insieme agli altri paesi della NATO, aggrediva brutalmente la Repubblica Federale di Jugoslavia. La nostra solidarieta’ e amicizia nei vostri confronti e’ sempre presente.

Inoltre abbiamo portato alcuni importanti farmaci per l’ospedale della vostra citta’.

Vorrei anche ricordare che prossimamente porteremo qui a Kragujevac il forno per la fabbricazione del pane, di cui vi abbiamo informato durante il viaggio di ottobre  e che e’ un dono dell’associazione di Rimini “Il nido del cuculo”.

 

Dopo l’aggressione al vostro Paese, ed in parte come sua conseguenza, vi e’ stata in Europa una netta avanzata dei governi di destra, ed il peggiore sicuramente e’ quello italiano.

Stiamo assistendo ad una progressiva fascistizzazione dell’Italia, che magari non ha i tratti quotidiani della brutalita’ del fascismo classico, ma che mette a serio rischio i diritti politici e gli interessi materiali dei lavoratori. Ne’ potrebbe essere altrimenti, visto che gli eredi diretti del fascismo sono oggi al governo nel nostro paese, insieme alla destra piu’ razzista e ultra-liberista.

Circa un mese fa una ventina di compagni sono stati arrestati in Italia usando vecchie norme del codice fascista, che non venivano usate da decenni, con l’accusa di opporsi con le loro parole (attenzione, non atti, PAROLE!) all’attuazione del programma del governo.

Persino il diritto di sciopero e’ messo in discussione.

Contemporaneamente le condizioni materiali di vita dei lavoratori sono sottoposte a un attacco continuo.

La FIAT ha espulso forse definitivamente dalle fabbriche migliaia di operai, specialmente in zone del Paese gia’ depresse, dove il lavoro e’ scarso.

E le condizioni generali subiscono un arretramento continuo: il lavoro diventa sempre piu’ precario, i fondi alla scuola e alla sanita’ pubbliche subiscono tagli feroci, mentre vengono finanziate e incoraggiate le strutture private; viene messo in discussione il diritto ad una decorosa pensione.

Contro questo continuiamo a lottare, malgrado alcune frange sindacali, per fortuna minoritarie, che non hanno il concetto di uguaglianza, solidarieta’ e fratellanza tra i lavoratori come primo fondamentale punto della loro azione, e che trattano con il governo la riduzione dei nostri diritti a fronte di una ridicola diminuzione delle tasse sui redditi piu’ bassi.

Il 18 ottobre scorso, con uno sciopero di otto ore indetto dalla sola CGIL, abbiamo paralizzato l’Italia. E le lotte continuano.

 

Dopo l’invenzione dell’ingerenza umanitaria, nome scelto per coprire la piu’ classica delle aggressioni imperialiste, vediamo oggi scenari di guerra terribili in tutto il mondo, compreso il fatto che gli Stati Uniti hanno dichiarato che sono pronti a usare le bombe atomiche.

Dopo l’Afghanistan, e’ ora il popolo iracheno ad essere nel mirino della guerra imperialista.

Non dobbiamo meravigliarci del fatto che questa volta alcuni paesi europei, Francia e Germania soprattutto, frenano rispetto a questa nuova aggressione. Non e’ che siano diventati improvvisamente “buoni” e che abbiano capito che la guerra e’ comunque follia, ma questa guerra non fa i loro intesessi, in quanto consegnerebbe il petrolio iracheno ai soli Stati Uniti.

Ricordiamo che la Germania e’ stata il paese europeo che piu’ degli altri ha contribuito allo smembramento della Jugoslavia negli anni 1991-1995 e che ha convintamente partecipato alla aggressione alla Serbia nel 1999, perche’ queste cose erano del tutto utili ai suoi interessi.

E non dobbiamo dimenticare altri popoli, sottoposti ai piu’ feroci ricatti e condizionamenti, dal Venezuela, dove un governo democraticamente eletto rischia di essere travolto da un colpo di stato organizzato dagli Stati Uniti, sempre per interessi sul petrolio, alla Palestina, dove un popolo senza terra viene massacrato dall’imperialismo sionista, con l’accordo degli imperialismi statunitense ed europeo.

Come lavoratori dobbiamo essere assolutamente contrari a queste guerre imperialiste, e dobbiamo opporci con tutte le nostre forze ad esse, non solo perche’ la guerra porta lutti e distruzioni, ma perche’ sono assolutamente contro i nostri interessi come classe sociale.

Non mi stanchero’ mai di dire che il mondo non si divide in Italiani, Jugoslavi ecc., ma si divide in lavoratori e padroni, in chi rivendica la giustizia sociale e chi pone il profitto capitalista sopra tutto. L’arma piu’ forte che abbiamo in mano e’ la solidarieta’ internazionalista dei lavoratori.

Il 9 novembre scorso a Firenze eravamo quasi un milione a dire il nostro NO alla guerra.

Dovevano essere presenti in questa occasione anche alcuni vostri rappresentanti, ma l'ambasciata Italiana di Belgrado non ha concesso  i visti ai delegati della Zastava ed alla esponente del sindacato metalmeccanici nazionale jugoslavo, benche’ fossero stati chiesti direttamente dalla CGIL di Brescia. Si e’ trattato chiaramente di una manovra provocatoria per impedire ai vostri rappresentanti di poter illustrare la vostra situazione in una occasione importante come il Social Forum Europeo.

 

Torno ora alla nostra assemblea, per informarvi di una nuova iniziativa che abbiamo lanciato tra gli studenti delle scuole elementari in Italia.

Si tratta di un progetto in cui i bambini sono chiamati a esprimere il loro rifiuto alla guerra, con la loro sensibilita’ di bambini, attraverso scritti, disegni canzoni. E chiediamo loro di non fermarsi qui, ma di stabilire rapporti di gemellaggio con altre classi scolastiche nei Paesi che hanno purtoppo conosciuto la devastazione dell’aggressione imperialista.

Abbiamo scelto per questo progetto un nome simbolico, tratto da uno dei disegni che i bambini di Kragujevac ci inviavano:

Non bombe, ma solo caramelle

 

 

Termino rivolgendomi alle ragazze e ai ragazzi che tra poco riceveranno le quote dei loro amici italiani; vi invito caldamente a scrivere alle famiglie italiane perche’ una sola vostra lettera serve piu’ di mille dei nostri discorsi.

Un abbraccio a tutti voi.

                                                        Kragujevac, 21 dicembre 2002