I diritti del socio lavoratore di
cooperativa sono in pericolo e il sindacato non starà a guardare: la Cgil
dellEmilia-Romagna lancia lallarme e punta il dito contro le modifiche alla
legge 142, contenute nel disegno di legge delega sul mercato del lavoro, che è stato già
approvato alla Camera e attualmente è in discussione alla commissione Lavoro del Senato.
Con lobiettivo di alzare il livello della mobilitazione sul problema, la
confederazione ha riunito nei giorni scorsi a Bologna lassemblea regionale dei
delegati e quadri delle coop: uniniziativa molto partecipata (circa 200 persone),
che ha misurato il polso della preoccupazione crescente dentro le aziende del settore. La
posta in gioco, del resto, è particolarmente delicata: i lavoratori soci rischiano di
veder peggiorare drasticamente le proprie condizioni di lavoro e di vita se la legge 142
verrà stravolta dalle modifiche proposte. Urge pertanto un maggiore impegno del
sindacato, è il messaggio dellassemblea, per intensificare la pressione nei
confronti sia dei legislatori, sia del movimento cooperativo, per respingere questa
prospettiva.
Al momento del suo varo, la normativa di
revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare
riferimento alla posizione del socio lavoratore (legge 142, 3 aprile 2001), aveva
finalmente colmato il vuoto legislativo precedente, riconoscendo nel socio lavoratore la
doppia figura di gestore dimpresa e prestatore dopera, garantendone così la
pienezza di diritti, ovvero: stesse tutele degli altri lavoratori, dallo Statuto alla
legge sulla sicurezza; applicazione dei contratti nazionali; possibilità di migliori
condizioni stabilite con accordo sindacale nelle aziende. Le singole imprese cooperative
erano tenute a definire nuovi regolamenti interni, senza possibilità di deroga a quanto
stabilito dalla legge, che determinava inoltre un massimo di cinque anni di tempo per
equiparare a quella dei dipendenti la contribuzione previdenziale e assistenziale dei soci
lavoratori. Le modifiche contenute nel disegno di legge delega sul mercato del
lavoro spiega Mauro Alboresi, del dipartimento Politiche sociali Cgil regionale
rappresentano un pesante ritorno indietro, peggiorativo perfino della condizione
precedente alla legge attuale. Il socio lavoratore viene infatti riconosciuto
essenzialmente nella veste di gestore dimpresa: in questo modo, salta lo Statuto dei
diritti dei lavoratori, salta laggancio con il contratto nazionale, mentre le cause
tra cooperativa e socio diventeranno competenza del giudice ordinario, fuoriuscendo dalla
giustizia del lavoro.
La preoccupazione per la prospettiva non viene solo
dalla Cgil, ma anche da Cisl e Uil. In una lettera unitaria inviata in novembre al
presidente del Senato, ai capigruppo parlamentari e al ministro Maroni, le tre
confederazioni nazionali esprimevano un giudizio negativo sul merito e sul metodo delle
modifiche introdotte alla Camera, senza alcun confronto con i sindacati (al contrario di
quanto avvenuto con le associazioni cooperative, coinvolte nellelaborazione delle
modifiche alla legge). Nella lettera, si chiedeva un incontro urgente, prima della
discussione al Senato, per poter illustrare le posizioni del sindacato: incontro
sollecitato in una seconda missiva, ma mai avvenuto. Altri documenti unitari di protesta
sono venuti dalle categorie del pubblico impiego, dei trasporti, dellagroalimentare.
E anche Cgil, Cisl e Uil dellEmilia-Romagna, con una presa di posizione inviata nei
giorni scorsi ai capigruppo del Senato, hanno manifestato viva preoccupazione e
contrarietà per loperazione passata alla Camera, sottoscrivendo poi ancora
insieme un volantino rivolto a tutti i lavoratori delle imprese cooperative, nel quale si
mettono a confronto i punti positivi della legge 142 con i vistosi passi indietro
rappresentati dalle modifiche previste. Il volantino rientra nella campagna
dinformazione avviata nelle aziende cooperative della regione, per contrastare il
tentativo di far passare le modifiche nel silenzio generale. Un motivo in più, per il
sindacato, per alzare la voce. Iniziando proprio dal cuore del movimento cooperativo, che
da queste parti ha radici lontane e ancora forti.
LEmilia-Romagna è terra ad alta vocazione
cooperativa. Nei vari settori si contano 4 mila imprese che fanno capo alle quattro
centrali (Lega Coop, Confcooperative, Agci e Unci) e altre 400 che non aderiscono ad
alcuna associazione. Gli addetti sono oltre 170 mila e di questi circa 120 mila sono anche
soci. I due settori più significativi sono la cooperazione sociale, che occupa non meno
di 20 mila addetti, e la cosiddetta movimentazione merci (facchinaggio), con circa 18 mila
lavoratori. Seguono il pulimento, lagroalimentare, il metalmeccanico e
ledilizia. È proprio guardando alla realtà diversificata dei vari settori, che la
denuncia del sindacato si riempie di maggiore concretezza. Nella cooperazione sociale sono
in corso le assemblee unitarie per il rinnovo del contratto nazionale, che ovviamente
fanno i conti anche con questo problema. Si tratta di un comparto già fragile, che
subirà pesanti ricadute dalla Finanziaria: la precarietà è diffusa, forte il turn over.
I lavoratori soci stavano uscendo a fatica da una condizione contrattualmente ambigua e
ora rischiano di tornare da capo. Così anche nella movimentazione merci: il settore è
ormai terreno di scorribande da parte di cooperative spurie di facchinaggio, che fanno
lavorare pseudo soci malpagati, sottoposti a livelli altissimi di sfruttamento e che
proliferano in un regime di concorrenza giocata al massimo ribasso, mettendo in scacco le
cooperative tradizionali. Ma non solo. Se le modifiche alla 142 passassero, nel settore
agroalimentare si alzerebbero ulteriori ostacoli alla battaglia per i diritti nelle
cooperative regolate dal dpr 602, quelle che utilizzano un sistema contributivo legato non
al reddito percepito, ma a un reddito convenzionale. Nel settore, in questi anni, si sono
moltiplicati a dismisura appalti ed esternalizzazioni: una tendenza che andrebbe
invertita, per puntare alla ricomposizione e al controllo del ciclo produttivo. Le
modifiche alla legge 142, associate al punto che nel disegno di legge delega sul mercato
del lavoro prevede la cessione del ramo dimpresa, aprirebbero invece il campo
allestensione delle cooperative 602 e del loro carico negativo.
Un aspetto di particolare gravità contenuto nel
disegno di legge delega, il sindacato lo individua anche nella possibilità di deroga ai
ccnl: non solo per la condizione specifica dei lavoratori, ma più in generale per
leffetto di attacco portato al contratto nazionale, che ne uscirebbe indebolito, con
il rischio crescente di venire smontato pezzo a pezzo. LEmilia Romagna è
terra ad alta vocazione cooperativa commenta Danilo Barbi, segretario generale
della Cgil regionale e tutto ciò è inaccettabile. Alle associazioni, e in
particolare alla Lega, chiediamo di rimettere al centro del proprio modello il valore del
lavoro, che è fondativo dellesperienza cooperativa. In caso contrario, sappiano che
si apre inevitabilmente nel settore una fase di conflitto sociale. Se dovessero
passare le modifiche alla legge 142, la Cgil sa già cosa fare, sottolinea ancora Barbi: i
cinque milioni di firme raccolti in calce alla petizione nazionale sostengono già un
programma di iniziative che riguardano anche laspetto specifico del socio
lavoratore. In più, si annuncia la promozione di un referendum abrogativo per
lintera legge delega sul mercato del lavoro, con leffetto deliminare
anche le modifiche peggiorative alla normativa dellaprile 2001.
(Rassegna sindacale, n. 46, 17 dicembre 2002) |