L'associazone Per la scuola della Repubblica denuncia con forza che con l’approvazione alla Camera dei deputati del Disegno di legge per l’immissione negli organici del personale scolastico di ruolo i docenti di religione cattolica selezionati dalle curie diocesane, mentre si apre un secondo canale di reclutamento per l’insegnamento nelle scuole pubbliche, avanza il processo di clericalizzazione del sistema scolastico nazionale

“Per la Scuola della Repubblica” 

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Con l’approvazione alla Camera dei deputati del Disegno di legge per l’immissione negli organici del personale scolastico di ruolo i docenti di religione cattolica selezionati dalle curie diocesane, mentre si apre un secondo canale di reclutamento per l’insegnamento nelle scuole pubbliche, avanza il processo di clericalizzazione del sistema scolastico nazionale.

 

La mancanza di risorse finanziarie per il sistema scolastico nazionale e per l’università, denunciata dalle dimissioni rientrate della ministro Moratti e da quelle clamorose dei Rettori delle università, non ha impedito che si stanziassero milioni di euro per inserire negli organici del personale scolastico di ruolo i docenti di religione cattolica e per garantire benefici fiscali alle famiglie che intendono iscrivere i loro figli nelle scuole paritarie, nella grande maggioranza confessionali, già destinatarie a vario titolo di finanziamenti pubblici a livello nazionale e locale.

Si promettono soldi a chi ha redditi così alti da trovare un beneficio dalle deduzioni fiscali, ma non si destinano a mettere a norma le strutture delle scuole di tutti. Si trovano soldi per i “cosiddetti precari” selezionati dalle curie vescovili per insegnare una disciplina facoltativa e non per i veri insegnanti precari, chiamati dalle autorità scolastiche per tappare i buchi negli organici delle discipline obbligatorie.

Il progetto di legge che inserisce in ruolo i docenti di religione cattolica (approvato dalla Camera e in discussione al Senato), infatti, non elimina, come si vorrebbe far credere, una forma di precariato - insanabile per la natura stessa dell’insegnamento concordatario della religione cattolica - ma apre un vero e proprio secondo canale di reclutamento per il personale nelle scuole pubbliche: gli insegnanti di religione cattolica dichiarati non più idonei dalle curie sono trasferiti ad altro insegnamento.

“ L'insegnante di religione cattolica con contratto di lavoro a tempo indeterminato, al quale sia stata revocata l'idoneità, ovvero che si trovi in situazione di esubero a seguito di contrazione dei posti d’insegnamento, può fruire della mobilità professionale nel comparto del personale della scuola” (art. 4/3 del Ddl)

Una così evidente contraddizione non costituisce solo la violazione del più elementare principio d’uguaglianza, proprio mentre si tagliano posti d’insegnamento nella scuola e fuori si smantellano le difese dei lavoratori privati, ma rappresenta anche un’affermazione dei settori integralisti del mondo cattolico, nel Polo e nella Margherita, impegnati a “clericalizzare” la scuola pubblica e a moltiplicare i finanziamenti alla scuola privata.

Inserito nella più generale politica governativa, volta a destrutturare il sistema scolastico nazionale, questo attacco alla laicità della scuola è un attacco alla democrazia.

La democrazia è un bene indivisibile e la laicità ne costituisce un carattere essenziale, come ha sentenziato la Corte Costituzionale.

 

Roma, 12 dicembre 2002

 

 

 

 

 

 

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