Cronaca di una
crisi annunciata. Per la precisione, dal marzo scorso, allorquando la Marconi
Communication, il gruppo britannico leader delle telecomunicazioni, che ha succursali
anche nel nostro paese (Genova, Firenze, Roma, Chieti e Marcianise) e conta 2.740 addetti,
aveva annunciato 800 esuberi. Di questi, la metà ha, nel frattempo, già lasciato
l'azienda, mentre agli altri 400 finiti in cassa integrazione, se ne affiancheranno adesso
ulteriori 700, dichiarati proprio ieri dall'azienda ai sindacati. Di fatto, quindi,
l'attività del gruppo sarà ora drasticamente ridimensionata, fra cessioni di rami
d'azienda e piani di riassetto, e con un organico pressoché dimezzato.
La scure dei tagli nel regno dell'hitech si abbatterà, in particolare, sulla sede di
Genova, dove le eccedenze, individuate dal piano di ristrutturazione aziendale, toccano
quota 620 unità (su 1.600 complessive). Il dimagrimento sarà tale che lo stesso sindaco
della città della Lanterna Giuseppe Pericu, auspicando l'intervento del governo sulla
vicenda, ha dichiarato che così facendo la Marconi metterà a rischio il tanto auspicato
decollo di un polo tecnologico nell'ex zona industriale di Ponente.
Ma ancor più pesante il tributo che sarà chiamato a pagare lo stabilimento di
Marcianise, in provincia di Caserta, dove il personale di troppo assomma a 400 addetti su
750. Conto altrettanto salato per la sede di Roma: 80 esuberi su 170 dipendenti.
Per il momento, non rientrano nel computo dei lavoratori in sovrannumero, quelli
appartenenti alle divisioni Tetra, che fa capo alla Ote spa di Firenze (550 addetti a
Firenze e 70 a Genova) e alla Mobile Access, che presidia le attività dei supertelefonini
Umts (150 unità a Chieti e 130 a Genova). Ma il destino di queste due divisioni resta
incerto per la mancata opzione di acquisto da parte di Finmeccanica, la cui trattativa
incontra molte difficoltà. Ai 1.100 esuberi dichiarati se ne potrebbero, perciò,
aggiungere altri 900, portando il totale a circa 2000.
«Il nuovo piano industriale garantirà il risanamento, finalizzato al rilancio, delle
attività di Marconi in Italia». Questo il comunicato ufficiale dell'azienda, secondo la
quale «il business plan globale», elaborato nell'aprile scorso e presentato alle banche
e a selezionati obbligazionisti, «è fondato sui mercati strategici per il gruppo,
all'interno dei quali si colloca anche l'Italia». Uno dei punti fondamentali del piano,
secondo la nota aziendale, è quello di «procedere a una revisione strutturale che
permetta di risanare, e in prospettiva di rilanciare, le attività della Marconi in
Italia». L'azienda annuncia, poi, l'intenzione di «mantenere le attuali attività
strategiche nella ricerca e sviluppo, in particolare nelle reti ottiche e nei sistemi a
banda larga, all'interno del rivisitato perimetro strategico di gruppo».
I sindacati: è una Caporetto
Immediate le reazioni negative da parte dei sindacati, che hanno subito rotto le
trattative, definendo irricevibile il piano industriale e imputando all'azienda la
decisione di aprire in anticipo le procedure di mobilità per licenziamento. Secondo le
segreterie nazionali di Fiom, Fim e Uilm, il piano presentato non prevede alcuna ipotesi
rilancio e punta solo alla riduzione di costi e di personale. Prefigurando, in pratica,
l'azzeramento della presenza del gruppo in Italia, l'ultimo presidio di alta tecnologia
nel paese. In sostanza, per i sindacati, la nuova proprietà della Marconi, formata dalle
banche per il 55% e dagli obbligazionisti per il 45, starebbe predisponendo la futura
vendita, regionalizzando le sue attività.
Il piano, steso dalle banche che controllano il gruppo, delinea un'azienda che in Italia
sarà finalizzata solo alle commesse di Telecom. All'origine di questa Caporetto, vi sono
le scelte sbagliate, prese a suo tempo dal management del gruppo, quale, ad esempio,
l'acquisto di una società americana al costo di 10 miliardi di dollari, società che tre
mesi dopo è stata valutata zero. Invece di affrontare i problemi legati a una produzione
poco competitiva e a un costo di struttura eccessivo, che rendono assai debole il conto
economico della società, l'azienda ci presenta un piano basato solo ed esclusivamente
sulla riduzione del personale, privo di azioni strategiche che, se perseguito, mette a
repentaglio la stessa presenza di Marconi in Italia.
A Genova i lavoratori della Marconi sono scesi in piazza stamattina, con un corteo che è
partito dai cancelli della fabbrica a Sestri Ponente. Obiettivo del tavolo negoziale
nazionale, avanzato da Fiom, Fim e Uilm, da aprire presso la Presidenza del Consiglio, è
quello di ottenere il ritiro dei licenziamenti e di costruire un accordo che salvi le
prospettive industriali della Marconi in Italia e i suoi posti di lavoro.
(4 dicembre 2002) |