E' l'ora di aprire una vertenza politca in difesa di un diritto democratico
La commissione antisciopero ed il Ministro dei tunnel e dei ponti Lunardi hanno utilizzato anche il maltempo, il terremoto, l'eruzione dell'Etna per imbrigliare le lotte degli autoferrotranvieri, precettare i ferrovieri dell'Orsa, fino a prevedere il maltempo per lo sciopero della scuola e del pubblico impiego del 6 dicembre.

Prima si è tentato di limitare la portata della lotta degli autoferro proclamata per rivendicare il biennio economico scaduto da un anno. I sindacati confederali poi, causa maltempo, hanno deciso il rinvio al 16 dicembre; giorno in cui è già convocata una protesta dei sindacati di base del settore. I ferrovieri dell'Orsa sono stati precettati nonostante la lotta, per un contratto scaduto da due anni, fosse già stata differita una volta. Il rinvio dello sciopero del pubblico impiego e della scuola del 6 dicembre non è riuscito a seguito di una dura protesta dell'RdB; lo stesso è stato mantenuto, salvo che per le zone effettivamente in stato di emergenza. L'unica protesta rimasta è quella del trasporto aereo indetta dal Sulta; ma va notato che i motivi della stessa risalgono a ben 9 mesi fa?!

Raffreddare gli scioperi allontanandoli temporalmente dall'origine del conflitto, rinviarli, imporre quote di servizio sempre più alte sono modi utilizzati per rendere sempre meno efficace il diritto di sciopero nei servizi. Si impone così l'attenzione sulle forme delle proteste e sempre meno si riesce a informare dei motivi delle stesse. Il sole 24 ore di ieri riportava di seguito, non a caso, due notizie: la nomina dei nuovi commissari e un articolo che affermava che la soluzione è quella dello "sciopero virtuale".

I commissari, capeggiati da Gino Giugni, dunque se ne vanno. Non li rimpiangeremo comunque. Sono stati anch'essi la dimostrazione che il centrosinistra di governo è fondato sul livore nei confronti dei lavoratori, hanno legato loro le mani mentre i governi portavano avanti privatizzazioni affaristiche e senza regole! Hanno operato con l'aiuto dei sindacati confederali che sul diritto di sciopero hanno sperimentato il loro essere dalla stessa parte dei governi e delle aziende. Hanno abusato di leggi già restrittive. Hanno approfittato della loro neutralità per attaccare il più debole: chi, per difendere i suoi diritti, deve scioperare. Non li rimpiangeremo; ma sappiamo che al peggio non c'è fine. I nuovi commissari: un misto di centrodestra, Confindustria, Ds e Margherita, faranno probabilmente di tutto, di più, di peggio.

A fronte di questa situazione non possiamo, tuttavia, non rilevare un grave deficit da parte del sindacalismo di base a cui va dato, comunque, il merito di aver tenuto aperto il conflitto in questi anni; e della sinistra sindacale Cgil. Nei confronti della commissione non si è riusciti, infatti, ad andare oltre alla contestazione caso per caso, mentre era evidente a tutti che l'obiettivo dei cosiddetti garanti era politico: annullare il diritto di sciopero, togliere la potestà del diritto al lavoratore. La questione è grave perché senza libertà di sciopero non c'è libertà sindacale. Senza libertà sindacale non c'è sindacalismo di classe e democrazia. Senza diritto di sciopero un altro mondo non è possibile.

La situazione è grave perché si stà passando alle denunce penali: 57 autoferrotranvieri saranno in tribunale il 16 dicembre a Trieste per aver scioperato fuori dalle restrizioni della commissione, circa 150 lavoratori delle pulizie Fs subiranno la stessa sorte.

Ciò che dunque va impostata con i nuovi commissari è una vertenza politica in difesa del diritto di sciopero, anche all'interno della legge attuale. La stessa Cgil, dopo che Cofferati ha chiesto addirittura un intervento per decreto legge, dovrebbe chiedersi, in relazione alla sua nuova linea, come riaffrontare la difesa di un diritto così pesantemente conculcato. Una vertenza affiancata da una campagna per la ripublicizzazione dei servizi, così come deliberato dal Social Forum Europeo di Firenze. Anche i "clienti", infatti, sempre più spesso verificano che la privatizzazione e la liberalizzazione, quasi mai, diminuiscono le tariffe e aumentano qualità e sicurezza.