Confederazione Cobas del Lavoro Privato

COBAS

Effrazione notturna nella sede della Confederazione Cobas di Torino:

 un furto "intelligente"

Tranciato con un tronchese il lucchetto della serranda, nastrata con scotch la vetrina laterale, "ignoti" hanno spaccato e sono penetrati nella sede di via San Bernardino nella notte tra il 18 e il 19 novembre. Del materiale trafugato val la pena elencare i dettagli perché ne esce subito una domanda. come  mai dai computers sono state trafugate solo le unità centrali -cioè la memoria (documenti, corrispondenza elettronica, elenchi etc.) -una delle quali poi veterana di anni d'uso e non più "commerciabile"-  mentre i monitor, di nuovo acquisto e maggior valore, venivano lasciati sul tavolo?

Scontata la risposta. Ed ancora… dei modem solo uno viene trafugato, quello router che all'apparenza poteva  essere scambiato per un disco esterno. E ne lasciano  lì il suo alimentatore, che pure è un componente richiesto e costoso.

Nessun interesse neppure a prelevare la stampante laser, le casse di amplificazione, una televisione nuova, ma si trafugano invece ben due timbri Cobas !

Altra stranezza. Il botto sui vetri infranti è stato forte, tanto da svegliare il caseggiato. I "ladri" invece sono rimasti impavidi, nessuna paura che arrivasse qualcuno, che i vicini affacciati alle finestre chiamassero la polizia. Si  sono presi tutto il tempo persvuotare cassetti, cassettini, valigette 24 ore ( ma non un barattolo ben in vista con qualche decina di euro!), fino a scendere la scala interna per andare a rovistare anche in cantina. Tutto questo rischio solo per una refurtiva diridotto valore sul mercato ?.

Non c'è bisogno di fervida immaginazione per pensare ad altro. E ad altri metodi,      dopo lo scorno del dossier viaggiante che le procure  per nulla compiacenti hanno rispedito al mittente. Siamo spiacenti per chi sperava di aggiungere pezzi torinesi al ben noto teorema, ma c'è una unica  rete sovversiva,   quella che va da sub-poteri occulti nei corpi dello Stato alle fogne forzanoviste.

E quel castello di carta di 356 pagine in quel di Cosenza continuerà ad essere un acchiappafantasmi.

n.b. Al Commissariato di zona, dove subito siamo andati a sporgere denuncia, dopo un sbrigativo colloquio in piedi sul corridoio non ce l'hanno accettata: tornare quando avremmo portato fatture o numeri dei computer (?!). Abbiamo allora sporto denuncia direttamente alla Digos in Questura Centrale.

 

CONFEDERAZIONE COBAS TORINO

 

 19 nov. 02