Al
Presidente del Consiglio
Al Ministro dellEconomia e
delle Finanze Al Ministro per le Attività
Produttive Al Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali Ai gruppi Parlamentari di Camera e
Senato Ai lavoratori della Fiat Auto
e delle aziende collegate
Come lavoratori della Fiat di
Pomigliano dArco e delle collegate aziende terziarizzate e/o fornitrici ben sappiamo
che lattuale, devastante e cosiddetta crisi della Fiat non è frutto di
errori ma è stata intenzionalmente perseguita e costruita , da oltre un decennio, dalla famiglia Agnelli & Soci che
hanno tra laltro incassato con troppa e sospetta facilità un abnorme flusso di finanziamenti pubblici per
decine e decine di migliaia di miliardi di lire utilizzati per raddoppiare la capacità
produttiva (a fronte di un mercato notoriamente saturo), aprire fabbriche da una
parte per chiuderle dallaltra, e licenziare dimezzando i livelli occupazionali
e speculare sulla fame di lavoro del sud imponendo ai lavoratori meridionali delle condizioni
capestro (concordate con i sindacati confederali e fatte di sottosalario, ritmi di
montaggio intollerabili, ed orario di lavoro a ciclo continuo, notturno e festivo) che ne
segnano drammaticamente la vita lavorativa e sociale, e la salute. Il costante aumento dei
gravi incidenti sul lavoro al sud, anche mortali - come sempre più spesso accade a
Pomigliano - né è tragica ed oggettiva conferma. La volontà aziendale di porre in
cassa integrazione speciale altri 8.100 lavoratori che si vanno ad aggiungere ai 2.100
licenziamenti già attivati solo pochi mesi fa, e di chiudere gli impianti di Arese,
Termini Imerese e Torino (con un effetto indotto pari ad unulteriore
taglio di circa 40.000 posti di lavoro nelle aziende collegate) espone decine di migliaia
di lavoratori al baratro della disoccupazione
e ad un futuro di precarietà sociale insieme alle loro famiglie. Dal 1979 ad oggi i livelli
occupazionali della Fiat Auto sono passati da 169.000 unità ad appena 26.878 unità cui
vanno sottratte gli ultimi 8.100 esuberi. La stessa oscura svendita dellAlfa
Romeo, definita allepoca un vero e proprio regalo concesso alla Fiat da Craxi,
allora presidente del Consiglio, e da Prodi già presidente dellIRI, è emblematica
delle strategie di business della Fiat e della sua capacità di persuasione
delle istituzioni: a fronte di unofferta Ford di 3.300 miliardi di lire in contanti
(nel 1986) si preferì la risibile offerta Fiat di soli 1.072 miliardi, in 5 rate da
pagare senza interessi a decorrere dal
1993 (un valore economico reale di non più
di 400 miliardi di lire, importo ancora non interamente versato nelle casse dello Stato). Per il volume complessivo dei
finanziamenti pubblici ad oggi ottenuti, la Fiat è in Italia lazienda privata che
ha ricevuto più agevolazioni e finanziamenti pubblici di qualsiasi altra azienda sia
pubblica che privata. Ciononostante la Fiat, ancora in questi giorni richiede ulteriori
aiuti di Stato (da trasformare in profitti privati) per ristrutturare, chiudere fabbriche
e licenziare allo scopo di scontare il massimo prezzo nella prossima vendita chiavi
in mano - già concordata - dellazienda alla GM. Se la Fiat, con la
complicità dei governi e della concertazione sindacale,
è stata da sempre aiutata a
licenziare e garantirsi ricchezze private con finanziamenti pubblici,
oggi, come lavoratori, consideriamo la Fiat e lAlfa Romeo beni collettivi e
pubblici, già abbondantemente pagati dallo Stato ben al di sopra del loro valore
reale, beni quindi da rilevare e requisire, e
rilanciare sul mercato con un serio piano industriale. Nel frattempo
richiediamo da subito, per mantenere lintegrità produttiva e strategica del gruppo
: §
la redistribuzione delle produzioni tra
tutti gli stabilimenti Fiat (e tra Pomigliano ed Arese per lAlfa Romeo), §
la riduzione a 32 ore dellorario
di lavoro a parità di salario, §
leliminazione dei turni a scorrimento
(a ciclo continuo) a Melfi, Pratola Serra e Termoli, §
il blocco della cassa integrazione in
ogni stabilimento del gruppo e della chiusura degli stabilimenti di Arese, Termini Imerese
e Torino, §
la parità salariale e normativa in
tutti gli stabilimenti, §
la ricomposizione del processo
produttivo polverizzato dalle esternalizzazioni. Pomigliano dArco, li 7/11/2002 |