| 7 novembre
2002 da "Rassegna
Sindacale"
Pensioni:
Piccinini (Cgil), delega depositata in Parlamento è inaccettabile
"Apprendiamo solo dai giornali
dell'intenzione del ministro del Welfare di riaprire il tavolo sulla previdenza, non
avendo ricevuto nessuna convocazione per alcun incontro". Lo afferma Morena
Piccinini, segretaria confederale Cgil, e ribadisce che "la delega depositata in
Parlamento è nel suo insieme inaccettabile, a partire dai punti che il ministro ritiene
intoccabili come quello della decontribuzione per i nuovi assunti e del trasferimento
obbligatorio del TFR ai fondi pensione complementari".
Secondo l'esponente sindacale tavoli su singoli aspetti della delega "non sono
produttivi", mentre occorre "una diversa responsabilità del Governo che porti a
modificarla veramente nel suo complesso, perché è l'intero impianto di quel
provvedimento che si configura come una controriforma e uno smantellamento di quanto è
stato positivamente realizzato con la riforma Dini e le successive modifiche".
Ribadendo che le posizioni della Cgil "non sono strumentali, come dichiara il
ministro", Piccinini spiega che la decontribuzione avrebbe "un impatto immediato
sulla tenuta del sistema previdenziale pubblico e metterebbe da subito a repentaglio le
attuali e le future pensioni".
"Ancor meno strumentali - aggiunge - sono le nostre posizioni in materia di
TFR". L'attivazione della previdenza complementare "deve rimanere una scelta
individuale e volontaria del lavoratore. Non accetteremo mai né l'obbligatorietà del
secondo pilastro, né l'esproprio di una parte consistente della retribuzione qual è il
TFR. Altra cosa è la scelta individuale, che deve essere agevolata, di alimentare la
previdenza complementare con l'utilizzo del TFR".
"Di fatto - rileva - nelle intenzioni del Governo non c'è una idea di integrazione
tra previdenza pubblica e complementare, ma una pura idea di progressiva sostituzione di
forme di previdenza privata ad una previdenza pubblica che esso stesso impoverisce
attraverso la decontribuzione".
"Riteniamo invece - conclude Piccinini - che la previdenza complementare, come scelta
individuale e volontaria del lavoratore, vada incentivata a partire da migliori condizioni
fiscali per le quote di reddito che liberamente i lavoratori vorranno destinare ai fondi
complementari".
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