Crescita,
inflazione, reddito e produttività
Larresto della crescita del Pil nel corso del 2001 e la caduta dellindice di
produzione industriale rappresentano una svolta importante per leconomia italiana,
riproducendo una situazione che non si verificava dal 1992-93. La crescita che ancora si
registra nel 2001 rispetto al 2000 è determinata da un effetto di trascinamento: essa non
è quindi il risultato di un proseguimento nel 2001 della fase di crescita iniziata a
metà 93 ma della crescita del 2000.
Inflazione programmata e inflazione effettiva
Linflazione programmata riportata nel Dpef 2003-2006 (luglio 2002) per il 2002
1,7% è apprezzabilmente inferiore a quanto stimato dagli istituti di
ricerca e dallo stesso Dpef nel Quadro tendenziale (2,2/2,3%). Come si vede
nella tab. 2, linflazione programmata dai vari governi (con leccezione del
94 e in misura meno marcata del 95) ha sostanzialmente ricalcato
linflazione effettiva (Indice fam. operai ed impiegati) per lanno
in corso, per poi ipotizzare un sentiero disinflazionistico virtuoso. Lo scarto tra
linflazione programmata e quella attesa per il 2002 è abbastanza elevato,
paragonabile a quello del 95 quando però si era in presenza di livelli di
inflazione (effettiva) più che doppi rispetto agli attuali.
Inoltre, e non è una appunto che riguarda solo il
Dpef di questo governo, si ipotizza nel medio periodo un trend inflazionistico intorno
all1/1,2%. Ora, se si eccettua il Giappone (che però si trova in una non
auspicabile spirale deflazionistica), le stime di inflazione per i maggiori paesi
industrializzati sono comprese per il biennio 2002-2003 tra l1,5 e il 3%, e per
linsieme dellarea euro (che dovrebbe scontare i benefici della rivalutazione
sul dollaro) sul 2%. Per quanto riguarda poi lItalia linflazione è scesa
sotto il 2% (secondo lindice famiglie operai ed impiegati) solo nel
triennio 1997-99, in presenza però di una rivalutazione rispetto al marco prossima al 14%
e di una crescita reale media intorno all1,5%, molto modesta nei confronti
storici. Nel Dpef si ipotizza una crescita reale programmata sul 3% nel 2003-2006 e
una di quadro macro tendenziale del 2,7% (nel 2003) e del 2,3% negli anni
successivi. Il governo propone quindi uno scenario di alta crescita e bassa inflazione
effettivamente molto ambizioso.
Le dinamiche di crescita
La crescita media annua a prezzi costanti fatta registrare dal Pil nel periodo 1996-2001
è stata in una prospettiva storica modesta: non così la crescita delloccupazione,
che rivela in particolare quella dipendente la performance migliore tra le
fasi individuate (lo studio analizza le tendenze distributive allinterno di cinque
fasi temporali: 1975-82, 1983-87, 1988-92, 1993-95, 1996-2001). Non eccezionale è stata
nel complesso laumento dellexport (sempre a prezzi costanti), di cui sono
tuttavia cresciuti in quantità i volumi, saliti a ritmi accelerati nella fase della
svalutazione. Evidenti sono inoltre i risultati in termini di disinflazione e
rallentamento della crescita dello stock di debito pubblico.
Nel 2001 la crescita delloccupazione è stata
particolarmente importante, con un +2% delloccupazione dipendente che rappresenta il
miglior risultato annuale dal 1973. Per quanto riguarda invece loccupazione
complessiva il dato del biennio 2000-2001 rappresenta il miglior risultato dal 1979-80.
Secondo le stime di Contabilità nazionale, la
crescita delle retribuzioni e del costo del lavoro per unità di prodotto (deflazionati
con il deflatore del Pil, cioè dellinflazione dorigine interna) è stata nel
1996-2001 modesta, facendo inoltre seguito a un triennio di crescita negativa. Come ovvio,
visto il buon andamento delloccupazione a fronte di una tasso di crescita
dellattività produttiva relativamente basso, anche la crescita della produttività
per addetto è stata nel periodo 1996-2001 relativamente bassa. Bisogna però tenere
presente che nel triennio 1993-95 tale crescita era stata eccezionalmente elevata, a
fronte anche di una crescita del rapporto produzione/occupazione a livello di unità
produttiva apparentemente non sostenibile nel medio periodo (perché non supportato da una
crescita degli investimenti). La ricostituzione di un rapporto più equilibrato tra
produzione e occupazione può essere uno degli elementi alla base dellandamento
relativamente piatto della produttività.
Un altro elemento da tener presente è
laumento del peso delle donne sulloccupazione complessiva (dal 34,5 al 37,5%),
donne che in media hanno orari di presenza sul posto di lavoro più bassi (del 17%)
rispetto agli uomini. La stima che conduce al calcolo delle unità di lavoro trasforma a
grandi linee i dati sugli occupati in anni di lavoro standard (con le informazioni
disponibili su Cig e part time), ma non entra in dettagli sugli orari di presenza
effettiva sul luogo di lavoro.
Una altro elemento da tener presente è la
migliorata redditività delle imprese, determinata da un miglioramento della quota
distributiva, dalla diminuzione della pressione tributaria sulle imprese medesime e dalla
minore incidenza degli oneri finanziari. Tali elementi hanno probabilmente contribuito a
ridurre la pressione labour saving che aveva caratterizzato le fasi precedenti.
Daltra parte, la crescita modesta della produttività trova riscontro in una
crescita modesta delle retribuzioni.
A riprova della coerenza appena accennata, il peso
relativo del monte retribuzioni sul Pil è sceso progressivamente lungo larco del
periodo di osservazione. Nel 2001 si è assestato sul valore medio del 1996-2001. Il
risultato è notevole perché la quota relativa del lavoro dipendente
sulloccupazione è in aumento dallinizio degli anni 90. Gli ammortamenti sono
rimasti stabili a partire dallinizio del periodo di osservazione (in questo caso il
1980). Laggregato costituito dal risultato netto di gestione e dai redditi da lavoro
autonomo resta sostanzialmente stabile almeno dalla metà degli anni 80. Una crescita
costante, specie a partire dalla fine degli anni 80, ha caratterizzato laggregato
imposte indirette nette+contributi sociali. Insieme allaumento della
pressione fiscale sul lavoro dipendente si tratta dallaltro elemento che ha
consentito il risanamento dal lato del prelievo.
Se si guarda alla distribuzione del Pil nel 2001 si
può notare che il monte retribuzioni rappresenta meno del 30% della ricchezza prodotta
(il 29,6), contro il 32,5% del risultato netto di gestione+redditi da lavoro autonomo; le
imposte indirette+contributi sfiorano il 25% (24,7) e gli ammortamenti poco più del 13%
(13,1) (fig. 4).
In tema di evoluzione della distribuzione del
reddito dal punto di vista delle imprese nel periodo 1990-2000, il miglioramento della
situazione rispetto alla prima parte degli anni 90 è evidente, e ha consentito un
recupero di oltre 5 punti percentuali nel triennio 1993-95.
Nellindustria in senso stretto
È utile procedere alla verifica di quanto appena visto nellIndustria in senso
stretto, laggregato settoriale più sensibile alle fluttuazioni congiunturali
e più esposto alla competizione internazionale. Con leccezione del 2000, la
crescita dellattività produttiva (a prezzi costanti) è stata piuttosto modesta,
specie se confrontata con quanto accaduto nel biennio1994-95, quando la crescita trainata
dalla svalutazione si attestò sul 5% annuo. Tale crescita si accompagnò anche a un forte
calo delloccupazione, occupazione che nel complesso è rimasta invece stabile negli
anni successivi.
Limportante crescita della produttività
lorda a prezzi costanti per addetto del 1993-95 (tab. 3) è il risultato delle dinamiche
divergenti della crescita della attività produttiva e delloccupazione. Negli anni
successivi, come si è già visto per il complesso delleconomia, la crescita della
produttività rallenta, a fronte di una sostanziale tenuta delloccupazione. Nella
tabella sono presenti anche i dati sulle retribuzioni lorde per unità di lavoro a prezzi
correnti, quindi un dato da non confrontare direttamente con la produttività se non dopo
aver aggiunto alla stessa la dinamica dei prezzi del settore industriale (deflatore del
valore aggiunto).
La dinamica del costo del lavoro (che include gli
accantonamenti del Tfr) per addetto ha seguito, pur con sensibili scarti, quella delle
retribuzioni. In particolare, nel 1996-2001, come già accaduto nel 1976-82, il costo del
lavoro è cresciuto meno delle retribuzioni; dal 1983 al 1995 era successo il contrario,
con una progressiva crescita della componente oneri sociali del costo del
lavoro. Per quanto riguarda il 1996-2001 è centrale la questione della stima degli
effetti redistributivi netti della riforma che abolì gli oneri sociali sanitari e
lIlor da un lato e dallaltro introdusse lIrap.
La dinamica del costo del lavoro per unità di
prodotto (Clup) la cui crescita era scesa in media sotto l1% nel triennio
1993-95 si colloca attorno al 2% nel 1996-2001 che corrisponde sostanzialmente alla
dinamica inflazionistica originata dal settore industriale (+1,9%). Ciò corrisponde al
fatto che lincremento di produttività (valore aggiunto a prezzi costanti per
addetto) è andato ai profitti lordi. Linsieme dei fenomeni accennati ha provocato
una flessione della quota distributiva del lavoro dipendente sul valore aggiunto a prezzi
base, che scende al 62,2 nel 2001 rispetto a quasi il 64% del 1999.
Lo slittamento salariale
NellIndustria in senso stretto, la quota media extra contratto nazionale delle
retribuzioni, in flessione fino al 1982, si stabilizza intorno al 10% sino alla fine degli
anni 80 per poi iniziare un trend di crescita che la porterà a toccare il 17% nel 2001.
Nel complesso delleconomia la flessione dei primi anni 80 è più lunga e accentuata
e più tardiva la ripresa: nel 2001 si arriva comunque a superare l11%. In entrambi
i casi il recupero dei livelli di slittamento degli anni 70 si ha solo a metà dei 90.
I dati di fonte Assolombarda, che non risentono
delleffetto dello slittamento, riportano per il 2000 unincidenza della
retribuzione determinata dal contratto nazionale sulla retribuzione di fatto
complessiva che varia dai 2/3 ai 4/5 a seconda dei comparti contrattuali. I dati
Assolombarda si riferiscono però allarea milanese e quindi è del tutto realistico
che il dato medio nazionale sia, per una molteplicità di fattori, inferiore. Possiamo
quindi ritenere che tali valori confortino le nostre stime.
Tre aspetti fondamentali sono comuni sia al
totale delleconomia sia allindustria in senso stretto:
linflazione al consumo e gli incrementi contrattuali appaiono
(prevedibilmente) fortemente connessi già a partire della metà degli anni 70; fa
eccezione il periodo 1993-95, quando linflazione ha nettamente sopravanzato gli
incrementi contrattuali, sia per il totale delleconomia sia per la sola
industria in senso stretto; in precedenza un certo vantaggio delle
retribuzioni contrattuali sullinflazione era stato accumulato fra il 1976 e il 1982,
vantaggio in parte ceduto nel periodo successivo.
In tema di distribuzione della produttività, dal
confronto tra retribuzioni e produttività è evidente per il totale economia
il risultato del conflitto distributivo prescindendo dalla dinamica degli oneri
sociali nel corso del periodo di osservazione: la stasi del 1976-82; la
distribuzione a favore delle imprese nel 1983-87; di nuovo lequilibrio del 1988-92;
la svolta a favore delle imprese tra il 1993 e il 95; il sostanziale equilibrio nel
1996-2001.
Per lindustria in senso stretto
vi sono alcune differenze dal quadro generale: intanto la produttività a valori correnti
cresce leggermente più delle retribuzioni già nel periodo 1976-82 e lo scarto a favore
della produttività nel periodo successivo è maggiore che per il complesso
delleconomia; al contrario nel 1988-92 la crescita delle retribuzioni eccede di
molto quella della produttività, situazione che si presenterà capovolta nel 1993-95, con
un incremento della produttività molto superiore a quello delle retribuzioni, più che
controbilanciando quanto accaduto nel periodo precedente.
Simile invece a quanto si riscontra per il
complesso delleconomia il sostanziale allineamento della crescita delle
retribuzioni lorde a quello della produttività (a prezzi correnti) nel periodo 1996-2001.
Dalla fig. 3 si può vedere come sia cresciuta la
percentuale degli incrementi retributivi complessivi determinata dalla componente extra
contratto nazionale. Quando la quota sullincremento retributivo dello slittamento
allargato eccede la quota dello slittamento sulla retribuzione di fatto allora
questultima cresce, come è accaduto appunto negli anni 90.
Il prelievo fiscale
Il prelievo fiscale complessivo (Irpef+contributi) è cresciuto negli anni 90,
con una dinamica accentuata nella prima parte del decennio. Tenendo conto
delleffetto dellincremento degli assegni familiari dal 1997 il trend di
crescita sembra arrestarsi nel 1997, collocandosi poco sopra il 30%. Nella fig. 5 si
riporta leffetto combinato dellaumento della pressione fiscale e della
dinamica inflazionistica piena (di Contabilità nazionale) per verificare
levoluzione del potere dacquisto della retribuzione netta.
Rispetto ai livelli del 92 la retribuzione
media lorda di fatto aveva perso nel 1995 quasi il 7% di potere dacquisto. Fino al
2000 si è in presenza di una certa ripresa che permette di recuperare quasi i livelli del
92. Un nuovo calo del 2001 allontana però il momento del recupero dei livelli dei
primi anni 90.
Nella fig. 6 è riportata lincidenza
percentuale media della sola pressione tributaria (esclusi quindi i contributi a carico
del lavoratore) su retribuzione e pensioni. Risulta la battuta darresto del 2000,
che però non ha trovato riscontro nel 2001, con una pressione tributaria media di nuovo
sopra il 19%.
Al contrario di quanto accaduto per il lavoro
dipendente laliquota effettiva sui redditi delle società si è decisamente ridotta
alla fine degli anni 90. La riduzione ha riguardato più le società non finanziarie di
quelle finanziarie (credito-assicurazioni). Lanno di svolta sembra essere stato il
1998. La tendenza pare quella di unequiparazione dellaliquota fiscale
effettiva sulle imprese e sul lavoro dipendente.
(Rassegna sindacale, n.34, 24 settembre 2002) |