| Lo stato della questione
Ma come stanno attualmente le cose sul
nucleare iracheno?
Innanzitutto occorre premettere che il dossier
del nucleare è, fra quelli relativi alle armi di distruzione di massa in possesso dellIraq,
quello in fase più avanzata di conclusione.
Più di una volta la IAEA è stata sul punto di dichiarare ufficialmente chiuso il file
nucleare, ma è sempre stata bloccata dal Consiglio di Sicurezza.
Riportiamo di seguito alcune note utili
"Al Athir, limpianto per la
produzione di armamenti nucleari era stato distrutto fatto saltare in aria sotto la
supervisione dellIAEA e tutti i principali impianti relativi al programma
nucleare iracheno erano stati o smantellati o sottoposti a una delle forme più rigorose
di monitoraggio continuato e di ispezioni di verifica mai attuate in base a un accordo sul
disarmo. Al 1996, lIAEA aveva creato un regime di ispezione basato sul monitoraggio
che forniva una assoluta certezza del fatto che lIraq non sarebbe stato in grado di
ricostituire i suoi programmi di armamenti nucleari a meno di non procurarsi unarma
nucleare completa allestero. (
)Non sono state fornite prove di alcun tentativo
da parte dellIraq di procurarsi un arma nucleare o componenti relativi
importanti dal 1991 (LIraq
ha tentato di procurarsi degli articoli a "duplice uso", alimentando ipotesi
sulle sue intenzioni, ma tutti questi articoli erano di scarsa importanza e non avrebbero
avuto alcun impatto significativo sulla creazione di un programma nucleare vero e
proprio). Inoltre, data lalta qualità dellapproccio della IAEA al
monitoraggio in Iraq, qualunque articolo di questo tipo, se non rilevato immediatamente
dagli ispettori della IAEA, avrebbe dovuto essere nascosto dagli iracheni in un modo che
ne avrebbe precluso loro lutilizzo in qualunque attività di riarmo coperta, perché
qualsiasi tentativo di riarmo sarebbe stato scoperto dalle ispezioni di monitoraggio.
E plausibile che lIraq possa aver mantenuto alcuni componenti di un
congegno nucleare. Tuttavia, di questo non ci sono prove credibili, e anche se questo
materiale fosse stato conservato, esso non sarebbe di alcuna utilità per lIraq,
data la portata dello smantellamento del programma nucleare iracheno da parte dell'IAEA.
Il modo migliore per garantire che lIraq non ricostituisca il suo programma di
armamenti nucleari è far rientrare gli ispettori in Iraq, dove potranno riprendere il
loro compito di monitorare lottemperanza irachena."
(Fonte: Scott Ritter, The Case for Iraqs Qualitative Disarmament, Arms Control Today, June 2000)
Nel 1998 la IAEA affermava: "Le
attività di verifica non hanno rivelato indizi del fatto che lIraq abbia conseguito
lobiettivo di programma di produrre armamenti nucleari o del fatto che lIraq
abbia prodotto più di pochi grammi di materiale nucleare utilizzabile per armamenti o che
si sia procurato clandestinamente questo materiale." (Rapporto IAEA 1998. Citato anche sul Guardian, 5 settembre 2002)
(Fonte: IAEA, Iraq Action Team, Scheda informativa
sul programma nucleare iracheno. http://www.iaea.org/worldatom/Programmes/ActionTeam/nwp2.html)
"Dellle quattro categorie [di armi di
distruzione di massa NdR], il nucleare è quella che è stata più completamente
sradicata; Due sono gli aspetti del programma, la costruzione delle armi e larricchimento
[delluranio [NdR]. Larricchimento è sradicato al 100%. Abbiamo distrutto gli
impianti. Abbiamo distrutto i mezzi di produzione. E, di tutti gli aspetti delle armi di
distruzione di massa, questo è quello più difficile da ricostituire. Richiederebbe una
grande ricostituzione di tecnologia, gran parte della quale è tecnologia controllata,
molto difficile da ottenere anche nelle circostanze più favorevoli, in particolare non
facile quando si hanno sanzioni economiche e lapparato di intelligence di tutto il
mondo che ti guarda. E poi bisognerebbe ricostruire gli impianti, il che, di nuovo, è
facilmente individuabile, non è qualcosa che si possa fare sottoterra o in uno scantinato
o in una caverna. E, di nuovo, senza alcun dato o fatto che mostrino che lIraq lo ha
fatto, non cè bisogno di preoccuparsi dellarricchimento.
Questo significa che se lIraq deve avere
unarma [nucleare NdR], deve acquisire il materiale fissile, luranio altamente
arricchito o il plutonio, da una fonte esterna. E, al contrario di quanto comunemente si
crede, non cè fuori un mercato praticabile per luranio altamente arricchito.
Non è sul mercato. Non ci sono venditori là fuori. Non è qualcosa di prontamente
disponibile. LIraq ha un progetto per armamenti. Hanno risolto il problema di
progettare e costruire un ordigno e credo che sia possibile che lIraq oggi lo
costruisca usando capacità locali. Ma quel congegno senza luranio altamente
arricchito o il plutonio è solo una bomba altamente esplosiva molto costosa. Non è unarma
nucleare. Quindi, di nuovo, non sono troppo preoccupato del programma nucleare
iracheno."
(Fonte: "Iraq, Whats the
Threat?", Intervista con NPR-National Public Radio, 28 agosto 2002)
RITTER: IRAQ FACCIA
RIENTRARE GLI ISPETTORI
Baghdad, 8 settembre 2002 LIraq
non è più in grado di costruire armi di distruzione di massa e dovrebbe dimostrarlo,
permettendo agli ispettori delle Nazioni Unite di rientrare nel paese e riprendere il
lavoro di monitoraggio. Lo ha detto Scott Ritter, ex ispettore capo dellUNSCOM,
arrivato a Baghdad per una missione volta a tentare di scongiurare la guerra.
"Il mio paese sembra sullorlo di
commettere un errore storico" ha detto, in un discorso di fronte allAssemblea
Nazionale irachena. "Come qualcuno che si considera un fervente patriota e un buon
cittadino americano, sento di non poter rimanere senza far nulla, mentre il mio paese di
comporta in questo modo", ha dichiarato, sottolineando di avere preso la sua
iniziativa in qualità di privato cittadino.
La giustificazione addotta dagli Usa per
attaccare lIraq ha proseguito è fondata sulla paura e sullignoranza,
in contrasto con la realtà della verità e dei fatti.
"La verità è che non è stato
dimostrato che lIraq possieda armi di distruzione di massa, né sotto laspetto
del mantenimento di passate capacità proibite, né sotto quello della ricerca di
procurarsi oggi di nuovo queste capacità".
LIraq deve lavorare nel quadro del
diritto internazionale per dimostrare che questa è una realtà, e lunico modo per
ottenerlo è il ritorno senza condizioni degli ispettori Onu, consentendo libero loro
accesso ai siti, in modo da completare i compiti di disarmo come stabiliti nelle
risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
"LIraq ha legittimi rimostranze
rispetto al lavoro passato degli ispettori, e per questo motivo ha cercato di impedire
loro di tornare. Ma so anche che non ci sarà soluzione pacifica di questa attuale crisi a
meno che lIraq non consenta il loro ritorno.", ha concluso
Fonti: Associated Press, Reuters, CNN, BBC
GRECIA: UE CONTRARIA
ALLA GUERRA SENZA MANDATO ONU
Salonicco, 8 settembre 2002 La maggior
parte dei paesi membri dellUnione Europea è contraria a una guerra allIraq e
pensa che un attacco avrebbe effetti negativi sulla regione.
Lo ha detto il Primo Ministro greco Costas
Simitis, sottolineando che una guerra allIraq danneggerebbe i colloqui fra
israeliani e palestinesi e potrebbe intensificare gli attacchi terroristici.
"Siamo contro questi tipi di intervento,
a meno che non abbiano la copertura delle Nazioni Unite" ha detto.
"Se le Nazioni Unite decideranno che un
intervento si deve fare, allora come membri dellOnu seguiremo la decisione", ha
dichiarato Simitis in una conferenza stampa. "Abbiamo lobbligo di cooperare con
tutti gli altri membri dellUE, che, per quanto ne sappiamo, hanno la nostra stessa
opinione.", ha concluso.
Fonte: Associated Press
CANADA: NON CI SONO
PROVE GLI ISPETTORI TORNINO IN IRAQ
Ottawa, 5 settembre 2002 Non ci sono
prove convincenti che giustifichino un attacco contro lIraq e la cosa principale è
che gli ispettori dellOnu possano ritornare nel paese e finire il loro lavoro. E
questa la posizione del Canada, espressa dal suo Primo Ministro, Jean Chretien.
"Vogliamo che gli ispettori ritornino e
finiscano il lavoro; è molto importante
La nostra opinione è che dovremmo
continuare a far pressione sul Consiglio di Sicurezza per un suo impegno diretto su questa
questione prima di agire", ha dichiarato ai giornalisti.
Chretien, sottolineando che Bush non gli ha
ancora mostrato alcuna prova della necessità di attaccare Saddam, ha detto inoltre che
non gli piace lidea di deporre capi di stato stranieri.
"Non penso che Saddam Hussein sia un
grande democratico e preferirei che lì ci fosse qualcun altro. Ma sarebbe probabilmente
lo stesso per molti altri leader nel mondo", ha dichiarato.
Anche il ministro degli esteri, Bill Graham,
ha detto che vorrebbe vedere Bush mostrare prove secondo cui lIraq sta producendo
armi di distruzione di massa, ha la capacità di lanciarle e sta progettando di farlo.
"Altrimenti ci sono in giro molti paesi
che hanno armi di distruzione di massa e presumibilmente non possiamo attaccarli
tutti", ha detto ai giornalisti.
Secondo i risultati di un sondaggio diffusi il
4 settembre, il 54% dei canadesi è contrario a una guerra contro lIraq, mentre il
44% è favorevole.
Fonte: Reuters
LEGA ARABA: GUERRA A
IRAQ SAREBBE INFERNO IN MO
Cairo, 5 settembre 2002 Una azione
militare contro lIraq "aprirebbe le porte dellinferno in Medio
Oriente". E il messaggio inviato dal meeting dei ministri degli esteri della
Lega Araba, riunitisi per due giorni al Cairo, attraverso le parole del Segretario
Generale Amr Moussa.
Nel comunicato finale dellincontro, si
esprime "il rifiuto totale della minaccia di aggressioni contro alcuni paesi arabi,
in particolare lIraq, riaffermando che queste minacce e qualunque minaccia alla
sicurezza di qualunque paese arabo sono considerate una minaccia alla sicurezza nazionale
araba."
I ministri degli esteri dei 20 paesi arabi
hanno inoltre chiesto la levata delle sanzioni economiche imposte a Baghdad nel 1990, in
seguito allinvasione del Kuwait, e successivamente confermate, vincolandole alla
certificazione del disarmo non convenzionale iracheno da parte delle Nazioni Unite.
Fonti: Associated Press, Reuters
CARTER: LIRAQ NON
E UNA MINACCIA PER GLI USA
Washington, 5 settembre 2002 LIraq
non è attualmente una minaccia per gli Stati Uniti e una guerra unilaterale da parte
degli Usa non è la risposta al problema dello sviluppo di armi di distruzione di massa da
parte di Baghdad. E quanto afferma lex presidente Usa Jimmy Carter.
"Non possiamo ignorare lo sviluppo di
armi chimiche, biologiche o nucleari", ha scritto, in un articolo pubblicato sul Washington Post, "ma una guerra unilaterale con lIraq non è la risposta."
"Come è stato sottolineato con vigore da
alleati stranieri e da leader responsabili di amministrazioni precedenti e funzionari in
carica, non esiste una minaccia attuale agli Stati Uniti da parte di Baghdad (
) Cè
un bisogno urgente di una azione dellOnu che imponga ispezioni senza restrizioni in
Iraq. Ma, forse deliberatamente, ciò è diventato meno probabile mentre ci alieniamo gli
alleati di cui abbiamo bisogno", ha detto.
ARCIVESCOVO DI
WESTMINSTER: GUERRA, RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE
Londra, 5 settembre 2002 Una guerra allIraq
sarebbe dannosa per gli sforzi di pace nei confronti del conflitto israelo-palestinese, e
le conseguenze di una azione militare potrebbero essere peggiori del problema posto da
Saddam Hussein. E quanto affermato dal capo dei cattolici di Inghilterra e Galles, larcivescovo
di Westminster, Cardinale Cormac Murphy-OConnor, in un articolo pubblicato sul Times.
Il catechismo cattolico ha detto
Murphy-OConnor richiede che "luso delle armi non produca mali e
disordini maggiori del male da eliminare", affermando che le azioni e le politiche
devono essere giudicate dalla misura in cui migliorano le condizioni di tutti e promuovono
la pace.
"Attualmente ci sono buone ragioni per
dubitare che lazione militare contro lIraq passerebbe il test", ha detto,
aggiungendo: "Una guerra allIraq provocherebbe grandi distruzioni e sofferenze.
Avrebbe inoltre gravi conseguenze per il nostro paese e per il mondo. Cè motivo di
essere preoccupati del fatto che un intervento militare metterebbe il mondo arabo contro lOccidente,
e minerebbe gli sforzi rivolti alla pace fra Israele e il popolo palestinese."
PETIZIONE SVEDESE PER
PACE E SVILUPPO IN IRAQ
Il "Comitato Svezia-Iraq contro le
sanzioni economiche" ha diffuso una "Petizione per la pace e lo sviluppo in Iraq" rivolta ai governi dei "paesi nordici", in
particolare Svezia e Danimarca.
Dopo 12 anni di sanzioni economiche, che non
hanno portato un cambiamento democratico in Iraq, ma hanno al contrario schiacciato la
società civile, rafforzando il potere di Saddam Hussein e indebolendo lopposizione
interna scrive la portavoce del comitato, Anita Lilburn oggi gli Stati Uniti
stanno cercando di portare un mondo riluttante ad accettare e a sostenere un attacco
militare su vasta scala contro un paese già devastato, spargendo disinformazione sui
media in merito alle armi di distruzione di massa in possesso di Baghdad.
Tutto questo, malgrado le ripetute
confutazioni da parte dellIAEA (Agenzia Internazionale per lEnergia Atomica),
del suo ex-direttore Hans Blix [oggi capo dellUNMOVIC NdR] e dellex-ispettore
capo dellUNSCOM, Scott Ritter.
Un attacco allIraq avrebbe conseguenze
devastanti per tutta la regione. Malgrado ciò, gli Usa un paese che si trova a
migliaia di chilometri di distanza sembrano determinati a "difendere" i
vicini dellIraq contro i loro stessi desideri.
Mentre gli iracheni vivono sotto questa
minaccia di guerra, le sanzioni economiche continuano, malgrado
l opposizione crescente in tutto il
mondo.
Che garanzie ci sono che lIraq non
ricostituirà il suo arsenale di armi di distruzione di massa una volta levate le
sanzioni? Nessuna, naturalmente dice la petizione ma questo vale per tutti i
paesi.
Forse per questo una guerra economica punitiva
contro la popolazione di quel paese deve continuare allinfinito?
"I criteri che sono stati usati per
giustificare le sanzioni e le persistenti ostilità contro lIraq potrebbero essere
usati per giustificare sanzioni e ostilità contro un buon numero di paesi, non ultimi gli
stessi Stati Uniti.
Gli Usa possiedono sia armi chimiche che
biologiche, e il più grande arsenale di armi di distruzione di massa e di armi nucleari
del mondo. Gli Stati Uniti sono inoltre lunico paese al mondo ad avere usato larma
nucleare.
Ma ispezioni indipendenti sugli armamenti non
sono permesse negli Stati Uniti. Tutte le altre potenze nucleari, che oggi comprendono
Israele, lIndia e il Pakistan, soddisfano a loro volta questi criteri. Ma vorremmo
forse punire i popoli di questi paesi per le politiche dei loro regimi privandoli del
diritto alla vita e alla salute?
Vorremmo vedere bombe cadere su Washington,
mosca, Parigi, Londra, Tel Aviv, Nuova Delhi?
No, naturalmente! Allora perché il popolo
iracheno? Perché Baghdad?"
Secondo il diritto internazionale, nessun
paese ha il diritto di interferire negli affari interni di un altro paese.
Il fatto che il popolo iracheno viva sotto una
dittatura non dà ad altri stati o allOnu il diritto di agire in nome di questo
popolo. Un cambiamento di leadership non avverrà attraverso le sanzioni economiche contro
il popolo, che questa leadership non ha scelto. E non deve essere conseguito bombardando
città e villaggi, né attraverso linvasione di un altro stato."
Il popolo iracheno prosegue lappello
- deve decidere il suo destino, e il modo migliore per aiutarlo è togliere le sanzioni.
Solo questo potrà portare a un ripristino della democrazia.
Ma linstaurazione della democrazia non
fa parte dei piani degli Usa per lIraq. Il governo americano ha già pronti i suoi
candidati con cui sostituire Saddam Hussein: ex militari, favorevoli alla determinazione
degli Usa a controllare le risorse petrolifere della regione.
Che posizione prenderanno Svezia e Danimarca
sulla guerra progettata contro lIraq? E per quanto riguarda le sanzioni?
Il Comitato chiede ai governi di far sentire
la propria opposizione a un attacco allIraq. Chiede inoltre ai governi di lavorare
attivamente allinterno dellOnu per:
la fine immediata dei bombardamenti sullIraq;
labrogazione incondizionata delle
sanzioni economiche;
la convocazione di una conferenza
internazionale di pace per il Medio Oriente, con la partecipazione di tutte le parti
interessate, compresi stati e rappresentanti di minoranze nazionali, con lobiettivo
di risolvere i principali conflitti della regione: le armi di distruzione di massa, la
questione palestinese, la questione kurda, e altri problemi relativi ai diritti umani.
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